Dark Sector - Recensione  19

L'esordio Next Gen dei Digital Extreme, tra mutati e una lama che taglia senza pietà!

RECENSIONE di Antonio Jodice   —  17 Aprile 2008

Mercato Nero!

Sparsi per i fondali di Dark Sector, si possono raccogliere dei rubli da spendere sulle bancarelle clandestine del mercato nero, raggiungibili attraverso dei tombini con stampigliato il fiore di loto, simbolo del gioco. Qui è possibile comprare le armi principali che si abbinano al Glaive, la lama del nostro eroe, ed è possibile applicare i potenziamenti delle armi, da raccogliere negli angoli più reconditi dei livelli. Il tutto è un po’ grottesco, ma funziona, così come funzionava il mercante in Resident Evil 4, dal quale il team si è ispirato a piene mani in maniera evidente.

Figlio di un Dio maggiore

Protagonista del gioco è un soldato, Hayden, mandato in una regione delle Russia per cercare di fermare uno scienziato in procinto di diffondere per il mondo un virus in grado di mutare geneticamente gli esseri umani per farne dei mostri incontrollabili. Tra colpi di scena e cut scene dal sicuro impatto visivo, si arriva alla fine di una storia che è narrata in maniera piuttosto superficiale e con diversi “vuoti” che, oltre a lasciare il giocatore con qualche interrogativo di troppo, non aiutano nell’immedesimazione, tanto che il finale sopraggiunge senza che si sia creato un legame con i personaggi degno di un titolo con questo potenziale.
Dal punto di vista della giocabilità le cose vanno decisamente meglio e Dark Sector, senza proporre niente di originale, riesce a mescolare con mestiere elementi presi da giochi diversi: l’inquadratura di Resident Evil 4, alle spalle del protagonista a ¾, e le meccaniche di Gears of War, con tanto di corsa, pulsante di interazione col fondale e colpi corpo a corpo (che sono, però, la parte più debole di tutto il gioco). L’elemento distintivo è la lama rotante generata dal braccio del protagonista, che può essere lanciata per decapitare e falciare gli avversari e che, col passare degli stage, viene potenziata con alcune capacità, a dir poco, esaltanti. Tanto da diventare un vero e proprio proiettile telecomandato, guidabile grazie ad una telecamera che lo segue da vicino mentre vola attraverso il fondale, con l’azione che viene rallentata a mo’ di bullet time, esaltando l’impatto delle lame con la carne dei soldati e dei mostri che si parano sul cammino del protagonista.
In Dark Sector, l’espediente della lama ha consentito agli sviluppatori di inserire anche dei lievi accenni di puzzle ambientali, dato che, lanciandola su elementi come il ghiaccio, il fuoco e l’elettricità, questa ne assume le caratteristiche, ghiacciandosi, infuocandosi o caricandosi di corrente, permettendogli di aumentare i danni inflitti ai nemici e di attivare interruttori o fonti di gas che azionano porte o cancelli che sbarrano la strada. Alcuni di questi puzzle sono piuttosto divertenti e servono ad attenuare la ripetitività dell’azione che, sostanzialmente, si riduce ad un progresso lineare per ambienti piuttosto ristretti, sparando e lanciando la lama contro qualsiasi cosa si muova su schermo, fino ai boss di fine livello, gigantesche creature o mezzi militari che per la maggior parte vanno abbattuti a colpi di bazooka.
La lama, però è inutile negarlo, dona soddisfazioni immense dall’inizio alla fine del gioco. Soprattutto quando si sentono le urla dei soldati che precipitano al suolo, mutilati alle gambe alle braccia, con uno spettacolo senz’altro non adatto ai più piccoli. Tanto più nei combattimenti corpo a corpo con le fatality con cui si possono tranciare di netto gli arti degli avversari!
Anche le armi sono state inserite a dovere con un giusto bilanciamento, e, se non ci si trova ad usarle spesso nella dozzina d’ore necessarie per portare a termine Dark Sector, è solo per il piacere che dà il Glaive.

Il multiplayer

Dark Sector ha anche una componente multiplayer, piuttosto discutibile però. Due modalità: in una ci sono dei soldati, di quelli in tutta nucleare e maschera antigas, che inseguono un giocatore nei panni di Hayden che può diventare invisibile e ha a disposizione il glaive. Chi ammazza Hayden vince il turno e lo diventa a sua volta nella partita successiva.
Nell’altra modalità, ci sono due squadre composte da soldati in tuta e da un Hayden per team, in una specie di modalità VIP che si conclude quando una squadra ammazza il leader dell’altra. Il giudizio non è molto positivo, perché, a parte lo scarso numero di modalità e mappe (sono solo cinque) e la poca gente che si trova a giocare sui server, i ruoli non sono ben bilanciati, dato che impersonare Hayden è molto più appagante che non il soldato semplice. Entrando comunque in sintonia con le meccaniche del multiplayer e provando a divertirsi in qualche modo, restano grossi problemi di lag che rendono collisioni e movimenti alquanto imprecisi, nonché il giocatore che impersona Hayden virtualmente immortale ai colpi dei poveri soldati armati delle semplici armi.

Il multiplayer

Occhio al cunicolo!
I Digital Extremes hanno fatto davvero un buon lavoro, non c’è che dire. Il motore imbastito per muovere Dark Sector ricorda molto da vicino l’Unreal Engine 3 e i risultati sono paragonabili a quelli ottenuti da Epic con Gears of War, con le dovute proporzioni ovviamente. In alcuni frangenti, viene sicuramente da pensare che Dark Sector sia uno dei prodotti più validi usciti per le Next Gen. Poi, purtroppo, vengono fuori i limiti di un team che non ha avuto a disposizione fondi illimitati durante lo sviluppo, così gli ambienti stentano a diversificarsi tra loro senza ambientazioni memorabili, alcune texture sono palesemente ripetute (oltre che in bassa risoluzione) e gli oggetti interattivi e i nemici da affrontare si contano davvero sulla punta delle dita delle mani. Il risultato finale, però, è di sicuro impatto, soprattutto durante gli scontri con alcuni boss che fanno letteralmente a pezzi il fondale, scagliando detriti di roccia in ogni dove, o anche durante le fasi in cui si gioca con gli elementi, quando ghiaccio, fuoco e corrente elettrica danno vita a giochi di luce e riflessi che non mancano di meravigliare. Il frame rate è sempre stabile, le animazioni sono discrete e solo nelle “fatality” perdono un po’ di colpi, come se il regista dell’azione non avesse bene in mente cosa inquadrare, generando qualche attimo di confusione, mai in grado di compromettere il buon feeling che accompagna tutta l’esperienza di gioco.
Discreti anche gli effetti sonori , soprattutto i versi dei mostri e le grida dei soldati, così come le musiche che sono, però, ridotte davvero al lumicino.

Commento

Dark Sector non sarà un gioco originale, ma è molto divertente ed è pure longevo, visto che ci vogliono più di dieci ore per portarlo a termine, a dispetto degli action shooter degli ultimi mesi che non riescono a durare più di un respiro. Per arrivare a tanto, però, i Digital Extreme hanno tagliato corto sulla varietà delle locazioni, dei nemici e sulla narrazione di una storia a cui difficilmente ci si riesce ad appassionare. Il protagonista, i suoi poteri e soprattutto la lama con cui affetta le mostruosità che incontra sono un mix irresistibile che tiene incollati per tutto il tempo. Dark Sector, se non vi aspettate rivoluzioni e vi piace il genere, vi darà ottime soddisfazioni, lasciandovi con la sensazione di aver giocato un titolo divertente, del quale aspettare il seguito nei prossimi anni. Il Multiplayer online c’è, ma è da dimenticare.

Pro

  • L'Evolution Engine
  • Il Glaive
  • La longevità
Contro
  • Poca varietà ambientazioni
  • La narrazione della storia
  • Il multiplayer

Xbox 360 - Obiettivi

Terminare Dark Sector, al livello di difficoltà standard e realizzando gli obiettivi più immediati, porta ad ottenere tra i 500 e i 600 dei 1000 punti disponibili. Per gli altri bisogna ritrovare tutti i potenziamenti delle armi e, soprattutto, finirlo al livello di difficoltà che si sblocca una volta terminato il gioco. Per gli obiettivi online, servirà pazienza, dati i problemi di netcode e la difficoltà nel reperire giocatori in rete.