Champions: Return to ArmsChampions: Return to Arms 

Vestitevi leggeri, andiamo a caccia di orchi...

Ci abbiamo sperato fino all’ultimo, tentando d’ignorare le informazioni in nostro possesso e la stessa prova fatta con la versione semi definitiva del gioco Snowblind Studios; eppure, ahinoi, una delle prime schermate di gioco fugano ogni residuo barlume di speranza: quattro le lingue selezionabili, nessuna traccia del nostro bell’idioma. Fatta questa sconfortante premessa c’imbarchiamo nell’oramai abituale menù di selezione personaggi, salvo l’eccezione data da due nuove classi selezionabili a rimpinguare la squadra dei ‘campioni’ estrapolati dagli stereotipi del Rpg fantasy. Avremo dunque un berserker ed uno shaman ad aggiungersi alle classi più comuni come guerriero, mago, chierico e ladro. Pochine, esattamente come nel predecessore, le possibilità concesse per caratterizzare i tratti fisici del proprio alter ego, date perlopiù da qualche acconciatura e la possibilità di selezionare il colore di capelli, pelle ed eventuale barba.

Il vero problema di Champions: Return to Arms è proprio la totale assenza di nuovi spunti, di nuove idee e sterzate fini al ridare vita ad un genere da troppo tempo lasciato immutato.

Vestitevi leggeri, andiamo a caccia di orchi...

Passato questo stadio, ed una volta assegnati i punti ad ognuna delle caratteristiche del proprio eroe, saremo catapultati inspiegabilmente su di un’isola fluttuante nell’aria. Unica, ma gradita, presenza sull’atollo è quella di Firiona, la prorompente donzella che avrà il compito d’introdurci in una trama piuttosto sfilacciata ed elementare, oltre che darci la possibilità di vendere e comprare item d’ogni sorta nel corso dell’avventura. Questo Return to Arms mantiene il medesimo feeling del prequel, fatto perlopiù di azione incentrata su combattimenti in cui il rapporto giocatori-nemici sarà sempre in netto appannaggio di questi ultimi. Da qui l’idea dei coder Snowblind Studios di aggiungere alcune modalità per diversificare le partite sia in multiplayer sia in singolo, ovvero una sorta di arena in cui affrontare nemici umani o comandati dalla Cpu. Giusto un contentino per giustificare un nuovo capitolo di questa serie. Non solo le aggiunte rispetto al predecessore sono colpevolmente ridotte all’osso, ma anche gli stessi accorgimenti invocati dai fan della serie hanno trovato ben poca udienza al cospetto della casa statunitense, che ben poco sembra aver fatto per dare nuova linfa ad un genere che inizia ad odorare di vecchio. Il vero problema di Champions: Return to Arms è proprio la totale assenza di nuovi spunti, di nuove idee e sterzate fini al ridare vita ad un genere da troppo tempo lasciato immutato. Nuove soluzioni che s’attendono proprio da veterani sul campo come i Snowblind, ma che ancora tardano ad arrivare.

Champions: Return to Arms Champions: Return to Arms

AAA Spada Bastarda +35 danni con veleni di vario tipo annessi cercasi, no perditempo

Di non sole cattive notizie si costituisce questa nuova produzione del team americano, che per non saper né leggere né scrivere ha riconfermato tutte le fortunate scelte che fecero il successo del prequel. L’ottimo sistema di controlli è uno dei rari casi in cui si ringrazia Snowblind Studios per non aver effettuato la benché minima modifica, in quanto esponente di come si possa far coesistere profondità e facilità d’uso. Buona anche l’opportunità data dai coder di poter giocare col personaggio creato e cresciuto in Champions of Norrath, scelta che ovviamente farà la felicità di tutti i fan della saga che non vedono l’ora di far proseguire la crescita del proprio personaggio. Qualcosa in più bisognava farla in termini di IA nemica, soprattutto per i cattivoni ordinari. I boss di fine stage, difatti, risultano molto più curati ed appariscenti rispetto ai compagni meno temibili, che soffrono soprattutto di una certa ripetitività nei pattern d’attacco. Champions: Return to Arms Entrando in temi squisitamente tecnici, Champions: Return to Arms riesce a confermare, e migliorare leggermente, la bontà grafica vista nel primo capitolo. Chi lo ricorda sicuramente avrà ancora negli occhi certe ambientazioni suggestive, gli ottimi effetti di luce e le masse fluide gestite in maniera egregia. Sostanzialmente questi sono i punti cardine anche di questo seguito, che si avvale anche di un engine grafico un po’ più stabile anche se ancora migliorabile. Camera buona e precisa, che s’avvale in questa versione anche del comodo reset dell’angolazione, utile per non dover sempre aggiustare manualmente la visuale. Qualche animazione in più aggrazia sia i personaggi che i nemici, che sembrano godere anche di un polycount maggiore. Un filo di delusione è data dalla sountrack, che, per quanto in linea con quella ottima del predecessore, non riesce mai a spiccare il volo ed inglobarsi perfettamente con l’azione e le situazioni di gioco.

Buona anche l’opportunità data dai coder di poter giocare col personaggio creato e cresciuto in Champions of Norrath, scelta che ovviamente farà la felicità di tutti i fan della saga che non vedono l’ora di far proseguire la crescita del proprio personaggio.

Champions: Return to Arms rispetto al fratello maggiore ha svariate cose in più: più armi, più classi, più modalità, più nemici, più abilità. Tuttavia quest’abbondanza serve relativamente, se non a far rimpiangere chi sperava in qualche modifica sostanziale ad un gameplay che inizia ad essere realmente logoro. Il genere degli hack & slash ha bisogno di una violenta sterzata se vuole rimanere al passo coi tempi, indi a galla, ed è proprio da aziende esperte in materia come Snowblind Studios che si può, e deve, aspettare questo tipo di svecchiamento. Questo nuovo capitolo farà senz’altro la felicità di chi ha amato il primo Champions of Norrath, se non altro perché è un pacchetto di svariate missioni aggiunte con cui poter proseguire nella creazione del proprio alter ego. Consigliato anche a chi non ha giocato mai ad un gioco del genere ed ha voglia di cimentarsi con il miglior esponente su console. Pro: Tecnicamente molto buono. Possibilità di continuare con il salvataggio del prequel. Multiplayer spassoso. Contro: Poche aggiunte, nessuna miglioria... Gameplay datato. Quattro lingue selezionabili, ma non l'italiano.

Vi sembrerà poco professionale, ma in certe situazioni odiamo veder materializzarsi ogni nostro cattivo sentore. Non più di un mese fa abbiamo tacciato di eccessivo immobilismo Champions: Return to Arms nel nostro hands on. Avevamo una versione quasi completa, e le speranze di avere sorprese potendo approfondire la build finale erano quasi nulle. Con notevole, e al contempo rassegnato, disappunto abbiamo notato come tutti i presagi sottolineati si siano materializzati, aggravati da qualche mancanza a dir poco spiacevole. Snowblind Studios, che ricordiamo ha dato i natali a Champions of Norrath: Realms of Everquest e Baldur’s Gate: Dark Alliance, sembra essersi adagiata sugli allori con questo importante seguito, che per quanto buono non ha convinto appieno le nostre ‘trollose’ manacce.

TI POTREBBE INTERESSARE