Etrian OdysseyEtrian Odissey - Recensione 

Siete pronti all'Odissea più difficile della storia? Atlus e Nintendo vi invitano a provarci con un rpg fuori dagli schemi.

Per l’osservatore distratto, il genere del Gioco di Ruolo alla giapponese può essere esemplificato da un gioco come Final Fantasy, praticamente un romanzo interattivo nel quale esplorazione, combattimenti e gestione dei personaggi sono tutti aspetti, per quanto approfonditi, subordinati alla storia, al design e alla caratterizzazione dei protagonisti. In realtà la galassia dei JRPG è sterminata e può contare su infinite varianti e declinazioni; e spesso è stata proprio Atlus che, con coraggio, ha fatto conoscere anche ai giocatori occidentali gli aspetti più singolari e di nicchia del genere. Etrian Odissey viene pubblicato adesso nel Vecchio Continente, oltre un anno dopo l’uscita americana, nella convinzione, forse, che il pubblico europeo sia finalmente maturo per quest’ulteriore passo in avanti.

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Etrian Odissey - Recensione

Note videoludiche

Il compositore delle musiche di EO è nientepopodimenoche Yuzo Koshiro: il quarantenne musicista giapponese ha iniziato la propria carriera in Falcom nel 1986, scrivendo la colonna sonora dei primi episodi di Ys, ma da freelancer il suo nome è legato a Capolavori quali ActRaiser di Enix, e alle più belle colonne sonore made in Sega. Qualche nome? Che ne dite di Shinobi, Streets of Rage, Sonic e sua maestà Shenmue? Koshiro è attualmente considerato, e non potrebbe essere altrimenti, uno dei maggiori compositori di musica per videogiochi, assieme a gente come Nobuo Uematsu e Koji Kondo.

Solide radici

Un passo in avanti che in realtà, da un punto di vista “filologico”, rappresenta diversi passi indietro. Con l’andare del tempo e la sempre maggior penetrazione di mercato, i JRPG sono diventati giochi sempre più facili ed accessibili, ma in origine, e come si vede anche dalle varie riedizioni di Final Fantasy e Dragon Quest, si trattava di prodotti estremamente impegnativi e poco immediati. Etrian Odissey è proprio questo: non c’è storia nel senso tradizionale del termine, non ci sono PG predeterminati, il giocatore è completamente libero di affrontare l’avventura come meglio crede – e se sbaglia qualcosa sono cavoli suoi! – e i combattimenti sono oltremodo difficili.
La premessa narrativa è presto risolta, con la città di Etrian, tipicamente medieval-fantasy, che sta incoraggiando l’esplorazione di un’enorme foresta-labirinto su più piani apparsa improvvisamente alle sue porte, e con voi a capo di una gilda che si assume proprio questo compito. Etrian, navigabile via menu, è la vostra base. Potete innanzitutto organizzare e gestire la gilda: tutti i personaggi sono creati interamente dal giocatore, scegliendo tra le diverse classi che il gioco propone (più o meno quelle tradizionali di ogni GdR), e in teoria non c’è limite al numero di PG che potete mettere su, anche se concretamente nel party non ve ne possono essere più di cinque. In città c’è anche l’emporio per le compravendite, la bottega dello speziale che resuscita i membri del party e vende oggetti curativi, la locanda dove riposarsi e salvare, il Palazzo del Governo dove accettare le missioni e la Taverna in cui trovate gli incarichi secondari, nonché, finalmente, l’ingresso al labirinto. Una volta entrati nel dungeon, la visuale passa ad un 3D in prima persona, con la foresta divisa in caselle: ad ogni movimento sulla croce direzionale si avanza di una casella, o ci si gira, e intanto l’orologio interno del gioco va avanti rendendo più vicino uno scontro casuale.

La cosa bella è che[...]la mappa la dovete disegnare voi

Solide radici

La cosa bella è che non avete una mappa del labirinto ma, proprio come nello spirito più puro del Gioco di Ruolo, da quello cartaceo ai primi esempi elettronici, la mappa la dovete disegnare voi, ovviamente tramite stilo e touch screen. E’ una delle caratteristiche migliori del gioco: disegnare casella per casella il dungeon, apporre vari segnali nonché dei memo per ricordare cosa c’è su quella casella innanzitutto aumenta a dismisura il senso d’immersione e quello di star veramente esplorando una foresta sconosciuta, ed oltretutto elimina anche quella sensazione di essersi persi tipica di ogni RPG quando si affrontano dei dungeon particolarmente ampi e convoluti. E’ anche possibile usufruire di una funzione di mapmaking automatico, ma vorrebbe dire privarsi di un piacere: vi basti sapere che, secondo alcuni critici americani, Etrian Odissey rientra di diritto nella misconosciuta categoria dei Cartography RPG, un sottogenere praticamente scomparso da quando i Personal Computer hanno avuto capacità di memoria e di calcolo sufficienti a gestire una mappa automatica.

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Il Male fa molto male!

In maniera casuale, dicevamo, avvengono i combattimenti: anche le creature più innocue possono, nelle prime fasi, causarvi qualche grattacapo. Niente che non si possa risolvere con un paio di avanzamenti di livello ma, uno, il level up richiede un po’ di tempo, e, due, al piano successivo ci sono comunque mostri più forti e sanguinari. Per non parlare dei FOE (Fiere Orride ed Empie), praticamente i boss del gioco, creature spaventosamente forti in grado di spazzarvi via con un paio di colpi la prima volta che le affrontate. Fortunatamente la loro presenza, in costante movimento, è segnata sulla mappa, perlomeno su quella parte di mappa che siete riusciti a disegnare, ed è possibile evitarli con un po’ di astuzia e strategia. Non dimenticate poi che siete voi a gestire interamente il party, avanzamenti di livello compresi: una scelta sbagliata, per quanto raramente porti al Game Over, può farvi perdere parecchio tempo per recuperare. Inoltre il denaro disponibile per acquistare oggetti, equipaggiamento, riposare e resuscitare i membri del party caduti in battaglia è molto limitato: non ne guadagnate direttamente con una vittoria in combattimento, ma solo vendendo, in città, gli oggetti così ottenuti; e siccome non è possibile tornare ad Etrian in modo istantaneo, dovete rifarvi tutta la strada!

anche le creature più innocue possono, nelle prime fasi, causarvi qualche grattacapo

Il Male fa molto male!

Dimentichiamo qualcosa? Ah, sì: nel dungeon non si può salvare, anche per questo tornare in città ogni tanto è obbligatorio. Etrian Odissey, insomma, non perdona, e la pazienza necessaria per andare avanti è tanta: in compenso, è tanta anche la soddisfazione quando il vostro party diventa sufficientemente forte da sconfiggere quel mostro che all’inizio vi sembrava del tutto impossibile. Vecchia scuola in tutto e per tutto, ed è per questo che si può perdonare Etrian se dal punto di vista tecnico non fa molto per distinguersi: lo stile e i disegni sono buoni, ma tradizionali e neanche troppo caratterizzati; il 3D del dungeon è scarso e povero di dettagli (ma fluido), e le texture presentano una risoluzione bassissima. Le musiche sono di Yuzo Koshiro (se non sapete chi è date un’occhiata al box della pagina precedente), che però evidentemente non era troppo ispirato, attestandosi le sue composizioni niente più che sulla media del genere. Come dicevamo all’inizio, abbiamo aspettato più di un anno rispetto all’uscita americana del gioco (tra l’altro negli USA è uscito da poco il sequel…), ma l’attesa è ripagata da una traduzione in Italiano che gode della solita cura e rispetto per la lingua delle localizzazioni Nintendo.

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Voto

La scommessa di Nintendo e Atlus è vinta: certo, Etrian Odissey non è per tutti, e forse è addirittura per pochi, più che coraggiosi, molto pazienti. Chi scrive ha la fortuna di essere proprio quel tipo di giocatore a cui EO è rivolto, e ne è riuscito ad apprezzare tutto il buono, il senso d’immersione, l’esplorazione, la gestione del party, la soddisfazione che deriva da un paziente e certosino level up e dal riuscire a far fruttare le poche risorse disponibili. Giocatori veramente hardcore e che magari hanno vissuto la prima età dell’RPG elettronico saranno lieti di entrare nella Foresta di Etrian, tutti gli altri ne rimarranno volentieri alla larga.

Pro Si disegna la mappa! Regala enormi soddisfazioni Difficile e vecchia scuola Contro Difficile e vecchia scuola… Tecnicamente solo sufficiente

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