Die Hard: VendettaDie Hard: Vendetta 

Vi ricordate di John McClane? Si tratta del personaggio che ha consacrato Bruce Willis nell’Olimpo delle star hollywoodiane, con tre film che hanno riscosso un grande successo anche in Italia e con un quarto episodio previsto per l’anno prossimo.
Poliziotto di “vecchio stampo”, McClane finisce sempre per trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma ogni volta riesce a risolvere la situazione. In Die Hard: Vendetta lo troviamo ragionevolmente invecchiato e con una figlia adulta, che ha deciso di seguire le sue orme…

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“Se non ti avessi ucciso io, l’avrebbe fatto il cancro. Sono solo arrivato prima…”

Lungo gli otto livelli che compongono il gioco, avrete modo di sentire più di una battuta “alla McClane”. Il fatto che il personaggio sia doppiato in Italiano, tra l’altro con la splendida voce di Mario Cordova (che, stranamente, non ha doppiato Willis in alcun film della serie Die Hard, ma lo ha fatto in Pulp Fiction e nel telefilm Moonlighting), aiuta davvero molto a calarsi nell’atmosfera di Die Hard: Vendetta. Già che ci siamo, apriamo una piccola parentesi: il doppiaggio del gioco è un po’ “strano”: all’inizio si distingue sempre e solo la voce dell’onnipresente Marco Balzarotti (doppiatore di Sirio il Dragone nei Cavalieri dello Zodiaco, tanto per dirne una, e ormai da anni impegnato nel doppiaggio dei videogame. Avete presente Warcraft e Mafia?), camuffata una decina di volte per adeguarsi ad altrettanti personaggi. In seguito, invece, arrivano il già citato Cordova e altri doppiatori a fare da contorno, conferendo al prodotto un’aria molto più professionale.
Chiuso il discorso relativo all’adattamento, passiamo alla struttura del gioco.
Die Hard: Vendetta, come già detto, è un fps classico ma con qualche elemento adventure. Oltre a sparare e a distruggere tutto ciò che si muove, infatti, è molto importante anche interagire con i personaggi che incontrerete e con l’ambiente in generale. Il pulsante X vi permette di parlare, aprire contenitori e attivare interruttori. Si tratta di cose fondamentali per il proseguimento del gioco, ed è spesso consigliabile ascoltare in toto ciò che le persone hanno da dire: potrebbero indicarvi la strada giusta o darvi un oggetto importante.
Molto interessante è anche la possibilità di arrestare i delinquenti, arrivando alle loro spalle in “modalità stealth” (e cioè semplicemente con l’arma non puntata, muovendosi più piano del normale) e premendo sempre X. Questo vi permette, talvolta, di risolvere situazioni altrimenti disperante, come quando ci sono in ballo degli ostaggi e una mossa sbagliata può decretarne l’eliminazione (con il conseguente game over, s’intende).

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Tra vecchio e nuovo

La struttura da sparatutto in soggettiva consente di inserire qualche novità, e gli sviluppatori l’hanno fatto con il “tempo dell’eroe”: per un periodo limitato di tempo, premendo sulla propria base i due stick analogici del Dual Shock 2, potrete muovervi “al rallentatore” per affrontare i nemici più difficili, in modo da schivarne i colpi e infliggere un danno maggiore in meno tempo. Il tutto mentre si ode la Nona sinfonia di Beethoven in sottofondo!
Si tratta di una cosa che personalmente ho usato solo un paio di volte, contro avversari resistenti. Per tutti gli altri basta anche il semplice revolver, a patto di muoversi con furbizia e cautela.
Il sistema di controllo è semplice e intuitivo: lo stick analogico sinistro serve per muoversi avanti, indietro o di lato, mentre quello destro è deputato alla mira e quindi anche al cambio di direzione in movimento. Consiglio caldamente di cambiare l’impostazione della mira, invertendo le direzioni, per chi è abituato a giocare con simulatori di volo et similia.
La croce direzionale serve per scorrere velocemente le armi (piuttosto numerose, in verità) o per selezionare gli oggetti dell’inventario, mentre i tasti dorsali permettono di sparare o di utilizzare la “mira manuale” (dotata di zoom, in alcuni casi). Infine, i tasti “normali” servono per parlare/aprire, saltare e passare in modalità stealth.
Si riesce a tenere un buon comportamento anche nelle situazioni più concitate, il che è fondamentale. Sotto questo punto di vista, ci si può lamentare solo per la mancanza di una certa precisione quando si cerca di colpire dei bersagli lontani, anche con il fucile da cecchino.
La grafica del gioco è funzionale, su questo non si discute. Die Hard: Vendetta non è un titolo che fa gridare al miracolo per la quantità di poligoni su schermo o per la potenza del motore grafico (che, per dirla tutta, ogni tanto stenta un po’). I personaggi sono stati realizzati abbastanza bene, ma non come ci si potrebbe aspettare da un gioco per PS2 del 2003. Fortunatamente, tutto passa in secondo piano dopo qualche partita, per merito dell’atmosfera che si crea, dei dialoghi e dell’azione…
Le musiche sono poco incisive, gli effetti buoni ma non eccezionali. L’aspetto sonoro del gioco, insomma, deve davvero molto al doppiaggio e alla localizzazione in Italiano.

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Concludendo...

Se vi sono piaciuti i film della serie Die Hard, acquistare Die Hard: Vendetta non sarà affatto un errore. Non si tratta di un gioco che stupisce per le proprie qualità, ma la struttura è solida e ci sono davvero tante cose da fare.
Per quanto concerne la longevità, gli otto livelli offrono un intrattenimento di media durata e si prestano ad essere rigiocati. La mancanza di checkpoint (ce n’è solo uno per stage) rende le cose molto frustranti, a volte, e si finisce per ripetere daccapo gran parte di ciò che si è fatto (o l’intero livello, se si carica la partita) più volte, quando si incontra un ostacolo di una certa entità. Riuscire a portare a termine le missioni, però, dona una grande soddisfazione.
Corredano il tutto alcune modalità in multiplayer (sfruttabili soprattutto se disponete di un Multitap e di quattro pad) e un simpatico “making of” con interviste ai programmatori, anch’esso tradotto (solo testualmente, però) in Italiano.
In definitiva, Die Hard: Vendetta è un first person shooter che strizza l’occhio alle avventure in prima persona. Al di là della realizzazione tecnica, il risultato finale mi pare godibile e divertente.

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Pro: Struttura di gioco valida e coinvolgente Doppiato in Italiano, con la voce di Mario Cordova Dotato di un certo spessore Contro: Grafica non eccezionale Musiche poco coinvolgenti Spesso frustrante

Il ritorno del figliol prodigo…

La trama di Die Hard: Vendetta si rifà per molti versi a quella del terzo film della serie. In quel caso, il ruolo di “cattivo” apparteneva a Jeremy Irons, che interpretava la parte del fratello di Hans Gruber, ucciso da Willis/McClane nel primo Die Hard. Nel gioco, invece, McClane dovrà fare i conti con Piet Gruber, figlio di Hans nonché trafficante di opere d’arte.
Ci troviamo a Los Angeles. Christopher Von Laben, supervisore del Townsend Art Museum, organizza una cerimonia per festeggiare l’arrivo di un quadro di particolare valore, donato da Piet Gruber. La realtà, però, è ben diversa: gli uomini di Gruber, approfittando della situazione e con la complicità di Von Laben, hanno intenzione di rubare tutti i dipinti del museo, sostituendoli con dei falsi. Colti in flagrante dall’agente Lucy McClane, prendono la ragazza come ostaggio e fanno precipitare la situazione.
Seduto davanti alla TV, che trasmette l’evento, John McClane non può certo restarsene con le mani in mano, e così corre in aiuto della figlia.
Se per altri giochi la trama è un elemento semplicemente di contorno, in Die Hard: Vendetta gli sviluppatori hanno cercato di renderla centrale. I giocatori, impersonando McClane in un first person shooter di stampo classico ma con diversi elementi adventure, si trovano di fronte a un’esperienza che ricorda molto da vicino i film della serie Die Hard.

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