Bully: Scholarship Edition - Recensione  9

A scuola avete sempre avuto la funzione di cestino della spazzatura? Il professore di matematica vi odiava più di una divisione per zero? A ginnastica vi faceva fare il raccattapalle? E' giunto il momento della vendetta o, in caso contrario, dei dolci ricordi...

Cambio di scala

Bully riprende il motore grafico e le meccaniche di GTA San Andreas (sì, avete letto bene) per proporre un’esperienza di gioco generalmente meno dispersiva e più concentrata, pur tentando di conservare la propria anima da Sand Box.
In Bully il giocatore è chiamato a impersonare il quindicenne James Hopkins, virgulto ragazzino dall’infanzia difficile, il padre ignoto (qualcuno asserisce assomigli molto però al protagonista di Manhunt), la madre allegra e il pugno facile. Dopo essere stato bocciato, espulso e cacciato dalla grande maggioranza degli istituti scolastici dello stato, James viene impacchettato e spedito in quel della Bullworth Academy, una sorta di penitenziario scolastico per minorenni dove l’insegnamento va di pari passo con la repressione e i soprusi del corpo docente, capeggiato dall’odioso preside Crabblesnitch. Insomma, in poche parole la descrizione che un 14enne qualsiasi farebbe della propria scuola, cambiando i nomi ovviamente.
Scopo primario del gioco, quello di acclimatarsi nella scuola e, lungo il dipanarsi di una trama suddivisa in diversi capitoli, districarci e cavarsela in una sorta di girone dantesco infestato da bulli di periferia, compagni di classi prepotenti e insegnanti violenti fino a diventare padroni dell’istituto e godersi le meritare vacanze.
Il tutto, raccontato attraverso gli occhi di Rockstar che, con la solita verve, riesce a rappresentare un mondo di gioco volutamente stereotipato e caricaturale in grado di prendere in giro tanto i luoghi comuni quanto il videogiocatore stesso. In una sorta di opera di denuncia che, se letta con un minimo di senso critico, non vuole assolutamente istigare alla violenza quanto, piuttosto, far riflettere e prendersi meno sul serio.
A fare da contrappasso una trama che, per quanto condita da dialoghi pungenti e situazioni al limite del surreale, ci è apparsa fiacca e prevedibile. Fortunatamente questo difetto non pesa eccessivamente nel computo delle economie di gioco.

Tutti a lezione!

All’insegna della verosimiglianza del mondo di gioco, i programmatori di Rockstar Vancouver hanno approfittato della scala relativamente ridotta del mondo riprodotto per dedicarsi a caratterizzazione e diversificazione degli elementi rappresentati. La scuola, ad esempio, è popolata da numerosi Personaggi Non Giocanti appartenenti a diverse “fazioni” di gioco (i secchioni, i fighetti, i grezzi e via dicendo), a seconda della nostra reputazione nei confronti di ogni gruppo potremo apprezzare comportamenti più o meno amichevoli. Allo stesso modo, la maggior parte degli alunni (e degli abitanti della cittadina) è dotato di una propria unica personalità che lo differenzia a livello di attività, animazioni e approccio al giocatore.
Le stesse missioni alle quali dovremo partecipare per avanzare lungo il corso della trama riescono a farsi apprezzare per varietà e inventiva. Durante la notte di Halloween, per esempio, ci si potrà dilettare a fare scherzi ai propri compagni di classe, piuttosto che dedicarsi allo scherzo del secolo facendo dono agli insegnanti di un regalo particolarmente fortunato.
Rispetto a un normale GTA, Bully si differenzia inoltre per la presenza di minigiochi, rompicapo e attività ludiche che, per quanto a volte possano risultare fin troppo semplici e semplificate - quasi alla stregua di un party game - riescono a spezzare ulteriormente il ritmo delle normali missioni di ordinario bullismo virtuale. Queste sezioni sono state introdotte sottoforma di normali lezioni scolastiche alle quali saremo obbligati a partecipare durante la mattina e il pomeriggio delle nostre giornate virtuali (e occhio a non ritardare!). In questo ambito, sarete chiamati a districarvi tra lezioni come musica, arte, grammatica, meccanica, biologia in un susseguirsi di mini giochi che passano dal rhythm game per arrivare fino al alcuni veri e propri revival dei videogiochi anni ’80 e ’90.

Tra tradizione e innovazione

Giocando a Bully, dimenticatevi sparatorie e pericolosi inseguimenti per le strade del centro. Nonostante il linguaggio utilizzato rimanga comunque abbastanza spinto e per qualcuno magari volgare, almeno in questo caso i vostri genitori saranno felici di sapere che non dovrete diventare esperti di armi pesanti o investire nessuno. Al più, farete ampio uso della nobile arte e, nel caso non vogliate sporcarvi le nocche con il sangue altrui, avrete l’opportunità di utilizzare fialette puzzolenti, biglie, fionde, sparapatate o altre armi di fortuna costruite con gli oggetti più impensabili. Sul fronte locomozione, non potrete rubare l’auto del preside ma vi sarà data l’opportunità di sfrecciare per i corridoi con uno skateboard, piuttosto che con la vostra fiammante BMX. In caso soffriste il richiamo dei motori, potrete comunque andare al vicino lunapark (una vera e proprio chicca ludica, un sand box nel sand box) ed iscrivervi alle gare di kart.
Il sistema di controllo, quantomeno utilizzando un joypad, risulta efficace e preciso pur non perdendo totalmente la legnosità dei movimenti che, suo malgrado, è diventato un segno distintivo delle produzioni Rockstar.
Nonostante qualche miglioria estetica, tecnicamente Bully denuncia pesantemente la propria età, oltre che la sua derivazione da un motore ideato per girare al meglio su PlayStation 2. Lo stesso menù di gioco e le possibilità di configurazione ci sono apparse povere e limitate se rapportate agli standard odierni. Oltretutto, pur giocando con un sistema di tutto rispetto, di tanto in tanto abbiamo avuto modo di assistere a sporadici e fastidiosi rallentamenti quantomai ingiustificabili.
Sul fronte audio si fa notare l’ottimo doppiaggio (in inglese) dei personaggi su schermo, soprattutto durante le cutscene. Effetti sonori e, soprattutto, colonna sonora (ripetitiva e poco ispirata) invece, passano decisamente in secondo piano.

Commento

Al di là di critiche e polemiche che hanno accompagnato l’uscita di Canis Canem Edit, Bully è un titolo che merita di essere giocato per la freschezza del gameplay e per la duplice chiave di lettura con cui possono essere affrontate le missioni e il loro contesto. Più di una volta ci siamo chiesti come mai Rockstar non abbia preso maggiori spunti dalle dinamiche di Bully durante lo sviluppo del prossimo (su PC) GTA IV.
Non mancano i difetti, come una realizzazione tecnica appena sopra la sufficienza e la mancanza di una colonna sonora degna di questo nome ma, nel caso riusciste a farvi prendere dalla riproduzione minuziosa del mondo di gioco, riuscirete facilmente a chiudere un occhio e a farvi trasportare da un'esperienza di gioco tanto personale quanto longeva.

Pro

  • Forte personalità
  • Ironico e divertente
  • Vario e difficilmente monotono
Contro
  • Tecnicamente sotto tono
  • Joypad obbligatorio
  • Qualche imperfezione nel metodo di controllo

PC - Requisiti sistema


Requisiti Minimi

  • Processore: Pentium 3 GHz o Athlon equivalente
  • RAM: 1 GB
  • Scheda Video: compatibile DirectX 9.0c con supporto shader 3.0
  • Lettore: DVD-ROM
  • 4.7 GB di spazio su disco
Configurazione di Prova
  • Processore: AMD Athlon64 X2 4200+
  • RAM: 4 GB
  • Scheda Video: ATI 4850 HD