Castlevania ChroniclesCastlevania Chronicles 

Torna il videogioco gotico per eccellenza, rivediamo i cacciatori di vampiri armati di fruste, mostri a iosa e la più sinistra delle creature del male, il conte Dracula, nuovamente a piede libero come il suo castello, Castlevania!

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Un classico immortale!

A quest’ultimo franchise appartiene il titolo che ci appresteremo a descrivere ma non prima di una breve introduzione alla saga. Debuttata sui computer nipponici (come Msx) e vista su coin-op (Haunted Castle) nel 1986, Castlevania è stato il motivo per il quale nel Natale del 1989 arrivò un bel Nintendo Entertainment System nel mio salone, per via di tantissime recensioni entusiastiche e per l'amore che nutrivo verso il coin-op, per quanto decisamente difficile per un ragazzino di 9 anni. Immaginatevi (per i tempi che furono) una bella grafica, gotica ed inquietante, una colonna sonora immediatamente fischiettabile (che eufemismo per una manciata di canali mono,eheh) ma soprattutto una giocabilità semplicemente sensazionale, nonostante il livello di difficoltà decisamente elevato e l’impossibilità di salvare alla fine di ogni zona o livello (di questi tempi sarebbe stato anche impossibile visto che i giochi di oggi sono tutti troppo facili). Qual’era il segreto di questa giocabilità? Nei panni di un membro della famiglia Belmont (i più conosciuti sono Simon e Richter), ultimo arrivato della famosa dinastia cacciatrice di vampiri (grazie alla frusta sacra tramandata da padre in figlio), dovrete ricacciare il malefico conte Dracula da dov’è venuto, forte della vostra frusta e delle armi che troverete lungo la strada (boomerang a forma di croce, acqua santa, ascia, coltello) e le vostre abilità saltatrici (è un platform, quindi….), ma non prima di aver affrontato Castlevania, il suo tetro maniero. Detto questo, ho praticamente descritto anche buona parte dei sequel rilasciati da Konami per Nes, Megadrive (impressionanti gli effetti di zoom e rotazioni, tutto via software), Super Nintendo (indimenticabile l’effetto tubo del livello 4.3 di Super Castlevania, quarto episodio della saga), Pc Engine e Game Boy. Sfuggono a questa descrizione sommaria il trio di arcade adventure composto da Castlevania 2: Simon’s Quest (Nes, 1988 se ben ricordo), Castlevania Simphony Of The Night (Psone, 1996, convertito l'anno dopo per Saturn) e Castlevania: Circle Of The Moon (Game Boy Advance, 2001), 3 pietre miliari che affiancano una deliziosa componente “arcade adventure” (quasi rpg) alla stracollaudatissima meccanica di gioco. A quale delle 2 categorie apparterrà dunque il qui presente Castlevania Chronicles per Psone? Sarà il classico Castlevania (non che sia un male, intendiamoci) o sarà assimilabile alle recenti produzioni, più complesse e basate sull’esplorazione? Addentriamoci nel cuore della recensione per scoprirlo.

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Una vecchia conoscenza per i giapponesi

Il più recente episodio di Castlevania non è in realtà un gioco nuovo di zecca come ci si potrebbe aspettare e ,soprattutto, non è il sequel alle vicende di Alucard, Richter e Maria, eroi del meraviglioso Symphony Of The Night. Tra le tante piattaforme che hanno ospitato la saga di Castlevania infatti, spiccano Pc Engine Duo (la versione più recente della potente console ad 8 bit, con cd rom incorporato, ha dato i natali al bellissimo Dracula X) ed il qui presente Castlevania (Vampire Killer) per il computer giapponese X68000.

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Una vecchia conoscenza per i giapponesi

Quali sono le differenze? Beh..quasi nessuna! La versione “remake” presenta la già citata introduzione in computer grafica al contrario di quella in bitmap dell’originale, la colonna sonora è stata remixata ma per nostra fortuna i bellissimi temi hanno conservato la loro bellezza, con l'aggiunta di schitarrate e colpi di pianoforte davvero meravigliosi (come sempre); infine c’è la possibilità di settare vite e livello di difficoltà, feature inedita per la maggior parte delgi episodi di Castlevania.. Graficamente il titolo non è stato minimamente alterato, quindi non vi aspettate di vedere una palette di colori da urlo, rotazioni, scaling o una qualsiasi peculiarità che fa tanto 3d di questi tempi (anti aliasing, z buffering, textures, gourad shading, etc).

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Castlevania Chronicles

Divertimento a iosa!

Se la maggior parte dei videogiocatori della nuova generazione sta già cadendo in preda allo sconforto, i fan di Castlevania e con essi gli estimatori dei platform “old style” stanno già tirando fuori lo champagne e Don Perignon: trovatemi, di questi tempi, per Playstation (ma non solo, a dirla tutta) un videogioco entusiasmante, adrenalinico e longevo come un qualsiasi Castlevania. Vagare per castelli diroccate, foreste insidiose, ponti pericolanti e via dicendo abbattendo a suon di frusta centinaia di mostri è semplicemente stupendo e la componente platform (che vi costringe a fare salti ben calibrati) ben si sposa con la meccanica di gioco "frusta che ti passa". Aree segrete, com'è consuetudine, abbondano e per riverlarle vi basterà dare una sapiente occhiata a mura un pò strane e facendo esperimenti (usare la frusta, in pratica) qua e là.
Oltre alla vostra fida frusta sono tanti gli oggetti che avrete modo di usare, iniziando dalle armi (coltelli, boomerang, asce, etc) arrivano ai cuori (praticamente il numero di colpi a disposizione per le armi secondarie) e passando per polli (reintegrano la vostra energia) e croci (distruggono tutti i nemici su schermo). Il gioco è abbastanza difficile per un novellino, rispecchiando quindi in toto la struttura di gioco, vero e proprio orgoglio della saga: s'inizia con pochi nemici, un paio di piattaforme da saltare, boss finali con pattern di attacco limitati per finire con decine di nemici che sparano in continuazione, piattaforme da saltare al limite dell'umana possibilità e boss finali che più carogne non si può.

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Un gioco di altri tempi?

Sicuramente in molti storceranno il naso vedendo in azione Castlevania Chronicles per via della grafica di sicuro antiquata anche rispetto al bellissimo Circle Of The Moon per Game Boy Advance. Una cosa sulla quale non si può discutere è per il livello artistico della cosmesi: quadri dell'era barocca, foreste melmose e caverne calcaree (con 3 livelli di parallasse, se l'occhio non m'inganna) sono comunque prelibatezze da non sottovalutare così come l'artwork dedicato di Ayami Kojima (parente di Hideo?). Le animazioni sono appena passabili per i nemici e discrete per lo sprite principale (meglio di quelle di Nathan su Game Boy Advance ma non come Alucard di SOTN). Le musiche...beh, avete mai sentito un Castlevania con realizzazioni che non fossero almeno stupende? Sia se optiate per la versione original del gioco, sia per l'arrange, non potrete fare a meno di andare su qualche sito giapponese per ordinare la colonna sonora, semplicemente bellissima ed in linea con la grafica, il gioco e, soprattutto, tutti i predecessori finora rilasciati.

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Un gioco di altri tempi?

A chi consigliare questo Castlevania? A tutti i fan della saga che comunque lo avranno già comprato d'importazione giapponese senza aspettare questo articolo (tanto essendo venduto a poco in Giappone, non dovrebbe costare oltre le 100-120mila lire tramite importatori paralleli) o coloro che lo hanno prenotato in versione americana, non essendoci al momento una conferma in merito ad un'eventuale release europea; è straconsigliatissimo anche a coloro che sognano da tanto di rigiocare un gioco di piattaforme avvincente, per nulla facile e capace di farsi rigiocare anche tante volte dopo averlo acquistato. A tutti coloro che invece interessa soltanto la grafica, stupire gli amici con tanti effetti speciali su schermo e finire il tutto il prima possibile....beh, mi spiace per loro, non escono molti giochi divertenti per il 32 bit Sony (e ribadisco, non solo..) e di sicuro è uno dei prodotti più divertenti tra quelli rilasciati nel corso del 2001, dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che un gioco, anche se tecnicamente obsoleto, può ancora dire la sua, a distanza di 10 anni. E scusate se è poco.

Curiosità: generazioni a confronto

I fan della saga che come me hanno visto nascere Castlevania, non possono fare a meno di notare alcune chicche disseminate qua e là nel gioco o di riconoscere musiche già sentite, in seguito dimenticate ma non estromesse dal nostro bagaglio di ricordi. Tra questi ricordi, Konami ha inserito il primo livello del primo Castlevania come stage iniziale di quest'episodio ivi recensito. Non ci credete? Ecco qua!

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Curiosità: generazioni a confronto

Nonostante la grafica di Castlevania Chronicles non sia certo da far gridare al miracolo, la differenza dall'originale del 1987 è comunque elevatissima, vero?

Un classico immortale!

Che Konami sia una delle migliori software house della storia dei videogiochi è oramai assodato: Metal Gear Solid 2, Silent Hill 2 e Pro Evolution Soccer sono 3 dei giochi più attesi in assoluto, non solo dai possessori di Playstation 2 ma anche da un qualsiasi videogiocatore che si rispetti (che pur si accontenta di sbavare su screenshot e filmati di queste vere e proprie opere d’arte). Pochi però conoscono il background della software house nipponica, quei magnifici anni’80 nei quali Konami s’impose assieme a Nintendo, Sega e Capcom. Chi mai può dimenticare Green Beret, Track’n’ Field, la saga di Gradius (con annessi Salamander, Parodious e lo spin off Pop’n Twin Bee) e, soprattutto, Castlevania?

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