Call of Duty 2 - Recensione  6

C'erano un russo, un inglese e un americano... No, non è la solita barzelletta ma il ritorno del trio di soldati che avevano conquistato i videogiocatori nel primo Call of Duty. Cambia il loro ordine di "entrata" ma non il risultato finale, anzi, quest'ultimo migliora notevolmente.

Io il militare non lo voglio fare (Negrita)

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: sembra essere questo il pensiero da cui sono partiti i programmatori di Infinity Ward per la campagna in single player di Call of Duty 2. Come nel primo episodio infatti, vestiremo i panni di 3 soldati “semplici” appartenenti alle forze armate di Russia, Inghilterra e Stati Uniti. Quello che cambia è l’ordine delle campagne visto che questa volta inizieremo la nostra avventura con l’Armata Rossa e la concluderemo con la fanteria a stelle e strisce e nel mezzo saremo impegnati in Africa con le truppe di Sua Maestà. Questa volta poi è stata introdotta la possibilità di poter iniziare la campagna con un altro soldato anche prima della conclusione della precedente, dopo aver completato solo alcune delle missioni dell’altra campagna. Forse qualcuno opterà per un’esperienza a macchia di leopardo ma chi vi scrive ha trovato più logico e immersivo concludere la campagna di un soldato e poi passare solo dopo a quella successiva.

Io non le lancio più le vostre sante bombe (Pelù, Ligabue, Jovanotti)

Come scritto in apertura, la struttura di base di Call of Duty 2 è rimasta simile al suo predecessore: siamo di fronte ad un FPS con un gameplay immediato in cui insieme ai nostri commilitoni controllati dall’intelligenza artificiale ce la dovremo vedere con le truppe naziste in ogni angolo del mondo e portare a termine i vari obbiettivi che ci saranno dati di missione in missione con solo due armi a disposizione (buona varietà nell’arsenale tra pistole, mitragliatori automatici, fucili da cecchino e via di seguito) oltre a granate e fumogeni. Come nel primo COD, i comportamenti e le sequenze di attacco delle truppe nemiche sono scriptate ma la novità principare di questo secondo episodio risiede in una maggiore complessità generale delle mappe di gioco: se a Call of Duty veniva imputata una eccessiva linearità, il secondo episodio è stato arricchito di possibilità e vie alternative alla risoluzione di un passaggio particolarmente ostico. Sarà così veramente affascinante e ricco di adrenalina trovare il vicolo giusto nella città abbandonata per organizzare un attacco alle spalle dei soldati della Wehrmacht, cogliendoli così di sorpresa ed avere quindi un particolare vantaggio nello scontro a fuoco. Non stiamo certo parlando di un titolo con una libertà di gioco particolarmente elevata ma comunque sarà molto più difficile trovare ostacoli più o meno invisibili nel corso dei livelli (cosa che nel primo COD accadeva non di rado) e le possibilità alternative date, aumentano di gran lunga la sensazione di realismo e di interazione.Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei mezzi, le novità sono veramente al lumicino. Ci saranno alcune missioni in cui avremo il comando esclusivamente della mitraglietta posta sopra ad un mezzo corazzato che si muoverà in modo del tutto autonomo rispetto alla nostra volontà mentre nella campagna d’Africa con le truppe inglesi avremo invece modo di manovrare a nostra completa discrezione un potente carro armato fra le dune del Sahara. A dirla tutta comunque le parti con i mezzi sono forse le meno ispirate e coinvolgenti che Call of Duty presenta nel campagna in singolo.

Non stiamo certo parlando di un titolo con una libertà di gioco particolarmente elevata ma comunque sarà molto più difficile trovare ostacoli più o meno invisibili nel corso dei livelli

Sempre a riguardo della componente più strettamente interattiva, scordatevi un utilizzo “selvaggio” del quick save: COD 2 si basa su di un sistema di checkpoint prestabiliti che assolutamente non rendono mai l’esperienza frustrante (anzi, al secondo livello di difficoltà fra i 4 presenti, il gioco tende ad essere leggermente troppo semplice per chi ha una minima esperienza nel campo degli shooter in prima persona). Altro elemento che incide direttamente sul gameplay riguarda l’energia del nostro alter ego: sullo schermo non comparirà mai una barra ad indicare il nostro status visto che la fine del gioco avverrà quando il soldato verrà colpito da un certo numero di colpi (o anche da uno solo nel caso venga preso alla testa o da una granata) in un lasso di tempo ristretto. Se infatti saremo stati feriti, sarà sufficiente trovare un nascondiglio per recuperare le energie perse e tornare poi vitali come prima sul campo di battaglia. Qualcuno forse potrebbe criticare il sistema adottato e considerarlo poco realistico ma in fin dei conti trovare dei medikit sparsi per il mondo capaci di guarirci da ogni male non è un’esperienza ugualmente molto verosimile.

Nothing to kill or die for (J. Lennon)

Come scritto in apertura, il grande punto di forza di Call of Duty è stato ed ancora maggiormente in questo secondo episodio, la capacità immersiva data dalla realizzazione audiovisiva. Infinity Ward dopo aver spremuto al massimo il motore grafico di Quake 3 in COD, ha deciso di realizzare un engine proprietario e visti i risultati ottenuti non ci si può che rallegrare per la scelta compiuta. Siamo di fronte indubbiamente ad una delle più belle produzioni mai viste in campo videoludico con una realizzazione senza precedenti per quanto riguarda il dettaglio delle texture dei volti e dei corpi di ogni soldato: una solidità tridimensionale del genere non si era mai vista prima, neppure in Half-Life 2 e Quake IV e gli elogi continuano anche per quanto riguarda le perfette animazioni con cui si muovono e agiscono i nostri commilitoni e le truppe nemiche. Si rimane ugualmente piacevolmente stupiti dal dettaglio dei palazzi e di tutte le componenti di background (e questi ultimi sono veramente molto variegati) così come degli effetti visivi per la rappresentazioni degli effetti meteo (i livelli russi con la neve fanno venire i brividi di freddo!) e di altri elementi quali il fumo dei fumogeni o le esplosioni delle granate. Oltretutto Call of Duty 2 non è neppure troppo esoso in fatto di requisti hardware: quelli minimi indicati nella confezione parlano di un processore a 1.4 GHz, 256 MB di RAM e 64 MB di memoria video. Da quello che si vede, forse con queste caratteristiche il gioco minimamente si muove ma sul sistema di prova (3.5 GHz di processore, 2 GB di ram e 256 MB di memoria video) ci si è potuti allontanare senza problemi dai parametri settati dal pessimo autodetect, aumentare la risoluzione fino a 1280x1024 pixel, inserire il filtro trilineare, mettere praticamente tutti gli effetti visivi al massimo ed annotare solo sporadicissimi cali nel frame rate che si è mantenuto nella stragrande maggioranza dei casi a livelli più che accettabili.

Infinity Ward dopo aver spremuto al massimo il motore grafico di Quake 3 in COD, ha deciso di realizzare un engine proprietario e visti i risultati ottenuti non ci si può che rallegrare per la scelta compiuta

Se fino a questo momento abbiamo tessuto lodi a dismisura a Call of Duty 2, c’è purtroppo anche un altro lato della medaglia rappresentato dalla quasi totale mancanza di interazione fra ambiente e soldati. Come non rimanere un po’ delusi nel vedere che anche sparando con un bazooka a un mezzo o a un palazzo non vengono quasi minimamente scalfiti e, ancora peggio, non vedere neppure un vetro infrangersi quando spariamo dall’interno di un palazzo attraverso una finestra chiusa? Da questo punto di vista, Call of Duty 2 è una vera delusione: non chiedevamo una interazione al pari di Half-Life 2 o di F.E.A.R. ma quegli elementi minimi capaci di non far risultare alcune situazioni imbarazzanti come quelle appena elencate. Un vero peccato questa macchia per un assoluto capolavoro, macchia che ci auguriamo sia lavata con un ipotetico terzo episodio. Difetto minore ma comunque da segnalare è la totale mancanza di cut scene nel gioco ad eccezione dello splendido filmato realizzato con il motore grafico del gioco a conclusione della nostra avventura. Per un titolo così cinematografico e spettacolare (alcune situazioni fanno veramente venire i brividi ma di emozione in questo caso) vedere come intermezzi esclusivamente dei filmati di repertorio di tal Military Channel o le lettere scritte dai soldati per raccontare le proprie sensazioni è veramente un po’ troppo poco.

Blow those bridges down, burn that jungle down (N. Young)

Torniamo a riempire di lodi Call of Duty 2 per quanto riguarda l’aspetto sonoro. Il titolo prodotto da Activision rappresenta senza ombra di dubbio uno dei migliori videogames mai ascoltati fino ad oggi grazie ad una perfetta combinazione tra effetti ambientali campionati egregiamente che riempiono lo spettro sonoro completamente oltre a dare un clamoroso effetto surround in tutte le casse dell’impianto 5.1 (vivamente consigliato per godersi al meglio il gioco). Di tanto in tanto fanno inoltre capolino dei motivi musicali epico-bellici messi in modo certosino nei momenti giusti per arricchire di pathos la nostra esperienza multimediale. Fortunatamente poi anche l’opera di doppiaggio è stata realizzata magistralmente senza alcun caduta di stile in neppure una frase (che a volte si ripetono leggermente troppo ma questa però non è colpa degli interpreti). Complimentiamoci quindi con Sinthesis International sperando che la qualità di Call of Duty 2 diventi la norma in fatto di localizzazione per l’Italia.

Complimentiamoci quindi con Sinthesis International sperando che la qualità di Call of Duty 2 diventi la norma in fatto di localizzazione per l’Italia.

Make Love, Fuck War (Moby, Public Enemy)

Uno degli aspetti più criticati del primo Call of Duty è stata sicuramente la longevità. Effettivamente la campagna in singolo durava al di sotto delle 10 ore e probabilmente non fu un caso che a distanza di un anno uscì un expansion disk. Fortunatamente questa volta, le cose sono andate in modo molto diverso: le tre campagne di gioco divise in 27 missioni, richiedono all’incirca 13-15 ore di gioco per essere portate a termine (chiaramente più lo giocherete ad un livello di difficoltà maggiore, più il gioco richiederà qualche ora supplementare per essere completato), attestandosi così su una durata medio-alta rispetto al proprio genere di riferimento (ad esempio un Quake 4 dura qualche ora di meno).

Make Love, Fuck War (Moby, Public Enemy)

Chiaramente immancabile poi una corposa componente multiplayer che prevede la partecipazione simultanea fino a 64 giocatori. Alle tre modalità cardine per gli FPS (deathmatch, team deathmatch e capture the flag) se ne affiancano due relativamente più peculiari: “Quartier Generale” e “Cerca e Distruggi”. Il primo è una ripresa di un mod già visto per il primo episodio e prevede il mantenimento di una posizione sulla mappa per il maggiore tempo possibile mentre “Search & Destroy” è una modalità in cui bisogna piazzare o impedire di piazzare delle cariche esplosive. Non manca poi la killcam ovvero gli ultimi secondi della vostra vita digitale dal punto di visto del vostro “assassino”. Il browser per il multiplayer è assolutamente chiaro e ugualmente è facile trasformare il vostro PC in un server settando i vari parametri presenti in una sola pagina.

Nel multiplayer, non manca poi la killcam ovvero gli ultimi secondi della vostra vita digitale dal punto di visto del vostro “assassino”

Commento finale

Cambiando l’ordine degli addendi (in questo caso la sequenza dei soldati che avremo come alter ego digitali) il risultato non cambia, anzi, per quanto riguarda Call of Duty 2 migliora i picchi qualitativi del primo episodio arrivando allo status di capolavoro sotto molto aspetti a cominciare dall’impatto audiovisivo difficilmente paragonabile a tutto quello che abbiamo visto fino ad oggi. COD 2 immerge ancora di più il giocatore nella drammaticità della guerra grazie ad un motore grafico proprietario capace di gestire texture in altissima risoluzione, effetti grafici pregiati (quello dei fumogeni è così realistico che quasi prende la sensazione di dover tossire) e ambientazioni amplissime senza toglier nulla al dettaglio generale visivo. Lodi ancora più convinte per il sonoro grazie ad una perfetta combinazione tra effetti ambientali campionati egregiamente, musiche epico-belliche ed un doppiaggio che si mantiene su livelli elevatissimi senza nessuna sbavatura. E come se non bastasse la campagna in singolo, oltre a presentare un minore linearità, arriva anche sotto il profilo quantitativo ad un buon numero di ore di gioco. Dispiace quindi di fronte a così tanti aspetti positivi dover annotare un solo difetto strutturale: l’interazione con l’ambiente assolutamente disastroso. Non è che COD 2 non riesca a stare al passo di Half-Life 2 o F.E.A.R. ma è carente anche in quei minimi elementi come vedere rompersi un vetro se cominceremo a sparare da dietro una finestra. Non ce ne vogliano i programmatori di Infinity Ward: facciamo così presente questo aspetto perché da un capolavoro come Call of Duty 2, perché di questo si tratta per tutto il resto, non ci saremmo aspettati una defailance del genere. Ma nonostante questo limite, lo status di masterpiece a COD 2 non è assolutamente in discussione.

Pro

  • Impatto audiovisivo monumentale
  • Più longevo e meno lineare del primo episodio
  • Intelligenza artificiale raffinata
Contro
  • Interazione con l’ambiente molto deludente
  • Qualche minimo bug grafico
  • Mancanza di Cut Scene

Forti dell’unanime consenso ricevuto da critica e pubblico con il primo episodio, Infinity Ward torna nella trincea della seconda guerra mondiale con Call of Duty 2. Certamente i programmatori hanno apportato alcune variazioni e notevoli migliorie nell’impianto ludico e audiovisivo del loro titolo ma il pezzo forte del loro brand è rimasto lo stesso ma aumentato all’ennesima potenza: la capacità immersiva della loro opera. Se qualcuno ha ancora dei dubbi sulla drammaticità di un conflitto bellico, su cosa significhi realmente la guerra, COD2 è probabilmente il miglior surrogato per poter comprendere cosa comporta partecipare ad una situazione tale. Nessun altro titolo in precedenza ha mai avvicinato il videogiocatore alla comprensione della totale perdita di umanità quando ci si trova di fronte al nemico, a dover sparare su un soldato avversario ferito per finirlo perché potrebbe sempre spararci prima di spirare, a parlare con un nostro commilitone ed un secondo dopo vederlo morto in una pozza di sangue. Pur essendo un gioco di guerra, forse il senso più profondo del titolo dei programmatori di Infinity Ward è un messaggio pacifista o comunque di comprensione di cosa significhi veramente la guerra, ben lontano dalla propaganda che da sempre infarcisce i mezzi di comunicazioni di massa, che fossero i giornali, la radio ed i manifesti di ieri, o il medium televisivo oggi. Ad aiutare in questo anche le tante citazioni di vari pensatori che faranno capolino ad ogni game over. [CC]Se qualcuno ha ancora dei dubbi sulla drammaticità di un conflitto bellico, su cosa significhi realmente la guerra, COD2 è probabilmente il miglior surrogato per poter comprendere cosa comporta partecipare ad una situazione tale[/CC]