Ghost in the Shell: Stand Alone Complex  0

Un FPS nell'universo inventato da Masamune Shirow merita sempre un'occhiata

Tra i titoli fino ad ora disponibili per la PSP il genere degli FPS non è stato eccessivamente sfruttato, anzi dopo l’uscita di Coded Arms abbiamo dovuto attendere Ghost in the Shell Stand Alone Complex (d’ora in avanti solo GITS) per vedere qualcosa di nuovo. Se il primo poteva tranquillamente incarnare il tipo di sparatutto frenetico ed incentrato esclusivamente sull’azione, GITS si propone in maniera diversa, incentrandosi di più sulla componente tattica con alcuni brevi accenni di stampo RPG, o almeno queste erano le intenzioni degli sviluppatori.

Tecnicamente GITS fa la sua discreta figura, i modelli poligonali sono buoni anche se mancano spesso di varietà, le texture sono abbastanza definite anche se gli spazi nei quali si muoverà il nostro personaggio sono piccoli, ripetitivi e purtroppo alcune volte interrotti da caricamenti. Dal punto di vista scenico la licenza di Ghost in The Shell è stata sfruttata proprio male, a parte i Tachinoma e le armi dei protagonisti c’è ben poco del futuro cyberpunk creato da Masamune Shirow. In GITS è presente anche il multiplayer in lan, niente scontri online ma solo con qualche amico dotato di PSP. E’ possibile impersonare sia un membro della Sezione 9 sia un Tachinoma in deathmatch singoli o a squadre fino a sei giocatori. Si possono usare le armi raccolte durante il single player ma stranamente le nostre impostazioni del personaggio non rimangono in memoria. Gli scontri sono sufficientemente ben fatti anche se a volte abbiamo riscontrato un po’ di ritardo nella connessione, dovuto probabilmente ad una non perfetta sincronia software della rete wireless.

Ghost in the Shell Stand Alone Complex ci aveva fatto quasi “sognare” al momento del suo annuncio ma dopo questa accurata prova non possiamo essere soddisfatti. L’avventura è troppo semplice, l’universo di Shirow è stato sfruttato troppo poco, il level design sembra fatto troppo in fretta per riuscire a centrare l’obiettivo, per non parlare della componente RPG che avrebbe dovuto regalare profondità ed invece è solo accennata. Ora come ora ci sono pochissime alternative a GITS quindi vi consigliamo comunque di dargli un’occhiata, se non altro la parte tecnica è sufficientemente ben fatta.

    Pro
  • FPS su PSP
  • Tecnicamente discreto
    Contro
  • Level design troppo semplice e frettoloso
  • Non sfrutta come dovrebbe il mondo di Ghost in the Shell

Il titolo sviluppato da Production I.G. e prodotto da Bandai è un first person shooter ambientato nel mondo creato dal grande mangaka Masamune Shirow, icona di livello mondiale del fumetto di ambientazione fantascientifica. Avremo a disposizione quattro personaggi tra i quali scegliere per affrontare l’avventura: Motoko Kusanagi, Batou, Saito e Togusa tutti membri della Sezione 9; dovremo cercare di risolvere il mistero che si cela dietro un attacco terroristico avvenuto senza alcuna provocazione, ma solo allo scopo di evitare la pubblicazione del rapporto H-88. Cosa si cela dietro al fantomatico rapporto H-88? Solo arrivando alla fine del gioco ne capiremo di più. Le missioni sono molto lineari, si svolgono di solito in ambienti non molto grandi e con obiettivi vari ma in linea di massima per portarli a termine dovremo fare ampio uso del nostro arsenale. Alle missioni di pura azione si avvicenderanno quelle di tipo stealth o altre nelle quali dovremo fungere da scorta armata. Prima di vedere una missione ben fatta dovremo giocarne circa una decina o poco più, inizialmente infatti i “livelli” sembrano essere stati creati con troppa velocità, e per definire stealth le missioni di infiltrazione ci vuole molto coraggio. Purtroppo non è stata per niente sfruttata questa componente, ad esempio se verremo scoperti durante una di queste missioni avremo sempre la possibilità di salvarci uccidendo in un tempo limite le sentinelle, che pur se esperte guardie del futuro non saranno dotate di nessuno strumento per dare l’allarme… davvero poco credibile. In linea di massima altri stage ci vedranno risolvere dei semplici enigmi, spesso uccidendo il nostro obiettivo e le sue guardie personali. Quindi fuoco a volontà e nulla più. A volte giocando abbiamo avuto dei problemi nell’identificare il nostro obiettivo, ma non per la nostra incapacità quanto per il fatto che gli sviluppatori non si siano degnati di creare un modello poligonale che si differenziasse dalle sue guardie del corpo. Le cose non vanno migliorando nelle missioni nelle quali fungeremo noi da guardie del corpo, non potremo allontanarci dal nostro “protetto” e per quanto vigili verremo sempre sorpresi dal nemico che apparirà all’improvviso davanti ai nostri occhi. Ogni personaggio della Sezione 9 ha le sue capacità peculiari, ma se affronteremo le missioni prima con un personaggio e poi con un altro non noteremo purtroppo alcun cambiamento, un brutto colpo per la rigiocabilità del titolo. L’arsenale presenta più di 50 modelli diversi di armi e di queste potremo fare sfoggio in tutta l’avventura, potendo anche recuperare quelle lasciate a terra dai nemici morti e sbloccandone di nuove nel corso dell’azione. Gli elementi RPG sono quasi tutti concentrati sui Tachinoma, dei mini carri armati del futuro, controllati da un’I.A. autonoma, che ci seguiranno nelle nostre missioni. Ogni Tachi ha la sua personalità che in teoria dovrebbe variarne il comportamento durante le missioni, purtroppo invece ciò non avviene se non in minima parte. L’unica cosa che ci darà soddisfazione sarà l’equipaggiare questi mini carri armati con le migliori armi di distruzione possibili ed immaginabili. Per finire dobbiamo ricordare che durante le missioni sarà possibile entrare all’interno dei Tachinoma e pilotarli, solo che non ne ricaveremo alcun beneficio, né tanto meno potremo fare manovre particolari come avveniva in Ghost in the Shell per PlayStation.