DevilishDevilish 

Il nipotino di Arkanoid spunta sugli schermi del DS. Onore o disonore per l'illustre predecessore?

La vendetta delle stelle marine

Devilish è un gioco della semisconosciuta Starfish ed espande l’idea dei paleolitici Break Out e Arkanoid. Per chi non ricorda i suddetti titoli, si tratta di quei giochi in cui si manovra una barra al fondo dello schermo che deve respingere una sfera che, rimbalzando, distrugge una serie di mattoncini colorati sistemati nella parte alta del monitor. Quell’idea semplice ma geniale –come tantissimi titoli di quel periodo di genesi- è a suo modo divertentissima. Su quel basamento si costruisce l’intero gioco della Stella Marina che aggiunge dei veri e propri livelli da superare, li farcisce di nemici e offre la possibilità di usare due barre. Esatto, le palette che si devono manovrare sono due, una classica rossa sistemata sulla parte bassa del touch screen e lì bloccata come la sua progenitrice, ed un’altra molto più spavalda, blu, in grado di muoversi su tutti e due li schermi comandata dal D Pad -touch screen, microfono o altro non vengono utilizzati-. La Blu può anche ruotare su se stessa, premendo L e R, in modo da dare un’angolazione alla sfera diversa a seconda delle necessità di rimbalzo. Lungo il livello sono sempre presenti muri od oggetti da distruggere e bisogna farsi strada tra questi ed i nemici per arrivare alla fine. Dopo un certo numero di stage si dovrà affrontare un mostro finale con un punto sensibile da colpire, sempre facendoci rimbalzare addosso la sfera. Aggiungete una storia trita e ritrita raccontata attraverso poche e brutte schermate statiche ed avrete Devilish.

Devilish Devilish Devilish

Ball Power!

L’idea ricorda quella di Odama, ovvero costruire qualche cosa in più attorno ad un’idea semplice e vecchia. Già dalla schermata d’introduzione però s’inizia ad intuire che qualche cosa non è andata tanto bene. La grafica dei menu raffazzonata e il look dei protagonisti –ma in un titolo del genere ci devono proprio essere dei personaggi???- alquanto discutibile non fanno sperare bene, ma è quando parte il gioco vero e proprio che la natura da produzione di bassa lega si fa sentire. Partiamo da una grafica che non sfigurerebbe su Nes formata com’è da moduli bidmensionali ripetuti all’infinito e una pessima e monotona rappresentazione isometrica. Pochissimi colori, effetti di luce disegnati, mostri realizzati con pessimo gusto, sganciati dal contesto nonché animati in maniera approssimativa completano il comparto tecnico… Ed il bello è che malgrado la pochezza di quanto mostrato sugli schermi molte volte riesce a presentare degli evidenti problemi d’aggiornamento. Commenti altrettanto negativi per il lato sonoro con musiche brutte, poco ispirate e ripetitive. Non si riesce a giocare senza azzerare l’audio dopo una manciata di secondi e la trecentottantesima volta che si è risentito lo stesso sample di chitarra digitale. Gli effetti sonori –cinque o sei- sono,infine, piatti e mal digitalizzati.

Ritorno al passato

Forse analizzando il lato giocoso i risultati possono variare? Certo che no! Se l’idea di fondo potrebbe anche essere carina, la miscellanea di elementi esplorativi con quelli di puzzle game ottiene degli effetti tutt'altro che buoni. Il più delle volte ci si ritrova a seguire le evoluzioni della palla senza magari far nulla, girovagando privi di stimoli e motivi, senza sapere dove andare e raccogliendo bonus di dubbia utilità. I molti bonus presenti, che danno la possibilità di allargare la paletta o velocizzare la palla ecc. sono, infatti, quasi completamente inutili al raggiungimento della meta. La pochezza e la piattezza del level design non offrono quasi mai la possibilità di apprendere delle tecniche di controllo raffinate. Quando poi ci si lancia in inutili evoluzioni ci si scontra con un sistema di controllo e degli urti molte volte impreciso e decisamente poco intuitivo. La palla, infatti, interagisce con la paletta solo se ci rimbalza sopra, non la si può, per dire, accompagnarla o aggiustarne la traiettoria. Se da un lato rispecchia la meccanica originale, dall’altro svilisce la profondità di gioco. C’è da dire che giocato in modalità difficile le cose migliorano un pochino, e il gioco diventa qualcosa di più vicino a quello che avrebbe dovuto essere. La maggior velocità della pallina rende più pepato il tutto… peccato che il leggero entusiasmo sfuma presto in frustrazione e noia per colpa di una curva di difficoltà disegnata alquanto male. Se si riesce a superare il tutto si arriverà comunque alla fine in un attimo: il gioco è talmente breve che in modalità normale due/tre orette saranno sufficienti a finirlo e poco più si è occupati in modalità difficile.

Devilish Devilish Devilish

Indubbiamente l’idea alla base di Devilish è carina e con grandi potenzialità, ma è anche vero che troppi sono i punti a sfavore di questo titolo. Partendo da un comparto grafico di qualità pessima, arrivando alle noiosissime musiche e passando per uno stile dei personaggi a dir poco discutibile, la luce della base viene presto spenta. Ma è il disegno dei livelli a deludere di più, non offrendo praticamente mai spunti interessanti o idee giocose e facendo scadere troppe volte l’azione di gioco nella completa casualità. Molte produzioni di secondo piano mostrano comunque una cura nella realizzazione notevole. Devilish invece è poco rifinito e mal progettato dando l’idea che il gioco sia stato realizzato non solo con pochi mezzi ma anche con poca voglia. I numerosi bachi che costellano il tutto sono solo una delle spie che fanno intuire quanto scritto sopra.

Pro Immediato Adatto a sessioni brevi Contro Realizzazione tecnica pessima Noioso Game Design praticamente inesistente

Recensire un titolo sconosciuto ai più e scarsamente atteso può essere stimolante. Quando si scarta la confezione di un titolo del genere, il proprio senso critico, non annebbiato dall’hype e completamente “bianco”, inizia, curioso, ad analizzare aspetti secondari come la copertina, il manuale d’istruzioni o il “quanto è carina la custodia dei giochi DS”… La voglia è di sapere se si ha tra le mani un capolavoro nascosto da divulgare alle masse -mania d’onnipotenza???- o se invece la scoperta sarà solo quella di una mediocre produzione da dimenticare in fretta.

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