Gradius V  0

Gli appassionati degli shooter vecchia scuola possono gioire: Gradius approda su PS2 con un gameplay che ha la forza dei classici, la cattiveria di un titolo per hardcore gamers e una cosmesi degna di un 128bit. Vitamine e tranquillante venduti separatamente.

Nel corso della storia è del tutto normale che il mutare dei gusti e delle abitudini ludiche del pubblico, nonché dei modelli produttivi e delle direzioni del mercato, determini l’imporsi e il decadere di determinati generi videoludici. Molti di questi, in auge anni e anni prima, spesso continuano una vita letargica all’ombra delle mode, perpetrandosi con pochi ma buoni esemplari nel sottobosco dei pochi appassionati rimasti o dei pochi nuovi adepti. Nulla più di Gradius V appartiene a questa categoria, e la recente ripubblicazione in un’unica raccolta del classico Gradius III e del quasi-inedito Gradius IV è la dimostrazione del tentativo di Konami di tirare fuori dal cassetto meccaniche collaudate. Pane per denti da hardcore gamers, Gradius V va ad affiancarsi a R-Type Final o Contra: Shattered Soldiers come titolo non certo alla portata della pazienza e dell’applicazione di tutti. Chi ama o ha sempre amato districarsi tra migliaia di proiettili letali su schermo, affinando i powerup con tenacia strategica e ripetendo i livelli fino alla perfezione nella lotta contro la complessità del mostro videoludico - fino all’agognata vittoria - adorerà Gradius V (con qualche riserva da pignolo) come aveva adorato il simile (ma meglio riuscito) progetto di Contra: Shattered Soldier o acclamato la qualità del nuovo R-Type. Per chi non rientri in questa categoria di giocatori la prova prima dell’acquisto è certamente consigliata. Dal canto loro, i giocatori alla ricerca di relax, i pigri e gli amanti delle belle trame cui assistere dalla poltrona finirebbero col seviziare il DVD del gioco come il gioco apparirebbe loro seviziare la propria pazienza. Gradius V riprende fedelmente la meccanica che ha reso la serie un classico di tutti i tempi. Lo spostamento non è analogico ma rigorosamente digitale, e l’area di gioco rispettosamente in 2D a scorrimento. Ma la arricchisce, oltre che con massicce dosi di cosmesi poligonale e spettacoli luminosi ed effettistici, con qualche novità nel sistema di controllo che, per quanto non perfettamente implementata, aggiunge notevole profondità strategica al nuovo capitolo. La scena tipica del giocatore di Gradius, sin dal primo episodio, lo vede distruggere le prime fila di nemici per raccogliere i fondamentali powerup. Questi andranno a cumularsi numericamente in una barra orizzontale, nella quale ogni tipo di potenziamento richiede un tot numero di powerup raccolti. Così, ogni grado su sei di maggiore velocità della navicella, inizialmente lentissima (punto nevralgico, questo, e croce e delizia della serie), varrà un powerup raccolto e utilizzato con la pressione del bottone di conferma; cumularne due ci fornirà di missili laterali; tre di un doppio sparo; quattro del laser; cinque di una delle quattro cumulabili “option”, qui per la prima volta chiamate “multiple”, che consistono in un pod che seguirà fedelmente la nostra navicella (quadruplicando, se cumulate, la nostra potenza di sparo); e sei power-up varranno uno scudo che tratterà un buon numero di attacchi altrimenti letali per la nostra navicella.

Fedeltà alla tradizione e cosmesi rinnovata

Costruire e soprattutto mantenere i powerup ottenuti e i moduli, uniche armi che resisteranno alla perdita di una navicella, è fondamentale per farsi strada tra i nugoli di nemici che affollano i livelli, contro i quali il volume di fuoco costituisce un fattore anche difensivo imprescindibile. La scelta tra più moduli alternativi di power-up che seguono questo schema è tipica della serie, ma la grossa novità di Gradius V consiste nella possibilità di controllare i pod dell’astronave in quattro modi diversi, determinando direzioni e cumulabilità degli attacchi e aggiungendo una forte componente tecnica e strategica al già impegnativo gameplay. Il primo pattern è quello classico, ma la pressione del tasto R1 determina il blocco dei pod rotanti nella posizione in cui si trovavano. Un secondo pattern è inverte il primo, in quanto il bottone R1 provoca la rotazione dei pod (ottima per difendersi), il cui sparo è però cumulabile al nostro solo con manovre un po’ difficili, che riescano a spostarli di nuovo in allineamento all’astronave (non indicato quindi per attacchi chirurgici). Il terzo modello prevede lo spostamento controllabile dalla posizione allineata a quella superiore/inferiore all’astronave. Il quarto modello, il più innovativo, consente di fissare la direzione di sparo dei pod, in modo tale da poter dirigere il loro fuoco verso i punti importanti dei boss o dell’azione anche se l’astronave è impossibilitata a spostarsi. Purtroppo, la scelta della direzione è rotatoria, macchinosa e soprattutto blocca l’astronave fino alla scelta della direzione, rendendo l’operazione più frustrante e perniciosa che tecnica ed esecutiva. Nonostante queste riserve, l’introduzione del controllo dei pod aggiunge di fatto spessore al gioco, nel diramarsi dei cui livelli la scelta di un modello o di un altro può risultare cruciale e fatale, anche viste e considerate le scarse concessioni creditizie nei confronti del videogiocatore.

Fedeltà alla tradizione e cosmesi rinnovata

Con Gradius V Konami ha mantenuto intatto il gameplay e il feel della gloriosa serie di shooters, con la scelta a partito preso di un controllo rigorosamente in 2D e con qualche novità che ha tentato di arricchire, senza stravolgerla, la meccanica classica. L’esperimento è riuscito, ma avrebbe potuto funzionare ancora meglio. In primo luogo, il controllo dei pod sembra essere portato a compimento solo a metà, e rischia di sorpassare la sottile linea che divide la macchinosità dal tecnicismo: non raggiunge i livelli di eccellenza di Contra: Shattered Soldiers, titolo diverso ma con cui Gradius V condivide nondimeno brand, motore poligonale, repertorio di textures e molti programmatori. In secondo luogo, avremmo gradito un po’ di coraggio sul versante dei controlli analogici: la possibilità di scelta tra controllo digitale e analogico, per non parlare della sua applicabilità al controllo dei pod, non sarebbe stata affatto blasfema o irrispettosa della tradizione. In questo modo, invece, si assiste quasi a un mezzo passo in avanti timoroso (c’è da dire che R-Type Final, in questo, era stato addirittura fermo), con il problema che difficilmente un titolo così fuori dalle classifiche odierne godrà presto di un seguito. Un peccato, considerata l’ottima fattura e longevità del gioco: otto livelli di crescente (fino all’eccesso) difficoltà, imbevuti di una fantastica proposta estetica anch’essa all’altezza del brand. Niente anime o contemporaneità urbana di mezzo, solo un grandioso ibrido tra estetica mecha industriale ed elementi biomeccanici e orrorifici degni del dimenticato Salamander. Tantissimi poligoni e un frame rate quasi sempre inchiodato sulla fluidità, oltre a una grossa varietà di effetti esplosivi e di luce che sfruttano degnamente un hardware a 128bit, riescono con successo a trasportare il gameplay dei tempi andati nella rinnovata dimensione tecnologica.

Gradius V, insieme a R-Type Final, è un fossile vivente di un genere dimenticato. E’ una fortuna che gli appassionati della complessità e tecnicità del gioco “al grado zero” possano fruire di pochi ma ottimi titoli come questo, che agli occhi del giocatore casuale o non appassionato finiscono col risultare noiosi, frustranti o inaffrontabili. L’acquisto è dunque obbligato per gli appassionati (che possono aggiungere un voto abbondante al totale), anche affinché al genere non sia precluso un destino già difficile. Per gli altri, valga la regola “per molti, ma non per tutti”.

    Pro:
  • Un grande shooter d'annata, con buone novità
  • Ottima cosmesi ed estetica
  • Una sfida per veri hardcore gamers
    Contro:
  • Una sfida per veri hardcore gamers

Gradius V è uno sparatutto a scorrimento orizzontale alla vecchia scuola, con miriadi di proiettili, livelli da conoscere alla perfezione, nessuna concessione alla distrazione o all’errore e la richiesta di una resistenza prolungata: una dose di tenacia, memoria e riflessi che appartiene al repertorio culturale di un paio di generazioni ludiche fa e che Konami ha rispolverato e riverniciato di tinte grafiche a 128 bit per la gioia degli hardcore gamers amanti dell’estetica biomeccanica.