Eternal Darkness  0

Anche Nintendo ha il suo survival-horror! Il GameCube si scopre sempre di più maturo grazie ad un titolo che sa offrire emozioni e sorprese in gran quantità.

Non conosco Raccoon City

Le vicende narrate in Eternal Darkness si aprono con il misterioso e raccapricciante ritrovamento del corpo di un uomo all’interno della sua villa; decisa a scoprire il motivo di tale delitto e stufa di attendere le inconcludenti indagini della polizia la nipote della vittima, Alexandra Roivas, decide di addentrarsi nella magione per cercare indizi che chiariscano quanto accaduto. Così si apre la produzione Nintendo, ma si tratta solo della punta dell’iceberg per quello che è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori storyboard a cui l’industria dei videogiochi abbia assistito negli ultimi anni. Ed è proprio su tale elemento che Eternal Darkness poggia la stragrande maggioranza del suo fascino; l’imprevedibilità della trama, la sua capacità di tenere il giocatore incollato allo schermo è ciò che eleva il titolo dalla massa e che gli conferisce una identità propria. Lontano dalla paura “esplosiva” di Resident Evil e non assimilabile nemmeno alla paura “implosiva” di Silent Hill, Eternal Darkness trova ragione d’essere più nella bellezza della storia che in distinti singoli e precisi elementi. Proprio per tale motivo, la fatica di Silicon Knights si rivela un titolo da scoprire –e che si lascia scoprire- passo dopo passo, coinvolgendo ed esaltando in misura lentamente ma costantemente crescente. Di fondamentale importanza appare in quest’ottica il sanity meter, unico reale aspetto innovativo del gameplay ma la cui implementazione merita un plauso ai programmatori; in parole povere, esso è rappresentato da un indicatore che decresce incontrando i mostri e le creature nemiche. Abbattendo tali aberrazioni e uccidendole con un colpo di grazia si recupera una minima parte di sanity, ma già dopo un paio di ore di gioco mantenere un livello elevato sarà impresa ardua. Gli effetti che un ridotto livello di sanity meter può avere sul personaggio controllato sono molteplici, ma nella totalità dei casi rappresentano espressioni di una salute mentale sempre più labile. Parliamo di allucinazioni visive e uditive, il cui numero e qualità è sufficientemente elevato da rappresentare una sorpresa anche una volta addentratisi parecchio nel gioco.

10 gocce di valeriana basteranno?

Che la trama sia il vero cardine di Eternal Darkness, questo è chiaro. Ma un gioco degno di tale nome ha bisogno anche di un gameplay solido, ed il titolo Silicon Knights può vantare una buona qualità anche da questo punto di vista. Ciononostante, il coinvolgimento dettato dal desiderio di proseguire e scoprire nuovi risvolti nelle vicende narrate funge da “filtro” nascondendo alcuni aspetti ludici di qualità leggermente inferiore al resto. La meccanica di gioco di Eternal Darkness è fondamentalmente quella di un adventure game piuttosto movimentato, dai ritmi elevati dall’elevato tasso d’azione. Le fasi di esplorazione delle ambientazioni e di combattimento sono infatti inframezzate da enigmi decisamente semplici, la cui risoluzione non dovrebbe rappresentare un problema per nessun utente con un minimo di familiarità col genere. Più in generale inoltre, il percorso da seguire è tracciato in maniera piuttosto marcata, “guidando” di fatto il giocatore nei suoi spostamenti e nelle sue azioni quasi come se il titolo stesso desiderasse assistere alle vicende con la stessa curiosità dell’utente. In un’ottica diversa però, tale indiscutibile linearità potrebbe lasciare più di qualche perplessità in chi non gradisce doversi limitare a seguire un percorso ben delimitato. Piacevole il sistema di combattimento, che permette di colpire differenti parti del corpo dei mostri per effettuare mutilazioni dall’utilità anche in termini pratici: decapitare uno zombie significa privarlo della vista, con la conseguenza di vederlo attaccare tutto ciò che gli capita a tiro, alleati compresi. Nondimeno, eliminare con un taglio netto gli arti superiori impedisce al malcapitato di offendere, relegandolo al ruolo di orribile e sanguinante fantoccio. Tale azzeccato sistema di combattimento sarebbe stato sicuramente esaltato da una intelligenza artificiale degna di questo nome; sfortunatamente, i nemici presenti nella produzione Nintendo sembrano essere subordinati a poche e semplici routine che li privano di ogni modalità di attacco che non sia quello diretto a testa bassa. Delude anche la limitata varietà degli stessi, che di fatto riduce ad avere a che fare per l’intera durata del gioco con solo 4-5 specie diverse. Decisamente interessante l’introduzione delle magie, la cui evocazione è subordinata alla raccolta e successiva unione di alcune delle rune rinvenibili all’interno dei livelli. Ogni magia può inoltre essere legata a 3 diversi elementi, che si scontrano tra loro con un sistema del tutto riconducibile al classico carta-forbici-sasso. Più in generale comunque, la presenza di 12 diversi personaggi controllabili –ognuno con caratteristiche fisiche e armi leggermente diverse- rappresenta la vera carta vincente per tenere viva e appagante una meccanica di gioco che altrimenti avrebbe peccato di eccessiva ripetitività. Va segnalata però la marcata caduta di tono della fatica di Silicon Knights nelle fasi finali: senza voler svelare nulla, ci limitiamo ad annotare come le ultime 2 ore di gioco appaiono così ripetitive nei compiti da svolgere e poco gratificanti rispetto al resto dell’avventura da rendere ben più che un sospetto l’ipotesi di una conclusione affrettata per poter rispettare la data di uscita nei negozi.

I come from sixtyfour

Dal punto di vista tecnico, Eternal Darkness si attesta come un prodotto di ottimo livello, pur palesando in più di qualche occasione le sue origini sessantaquattresche. L’ottima qualità delle texture, l’eccellente palette cromatica e gli effetti superbi –esclusa la mediocre rappresentazione delle fiamme- controbilanciano alcune architetture leggermente troppo semplici e squadrate, animazioni migliorabili e costruzioni poligonali non “da 128 bit”. Il lavoro dei programmatori americani per quanto riguarda l’aspetto grafico è quindi nel complesso altalenante, capace di passare dal buono ma nulla più all’eccellente nell’arco di un paio di locazioni. Da lodare in ogni caso l’inclusione della modalità 16:9 in grado di fare la felicità di ogni possessore di schermo panoramico. Fantastico il sonoro, d’atmosfera come pochi altri e a cui va il merito per una buona fetta del feeling del gioco; la situazione viene esaltata dall’implementazione del Dolby Pro Logic II, che completa il quadro per quello che è un ulteriore smacco a chi metteva in dubbio le capacità sonore di Gamecube. Apprezzabile la longevità, con l’avventura terminabile nell’arco di una ventina di ore ma dotata di un discreto numero di extra in grado di incentivarne la rigiocabilità.

In conclusione

Eternal Darkness si è rivelato essere una vera sorpresa, soprattutto per quanti credevano che un gruppo di programmatori americani non fosse in grado di creare un adventure-horror game degno di questo nome. Al contrario, Silicon Knight è riuscita nell’intento di dar vita a un prodotto di elevato spessore, dotato di uno spiccato carattere e soprattutto accompagnato da una trama tra le migliori degli ultimi anni, capace di calamitare l’attenzione del giocatore e addirittura di nascondere alcune indiscutibili pecche a livello di gameplay. Purtroppo lasciano l’amaro in bocca gli ultimi passaggi dell’avventura, decisamente sottotono e in grado di ricollocare sensibilmente il giudizio dell’intero prodotto. In definitiva, pur non perfetto, Eternal Darkness è un titolo consigliabile a chiunque e che getta delle eccellenti basi per quella che può diventare una saga di sicuro successo.

    Pro:
  • Trama eccellente
  • Grande coinvolgimento
  • Sonoro a livelli elevatissimi
    Contro:
  • Giocabilità non perfetta
  • Ripetitività di fondo
  • Marcata linearità
  • Battute finali davvero sottotono

Benché nato sotto i migliori auspici e forte dell’esperienza maturata con Nintendo 64, Gamecube ha dovuto fare i conti fin dal suo esordio in Giappone con un parco software piuttosto limitato, soprattutto confrontato con quello della concorrenza Sony e Microsoft; ciononostante, al grido di “pochi ma buoni” e con l’alone della “Nintendo Difference” sempre papabile, la console cubica ha continuato imperterrita il suo cammino fatto di nomi del calibro di Pikmin, Resident Evil 0, Mario Sunshine e via dicendo. A tale gruppo di grandi produzioni incaricate di tenere alta, altissima la fama della grande N ha voluto aggiungersi anche Eternal Darkness, pluri-rimandato horror game nato su Nintendo 64 e poi dirottato su Gamecube.