Conflict: Desert StormConflict: Desert Storm 

Le simulazioni a sfondo bellico sono il vostro credo ma non avete un PC ultrapompato? Pivotal Games scende in campo per tentare di colmare questa grave lacuna. Avanti truppe, all’assalto!

Il manuale del perfetto soldato

C:DS è un action/strategico in terza persona che vi pone ai comandi di una squadra d’assalto impegnata nella vera campagna Desert Storm durante la Guerra del Golfo. La Pivotal Games, al fine di rendere più reale e credibile l’atmosfera e conferire maggior realismo alle missioni, si è valsa della collaborazione di Cameron Spence, ex membro dei SAS, che ha dato preziosi suggerimenti per lo sviluppo del gioco. Le vostre avventure sono suddivise in 15 missioni, che tanto per cambiare vi vedranno impegnati nel salvataggio di ostaggi, distruzione di obbiettivi, ricerca e copertura di personaggi di particolare peso politico. Fortunatamente non sarete soli, altri tre compagni gestiti totalmente dall'IA vi faranno da supporto e potrete impartire loro degli ordini durante il gioco, nonchè prenderne il controllo diretto in ogni occasione.
Prima di affrontare la modalità principale sarà però necessario dirigervi nella sezione di addestramento e fare un po' di pratica con il sistema di controllo, che sfrutta tutti i tasti del Dual Shock e risulta, almeno inizialmente, un po' difficile da assimilare. Il tasto di fuoco è assegnato a R1 ed i tasti frontali servono a controllare la truppa, secondo una dispozione decisamente ispirata ai FPS, che però calza in maniera convincente anche a questo titolo. Le leve analogiche servono per spostarsi e per guardarsi attorno, con L3 adibito ad attivare la modalità prima persona. La differenza tra le due visuali è abbastanza importante, dato che facendo fuoco con quella in terza persona i bersagli vengono agganciati automaticamente non appena entrati nal campo visivo, mentre in prima persona sarà compito del giocatore avere una buona mira per colpire i nemici, svantaggio bilanciato però da una maggiore possibiltà di puntare a parti vitali e di sparare nascosti. Proseguendo l’addestramento sarà inoltre possibile impratichirsi con le armi e con i comandi da dare alle truppe, che pur essendo un numero esiguo (solo quattro), sono comunque in grado di coprire qualunque situazione di gioco. A chiudere l’addestramento, una piccola sezione dedicata alla guida di una jeep.
Una volta terminato il periodo di "rodaggio" sarà finalmente l'ora di dedicarsi alla modalità principale. La scelta del team, i SAS inglesi o gli americani Delta Force, non comporta sostanziali differenze tranne che per le skin, per l'armamentario e per il rimescolamento delle specialità dei membri della squadra. Da parte loro però, se gli americani sono più abili nell'utilizzo delle armi da fuoco, gli inglesi se la cavano meglio nelle tecniche di pronto soccorso. Una volta scelto il proprio team, dopo un semplice briefing degli obbiettivi da completare verrete catapultati nella prima missione, l’unica dove sarete da soli, studiata appositamente per mettere a proprio agio il giocatore con il sistema di puntamento e di fuoco. Il numero di armi disponibili è molto alto e comprende fucili, mitra, pistole, bombe a mano, mine anti carro, fino ad arrivare a trasmittenti e rilevatori laser che consentono l’appoggio dell’aviazione. A differenza di altri giochi, in C:DS le armi presentano un tasso di realismo insolito per un titolo del genere su console. Gli esplosivi infatti non si limitano a colpire i soldati troppo vicini, ma provocano un reale spostamento d’aria che danneggia i soldati che non siano posizionati ad una distanza di sicurezza più ampia che nel primo caso. Nel caso dei bombardamenti questo effetto è ancora più evidente, infatti difficilmente i soldati che non sono più che lontani, o perlomeno protetti una parete solida, riusciranno a scampare alla morte.

Conflict: Desert Storm Conflict: Desert Storm

Strategico o Arcade?

Pur apprezzando lo sforzo dei programmatori nel cercare di creare una meccanica di gioco che richieda una certa dose di strategia, in realtà molte delle scelte fatte nella realizzazione del gioco non riescono a convincere appieno. I soldati, una volta esaurita la loro barra energetica, non muoiono ma rimangono agonizzanti fino al ri-svuotamento della barra stessa, che sancisce la loro morte definitiva. Il problema è che questa barra si esaurisce in maniera molto lenta e quindi risulta facile per il giocatore andare a recuperare e curare i compagni feriti. Questo fa si che nelle prime fasi il giocatore tenda ad andare allo sbaraglio piuttosto che studiare un preciso piano d’attacco, elemento che fa rimpiangere la buona, vecchia morte istantanea che avrebbe costretto a pianificare maggiormente ogni mossa. La qualità dell'IA dei nemici presenti nel gioco è inoltre decisamente altalenante. A volte capita che le truppe vengano incontro al giocatore a mitra spianato senza la minima copertura, altre che tentino di nascondersi dietro ad un muro o evitino i vostri colpi buttandosi per terra. Inspiegabilmente li vedrete bloccarsi per posizionarsi prima di fare fuoco, diventando bersaglio facile, salvo poi seguire le vostre truppe di soppiatto e avere l’intuizione di stare appostati a mo' di plotone di esecuzione appena dietro la porta, con le conseguenze letali (per voi) che potete intuire. La loro capacità di usare i mezzi varia dall’eccellente per quanto riguarda i carri armati al penoso nel caso degli elicotteri Hind-D, talmente imbambolati in aria da poter essere distrutti perfino a colpi di mitra. I vostri compagni comunque non sono da meno, e vi capiterà spesso di vederli incastrati contro le pareti o lanciare una bomba contro un muro, il che si concluderà con l'inevitabile sterminio del vostro gruppo. Discorso completamente diverso per quanto riguarda la loro capacità di fuoco, davvero troppo precisa ed infallibile, senz'altro utile per le situazioni più "calde" ed impegnative, ma che alla lunga si rivela un pretesto per il giocatore di imboscarsi e lasciare alla propria truppa il compito di gestire tutti i combattimenti.
Giudizio quindi completamente negativo? Non proprio. Nonostante i difetti sopra elencati, C:DS riesce comunque ad esaltare il giocatore proponendo una meccanica tutto sommato meritevole. A dispetto infatti di quanto possa sembrare nelle prime fasi, sparare a tutto ciò che si muove senza usare un “minimo” di tattica si rivela una scelta alla lunga poco appagante, ed il gioco incentiva ad utilizzare in maniera oculata le risorse a vostra disposizione. Distribuire adeguatamente le vostre truppe nall’area di gioco sarà quindi sempre più importante col proseguire dell’avventura: se all’inizio posizionare un cecchino sopra un palazzo ha poco senso a causa degli ampi spazi poco popolati, in seguito un soldato con la mitraglietta automatica ben piazzato potrà fare la differenza.
Il livello di difficoltà è inoltre piuttosto ben calibrato, arrivando ad essere decisamente impegnativo nelle missioni più avanzate, e nonostante il problema della quasi invulnerabilità dei vostri compagni sarà sempre più dura mantenerli vita, arrivando a volte col perdere l’intera truppa nel tentativo di salvare un solo ferito.

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Potevamo stupirvi con effetti speciali....appunto, potevamo!

Altre note dolenti arrivano dal comparto grafico. Il frame rate è abbastanza instabile nonostante il numero di poligoni non sia altissimo, complice anche l’ambientazione desertica di molte missioni, che se da una parte aiuta a conferire un maggior realismo al gioco, dall’altra non appaga certo l'occhio del giocatore. Se non altro il campo visivo risulta abbastanza ampio, sebbene sia presente la solita, fastidiosissima nebbiolina all’orizzonte ad alleggerire il lavoro alla CPU. Per il resto siamo di fronte ad una vera e propria sagra delle compenetrazioni che variano dal passabile come teste che si infilano contro i muri, fino ad arrivare all’irritante quando per colpa di un errato rilevamento di collisione uno dei nostri viene “assorbito” per metà da un dirupo rendendo impossibile salvarlo. Vi capiterà persino di vedere nemici che salgono uno sopra l’altro al posto di aggirarsi.
Fortunatamente nel comparto sonoro C:DS se la cava molto meglio, i rumori delle armi e delle esplosioni sono stati riprodotti in maniera molto fedele, così come i dialoghi e le chiamate via radio, contribuendo in maniera notevole all'immedesimazione del giocatore all'interno del gioco.
In quanto a modalità extra duole notare il poco impegno da parte dei Pivotal Games nell'introdurre qualche modalità di gioco aggiuntiva, soprattutto per quanto riguarda il multiplayer. L’unica disponibile infatti è una modalità Cooperazione, in cui due giocatori ripercorrono le stesse missioni del single-player, con la possibilità però dare ordini ad un solo soldato anziché tre come nel gioco normale.

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Commento

Conflict:Desert Storm dunque, pur presentando alcune pecche riesce comunque a divertire il giocatore. I difetti citati nella recensione non pregiudicano il valore di un prodotto tutto sommato discreto. L’annuncio della Pivotal Games difare uscire altri due seguiti fa ben sperare nel futuro di questa serie, sperando che almeno i difetti riscontrati nella recensione vengano presi in considerazione dagli sviluppatori e corretti.

Pro:
+Un riuscito mix tra strategia e arcade
+Difficoltà ben calibrata

Contro:
-Graficamente mediocre
-Alcuni elementi della meccanica di gioco sarebbero da rivedere

E’ innegabile che nell’ambito dei giochi di azione a sfondo bellico i PC facciano il bello e il cattivo tempo. Il successo di Rainbow Six parecchi anni orsono ha generato una pletora di giochi tutti improntati ad un elevato realismo e spessore tattico, caratteristiche senza dubbio interessanti, che però hanno scoraggiato tutti coloro non hanno tempo di perdersi con lunghe fasi preparatorie, vogliosi al contrario di buttarsi in fretta a capofitto nella mischia. Il tentativo di portare il genere su console si è finora sempre risolto tragicamente, tuttavia sembra che le cose stiano cambiando con il recente SOCOM:US Navy Seals e questo Conflict: Desert Storm, che pur non essendo simulazioni iperrealistiche al pari delle loro controparti PC, cercano comunque di staccarsi dal passato proponendo una meccanica decisamente più complessa del solito.

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