Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII  4

Il ritorno di uno degli JRPG più amati, in una veste inedita: Square Enix ha centrato il bersaglio?

Cerbero

Per quanto atipico dal punto di vista ludico, Dirge of Cerberus non manca di narrare una trama in perfetto stile "JRPG", ideata dalla Square Enix rispettando l'avventura originale, senza licenze poetiche disastrose che ne giustificassero l'esistenza: invece di raccontare una storia corale antecedente o precedente alla battaglia con Sephiroth, Square ha deciso di esplorare una delle sue creature più riuscite e amate, il tenebroso ex-Turk Vincent Valentine, cyborg mostruoso dal passato oscuro e dal carisma invidiabile. Contattato da Reeve Tuesti, la vera identità del pupazzo Caith Sith che aveva causato non pochi problemi a Vincent e soci prima di diventarne un prezioso alleato, il nostro protagonista si ritrova a festeggiare a modo suo la rinascita del paese di Edge: sono passati tre anni dalla caduta della Meteora che ha devastato Midgar e lentamente il mondo sta tornando alla normalità. E tuttavia, misteriose sparizioni di esseri umani a Junon e movimenti sospetti nell'ombra indicano che una nuova minaccia è in agguato: Vincent si troverà coinvolto in una battaglia contro i terribili supersoldati Tsviets, e dovrà fare i conti con il suo passato e con ciò in cui è stato trasformato dal perfido Hojo. La scelta di concentrare questo sequel di Final Fantasy VII sulla figura di Vincent, che paradossalmente era un personaggio opzionale nell'originale, si rivela piuttosto vincente: degli altri protagonisti sappiamo già più o meno tutto, Vincent è sempre stato il character più misterioso e complesso, sia visivamente che a livello caratteriale. Benchè non particolarmente lungo o complesso il plot tratta con cura sia la storia di Vincent che dei suoi nemici e si rivela di buona qualità.

Shooting Fantasy VII

Fin dalle prime foto apparse su internet, Dirge of Cerberus non ha mancato di alimentare un sempre più crescente scetticismo circa la sua realizzazione e la sanità mentale di Square Enix: traslare il sequel videoludico del suo più famoso franchise in uno sparatutto non è esattamente un'idea geniale, per quanto originale. L'inesperienza della softco nel campo si nota fin dai primi momenti di gioco, ma c'è da dire che effettivamente Dirge of Cerberus non è quel disastro che molti si aspettavano.
Il problema principale risiede probabilmente nell'iniziale scomodità dei controlli, che persiste effettivamente per parecchie ore di gioco, e che è aggirabile tramite l'utilizzo di mouse e tastiera, assolutamente accessori: Dirge of Cerberus è un prodotto pensato principalmente per la fruizione tramite joypad, il problema è che quest'ultimo non è adatto al gioco. Una volta abituaticisi ai controlli e imparato ad utilizzare il sistema di lock-on e targeting, Dirge of Cerberus diventa un po' più godibile: più che uno sparatutto, Dirge si rivela allora una sorta di action-game, in cui Square ha mischiato vari elementi ludici pescati qua e là.
L'elemento più interessante è sicuramente la possibilità di modificare il proprio arsenale a piacimento e in tantissimi modi: trovando gli appositi item in giro per gli stage, o comprandoli nel "negozio" accessibile tra una missione e l'altra, è possibile appunto cambiare le caratteristiche delle armi di Vincent, al fine da averne sempre almeno tre intercambiabili in qualsiasi momento per adattarsi alla situazione. Partendo dalla pistola automatica iniziale è possibile ottenere un lento ma devastante fucile, un mitragliatore, pistole "magiche", fucili di precisione con tanto di zoom, e tantissime altre versioni della stessa arma. La personalizazzione possibile è enorme ed è realmente l'asso nella manica del gameplay di Dirge of Cerberus.

L'elemento più interessante è sicuramente la possibilità di modificare il proprio arsenale a piacimento.

Shooting Fantasy VII


All'utilizzo delle armi da fuoco, Vincent associa anche altre capacità combattive: oltre ai pugni e calci a distanza ravvicinata, Vincent può utilizzare le Materia per lanciare le relative magie sui nemici, utilizzando la canonica barra dei Magic Points. Le Materia si trovano o si possono acquistare, e se n'è può equipaggiare solo una per volta, costringendo il giocatore a scegliere con cautela quale Materia utilizzare in missione: in realtà, la magia non ricopre un ruolo fondamentale nel gameplay di Dirge, il suo utilizzo è anzi spesso trascurabile. Un'altra capacità di Vincent è quella di utilizzare degli appositi item per trasformarsi in una creatura devastante per alcuni secondi: i giocatori di Final Fantasy VII riconosceranno sicuramente la Limit Break che caratterizzava il protagonista nel JRPG del '97, e che in Dirge of Cerberus è una risorsa spesso disperata, visto che non si presenta spesso l'occasione che ne implichi un utilizzo necessario. A parte le risorse belliche di Vincent, Dirge of Cerberus offre poca varietà: le missioni sono lineari nel concept nonostante a volte sia richiesta l'esplorazione degli ambienti alla ricerca di chiavi o interruttori, ma il tutto si riduce alla fine a un continuo incrociarsi di proiettili con i nemici, peraltro carenti quanto ad intelligenza artificiale, spesso concentrati più a sparare che a sfuggire ai nostri stessi colpi. A questo si unisce la scomodità del salto, che invece di essere una utile manovra evasiva si rivela un'azione scomoda che spesso confonde l'azione e la telecamera: quest'ultima infatti è completamente gestibile dal giocatore, ma quando automaticamente si adegua ai movimenti di Vincent spesso finisce con lo scegliere le inquadrature meno comode per la visualizzazione dei nemici e dell'ambiente circostante, rendendo una vera impresa scegliere con precisione i propri bersagli e un'eventuale via di fuga.

Dopo Advent Children

La qualità dei filmati in computer graphic in Dirge of Cerberus non invidia quella del lungometraggio dedicato a Final Fantasy VII commercializzato l'anno scorso: design e regia ricordano effettivamente quelle di un film, e come da tradizione Square Enix si rivela la regina di questi intermezzi non interattivi. Il motore poligonale effettivo invece non fa gridare al miracolo, ma considerando la natura del gioco si resta piacevolmente sorpresi dal frame rate costante e la quasi totale assenza di rallentamenti anche nelle fasi più concitate, in presenza di boss giganteschi ed esplosioni a profusione. La modellazione poligonale di Vincent e dei suoi nemici è estremamente ben realizzata, le texture sono dettagliate e nonostante l'aliasing onnipresente si resta piacevolmente stupiti da una qualità visiva proprio soddisfacente, specialmente nelle cutscene che espongono la trama. Aleggia un'atmosfera steampunk ancora più profonda che nell'originale Final Fantasy VII, con un design sopratutto dei nemici davvero azzeccato. Ottimo il doppiaggio, con una scelta puntuale delle voci, e molto buona la colonna sonora, seppur non particolarmente memorabile: in generale le tracce musicali accompagnano l'azione senza diventare invadenti e mantenendo il giusto ritmo, spesso citando passaggi melodici di Final Fantasy VII, a volte remixati per adeguarsi al nuovo capitolo della saga.

Non è la prima volta che Square Enix ostenta la sua versatilità e la sua voglia di reinventarsi (chi ha detto Tobal e Ehrgeiz?) ma ogni fan di Final Fantasy VII non potrà fare a meno di chiedersi se era necessario ostentare proprio con uno dei giochi più amati della storia. L'idea di base è buona e originale, ma la softco ha inciampato nella propria inesperienza sul campo, realizzando un mix tra un JRPG e uno sparatutto non troppo convincente. Dirge of Cerberus è gradevole, e i fan della saga troveranno nell'ottima trama un incentivo a giocarlo per ritrovarsi a fianco dei propri beniamini, tutti gli altri si scontreranno con un sistema di controllo scomodissimo, una telecamera fallata e una linearità a tratti fastidiosa. I finali alternativi, le modalità di gioco bonus e una copiosa quantità di segreti cercano di allungare la discreta longevità di un titolo che una volta raccontata la sua storia, finirà sullo scaffale, probabilmente non vicino all'esimio capostipite. Pro

  • Idea intelligente
  • Buona realizzazione tecnica
  • Trama intrigante
Contro
  • Troppo lineare
  • Sistema di controllo scomodo
  • Difficoltà sbilanciata, longevità mediocre

Final Fantasy VII è stato sicuramente l'esponente più famoso della prima generazione poligonale di RPG, e probabilmente uno dei titoli più venduti e conosciuti del mercato PlayStation. A dieci anni di distanza dal lancio di quella settima Fantasia Finale in Giappone, l'avventura di Cloud Strife e soci è ancora oggi idolatrata, venerata e amata da milioni di videogiocatori: grazie alla poderosa sceneggiatura e ad alcuni tra i personaggi fittizi più belli di sempre, il capolavoro Square Enix è riuscito a imporsi nell'immaginario collettivo come pochi altri erano riusciti a fare, stabilendosi spesso come termine di paragone per praticamente ogni titolo dello stesso genere. Il progetto di Square Enix di sfruttare questo franchise ha colto di sorpresa il mercato videoludico, più che altro per la varietà e la quantità delle proposte: tuttora il piano della softco giapponese appare perfino un po' ridicolo, oltre che azzardato. Prima un ambizioso (e riuscito) film per il grande schermo, in computer graphic, per narrare il seguito della vicenda iniziata su PlayStation; poi un prequel per PSP e un altro per cellulare (!), poi questo sparatutto Dirge of Cerberus, mentre tutti chiedono a gran voce semplicemente il remake del masterpiece originale. E mentre le voci di corridoio insistono e i produttori con poca convinzione smentiscono, noi ci troviamo di nuovo a combattere i cattivi a Midgar e dintorni, nei panni nientepopodimeno che del tetro Vincent Valentine.