Final Fantasy Crystal Chronicles: Ring of Fates - Recensione  9

La miniserie costola di Final Fantasy esordisce su DS nella più brillante prova del handheld Nintendo.

Ogni destino è inciso nel Cristallo...

All'inizio del gioco, i nostri protagonisti sono a dir poco insopportabili. Mettiamolo subito in chiaro. L'idea di dover controllare un bambino di dieci anni in grado, chissà come, di sollevare spade di ferro e menare fendenti contro creature orribili e assassine non è allettante, oltre che banale e piuttosto ridicola. Oltretutto, il nostro "eroe" si chiama Yuri ed è pacioccoso oltre il limite dell'insofferenza, essendo peraltro un mix tra Monkey D. Luffy di One Piece e il Goku bambino di Dragon Ball, il tipo di bamboccio che se vede un mostro salta dalla gioia per quanto dev'essere divertente combatterlo. La sorellina, sulla quale il giocatore non ha controllo diretto, si chiama Chelinka (poverina) ed è una frignona incredibile. Insomma, terminata l'esplorazione dei primi due "dungeon" del gioco, e reiterato per l'ennesima volta il forte legame tra i due bambini e l'amore paterno del falegname vedovo che li ha allevati e l'affetto dei loro vicini di casa, viene voglia di una svolta narrativa che dia un senso all'ottimo comparto audiovisivo e a intere cutscene dialogate a voce.
La svolta in effetti avviene in modo clamoroso, e una favoletta per bambini diventa a un tratto una tetra storia di morte e malvagità, in cui il terribile despota di turno (in realtà celato fino alle fasi conclusive dell'avventura) vuole impadronirsi di un potere in grado di manipolare la realtà stessa. E Yuri e Chelinka naturalmente dovranno opporsi, per vendetta e per dovere, visto che possiedono il potere di contrastarlo. In una delle più belle cutscene mai realizzate dalla Square Enix nei suoi vent'anni di produzioni, vediamo Yuri crescere e diventare più grande, accattivante e maturo: e lì comincia la vera avventura, in cui le piroette di questo spadaccino diventano più plausibili e il mondo fantasy di Crystal Chronicles ci coinvolge definitivamente in una spirale narrativa che, per quanto non eccellente, ha il merito di inchiodare al DS fino alla sua conclusione.

Final Fantasy Hack'n'slash

Nella sua avventura, Yuri farà squadra con altri tre eroi per caso: Alhanalem, uno Yuke mago che parla rigorosamente in rima; Meeth, una vecchina dall'aspetto di bambina in grado di usare le sue Urne nei modi più disparati; e Gnash, un arcere selvaggio che si unisce al gruppo per caso e riconoscenza. Questo è il party che si assemblerà nelle primissime fasi di gioco: il giocatore controlla solo uno dei quattro protagonisti, mentre gli altri sono gestiti da una purtroppo mediocre intelligenza artificiale. Toccando il touch screen è possibile cambiare personaggio in un istante, potendo così usufruire delle sue caratteristiche peculiari: mentre Yuri è il combattente della situazione, ottimo per colpire ripetutamente i nemici in corpo a corpo, Alhanalem ha una maggiore potenza magica, e sopratutto può generare delle piattaforme attraverso i Mage's Needle sparsi per le varie location; allo stesso tempo, le Urne di Meeth le permetteranno di fluttuare o creare campi che rendono immuni ai gas velenosi, mentre Gnash oltre ad essere un ottimo combattente a distanza è anche in grado di effettuare un doppio salto.
Combinando le varie capacità di Yuri e company si possono quindi risolvere i frequenti puzzle sparsi nelle varie zone in cui si svolge l'azione: ogni fase del gioco è infatti legata a una enorme location suddivisa in stanze, per progredire bisogna aprire porte, disattivare barriere magiche, aprire passaggi segreti o premere interruttori. Il giocatore non è mai confuso dall'ampiezza delle varie location, e la risoluzione di ogni puzzle appare chiara e intuitiva in breve tempo.
La vera sfida, oltre a individuare l'abilità o il personaggio da usare in un determinato contesto, è caratterizzata naturalmente dai numerosi scontri con creature ostili di vario tipo: se all'inizio bastano pochi colpi in sequenza per disfarsene, man mano che si prosegue si deve imparare a evitarne le magie, a individuare i momenti più propizi per attaccare e a sopravvivere utilizzando con dovizia magie offensive e curative. I boss finali di ogni stage offrono da questo punto di vista una buona sfida, considerando la loro capacità offensiva e le stazze enormi: il giocatore deve impararne i pattern d'attacco per poter mirare con facilità al loro punto debole.

Final Fantasy Hack'n'slash


Come nell'originale per Game Cube la magia in Ring of Fates si compie attraverso l'uso delle Magicite: questi cristalli, ottenibili sconfiggendo i nemici o aprendo le casse, si utilizzano muovendo per lo schermo una cerchio che funge più o meno da mirino, una volta posizionato si rilascia un tasto e la magia viene lanciata a destinazione. Inizialmente limitato alle magie basilari, come Fire o Blizzard, il sistema permette in poco tempo di produrre magie più complesse combinando i cerchi di uno o più personaggi tra loro: ecco quindi che due Fire producono una magia Fira, mentre Blizzard e Clear permettono l'esecuzione di Slow. Magie come Ultima e Holy richiedono la combinazione di molteplici cerchi, un'operazione che giocando da soli è davvero ardua da compiere, mentre in modalità Multiplayer è sicuramente più accessibile e divertente, nella sua forma cooperativa. Tuttavia, per l'intera avventura non si sente mai il bisogno di eseguire magie complesse, e in generale anche la magia offensiva basilare è piuttosto macchinosa da utilizzare nelle fasi più concitate del gioco, rendendosi decisamente non necessaria, tranne che per curare se stessi e i propri compagni.

Quando il crafting è una droga e il Multiplayer uno spasso, o quasi


Non manca naturalmente una notevole componente RPGistica: oltre ad apprendere nuove abilità e "skill" aumentando di livello, i vari personaggi possono essere equipaggiati con armi, armature e accessori vari, comprandoli e forgiandoli. Queste operazioni avvengono solitamente nella città di Rebena Te Ra durante le pause narrative che collegano le varie esplorazioni del piccolo mondo di Yuri e Chelinka.
Il sistema di crafting è semplice e ingegnoso, e costituisce fin dalle prime battute l'elemento accessorio più importante del gioco, in grado di coinvolgere il giocatore e spingerlo a ricominciare l'avventura dall'inizio a nuovi livelli di difficoltà per ottenere nuovi oggetti e progetti. I nemici e le casse sparpagliati nei vari dungeon contengono spesso materiali e progetti che il giocatore conserva nell'inventario: giunti in città, è possibile produrre un nuovo item se si dispone degli oggetti necessari, talvolta ricavabili da ulteriori combinazioni. In questo modo è possibile costruire armi, armature, elmi e accessori di varia qualità, che modificano l'aspetto dei nostri personaggi citando sfacciatamente le più tradizionali iconologie della saga di Square Enix: in altre parole, il set costituito da elmo e veste che aumenta spiccatamente le capacità magiche di un personaggio lo trasformerà nel classico Black Mage, col suo cappello a punta giallo, la faccia oscurata e la tunica blu. Il giocatore ha la libertà di vestire i suoi personaggi a piacimento, creando dei piccoli e coloratissimi party che richiamano i vari episodi di Final Fantasy, corazzando uno dei protagonisti come un violaceo Dragoon o un White Mage bianco e rosso. La varietà degli oggetti è enorme, e la loro resa visiva è sempre più elaborata e sofisticata, man mano che si accede ai materiali e ai progetti più rari e preziosi.
La forgiatura degli oggetti non è comunque una mera questione estetica: questi item creati dal giocatore godono di particolari peculiarità passive che influenzano i nostri personaggi, rendendoli più efficaci ed efficenti durante le battaglie, aumentandone per esempio la possibilità di effettuare colpi critici, la resistenza a determinati tipi di magia o la potenza degli attacchi aerei e arcani. Il giocatore quindi può combinare l'equipaggiamento a piacere, variando le abilità e le caratteristiche offensive e difensive del party con enorme libertà.

Quando il crafting è una droga e il Multiplayer uno spasso, o quasi


Questo aspetto del gioco rende le partite in modalità Multiplayer davvero divertenti. E' possibile infatti collegare in wireless fino a quattro Nintendo DS (e quattro cartucce del gioco) per affrontare l'avventura in compagnia, dopo aver creato un personaggio scegliendone la classe/razza. Selezionata una location, la si esplora come in una partita normalissima, ma i nemici saranno più ostici e i puzzle cambieranno leggermente, richiedendo la collaborazione dei vari giocatori, che dovranno spingere insieme massi e ostacoli o formare piccole scalette saltando dalla testa di uno all'altro per raggiungere sporgenze e piattaforme. Sarà possibile ottenere nuove quest ideate appositamente per la modalità Multiplayer, che ricompensano il giocatore con oggetti e materiali unici e altresì introvabili, e che spesso richiederanno una certa combinazione di classi/razze per essere risolte. L'idea è esaltante, ma in realtà poco pratica, vista la difficoltà di riunire nello stesso luogo quattro persone dotate di relativi DS e copie del gioco. Si sente quindi la mancanza di una modalità Multiplayer online, della capacità di collegarsi a Internet e trovare dei giocatori disposti a peregrinare con noi nelle varie location, in cerca di oggetti esclusivi. Una gran bella pensata, insomma, limitata dalla sua ristrettezza, ma non di meno in grado di regalare ore aggiuntive di gioco a chi ha la possibilità di sfruttarla.

La prova del fuoco

Final Fantasy Crystal Chronicles: Ring of Fates è probabilmente il prodotto per Nintendo DS più elaborato in commercio. Il metro di paragone a lungo è stato Final Fantasy III, poi il più recente Phantom Hourglass: i loro engine tridimensionali hanno mostrato la capacità del Nintendo DS di gestire ambienti e modelli poligonali con naturalezza e senza sbavature, pur adoperando i trucchi del caso, sotto forma di inquadrature o angolazioni. Ring of Fates è sicuramente il nuovo esempio di cosa il DS è in grado di fare, proponendo un motore 3D di tutto rispetto, limitato unicamente dall'impossibilità di ruotare la telecamera, che resta invece fissa: ciononostante, nessun elemento dell'ambiente o modello poligonale mobile resta occultato o invisibile, da questo punto di vista lo sviluppo del gioco è stato certosino.
La grandezza delle location e la loro complessità, spesso estendendosi anche in verticale e su più livelli, pagano il dazio della qualità della texturizzazione, a tratti incostante, più in generale abbastanza discreta. Alcune location, come Sinners' Isle, sono piuttosto blande e monotone, mentre altre come Rebena Te Ra o Abyssus Forest mostrano un elevato livello di dettaglio. I modelli poligonali dei nemici e, sopratutto, dei personaggi, godono invece di ottime animazioni, e naturalmente non mancano degli elaborati effetti luminosi nel caso di magie e attacchi speciali.
In generale, Ring of Fates mostra un ottimo engine 3D, nonostante i rallentamenti che si verificano sopratutto nelle situazioni più caotiche in cui sia i quattro personaggi principali che i nemici combattono nella stessa videata. Fortunatamente non ci troviamo di fronte a dei cali di frame per second particolarmente eclatanti da compromettere l'ottimo giudizio sul comparto tecnico.
La componente audio è sicuramente degna di lode, sopratutto per via dell'enorme quantità di parlato digitalizzato inserita nella cartuccia: quasi tutte le cutscene non interattive sono doppiate, peraltro ottimamente, aumentando il valore della componente narrativa. Non manca un'ottima colonna sonora di accompagnamento, a cura di Kumi Tanioka, decisamente toccante nei momenti salienti della narrazione, elettrizzante e frenetica quanto basta durante le numerose fasi action, in generale particolarmente allegra e fantasiosa.

Commento

Ring of Fates coglie tutto il meglio del gioco del 2004 e lo ripropone con gli elementi che mancavano a farne un ottimo prodotto: una trama interessante, dei personaggi ben caratterizzati, un level-design vario e godibile. Ne esce fuori un RPG che è anche un po' frenetico hack'n'slash, con fasi di puzzle-solving che fanno leva sulle numerose abilità dei personaggi e sulla capacità del giocatore di intercambiarli al momento giusto. Il semplice ma assuefante sistema di crafting degli oggetti è lo stimolo principale alla rigiocabilità: la difficoltà non è certo elevata e la durata dell'avventura è piuttosto esigua, in otto o dieci ore è possibile completare la main-quest senza troppi fronzoli. Il vero punto di forza che avrebbe aumentato esponenzialmente il valore di Ring of Fates era la sua accattivante modalità Multiplayer: purtroppo, la limitatezza delle partite in locale e la mancanza di supporto per la grande rete la rendono un'occasione mancata. Effimero ma davvero divertente, non può che essere consigliato a tutti gli amanti della saga e a chi cerca un Final Fantasy diverso che mantiene, comunque, tutta la magia e l'atmosfera della serie.

Pro

  • Tecnicamente pregevole
  • Gameplay vario e divertente
  • Sistema di crafting godibilissimo
Contro
  • Breve e semplice
  • La Modalità Multiplayer non supporta il collegamento a Internet
  • Texture altalenanti

Final Fantasy Crystal Chronicles: Ring of Fates è disponibile per Nintendo DS.

Final Fantasy: Crystal Chronicles fu prodotto nel 2003 per Nintendo Game Cube e rappresentò un approccio del tutto nuovo da parte di Square Enix alla sua saga più famosa. Invece di proporre agli utenti Nintendo un JRPG tradizionale, Square Enix optò per una formula che puntasse sulle caratteristiche del Cubo, in particolare la forte predisposizione al multiplayer. Crystal Chronicles era infatti un RPG prettamente "action" al punto da essere definibile quasi hack'n'slash, indirizzato specialmente a un'utenza che ne potesse fruire in compagnia di due o tre amici.
Dal questo punto di vista, l'originale esperimento funzionò a meraviglia, ma rimase limitato proprio dalla sua sperimentalità e dai numerosi difetti che lo affliggevano, specialmente dal punto di vista del gameplay e della trama, praticamente inesistente.
A quattro anni di distanza, Square Enix ci propone Ring of Fates: non è un sequel diretto, nonostante presenti le stesse caratteristiche del precedente Crystal Chronicles, sia ludiche che strutturali. Ma nel tempo trascorso da quell'esperimento parzialmente fallito, Square Enix ha imparato dai suoi errori e ha risolto un po' di magagne, finendo con l'impacchettare un prodotto davvero accattivante...