Call of Duty 4: Modern Warfare - Recensione  53

Arriva nei negozi la nuova incarnazione della serie che ha definito gli action FPS di guerra. E questa volta, con Call of Duty 4, l'ambientazione lascia da parte l'ormai abusata Seconda Guerra Mondiale, per farci scoprire un conflitto moderno.

Unico, grande sviluppatore in grado di fregiarsi del titolo di creatore delle due saghe che hanno letteralmente definito il genere degli shooter in prima persona ad ambientazione di guerra, Infinity Ward torna finalmente sulla scena videoludica dopo quasi tre anni di intenso lavoro. E il risultato di tanta fatica è il capolavoro che trovate recensito in queste pagine.
Dopo aver creato la serie Medal of Honor, con quell'Allied Assault che fece scoprire ai possessori di PC la possibilità di vivere in modo interattivo quello che pochi anni prima avevano visto al cinema con Salvate il Soldato Ryan, una grossa parte della software house (che a quel tempo si chiamava 2015), decise di fondare una nuova compagnia in seguito all'acquisizione da parte di Electronic Arts. Il risultato di questo audace tentativo fu la nascita di Infinity Ward e lo sviluppo di una nuova saga di guerra: Call of Duty.
Anche in questo caso il successo fu incredibile, con due capitoli dalle vendite stratosferiche e un terzo titolo affidato a un'altra software house (Trecision), uscito un po' in sordina e solo per console.
E' su questo lungo preambolo che si innesta Call of Duty 4: Modern Warfare; ancora un titolo di guerra, epico, coinvolgente, rumoroso ed estremamente lineare ma che si affaccia sul mercato con una preponderante innovazione: viene lasciata finalmente da parte la seconda guerra mondiale (non se ne poteva più) per immergere il giocatore in una storia fittizia ambientata al giorno d'oggi.

Finzione o realtà?

Siamo alle prese con le principali paure del mondo occidentale: un gruppo di ultranazionalisti russi si è impadronito di una serie di testate nucleari e, complici alcune alleanze in territorio medio-orientale, sta facendo preoccupare tutti i principali eserciti alleati che dovranno fronteggiare un'escalation di terrore nata dalla destabilizzazione di alcuni territori arabi, in seguito a un colpo di stato militare, e che porterà fino all'incredibile e atroce lancio di un bombardamento nucleare contro la costa est dell'America.
Ci fermiamo qui con lo spoiler anche se, bisogna dirlo da subito, la trama pecca forse un poco di originalità. Non aspettatevi grossi colpi di scena o strani intrecci narrativi: ci sono i buoni e i cattivi, entrambi piuttosto stereotipati, e voi farete ovviamente parte dei primi.
Ma dove Call of Duty 4 non pecca assolutamente è nella qualità della narrazione. A differenza di quanto visto nei primi due titoli, il gioco in singolo si dipana attraverso una singola campagna dove il giocatore vestirà i panni, in modo abbastanza alternato, di un soldato della prima forza di ricognizione del corpo dei Marine americani e quelli di un militare del 22esimo reggimento dei SAS inglesi.

Quello che stupisce del single player è una varietà delle ambientazioni estremamente elevata che, complice una durata purtroppo molto limitata del gioco, sorprenderà il giocatore con continui cambi di stile nel gameplay e nell'azione. Non ci si ritrova mai a fare la stessa cosa per due volte, nè a provare un senso di deja vu nel prosieguo della campagna: si viene trascinati da battaglie campali nel tentativo di difendere una posizione arroccata in una fattoria russa, dopo averla presa d'assalto, a una lunga incursione in una Chernobyl devastata dall'incidente radioattivo, in completo mimetico e armati di fucile da cecchino, in compagnia di un capitano che ci farà da spalla per raggiungere una posizione privilegiata per assistere a un incontro tra terroristi.
In un'altra occasione si controllano i tre differenti cannoni di un C-130 in volo sul territorio nemico e, con un'intera missione la cui unica visuale sarà quella dall'alto e in bianco e nero a cui ci hanno abituato moltissimi report di bombardamenti aerei al telegiornale, ci ritroveremo a coprire un gruppo di alleati in fuga. E poi azioni di guerriglia urbana, un assalto a una stazione missilistica in piena steppa russa e naturalmente le classiche missioni su binari che sono in qualche modo il bollino di riconoscimento delle produzioni Infinity Ward. In un'occasione saremo a bordo di una jeep in fuga, mentre in un'altra missione avremo il comando di un cannoncino montato sul portello laterale di un elicottero da trasporto, durante un'incursione in un villaggio arabo che, più avanti, si tramuterà in una corsa contro il tempo per cercare di salvare un pilota abbattuto dalla contraerea nemica.

Insomma a questo punto sarà chiaro: Call of Duty 4 si gioca letteralmente tutto d'un fiato, senza un attimo di respiro, e investe il giocatore di sensazioni adrenalinche e coinvolgenti facendolo sentire nel pieno di un'azione narrata alla perfezione, dove i compagni di reggimento diventano quasi delle persone in carne e ossa tanto è il legame empatico che si viene a creare nel prosieguo della campagna. Ma... come detto sopra... il tutto dura troppo poco. CoD4 giocato a livello "Regolare" (il secondo di quattro livelli di difficoltà) non dura più di 6 ore. Se ne riescono a guadagnare al massimo altre 2 giocandolo al livello "Veterano" (anche se il grado di frustrazione salirà in modo più che esponenziale) ma una volta raggiunta la sequenza finale dei crediti, la voglia di avere tra le mani un ipotetico Call of Duty 5 o anche soltanto un'espansione, è fortemente atroce e non basta la divertente ma semplicistica modalità Arcade che viene sbloccata.

E' solo un problema di lunghezza?

In realtà, rimanendo ancorati al single player, non è solo la durata della campagna a difettare.
Call of Duty si è sempre contraddistinto storicamente per la sua incredibile linearità e per l'azione ai massimi livelli possibili di scripting. La strada da seguire mentre si avanza nella mappa è sempre e soltanto una; qualche volta ci viene data una via secondaria per tentare di fiancheggiare il nemico invece di assaltarlo frontalmente ma è ben poca cosa. Solitamente ci si trova sempre in compagnia di altri 3-4 soldati che non possono essere in alcun modo controllati o comandati: tutto è scriptato al millesimo e ogni evento si attiverà al nostro passaggio nel modo in cui è stato programmato. Fino a quando noi non avanzeremo fino a una certa posizione, i nostri compagni rimarranno sotto copertura a sparare contro ondate di nemici senza sosta e non tenteranno di procedere per cercare di completare gli obiettivi di missione. E' il giocatore che dovrà osare e avrà il compito di mettere in moto gli eventi.
D'altra parte i nostri compagni più fedeli e legati alla trama principale sono praticamente immortali e non potranno essere uccisi, quindi sarebbe stato decisamente troppo facile far svolgere a loro il lavoro sporco.
Probabilmente il mix tra livelli interamente scriptati, una forma piuttosto evidente di respawn e la presenza di soldati alleati dalla vita infinita potrà far storcere il naso a chi cerca in CoD4 una simulazione in stile Operation Flashpoint o Rainbow Six. Ma approcciarsi al gioco con questa convinzione è sbagliato: Call of Duty è un film di guerra interattivo, dove ogni elemento della storia è perfettamente amalgamato nell'azione che permea ogni mappa e procedere lungo livelli disegnati ad arte con il preciso obiettivo di immergere il giocatore in questa guerra moderna è una sensazione che dà grande soddisfazione e un senso di completezza assoluto quando, al termine di un'incursione in territorio nemico ci si ritrova a fare comunella intorno al proprio capitano.

Ci piace essere tecnici

Degna di nota rimane comunque l'intelligenza artificiale, soprattutto dei nemici, che riescono ad assumere un grado di ostilità molto elevato nei confronti del giocatore. Si muovono in modo piuttosto realistico, nel tentativo di non mostrare mai il fianco al giocatore, sfruttano al meglio le coperture e, soprattutto, fanno un uso forse esagerato di granate e razzi. A voler essere pignoli sembrano comportarsi meglio quando presi in piccoli numeri, visto che in un paio di missioni in cui ci si ritrova disperatamente a fronteggiare assalti nemici di grandi dimensioni, gli ultranazionalisti avanzano in modo rettilineo senza preoccuparsi minimamente di essere in campo aperto o di avere davanti qualcuno appostato dietro una finestra con in mano un enorme mitragliatore che sta facendo piazza pulita di tutta la linea di assalto.
Un applauso lo meritano poi le sequenze di intermezzo tra una missione e l'altra, dallo stile tecnologico molto curato. Sono un piccolo gioiellino di immersività e nascondono alla perfezione i caricamenti che, specie per la versione PC, sono di una brevità disarmante.

Passando invece a un'analisi tecnica più approfondita, il titolo riesce a regalare grandi soddisfazioni anche in termini grafici. Call of Duty 4 sul nostro sistema di test ha girato sempre al massimo della fluidità, non scendendo mai al di sotto dei 40-50 frame per secondo con tutti i dettagli grafici al massimo (compreso l'anti-aliasing e il filtro anisotropico) e a una risoluzione di 1680x1050. Ma il suo motore è egregiamente scalabile e con un minimo di lavoro sui settaggi, può girare più che dignitosamente anche su sistemi di fascia media con qualche annetto sulle spalle. Unico appunto è un problema di swap di pochi secondi all'inizio di ogni missione, causato dal caricamento delle texture e che fa scattare video e audio. Ma è assolutamente trascurabile e sembra affliggere esclusivamente l'edizione PC.
Assolutamente degni di nota sono l'illuminazione dinamica con un conseguente sistema di ombre in tempo reale che riescono veramente ad offrire quel tocco di realismo in più negli ambienti al chiuso e in occasione delle esplosioni e un sistema particellare di grande rilievo e bellezza estetica, in grado di gestire il fumo delle deflagrazioni e delle granate fumogene in modo perfetto. Lo stesso dicasi per i modelli e le animazioni degli altri soldati, in particolare dei propri compagni che, in più di qualche occasione, assumono movenze estremamente realistiche come quando si accovacciano uno dietro l'altro prima di far saltare una porta, o quando si coprono a vicenda durante la risalita su un elicottero a fine missione.
Come era lecito aspettarsi anche le armi non sono da meno con un armamentario molto corposo e curato in ogni particolare: M16A4, MP5, AK47, mitragliatori pesanti come l'M249, svariate pistole e razzi (su tutti il magnifico Javelin in grado di far saltare in aria qualsiasi corazzato grazie alla sua traiettoria d'attacco a parabola).

Ma anche in questo caso ci piace essere pignoli perchè alcuni dettagli non ci hanno convinto: la vegetazione in particolare, immobile e con un dettaglio piuttosto basso che, nelle occasioni in cui ci si ritrova a strisciare sul terreno, colpisce come un fulmine a ciel sereno per la sua povertà grafica e il cielo assolutamente statico e privo di qualsiasi effetto che, specie nelle missioni di giorno, vi farà storcere il naso catapultandovi indietro nel tempo a quando l'orizzonte di gioco era un semplice bitmap (anche piuttosto sgranato a dirla tutta).

Assolutamente nulla da ridire per quanto riguarda invece la colonna sonora, curata da Harry Williams (Metal Gear Solid 3 e 4 e la saga di Narnia tra gli altri suoi lavori), in classico stile orchestrale da guerra e in grado di sottolineare i momenti di maggiore pathos con un'incredibile precisione sonora. Lo stesso vale per il parlato, doppiato in italiano più che dignitosamente (il gioco è completamente localizzato nella nostra lingua) e per gli effetti sonori di armi ed esplosioni, assolutamente perfetti e molto realistici soprattutto quando ascoltati in lontananza o provenienti da luoghi chiusi.
Per riepilogare il tutto, possiamo aggiungere che Call of Duty 4 offre un comparto tecnico di primo livello in grado si stupire gli utenti Xbox 360 e PlayStation 3 mentre, su PC, il risultato è forse leggermente al di sotto delle aspettative, sicuramente inferiore al futuro Crysis (come era logico aspettarsi) e forse anche un pelo dietro a Gears of War.

Multiplayer mon amour

Sembra scontato dirlo pensando all'incredibile successo raccolto dalla beta di Call of Duty 4 per Xbox 360 ma ci piace essere ripetitivi: il vero punto di forza di CoD4 è il multiplayer.
Il single player si gioca tutto d'un fiato e si lascia ben presto da parte, mentre il multiplayer è longevità all'estrema potenza con una curva di apprendimento praticamente nulla e la possibilità di entrare in partita, divertendosi, da subito.
Il multigiocatore offre, su tutte e tre le piattaforme di rilascio, 16 mappe, alcune specificatamente disegnate per questa modalità, altre estratte direttamente dalla campagna single player. Sono tutte mappe con un eccellente mix di ambienti chiusi e all'aperto, dove il level design la fa da padrona e riesce a gestire perfettamente un numero di giocatori molto variabili. Su 360 e PS3 sono supportati fino a 18 sfidanti contemporaneamente mentre su PC si può arrivare fino a 32.
In termini di modalità abbiamo i classici Tutti contro Tutti e Deathmatch a Squadre dove ci si limita a fraggare con o senza amici e alcune modalità più tattiche con obiettivi: Dominio, dove bisogna cattuarare e difendere alcune bandiere sparse per la mappa, Cerca e Distruggi dove, in classico stile Counter-Strike, una squadra ha il compito di piazzare un esplosivo nella base avversaria che deve invece impedirlo o disinnescare l'esplosivo, Sabotaggio, dove l'esplosivo è piazzato al centro del livello e la squadra che riesce a raccoglierlo deve piazzarlo nella base avversaria e, infine Quartier Generale, dove bisogna conquistare e difendere per un minuto un punto della mappa ad apparizione casuale.
Ognuna di queste modalità può essere affiancata da due differenti modificatori: è possibile infatti attivare il mod Classico che disabilita le classi mentre le armi e i bonus vengono sparsi sul terreno attraverso la mappa e modifica parzialmente anche la fisica (si muore meno facilmente e si salta più in alto e più rapidamente) oppure si può abilitare la modalità Hardcore che disabilita l'hud di gioco e rende l'azione estremamente realistica all'insegna del "un colpo per uccidere".

sarete in guerra, tra mille esplosioni, raffiche di mitragliatori e qualche compagno con cui condividere i momenti di silenzio durante l'avvicinamento a una postazione nemica

Multiplayer mon amour

Ma il vero piatto forte del multigiocatore è dato dal suo sistema di personalizzazione del personaggio. Come avviene per le ultime incarnazioni della serie Battlefield e, a differenza di Quake Wars, il proprio avatar ha un sistema a livelli che vengono raggiunti al crescere dell'esperienza e perdura tra una partita e le successive. Aumentando di livello si sbloccheranno prima alcune classi pre-configurate e successivamente sarà possibile creare da zero le proprie. Non si tratta di classi in stile Team Fortress con medico, ingegnere o soldato per intenderci, ma di una sorta di customizzazione dell'armamentario. Sarà infatti possibile selezionare il vestiario, l'arma primaria, quella secondaria, i vari innesti e mirini da montare sulla canna e poi, vero gioiello della personalizzazione, sarà possibile selezionare tre bonus da tre gruppi distinti che andranno a influenzare determinate caratteristiche del personaggio. Si passa da bonus semplici come la vita aumentata, o le pallottole che fanno più danno, a potenziamenti più originali, come la possibilità di sparare alcuni colpi di pistola da terra dopo che si viene feriti a morte o di lanciare una granata quando si è in fin di vita.
Tutte queste personalizzazioni vengono sbloccate al crescere di livello e offrono un grado di strategia e tatticità ad un gameplay estremamente frenetico e action, senza però squilibrarlo in alcun modo: non c'è bonus che tenga visto che alla fine tutto rimane nelle mani del giocatore e nella sua abilità di puntare alla testa dell'avversario e premere il grilletto nel minor tempo possibile. Tra l'altro, è sempre possibile visionare i bonus montati dagli avversari (quando si viene uccisi, una telecamera "in punto di morte" mostrerà da dove ha sparato il killer e quali Perks ha attivato) e raccogliere le eventuali armi potenziate da un nemico di livello più alto.

Quicksave, questo sconosciuto

Ci preme sottolineare che, anche nella versione PC, il gioco segue una classica suddivisione dei livelli per checkpoint a salvataggio automatico. Questo significa che non sarà possibile salvare quando si vuole e magari ricaricare l'ultimo quicksave prima di girare l'angolo. Bisogna stare ai comodi del level design e, se malauguratamente si muore, si ripartirà dall'ultimo checkpoint.
Purtroppo questa decisione da parte dei programmatori porta con sè una piccola ventata di frustrazione visto che, specie nelle sezioni a tempo, ci si ritroverà più di qualche volta a ripartire piuttosto indietro e a ripetere le stesse sequenze di gioco per qualche pallottola vagante di troppo.

Nessun riparo è sicuro

La punta di diamante del comparto tecnico è rappresentata dal differente grado di copertura che offrono i vari materiali. Se da una parte è vero che l'interazione con gli scenari e l'ambientazione è praticamente nulla, allo stesso tempo questa feature potenzia elegantemente la componente tattica del gameplay. I proiettili vengono infatti influenzati nella loro traiettoria, velocità e quindi anche nei danni da impatto, a seconda dei materiali che si trovano ad attraversare: non tentate di ripararvi dietro a delle casse di legno, o a sfruttare il riparo offerto da un tramezzo di una casa, se qualcuno avrà la bella idea di smitragliare verso la vostra posizione con un bel SAW, vi ritroverete stesi a terra in un batter d'occhio.

PC - Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi

  • Processore: Intel Pentium 4 2,4 GHz o AMD 64 2800+
  • RAM: 512 MB su Windows XP o 768 MB su Windows Vista
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 6600 o ATI Radeon 9800Pro
  • Scheda audio: compatibile con DirectX 9.0c
  • Hard Disk: 8 GB di spazio
  • DVD: Lettore DVD 6x
Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core 2 Duo E6850 3,0 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 8800 GTX
  • Sistema operativo: Windows Vista

Commento

La nuova fatica di Infinity Ward è un mix di sensazioni adrenaliniche e coinvolgenti che vi obbligheranno a rimanere incollati per tutta la campagna single player, senza fermarvi un attimo, senza neanche il tempo di respirare. Sarete in guerra, tra mille esplosioni, raffiche di mitragliatori e qualche compagno con cui condividere i momenti di silenzio durante l'avvicinamento a una postazione nemica. Ma, purtroppo, in appena 6 ore questo trasporto emotivo terminerà perchè avrete concluso l'avventura in singolo.
Quello che vi rimane è però un multiplayer assolutamente perfetto, calibrato ai massimi livelli, dove l'azione è immediata e lo sviluppo tattico del personaggio è particolarmente ben strutturato.
Certo, Call of Duty 4 non è esente da imperfezioni, soprattutto tecniche, ma è un titolo che ci sentiamo di consigliare a qualsiasi giocatore con un'unica, singola nota: deve essere giocato in multiplayer, perchè altrimenti il voto va diminuito di 5 decimali.

Pro

  • Campagna single player eccellente
  • Il multiplayer è coinvolgente, adrenalinico e praticamente eterno
  • Audio e colonna sonora senza concorrenti
  • Contro
  • L'avventura in singolo è molto breve
  • Qualche piccola imperfezione grafica
  • L'azione lineare e scriptata non invoglia a rigiocare i livelli