God of War II (God of War 2)God of War II - Recensione 

Il dio della guerra Kratos arriva anche in Italia per permettere alla fortunata console Sony di giocarsi l'ultimo, clamoroso asso nella manica.

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Kratos vs Zeus

La trama ha vestito un ruolo fondamentale nel primo capitolo della saga, ed ovviamente questo seguito non vuole essere da meno. Chi ha giocato e completato GOW sicuramente ricorderà di come il protagonista, Kratos, abbia sconfitto il dio della guerra Ares prendendone quindi il posto sul monte Olimpo accanto alle altre divinità. Ubriacato dalla sete di potere, Kratos segue però una condotta estremamente violenta, guidando l’armata spartana alla conquista di ogni città del mondo conosciuto, senza pietà di fronte nulla o nessuno. Incapaci di tollerare tale destino gli dei dell’Olimpo, a cominciare da Atena e da Zeus, gli voltano le spalle, e con uno stratagemma quest’ultimo riesce infine ad ucciderlo. Per fortuna di Kratos però, prima di sprofondare nell’Ade viene aiutato da Gaia e dal popolo dei Titani, razza che governava il mondo prima di venire sottomessa dalle divinità greche. Gaia suggerisce quindi all’eroe un metodo per poter cambiare il proprio destino, ma ovviamente il cammino per raggiungere tale traguardo è destinato ad essere lungo e ricco di pericoli. Questo è dunque l’incipit e il filo conduttore della nuova avventura di SCEA, per un titolo che non ha la volontà di discostarsi particolarmente dal primo episodio per quanto riguarda le meccaniche di gioco. Come già affermato, il fulcro di God of War II è il combattimento, nella fattispecie contro una enorme quantità di creature ispirate ovviamente alla mitologia greca; ecco quindi ciclopi, meduse, cani infernali, minotauri, mostri con tre teste e via proseguendo con un bestiario davvero invidiabile. Allo stesso tempo il titolo PS2 interseca spesso e volentieri la propria storia con diversi personaggi classici che ognuno di noi ha studiato a scuola, come Pegaso, Perseo, Icaro solo per citarne alcuni. Una scelta, quella dell’ambientazione, di incredibile fascino e straordinaria presa emotiva, capace di esaltare il giocatore senza praticamente cali di tensione dall’inizio alla fine. Ma dicevamo del sistema di combattimento, che appunto è rimasto in larghissima parte invariato rispetto a quanto apprezzato con God of War; pur utilizzando quasi tutti i tasti del Dual Shock, compresa la seconda levetta analogica, il lavoro in tal senso svolto dai programmatori americani è davvero eccellente, garantendo un perfetto controllo del personaggio assieme ad una profondità più che soddisfacente. Certo è senza dubbio vero che in larga parte si possa ricondurre il tutto ad un furioso “button mashing”, ma francamente troviamo che la produzione SCEA abbia in tal senso trovato un ideale punto di incontro tra immediatezza e autentica consapevolezza che ciò che fa il protagonista su schermo è esattamente ciò che il giocatore esperto vuole che faccia. Button mashing sì quindi, ma con intelligenza. Ovviamente il fattore violenza non è stato per nulla limitato, ma anzi addirittura amplificato; gli scontri, oltre ad essere conditi con una abbondante quantità di sangue, in occasione dei nemici più coriacei e imponenti si possono chiudere con sequenze scriptate, attivabili tramite la pressione dei tasti suggeriti sullo schermo, che esaltano alla grande l’estrema crudeltà e crudezza del maestoso Kratos. Le novità vanno quindi principalmente ricercate nelle inedite magie e armi presenti in questo secondo capitolo, come per esempio l’enorme martello tanto lento quanto devastante. E’ però evidente come il risultato migliore lo si ottenga con l’arma base del protagonista, la doppia lama, con la quale lo stesso Kratos sembra trovarsi più a suo agio; analogamente le magie, pur lontane dal rappresentare un elemento estraneo, non riescono quasi mai a costituire una parte davvero integrante e fondamentale del già descritto sistema di combattimento, che evidentemente trova la sua ragione di esistere nel corpo a corpo. Novità assoluta è invece rappresentata dalle -poche- sequenze di volo in sella a creature alate (e non solo), che costituiscono un apprezzabile diversivo per spezzare l’azione nonchè l’ennesima occasione per permettere a Kratos di eliminare nemici nella maniera più cruenta possibile.

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Il gusto della vendetta

Creare un grande gioco è difficile, ma riuscire a ripetersi su eguali livelli anche con i seguiti è ancora più arduo. In tale chiave per God of War II era di vitale importanza essere in grado di offrire un level design perlomeno tanto esaltante e ben studiato quanto quello del capostipite. Fortunatamente le cose sono andate proprio così, è l’avventura dimostra in ogni suo istante una pulizia, una solidità e una coerenza che solo i capolavori sono in grado di restituire. Le ore di gioco nella produzione SCEA scorrono via in una maniera così clamorosamente fluida e appagante che riuscire a spegnere la console è sempre una vera e propria impresa; la continua offerta di nuovi stimoli, di abilità e possibilità dosate alla perfezione è incredibile, e allo stesso modo i puzzle presenti, migliori rispetto a quelli del primo episodio, riescono nella maggior parte dei casi a non essere nè così banali da offendere l’intelligenza del giocatore, nè impegnativi al punto da interrompere la naturale progressione dell’avventura. Fondamentali sono anche gli scontri con i boss, che giungono sempre alla fine di un climax che ne amplifica l’impatto, già di per sé più che marcato viste le spesso e volentieri enormi dimensioni degli stessi. Tutto in God of War II sembra essere al posto giusto, molto semplicemente, e anche la lunghezza complessiva attorno alle 12 ore costituisce un punto di equilibrio soddisfacente, senza dar mai l’impressione di annacquare passaggi solo per aumentare di qualche decina di minuti la longevità totale. Ovviamente un prodotto di una suddetta qualità a tuttotondo non poteva non poggiare su una componente tecnica di primissimo piano; ed infatti è semplice affermare di trovarsi di fronte ad uno delle migliori produzioni in assoluto per PS2, se non addirittura la migliore. Il motore grafico del primo episodio è stato ulteriormente ripulito e migliorato, e soprattutto potendo godere dell’accoppiata 16:9 più progressive scan a 480p (nella versione NTSC), God of War II offre una resa estetica che passa dall’ottimo all’incredibile, tanto da poter in qualche occasione mettere in dubbio che il tutto giri su un hardware obsoleto come quello del monolito Sony. La bontà di texture, effetti di luce, animazioni e modelli poligonali non può semplicemente prestare il fianco ad alcuna critica. E colossale è anche il sonoro, con un accompagnamento orchestrato che contribuisce davvero da protagonista al coinvolgimento emotivo dell’avventura. Il doppiaggio della versione americana è a livello delle migliori pellicole cinematografiche hollywoodiane. L'adattamento pal del gioco gode della traduzione in Italiano sia per quanto riguarda testi che doppiaggio, generalmente di buon livello, mentre dobbiamo denotare purtroppo l'assenza dell'opzione progressive scan, che rende il gioco leggermente meno definito e più scalettato su schermi LCD, lasciando invece intatta la resa su quelli CRT.

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Commento

D’accordo, God of War II non si discosta molto dal primo capitolo, proponendo al contrario una meccanica di gioco pressoché invariata. Ciò nonostante, dove non stupisce in innovazione, la produzione Sony lascia a bocca aperta per la qualità assoluta che traspare da ogni singolo aspetto. Graficamente incredibile, con un ritmo semplicemente perfetto e una giocabilità che impone nuovi standard per gli action game, God of War II è un titolo che chiunque, senza eccezioni, dovrebbe correre a comprare.

Pro Un gioco senza reali difetti Sistema di controllo perfetto Tecnicamente incredibile Contro Poche sostanziali novità

Extra Mon Amour

Anche dal punto di vista degli extra e dei bonus presenti, God of War II si conferma un prodotto a dir poco curato. Partiamo dal secondo DVD presente nella confezione estesa, che contiene un documentario capace di svelare gran parte dei segreti e delle curiosità dietro al progetto in questione; ecco quindi interviste con gli sviluppatori, making of, scene e livelli tagliati, spiegazione di ambientazioni e personaggi e via dicendo. Una aggiunta estremamente interessante e gradita, che farà piacere a chiunque voglia scoprire cosa c’è “dietro” ad un videogioco di questo calibro. Dal lato puramente ludico invece, portare a termine l’avventura di Kratos permetterà di sbloccare la Sfida dei Titani, divisa in 7 stanze in cui cercare di ottenere la valutazione migliore per ricevere altri bonus. Inoltre rispettando certe condizioni, per esempio finire il gioco ai vari livelli di difficoltà ma non solo, sarà possibilità scegliere diversi costumi (7 in totale) con una funzione non solamente estetica ma anche di modifica delle caratteristiche dell’eroe. Per ultime vanno citate le urne, ovvero oggetti ben nascosti nel corso del gioco e capaci di offrire a Kratos poteri aggiuntivi particolarmente utili.

God of War di SCEA fu uno dei più clamorosi e brillanti esempi di grande gioco giunto nei negozi “under the radar”; poco seguito dalla stampa specializzata e di riflesso dal pubblico, realizzato da un team come quello di Santa Monica sì competente ma non di grande richiamo (all’epoca), oscurato durante il suo sviluppo da altre produzioni capaci di calamitare maggiormente l’attenzione, l’opera diretta dal brillante David Jaffe colpì con enorme impatto il mondo dei videogiochi, proponendo un titolo dalla qualità complessiva semplicemente eccellente. Un action game incentrato attorno a esaltanti combattimenti ma condito anche di una buona dose di puzzle, rafforzato da una componente audiovisiva di primissimo piano e letteralmente impregnato di una dose di violenza fuori dal comune, God of War riuscì quindi ad imporsi universalmente come uno dei migliori titoli in assoluto per PS2. E adesso che la next-gen ha praticamente superato la fase di rodaggio e sta iniziando ad esprimere appieno il suo enorme potenziale, a God of War II viene affidato il compito di chiudere nella maniera più brillante possibile la splendida carriera del monolite nero di Sony.

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