Dynamite HeaddyDynamite Headdy (Virtual Console) - Recensione 

Quando il platform si crede uno show di marionette da attraversare a rotta di collo, diventa Dynamite Headdy. Scopritelo, di ritorno su Wii dall'era Megadrive, nella nostra recensione Virtual Console...

Dynamite Headdy (Virtual Console) - Recensione Dynamite Headdy (Virtual Console) - Recensione

Cos'era ieri

Oggi il marchio Treasure è legato all’idea di giochi adrenalici, che uniscono gli scontri epocali con enormi boss a una concezione ludica in cui sparare e correre, osservare e agire appaiono attività mescolate con un design dal sapiente dinamismo. Poco conta il genere in cui tale “poetica” si esprime, ed è proprio “ieri”, nell’epoca delle console a sedici bit e delle estetiche bitmap a due dimensioni, che Treasure cementa in maniera determinante questa fama con titoli dal calibro di Gunstar Heroes o dalla dirompente originalità come il presente Dynamite Headdy. Forti dell’acclamazione critica e di pubblico riscossa da Gunstar Heroes, anti-Contra fumettoso e sbilanciato sulla dimensione platform, i tipi di Treasure decisero di non capitalizzare sul successo riscosso e di esprimere invece la propria visione videoludica in un prodotto radicalmente diverso, che rientrerebbe nel genere platform soltanto prestando fede a una classificazione decisamente elastica. Dynamite Headdy è dinamite pura, una miccia che esplode costantemente. Il platform game è un pretesto, con il quale i tipi di Treasure riescono a mantenerci in uno stato di costante fibrillazione.

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Cos'era ieri

Tanto per cominciare, anche se si salta di piattaforma in piattaforma, l’interazione fondamentale con l’ambiente è offerta da Headdy, evidente metonimia videoludica in cui titolo e protagonista non si limitano a coincidere, ma la parte sta per il tutto e il simbolo per la funzione. La testa di Headdy, appendice semovibile, è insieme mezzo offensivo e deambulatorio in quanto alla mossa offensiva nei confronti dei nemici unisce la capacità di appiglio per aggrapparsi a piattaforme, nonché una serie di trasformazioni che – in maniera non dissimile da quelle di colleghi come Kirby o Kid Chamaleon – garantiscono abilità di ogni tipo: dalla miniaturizzazione per raggiungere certi anfratti e percorsi alla suzione di bonus e nemici, dalla raddoppiata potenza o velocità alla produzione di fiamme offensive o teste multiple, dal sonno guaritore alla bolla protettiva. Tutto questo non spiegherebbe però ancora l’originalità di Dynamite Headdy, che sta principalmente nel fatto che la formula platform è da un lato ibridata con un interazione folle, guidata da costanti divertissement interattivi e, dall’altro, inondata da una proliferazione di gag e trovate visive.

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Cos'è oggi

Dynamite Headdy è un gioco che ha superato il test del tempo semplicemente perché pochissimi altri titoli hanno esplorato le variazioni sulla formula platform come questo originale esperimento. È un platform sui generis, che si rivela come tale sin dall’inizio, quando il giocatore controlla Headdy in una fuga a corsa guidata dalla CPU con gli altri ex detenuti dalla prigione della crudele marionetta responsabile dell’invasione del mondo-teatrino del gioco. Il giocatore è portato subito a capire che dovrà alternare una certa libertà esplorativa a un regime di gioco semi-guidato. Può così capitare che Headdy venga agguantato da un boss in folle corsa e sia costretto ad attraversare un intero livello senza potersi muovere a piacimento, ma solo evitando di cozzare troppo frequentemente lungo le pareti dei tunnel lungo i quali dovrà, limitato nel controllo, sconfiggere il boss e i suoi sgherri. In altre sezioni, più libere, la concezione platform è votata alla proliferazione delle trasformazioni, dell’interazione e degli scontri, secondo una filosofia dell’eccesso che offre al giocatore una sovrabbondanza di scelta sul come divertirsi a deambulare. Il contraltare è una mancanza di compattezza dell’esperienza, il latitare di quella magnifica semplicità e del controllo chirurgico della scuola Nintendo, ma criticando questa tendenza alla passeggiata folle si rischierebbe di non comprendere il vero spirito di Headdy che, del resto, trova esplicito corrispettivo nell’estetica del gioco.

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Cos'è oggi

Aspetto figurativo, animazioni e linguaggi videoludici esplodono/implodono costantemente in Headdy, gioco-teatrino in cui i fondali collassano l’uno nell’altro come scenografie da cui pendono addetti ai lavori, i boss occupano gli interi livelli, gli elementi del fondale reclamano attenzione a un occhio costantemente distratto dalla sovrabbondanza visiva, gli stili estetici si impiastricciano in un pastiche ludico e surreale, evidentemente sviluppato da un acuto senso della libera associazione creativa (e, a volte, citazionista, come quando Headdy affronta un boss in un’evidente omaggio a Castelian). Dynamite Headdy, così, scorre fin troppo liscio, quasi facendo reclamare una maggiore libertà di osservare i mille dettagli vivi dei fondali e dei personaggi, fino al quarto o quinto livello, superati i quali la curva di difficoltà subisce un’impennata decisamente ingiustificata. Il giocatore è così costretto a ritentare dall’inizio tutto quanto, dedicandosi per la sopravvivenza futura all’improba impresa di raccolta dei limitatissimi bonus vita e continue extra, a confronto dei quali la conquista degli extra nascosti appare pura utopia. È forse questo il maggiore difetto di un gioco che, inaspettatamente, si ritorce crudele contro il giocatore dopo essersi offerto dolce e liscio come uno show interattivo. Eppure, anche così, Dynamite reclama l’attenzione che la pubblicazione in epoca di pieno declino dell’hardware Sega gli aveva negato. Se uno dei maggiori vantaggi di un’operazione come quella della Virtual Console di Nintendo è quello di offrire al pubblico videoludico dei giochi troppo rapidamente dimenticati o superficialmente considerati, Dynamite Headdy è certamente tra questi. Caldamente consigliato a tutti quelli che sono alla ricerca di una sollazzante quanto dolorosa corsa a rotta di collo in un platform-game che si crede un teatrino ambulante.

Esplosivo sfogo creativo di una Treasure appena reduce dal successo di Gunstar Heroes, Dynamite Headdy è un anti-platform inusitato quanto geniale, riesumato dalla softeca Megadrive da un oblio di un decennio e mezzo e offerto ai giocatori della Virtual Console di Wii in cambio di soli 800 Wii Points.