Cold FearCold Fear: poca paura su PC 

Quando la paura scorre più veloce del sangue e il cervello si rifuta di vedere quanto gli occhi gli mostrano, l'unico pensiero è quello di voltarsi e fuggire, fuggire così lontano da perdersi, ma quanto si può andare lontano se intorno a voi c'è solo il mare senza fine?

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Una mano alla balaustra e l'altra al fucile

Attorno a noi c’è solo lo sconfinato oceano in tempesta e non deve aver fatto molto piacere a Tom Hansen, protagonista di questa torbida storia di marinai mutanti, sapere che la squadra speciale mandata prima della sua pattuglia di guarda-coste è stata annientata in pochi secondi (è tutto documentato nella presentazione di apertura).Vi ritroverete quindi subito soli, in ansia per i compagni che già immaginate divorati da illeciti esperimenti ambulanti e con una nave sotto ai piedi che non vuole stare ferma. Ecco è questo il punto più controverso del gioco, perché sull’instabilità dell’imbarcazione si sarebbe dovuto giocare tutto il gameplay di Cold Fear ma purtroppo, diciamolo fin da subito, il risultato e molto lontano dalle aspettativi dei mesi scorsi. La burrasca c’è eccome, in particolare sul ponte della nave l’instabilità è notevole e l’effetto di pioggia che sferza il monitor come se fosse un vetro non fa che rendere l’ambiente più ostile, ma ai fini pratici di gioco è influenzato in modo molto marginale e la struttura degli scontri non si scosta dai binari più noti del genere. Forse è mancato il coraggio da parte degli sviluppatori o forse la sfida si è rivelata troppo dura per essere proposta in modo funzionale ma la delusione resta.

Le premesse sono molto intriganti, dal momento che tutta l’avventura è ambientata su di una misteriosa baleniera russa, che oscura e silenziosa, non ha più voci umane capaci di rispondere ai richiami via radio

Una mano alla balaustra e l'altra al fucile

Quanto detto diviene palese nelle scene che si svolgono sotto coperta, dove la tempesta è un ricordo e l’impostazione di gioco potrebbe farci pensare alla saga di casa Capcom, se non fosse per la possibilità di scegliere tra due visuali, una in terza persona e una da sopra alle spalle. Ecco invece questo è il secondo punto più controverso del gioco perché né l’una né l’altra delle due visuali disponibili sono esenti da difetti che si potevano superare. La visuale in terza persona si addice poco al clima d’assedio che avvicina Cold Fear più a uno shooter che a un’avventura, rendendo a questo punto lecita la domanda sul perché non sia stata inserita una visuale in prima persona, che avrebbe inoltre amplificato oltre modo il senso di paura per l’ignoto che aspetta solo di aggredirci alle spalle. Fortunatamente la visuale posta dietro alle spalle sopperisce in parte a questa necessità e rende l’azione di mira molto più precisa e veloce, in particolare per la presenza del puntatore laser, ma l’infelice telecamera vi costringerà ad un’alternanza forzata.

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Morti di noia

Quanto detto sui controlli influisce molto sull’esperienza di gioco, perché questa baleniera dimenticata è un covo di esperimenti impazziti del fanatico Yusupov, che vi impegneranno in combattimenti tra corridoi e cabine più di quanto non vi spingano a lunghe riflessioni sull’accaduto. Gli enigmi sono infatti molto semplici e per lo più implicano serene passeggiate ritornando indietro sui vostri passi, affidando ai soliti registri dell’equipaggio il fardello di fare un po’ di luce sulla scarna storia che giustifica la vostra presenza a bordo. Nonostante i difetti elencati gli scontri restano l’elemento più stabile di Cold Fear, in particolare quando si svolgono all’aperto in balia della furia oceanica, ma questo non li salva da una generale monotonia che risente della più grossa carenza imputabile a questo gioco, una diffusa mancanza di tono. Mancano le scene essenziali per potervi appassionare ad una storia che sa di già visto fin dal primo momento e a parte la necessità di colpire alla testa i nemici, non ci sono fattori rilevanti per spezzare la piattezza generale dell’azione. Come se non bastasse Cold Fear non fa paura, non trasmette quella tensione palpabile nell’aria, quando il male sapete che c’è ma non riuscireste mai a dire da quale parte potrebbe assalirvi. Sono molti, troppi gli elementi che non convincono di questo titolo, tra i quali all’assurdo sistema di salvataggio che alimenta solo frustrazioni evitabili. Almeno su di un punto però Cold Fear esce a testa alta o per lo meno con onore ed è l’aspetto grafico. Sebbene gli interni siano scarni e scialbi come la cuccetta di un sommergibile, almeno riescono a giocare sul contrasto di luci ed ombre che rende difficile scorgere cosa succede negli angoli più bui, con una paletta di colori scuri e metallici splendidamente dosata e in tono con lo scenario freddo di una baleniera dimenticata. I modelli dei nemici non sono un tripudio di texture e non hanno neppure il giusto appeal che si addice a un orrore biologico, ma si mantengono su livelli più che discreti, così come il doppiaggio italiano certamente poco vivace ma nella media. Com'è normale che accada la scena è dominata dagli effetti della burrasca e dall’accuratissima riproduzione delle oscillazioni dell’imbarcazione, così naturale e credibile da meritare un’altra possibilità, in un seguito magari più fortunato di questo primo tentativo.

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Commento

Cold Fear è un gioco mancato e dire che la ricetta era quella giusta, con tanto di ingredienti nuovi ed esotici, ma quelli tradizionali sono stati dosati male, molto male. La storia è debole e sorretta da frammenti di note con protagonisti monodimensionali, ma soprattutto fallisce nel voler spaventare il giocatore. E' vero che il mare agitato e l'imbarcazione in balia delle onde è un'idea sopraffina realizzata con grande classe, ma proprio per questo punge ancora di più la mancanza di coraggio che ha forse impedito agli sviluppatori di legare maggiormente questo elemento al gameplay, che soffre di alcune lacune anche sciocche. Troppo scialbo e privo di vita, Cold Fear resta una bella idea che può, anzi deve essere sviluppata nuovamente in un seguito questa volta necessario e non ridondante, a patto che si faccia il passo tanto atteso e si realizzi quanto è rimasto solo in potenza. Per ora abbiamo davanti un gioco da collezionisti del genere che corrono comunque il rischio di annoiarsi. Pro: Il mare in burrasca è da vedere La nave in balia delle onde è un’idea superba Effetti e luci di qualità Contro: Storia senza personalità Meccaniche noiose Non c’è nulla che spaventi sul serio Numerose falle nel sistema di gioco

Nessuna via di fuga

La ricerca di emozioni è la scintilla che spinge al consumo di storie, siano esse narrate per immagini o grazie ad una penna insaziabile, e se c’è un’emozione forte che ci fa vibrare sulla sedia quella è senza dubbio la paura. Da questo punto di vista Ubisoft si muove su di un terreno a doppia lama, perché se da un lato l’orrore non passa mai di moda, dall’altro lato vanta antenati illustri e numerosi cugini che mese dopo mese proliferano nei negozi, dal male che si fa carne viva di Silent Hill alle morbose campagne di Red Siren. La sfida più difficile è quindi quella di riuscire non solo a terrorizzare l’utente, oramai pronto a vedersi entrare degli zombi in casa mandati dalla software house, ma anche quella di proporre un concept innovativo e originale (a dire il vero in questi ultimi anni è una sfida per il mercato in generale, ma è un altro discorso). Le premesse sono molto intriganti, dal momento che tutta l’avventura è ambientata su di una misteriosa baleniera russa, che oscura e silenziosa, non ha più voci umane capaci di rispondere ai richiami via radio…

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