Call of Duty 2: Big Red OneCall of Duty 2: Big Red One - Recensione 

Activision torna a raccontarci i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale

Call of Duty 2: Big Red One - Recensione Call of Duty 2: Big Red One - Recensione

In questa nuova incarnazione bellica non ci troveremo ad affrontare campagne multiple con soldati di nazionalità diverse come avveniva in Call of Duty, ma in Big Red One entreremo nei panni di un sergente della Prima Divisione di Fanteria dell’esercito degli Stati Uniti d’America, la famosa Big Red One appunto, e affronteremo tutte le missioni affezionandoci al nostro protagonista ed ai suoi commilitoni. Il titolo è sviluppato da Treyarch, e non da quella Infinity Ward autrice della serie "principale"; resta comunque anche in questo caso un classico fps, uno sparatutto in prima persona che descriverà minuziosamente l’apporto dato da questo reparto della fanteria americana nello svolgimento della guerra. Le missioni ovviamente seguono un livello crescente di difficoltà, alternate da emozionanti filmati d’epoca tratti da Military Channel, che riescono non solo a farci tirare il fiato tra un livello e l’altro ma anche a fornire utili notazioni storiche capaci di aumentare l’immersione nel titolo Activision.

E' un classico fps, uno sparatutto in prima persona che descriverà minuziosamente l’apporto dato dalla fanteria americana nella Seconda Guerra Mondiale

Sul campo il nostro sergente si muoverà sempre circondato dai suoi compagni, realmente credibili in molte, moltissime scene, non solo sul campo di battaglia ma anche nelle cut scene introduttive al combattimento. Il coinvolgimento emotivo durante le battaglie è davvero buono e lo spirito di combattere insieme, fianco a fianco come fratelli è abbastanza sviluppato in Big Red One, anche se si sarebbe potuto raggiungere un risultato migliore approfondendo meglio, a livello narrativo, le relazioni tra i soldati. Nello svolgimento delle missioni saremo aiutati dall’ormai famoso radar, reso celebre proprio da Call of Duty, che ci aiuterà ad individuare in poco tempo e senza troppi inutili tentativi l’obiettivo ed il checkpoint dal quale ricominciare in caso di morte prematura. Le azioni della Big Red One si sono sviluppate storicamente, e così anche nel gioco, a partire dal 1942 attraverso l’Africa, l’Italia (soprattutto in Sicilia) e l’Europa Centrale. Dopo ogni missione, da rimarcare quelle italiane davvero ben strutturate e cinematografiche, ci troveremo ad aver percorso diversi chilometri virtuali correndo in campo aperto, sfondando le linee nemiche o assaltando le postazioni e le strutture tedesche. Una piccola critica che possiamo rivolgere ai Treyarch è quella di aver spiegato troppo poco le ragioni che portano alla conquista di un obiettivo, dal punto di vista narrativo, infatti, non si capisce come mai si debba raggiungere quella collina, distruggere la postazione antiaerea o conquistare la città, insomma non sono chiari i piani generali che prevedono l’avanzata della nostra Divisione. Si tratta solo di eseguire gli ordini? Forse si. Non ci saranno solo missioni a piedi ma, per variare un po’ il gioco sono presenti anche quelle a bordo di mezzi pesanti come carri armati, semicingolati e al posto del mitragliere sulle jeep. Sono molto ben realizzate anche se il nostro gusto personale ci fa preferire sicuramente quelle a piedi, molto più emozionanti. Le missioni durano una ventina di minuti in media, sono quasi tutte ben costruite e dal taglio molto cinematografico con esplosioni tutto intorno a noi, grida, colpi di mitragliatrice, sembra di essere in Salvate il Soldato Ryan o in Band of Brothers la serie di telefilm dell’americana HBO.

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Tecnicamente il titolo Activision è proprio notevole, un ottimo motore grafico con un frame rate costante anche nelle situazioni più convulse, buoni modelli poligonali gestiti da una I.A. assolutamente credibile. Un po’ meno riuscite invece le animazioni che risultano a tratti legnose e innaturali. Ci hanno colpito gli effetti particellari, molto buoni, il fumo delle granate assolutamente realistico come anche gli effetti di luce. Delle tre console quella che risulta avvantaggiata è quella Microsoft con una migliore pulizia d’immagine ed un frame rate leggermente più stabile, seguita comunque non molto da lontano da Gamecube e PlayStation 2. A parte la versione Nintendo Gamecube, sia per la console Sony che per Xbox è prevista una modalità di gioco online che supporta fino a 16 giocatori presentando le classiche modalità di ogni fps che si rispetti: deathmatch e team deathmatch, capture the flag e domination su circa una dozzina di mappe. Le nostre prove hanno fornito dei riscontri più che positivi per il gioco tramite Xbox Live, che gira senza troppe incertezze mentre qualche problema l’abbiamo avuto con il servizio online di Sony con un ritardo troppo marcato del segnale. Di sicuro comunque la modalità online di Big Red One non è il fulcro principale del gioco, che esprime tutto il suo potenziale solo giocato in single player, molte cose in più potevano però essere certamente fatte per rendere l’online una parte importante del titolo Activision; si fa sentire molto la mancanza di un sistema di classifiche e di punteggi legati all’abilità dei contendenti. Per concludere questa analisi tecnica non possiamo che sottolineare l’ottimo lavoro svolto dai programmatori per dotare il gioco di una componente audio di ottimo livello, se sfruttata da un impianto Dolby Surround 5.1 riesce a rendere ancor più emozionante ed intenso Call of Duty 2: Big Red One.

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Multipiattaforma

Come anticipato nei paragrafi precedenti Call of Duty 2 Big Red One è uscito su tutte e tre le principali console. La versione che ci ha convinto di meno è stata quella Gamecube che purtroppo è l’unica a non avere una modalità di gioco online, un difetto comunque in parte bilanciato da un comparto tecnico molto vicino a quello della versione Xbox, che a sua volta presenta la miglior realizzazione tecnica con un frame rate sempre costante. Per quanto riguarda il gioco online sia su PlayStation2 che su Xbox si poteva certamente fare di più, risulta comunque abbastanza divertente e a parte qualche problema di lag, avvertito soprattutto sulla console Sony, risulta sufficiente ed in grado di regalare qualche ora di gioco in più.

Commento

Il titolo sviluppato dai Treyarch ci è piaciuto e si inserisce di diritto tra i migliori sparatutto in prima persona per questa generazione di console. Il brand Call of Duty ci ha abituato a produzioni molto buone e anche stavolta l’obiettivo è stato centrato, presentando un gioco che sfruttato in single palyer riesce a regalare diverse ore di divertimento. Se fosse stato sviluppato meglio il raccordo narrativo tra le missioni e se al contempo fosse stato gestito meglio il gioco online saremmo di fronte ad un capolavoro. La modalità online invece sembra essere stata aggiunta all’ultimo momento, non tanto come completamento di un ottimo lavoro, ma piuttosto perché, per motivi commerciali, doveva essere presente nel gioco. Call of Duty 2: Big Red One resta di fatto un buonissimo titolo che vi consigliamo per passare questi freddi giorni di dicembre.

Pro Tecnicamente molto valido Missioni ben strutturate Realistico e capace di catturare il giocatore Contro Qualche piccolo difetto narrativo Gioco online presente ma poco sviluppato

Activision sta diventando sempre più esperta nel raccontare gli eventi della Seconda Guerra Mondiale, ha sviluppato nel corso degli anni la capacità di immergerci, se non altro virtualmente, nel fango dei territori francesi e nelle sabbie nord africane fianco a fianco con i nostri commilitoni. Call of Duty è stato il gioco che ha dato il via a questo ottimo trend, e ora la storia si ripete con Call of Duty 2: Big Red One, in uscita su Xbox PlayStation 2 e Gamecube, da non confondere con Call of Duty 2 uscito invece solo per Personal Computer e la console di nuova generazione di Microsoft, il nuovo Xbox 360.

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