Devil May Cry 3Devil May Cry 3 

Dante si risveglia e torna alla ribalta dopo un deludente secondo episodio: sarà l’occasione per un riscatto?

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Fratelli Coltelli

Prequel delle due precedenti avventure, Devil May Cry 3 vede un giovane e ancor più tamarro Dante alle prese con il malvagio fratello Vergil, all’interno di uno storyline inizialmente piuttosto generico ma che si fa via via decisamente avvincente e ben realizzato. Lasciando all’utente il piacere di gustarsi il plot alla base dell’action game Capcom, è giusto soffermarsi sulle cutscenes di cui il gioco abbonda, e che nella maggior parte dei casi riescono ad esaltare con efficacia il carattere decisamente sopra le righe del protagonista. Grondanti di slow-motion e di tagli d’inquadratura stylish, le sequenze in real time riprendono Dante nei suoi atteggiamenti sempre esageratamente cool: perfino gesti in apparenza semplici come alzare la cornetta del telefono o indossare l’impermeabile vengono sfruttati in Devil May Cry 3 come occasioni per sottolineare la spacconeria del personaggio, che raggiunge l’apice nelle esaltanti scene d’azione. Ma già sotto questo punto di vista il titolo Capcom non lesina di manifestare segnali di precario equilibrio, con diverse cutscene che superano ampiamente il limite che separa la spettacolarità dal ridicolo (da mani nei capelli una sequenza nella quale Dante fa surf su un missile), risultando piuttosto lontane dal concetto comune di “stile”. Sequenze a parte, comunque, Devil May Cry 3 esprime in maniera tutt’altro che positiva il suo carattere esagerato già dalle prime battute di gioco, presentando un livello di difficoltà eccessivo che, unito ad una curva d’apprendimento pressoché inesistente, rende sconcertante il primo approccio all’azione. Oltre al discutibile utilizzo di semplici schermate fisse per l’esplicazione dei tutorial, Devil May Cry 3 si rivela in grado di far cadere ben presto l’utente vittima di una profonda frustrazione dettata dai continui game over inanellati nei primi livelli. Quel che è peggio è che ciò non avviene a causa di una particolare abilità della IA dei nemici presenti su schermo, quanto più per colpa di tutta una serie di deficienze del game design. Tanto per cominciare, non è possibile salvare nel corso di una missione: le gravi implicazioni di questa scelta (evidentemente voluta dagli sviluppatori, ma quanto mai sconsiderata) risultano evidenti alla luce dell’elevata sfida offerta dagli scontri coi boss di fine livello, che quasi sempre richiedono diversi tentativi prima di essere sconfitti. In Devil May Cry 3, quindi, diventa odiosa abitudine il dover ripetere più e più volte le medesime sezioni di gioco al fine di raggiungere nuovamente la stanza del mostrone di turno. Qualcuno potrebbe giustificare la cosa vedendo in questo aspetto del titolo Capcom uno sprono al giocatore a migliorarsi progressivamente attraverso la reiterazione: ma obiettivamente l’omissione di save point si rivela una scelta di gameplay del tutto controproducente, che rende Devil May Cry 3 un prodotto meno godibile di quanto avrebbe potuto essere. Certo, esiste la possibilità di acquistare appositi Orb gialli che fungono da continue: ma il loro prezzo in termini di Orb rossi è quasi proibitivo -come del resto quello di gran parte degli oggetti messi in vendita- costringendo l’utente che ne sente il bisogno a dover affrontare nuovamente missioni arretrate allo scopo di racimolare valuta. Ancora, un semplice save point avrebbe fatto una grossa differenza.

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You make me cry

Purtroppo, la serie di lacune di Devil May Cry 3 non si ferma qui. Il gioco si comporta infatti in maniera piuttosto approssimativa in alcuni tra gli elementi più importanti per un action game degno di questo nome. Il sistema di telecamere in primis, composto da un’alternanza tra riprese fisse ed altre gestibili attraverso lo stick destro: in entrambi i casi la visuale risulta spesso troppo poco ampia, impedendo così all’utente di individuare gli attacchi degli avversari. Capita quindi di vedere il proprio indicatore di energia consumarsi a causa di colpi provenienti dall’esterno dello schermo, che nemmeno le mosse evasive di Dante riescono a scongiurare. A questo proposito, c’è da tirare in ballo anche un sistema di controllo che avrebbe potuto essere decisamente più agile e meglio studiato, e che soprattutto gestisce male il processo del lock-on ai nemici: particolarmente imprecisa e confusionaria si rivela l’operazione dedita allo switch tra un obiettivo e l’altro, con l’aggancio che passa in maniera apparentemente arbitraria all’avversario più lontano piuttosto che a quello nelle immediate vicinanze di Dante. Basta fare un paragone in termini di telecamere e sistema di controllo con l’eccellente God of War per capire come il lavoro svolto dagli sviluppatori di Devil May Cry 3 non sia stato del tutto all’altezza di una produzione di un tale calibro. Una serie di leggerezze che pesano ancora di più se confrontate con l’ottima qualità dell’azione che il prodotto Capcom è in grado di offrire: sempre basato sull’utilizzo congiunto di lame, armi da fuoco ed acrobazie spettacolari atte all’ottenimento del maggior numero possibile di Stylish Points, il gameplay di Devil May Cry 3 regala spettacolo e soddisfazioni a chi riesca a chiudere un occhio sulle sue pur evidenti lacune. Le mosse effettuabili da Dante, per quanto non troppo numerose, si rivelano sempre piacevoli da vedere (anche qui però con qualche deviazione di troppo sul ridicolo), e da eseguire; il gioco premia inoltre la varietà espressa dall’utente in termini di combo con una maggiore elargizione di punti, disincentivando la reiterazione dei colpi più “comodi”. La possibilità di cambiare on the fly le armi di Dante apre poi la strada alla creazione di attacchi tanto complessi quanto devastanti: un esempio può essere quello di spedire in aria un nemico con una sciabolata, mantenerlo in volo con un paio di pistolettate per poi trafiggerlo con una veloce combo aerea a base di nunchaku e finirlo con un micidiale colpo di shotgun.

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C’è il diavolo in me

Principale novità del gameplay di Devil May Cry 3 è costituita dalla presenza di quattro distinti stili di combattimento che permettono di effettuare diverse mosse speciali nel corso del gioco. Il Trickster comprende scatti e schivate varie, utili per sfuggire agli attacchi dei nemici; lo Swordmaster offre diverse tecniche di spada; il Gunslinger si focalizza sull’uso delle armi da fuoco; infine, il Royalguard fornisce all’utente la possibilità di parare e contrattaccare. Utilizzando un particolare stile si accumulano punti d’esperienza che finiscono per causarne l’aumento di livello, con tanto di nuove mosse elargite ad ogni stadio evolutivo. L’introduzione degli stili è interessante e apre la strada a diversi approcci al gioco oltre che a una serie di acrobazie spettacolari, ma non manca di lasciare qualche perplessità: in particolare, sarebbe stato forse più sensato inserire schivate e parate all’interno del repertorio standard di mosse di Dante, piuttosto che limitarle ad un singolo stile. Discorso analogo si potrebbe fare a riguardo dei potenziamenti che è possibile acquistare utilizzando i celebri Orb rossi come moneta: oggetto degli upgrade sono le varie armi e non Dante in persona, quindi per sfruttare talune abilità è forzatamente necessario equipaggiare un particolare strumento offensivo. Ad esempio, la tecnica del doppio salto è legata alla spada Rebellion, quindi non è utilizzabile quando si brandiscono i nunchaku Cerberus: la cosa paradossale è che se un’altra arma supporta la medesima mossa, è necessario comunque ricomprarla. Un cavillo inutilmente stupido e macchinoso insomma. Se Devil May Cry 3 presenta alti e bassi dal punto di vista del gameplay, lo stesso si può dire per quanto riguarda il profilo tecnico. Graficamente, il prodotto Capcom è sostanzialmente buono, con modelli poligonali dei protagonisti dettagliati e dotati di un notevole set di animazioni. I vari livelli offrono inoltre scenari complessi e spesso imponenti, e i combattimenti vengono impreziositi da effetti speciali di discreta fattura. Ciò che non convince appieno di Devil May Cry 3 è l’aspetto generalmente grezzo dell’intero comparto cosmetico, complici la scarsa definizione delle texture, un utilizzo dei colori non sempre all’altezza e il tristemente celebre aliasing, presente seppur in maniera non massiccia. Le note dolenti comprendono anche il design dei nemici, assolutamente da dimenticare: oltre che per pochezza stilistica, gli avversari di Dante in Devil May Cry 3 sorprendono in negativo per la loro modellazione, che il più delle volte si risolve in un’accozzaglia di poligoni difficilmente definibile. Sul fronte sonoro, niente da dire riguardo al doppiaggio in inglese (ottimo) e agli effetti, di grande impatto. Il sottofondo musicale, monocorde e ripetitivo fino alla nausea, meritava invece decisamente una maggiore attenzione.

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Commento

Per quanto indubbiamente superiore al proprio predecessore, Devil May Cry 3 si rivela a conti fatti un titolo ben lungi dall’essere perfetto, che non riesce in maniera completa a riportare la serie ai fasti del primo episodio. E questo è un peccato, considerando le ottime qualità del prodotto Capcom sotto il profilo della pura e semplice azione presentata su schermo. Esaltante ed adrenalinico, Devil May Cry 3 è purtroppo penalizzato da alcune scelte di gameplay assolutamente infelici e da una serie di lacune tecniche non indifferenti per un titolo del suo calibro. Insomma, Devil May Cry 3 pretende di essere stylish, ma lo è fino a un certo punto: e il terzo episodio delle avventure di Dante finisce per cedere il passo a prodotti più curati come Ninja Gaiden o God of War, pur rimanendo una scelta consigliata agli amanti degli action game.

Pro: Combattimenti frenetici e spettacolari Sequenze d’intermezzo ben realizzate Storyline appassionante Contro: Alcune azzardate scelte di gameplay Telecamere e sistema di controllo discutibili Può essere fin troppo difficile e frustrante

Dopo il grande successo di pubblico e critica ottenuto dall’originale Devil May Cry, nessuno si sarebbe aspettato da Capcom un sequel tanto superficiale e deludente quale fu in effetti il secondo episodio della serie. Scottata da una sorpresa così negativa, la comunità videoludica non poté quindi fare a meno di arricciare il naso ed accogliere con diffidenza la notizia dell’arrivo di un Devil May Cry 3 supervisionato dal medesimo producer. Vediamo ora se questo terzo capitolo sarà capace di far dimenticare il recente passato e riportare Dante sul trono degli action game.

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