Gladiator: Sword of VengeanceGladiator - Sword of Vengeance 

Recensione: Ispirandosi chiaramente al film “Il Gladiatore”, Acclaim ci riporta nell’antica Roma per farci assistere ai furiosi combattimenti del circo dei gladiatori. Districandoci tra innumerevoli avversari, dovremo trovare la vendetta per noi e per l’Impero.

Gladiator - Sword of Vengeance Gladiator - Sword of Vengeance
Gladiator - Sword of Vengeance Gladiator - Sword of Vengeance

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Come scritto in apertura, Gladiator – Sword of Vengeance si “ispira” al famoso film “Il Gladiatore”, riprendendone l’ambientazione nonché parte della trama: l’imperatore anziano che viene assassinato e sostituito da un personaggio malvagio, contro il quale si scaglia l’ira del protagonista. Certo, lo sviluppo della storia è piuttosto differente, per “esigenze di copione”: nel nuovo titolo Acclaim, i combattimenti sono un elemento fondamentale e tutto il resto è puro contorno. Addirittura il concetto di esplorazione non viene approfondito per nulla dagli sviluppatori, che hanno realizzato scenari piuttosto ripetitivi e banali, fissando peraltro la visuale e permettendo al giocatore solo un inutile “zoom” sul personaggio controllato.
Combattimenti in primo piano, dicevo, nella migliore tradizione degli “slash’em up”. Il problema, però, sta in come questo aspetto del gioco, oltretutto di rilevanza fondamentale, è stato sviluppato. Il personaggio ha a disposizione due tipi di attacco con la propria arma, la cui esecuzione va combinata per ottenere combo di diverso tipo ed efficacia. Mentre un tasto è destinato al salto e un altro all’azione (uso di oggetti, ecc.), è possibile eseguire il “lock-on” di un nemico tramite i tasti dorsali del Dual Shock 2. A conti fatti, questa funzione non si rivela utile come dovrebbe: essendo impossibile parare gli attacchi nemici, con una manovra evasiva come unica via di difesa a un fendente improvviso, agganciare un avversario ha la sola utilità di non disperdere gli attacchi ed eliminare nel minor tempo possibile la minaccia di turno. Il tutto senza la possibilità di effettuare attacchi “misti”, che stendano uno o più nemici per riorganizzare la manovra, soprattutto quando ci si trova di fronte un gruppo di dieci scheletri affamati di sangue…
Inutile parlare di prese, poi. Le uniche variazioni rispetto alla routine delle due o tre combo base sono rappresentate dall’attacco speciale (effettuabile quando la relativa barra è piena) e dalla possibilità di utilizzare armi diverse (una volta raccolte, naturalmente) a seconda della loro idoneità a un determinato scontro. Niente di trascendentale in entrambi gli elementi: l’attacco speciale lascia a desiderare per potenza e spettacolarità, mentre le armi ottenibili durante il gioco sono ben poche. La presenza di improbabili “fatality” per i nemici più duri non migliora la situazione.
La meccanica di Gladiator, insomma, risulta troppo ripetitiva, offre poca varietà e praticamente nessun elemento rilevante al di fuori dei combattimenti. Le numerose prove a cui il personaggio deve sottoporsi per amplificare i propri poteri non vanno oltre l’uccisione di un certo numero di nemici o la distruzione di alcune casse entro un tempo limite. Cosa, quest’ultima, che riesce stramaledettamente difficile a causa del sistema di “ancoraggio” di cui ho tessuto le lodi in precedenza: il personaggio è capace di saltare mezzo schermo per colpire un nemico, e nel farlo non tocca nemmeno l’obiettivo della prova. Ecco, dimenticavo di menzionare il pessimo rilevamento delle collisioni, nonché l’assenza assoluta di una qualche valorizzazione ogni qual volta che i colpi vanno a segno: i personaggi si muovono sempre nello stesso modo, non c’è alcuna sensazione di “impatto” e gli effetti sonori non aiutano affatto in tal senso, vista la loro povertà.

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Il rovescio della medaglia

Se siete arrivati a questo punto della recensione senza concludere che Gladiator è un prodotto poco meritevole di interesse, magari perché l’ambientazione vi intriga, posso dirvi che il gioco, nonostante tutto, vanta diversi punti di forza.
La realizzazione grafica, innanzitutto: gli sviluppatori hanno messo in questo prodotto alcuni dei migliori effetti di luce che si siano mai visti su di una console, e oltretutto li hanno utilizzati in maniera intelligente. Nella fattispecie, il bagliore solare è stato usato per distinguere le fasi di gioco “da vivo” e “da morto” di Invictus, e soprattutto la sezione “introduttiva” è impressionante, sotto questo punto di vista. Il protagonista è stato disegnato bene, l’uso dei poligoni in generale è molto generoso e i rallentamenti si contano sulle dita di una mano (ma ci sono, occhio). Se da un lato particolari come il sangue e i cadaveri lasciati dalle battaglie stupiscono per la propria qualità, dall’altro il level design risulta generalmente poco ispirato e i nemici non sono molto numerosi.
Gli effetti sonori, come anticipato, non sono quelli che ci si potrebbe aspettare da una produzione del genere. A risollevare la media del comparto sonoro ci pensano le musiche, di una certa qualità e piuttosto adatte all’ambientazione, anche se ricalcano pedissequamente qualche popolare colonna sonora cinematografica.

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Commento

Gladiator – Sword of Vengeance stupisce per la realizzazione grafica e soprattutto per gli effetti speciali inseriti dagli sviluppatori. Purtroppo stupisce anche la mancanza di una struttura di gioco valida, che vada a integrare il colpo d’occhio: ci sono solo combattimenti, e il problema è che affrontarli risulta ben presto noioso e ripetitivo. Il filone dei picchiaduro a scorrimento è intrinsecamente poco vario, d’accordo, ma a questa carenza si può ovviare con l’inserimento di numerose mosse, con la possibilità di muoversi con un pizzico di strategia tra i nemici e con la presenza di più personaggi controllabili (anche in multiplayer). Evidentemente, nello sviluppo di Gladiator non si è prestata attenzione ai “precedenti storici” del suo filone videoludico di appartenenza.

Pro: Eccezionali effetti di luce Musiche adatte all’ambientazione Doppiato in Italiano, e anche bene Contro: Troppo ripetitivo Livelli mal realizzati Sistema di combattimento da rivedere in alcuni punti

Roma, 106 dopo Cristo. L’imperatore Traiano viene assassinato dal folle Arruntius, che gli succede al trono e insedia una dittatura basata esclusivamente sulla sua persona, obbligando i propri sudditi a venerarlo come un dio. C’è un solo ostacolo al disegno di Arruntius: l’imbattuto gladiatore Invictus Thrax, fedele servo di Traiano e icona vivente dei valori del precedente imperatore. Per liberarsene, Arruntius organizza uno spettacolo senza precedenti, in cui Invictus dovrà battersi, da solo, contro decine di potenti guerrieri. È qui che entrate in gioco voi: al comando del potente gladiatore, dovrete sterminare tutti gli avversari che Arruntius vi manderà contro, approfittandone per prendere confidenza con il sistema di controllo del gioco. Un’ottima performance da parte vostra non cambierà il finale di questo prologo, però: Invictus viene massacrato davanti a migliaia di spettatori, per la gioia del malvagio imperatore.
Gli dei non abbandonano il valoroso guerriero, però. Risvegliatosi dopo la morte nei Campi Elisi, Invictus si trova di fronte nientemeno che Romolo e Remo in forma di ragazzini: Traiano era rispettoso degli dei, mentre Arruntius vorrebbe sostituirsi a essi. La mancanza di fede da parte della gente ha indebolito gli immortali, che vogliono vendicarsi per mano del gladiatore. Così Invictus Thrax viene sottoposto a una dura prova, nel corso della quale acquisirà i poteri necessari per tornare a Roma e riportare il giusto ordine…

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