Burnout Revenge  3

La vendetta è un piatto che va servito freddo. Possibilmente, a 200 km/h contro un muro...

Quattro volte crash

Già dalle primissime battute, Burnout Revenge evidenzia alcuni elementi di rottura rispetto al terzo capitolo, presentando uno stile grafico dei menu urban e cool: un’impronta vagamente più adulta e dark che si riflette sostanzialmente su ogni aspetto audiovisivo del gioco, e che si manifesta in maniera lampante nel look dei vari percorsi. Al di là delle caratteristiche delle otto diverse ambientazioni (fortunatamente dotate di maggiore varietà e personalità rispetto a quelle del prequel), l’elemento più in vista del track design di Burnout Revenge risiede nella complessità strutturale dei tracciati stessi, ora ricchi di scorciatoie, vie secondarie, corsie seminascoste e rampe di ogni genere. Oltre ad essere scenograficamente impressionanti e molto divertenti da inforcare a velocità folli, le diramazioni si adattano perfettamente ai nuovi meccanismi ludici di Revenge, che incitano ancora più alla sportellata selvaggia contro gli avversari. Primo indizio a tal proposito l’introduzione degli esaltanti takedown verticali, effettuabili com’è facile supporre “atterrando” su un’auto nemica a seguito di un salto. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un gameplay sensibilmente modificato al fine di massimizzare la spettacolarità e gli scontri e allo stesso tempo di ridurre gli spauracchi di ripetitività e frustrazione. In questo senso, assume grande importanza il nuovo ruolo del traffico di Burnout Revenge, decisamente meno folto rispetto alle precedenti edizioni e soprattutto dotato di una parte più attiva all’interno dell’economia di gioco. Le auto percorrenti il nostro stesso senso di marcia possono essere infatti ora bellamente speronate, rallentando lievemente la marcia dell’utente ma concedendogli due vantaggi: l’accumulazione di boost e la possibilità di sfruttare a proprio favore la traiettoria dei mezzi urtati per colpire gli avversari che lo precedono o sbarrare la strada a quelli che lo seguono. Una novità importante, tanto da ritagliarsi una competizione ad hoc (Traffic Attack) all’interno della modalità World Tour dedicata appunto alla distruzione del maggior numero possibile di auto facenti parte del traffico. Per quanto inizialmente spiazzante, questo aspetto di Burnout Revenge convince sempre più partita dopo partita, aggiungendo ulteriori spessori di adrenalina e di rischio ad un prodotto già di per sé elettrizzante.

La prudenza innanzitutto

Burnout Revenge spinge quindi ulteriormente più in avanti i limiti posti dal terzo capitolo in termini di sensazione di velocità e di frenesia dell’azione, anche grazie ad un parco macchine decisamente ricco in termini quantitativi e qualitativi. Abbandonate le suddivisioni in classi, le vetture di Revenge -sempre sbloccabili completando gli eventi del World Tour- mettono in bella vista statistiche relative alla velocità massima, al peso (che influenza derapate e capacità di takedown) ed alla potenza del Crashbreaker, permettendo all’utente una scelta più consapevole ed indicata alle caratteristiche della gara che deve affrontare. Oltre ad essere molto veloci già dai primi esemplari, poi, i vari bolidi presentano finalmente un design davvero aggressivo ed accattivante, al punto da non far rimpiangere l’assenza di licenze da parte di blasonate case automobilistiche. Il reparto vetture non è comunque certamente l’unico aspetto nel quale Burnout Revenge si dimostra più convincente del predecessore, considerando anche come l’intera modalità World Tour abbia subito un sensibile restyling. Non più sparse su un mappamondo, le gare (che raggiungono la bellezza di 169 unità) sono divise tra 11 ranks, sbloccabili man mano che si raggiungono eguali livelli di abilità. Questo è reso possibile dall’ottenimento di stelle alla fine di ogni corsa, che vengono assegnate all’utente in base alla sua aggressività su strada, fornendo un ennesimo incentivo alla guida folle: derapate, salti, takedown, contromano, scontri col traffico e prolungate elargizioni di boost contribuiscono tutti all’incremento del rating finale, il cui tetto massimo è costituito da quattro stelle, con un bonus di un’unità aggiuntiva ottenendo l’oro ed un uguale e contrario malus portando a casa un modesto bronzo.

La prudenza innanzitutto

Un sistema che funziona, pur non riuscendo ad eliminare del tutto la sensazione di ripetitività che alla lunga appesantisce inevitabilmente la pur ottima modalità World Tour, formata come al solito da eventi quali Race, Burning Lap, Eliminator, Road Rage, Crash più l’inedito Traffic Attack e con l’introduzione nei livelli più avanzati dell’opzione Crashbreaker (ovvero, alle competizioni viene aggiunta la possibilità di fare esplodere la propria vettura a seguito di un takedown al fine di coinvolgere nell’incidente gli avversari). Una menzione particolare merita la sezione Crash, decisamente diversa da quella del prequel ed ora più vicina ad un vero e proprio puzzle game: sono molti di più infatti gli elementi da considerare nella pianificazione del proprio scontro, partendo dalla scelta della macchina e passando attraverso la forza e la direzione del vento fino ad arrivare al bersaglio ideale su cui schiantarsi. Scomparsi i bonus on-screen di Burnout 3, fanno qui la loro comparsa i Crashbreaker multipli, con l’auto del giocatore in grado di farsi esplodere più volte a seconda del numero di vetture coinvolte nell’incidente, a tutto vantaggio del punteggio globale. Più macchinosa e cervellotica per quanto comunque sempre estremamente spettacolare, la modalità Crash di Burnout Revenge è forse l’unico aspetto del gioco davvero aperto a possibili critiche rispetto alla controparte del prequel.

PS2 vs Xbox

A livello puramente tecnico, poche sono le differenze che distinguono le versioni di Burnout Revenge, e rientrano comunque nei canoni tradizionali delle “sfide” tra le due console, con quella Microsoft leggermente avvantaggiata in termini di pulizia grafica e di celerità nei caricamenti. Le differenze si fanno invece decisamente più tangibili nell’offerta online, con la versione Playstation2 penalizzata per l’ennesima volta dal mai troppo criticato servizio di rete Sony. Insomma, per chi avesse possibilità di scelta, il consiglio è senza dubbio quello di buttarsi su Burnout Revenge per Xbox.

Terribilmente belli

Come già detto in precedenza, numerosi sono gli elementi che contribuiscono a rendere Burnout Revenge ancor più “estremo” del terzo capitolo: la maggiore potenza delle automobili, la presenza di scorciatoie e salti, il nuovo sistema di rating, la possibilità di usare il traffico come arma, tutto fa parte di un disegno atto a rendere il gioco ancora più avvincente ed adrenalinico. E gli sviluppatori di Criterion ci sono riusciti benissimo, fornendo inoltre la loro produzione di avversari comandati dall’AI decisamente coriacei ed insistenti: a tal proposito, proprio al fine di fomentare la competizione ed aumentare le possibilità di takedown, è presente un sistema di catch-up tale da non distanziare mai troppo i primi dagli inseguitori, per buona pace del divertimento globale. Nonostante il soddisfacente livello di sfida della modalità single player, Burnout Revenge riesce a dare del suo meglio in termini di competizione nella parte online multiplayer, fortunatamente più snella ed intelligente di quella vista nel prequel. Fino ad un massimo di sei utenti per stanza possono sfidarsi tra gare, Road Rage e Crash vari, con in più la presenza di un sistema di ranking a la Halo 2 (utile negli optimatch per ricercare avversari alla propria altezza) ed una controversa suddivisione in livelli dei singoli giocatori: come nell’offline, anche qui è necessario salire di graduatoria –per quanto in maniera molto più rapida- al fine di poter usufruire delle vetture più potenti, una forzatura che forse era possibile evitare. A parte questo, comunque, il multiplayer online di Burnout Revenge funziona che è un piacere, arricchito esponenzialmente da quegli stessi elementi di gioco capaci di rendere anche l’esperienza del World Tour più emozionante e concitata. Velocità è sempre e comunque la parola d’ordine nel titolo Criterion, che a livello grafico riesce di nuovo in maniera magistrale a ricreare la sensazione di sfrecciare a 200 all’ora, grazie anche ad un inedito effetto di tremito dell’immagine decisamente azzeccato ed efficace. Il tutto ovviamente ad una fluidità eccezionale, che non compromette in alcun modo la bellezza degli scenari di gioco, molto curati ed impreziositi da scelte di colori azzeccatissime e da effetti di luce e di rifrazione assolutamente notevoli. Come se un ulteriore abbellimento dei tracciati non fosse abbastanza, quelli di Criterion hanno anche migliorato la cosmesi delle automobili, stilisticamente impeccabili ed oltretutto ancora più suscettibili a deformazioni e perdite di pezzi a seguito degli scontri, che, inutile dirlo, continuano ad essere spettacolari. Anche il comparto sonoro si dimostra superiore a quello di Burnout 3: abbandonata la –pessima- idea del DJ e le tracce punk-rock che mal si sposavano con l’azione di gioco, Revenge offre una scelta musicale più varia e meglio integrata con lo stile del titolo Criterion, anche se la possibilità per gli utenti Xbox di sfruttare la propria playlist è sempre assai ghiotta.

Commento

Burnout Revenge conferma per l’ennesima volta la bravura di Criterion nel rinnovare il proprio franchise con trovate azzeccate e quasi sempre capaci di oscurare i meriti dei precedenti capitoli. Grazie a tutta una serie di migliorie e di innovazioni, infatti, questo quarto capitolo non fa fatica ad imporsi come il migliore della serie, raggiungendo picchi di spettacolarità e puro divertimento difficilmente raggiungibili da altre produzioni analoghe. Un acquisto praticamente obbligato per tutti gli amanti della velocità.

    Pro:
  • Ancora più spettacolare e divertente
  • Multiplayer online migliorato
  • Tecnicamente ottimo
    Contro:
  • Modalità crash forse troppo macchinosa
  • World Tour a tratti ripetitivo

E’ impossibile non riconoscere alla serie di Burnout una marcata unicità capace di distinguerla dalle molte altre produzioni corsistiche presenti sul mercato. Se infatti la stragrande maggioranza delle saghe automobilistiche procede solitamente con sequel che si migliorano pur mantenendo inalterata la struttura di gioco originaria, quella di Burnout è stata finora capace di cambiare sempre qualcosa in ogni capitolo, senza mai stravolgere il gameplay ma offrendo nuovi ed esaltanti stimoli all’utente. E questo nuovo Burnout Revenge non fa assolutamente differenza.