Harvest Moon: A Wonderful LifeHarvest Moon: A Wonderful Life 

Il tempo del raccolto è arrivato, scopriamo assieme se Natsumi riuscirà a raccogliere ciò che merita...

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Semina falcia insacca coltiva pota.

Un campo, una mucca, un piccolo rifugio e un sogno. E’ questa la piccola eredità lasciata in punto di morte dal padre del protagonista, e così via bagagli alla mano alla scoperta dell’ameno e tranquillo villaggio di forget-me-not; ad accogliere il futuro fattore, Takakura, amico e socio di vecchia data del padre defunto con cui aveva acquistato tempo addietro la piccola azienda agricola. Dopo un breve tutorial ed una precisa descrizione dei possidimenti inizia la vera e propria vita da contadino. Il gioco è suddiviso in sei capitoli fino ad un massimo di trent’anni di vita, il tempo scorre -ovviamente- molto più velocemente del tempo reale ed è scandito in gran parte dalle faccende rurali: al mattino c'è da mungere le mucche e da sfamarle, poi si passa ad innaffiare il campo, poi è il momento di vendere i prodotti del proprio lavoro e così via fino all'arrivo della sera. Nel primo capitolo, la prima missione del gioco, il compito del giocatore sarà quello di barcamenarsi con i pochi mezzi a disposizione per arrivare più o meno monetariamente tranquillo alla fine del mese; terminata questa prima missione il giovane protagonista dovrà cominciare a curarsi della propria azienda in modo da ampliarla il più possibile. Per quanto giochi del genere soffrano spesso di troppa meccanicità nelle operazioni, Harvest Moon offre un forte lato umano a tutto il gioco: nel corso dell’avventura (perchè in fondo di avventura si parla) lo stringere rapporti di amicizia con commercianti itineranti e abitanti di forget-me-not, sarà il viatico ad una crescita molto più rapida: sarà molto più facile concludere gli affari, ricevere preziosi consigli su come gestire particolari aspetti della propria azienda e persino ampliare la propria famiglia trovandosi una ragazza da sposare. Il matrimonio costringe il giocatore a ragionare su differenti gestioni della propria vita futura: innanzitutto per differenti ragazze esistono differenti caratteri, e quindi bisognerà ponderare la scelta o basandosi su termini affettivi o spudoratamente pratici, in previsione di un aiuto in termini di manovalanza. La presenza di una moglie implica, inoltre, un’altra bocca da sfamare e la nascita di un figlio non farà che aumentare ancora di più questa esigenza. In termini di progenia, quello che sarà il comportamento tenuto con la propria moglie e con il figlio, andrà a plasmare il lato caratteriale di quest'ultimo, la qual cosa si ripercuoterà positivamente o negativamente nel difficile periodo adolescenziale. La vita matrimoniale è solo uno degli aspeti che possono variare drasticamente il proprio approccio al gioco, ma su tutto resta il fatto che prendersi cura di una fattoria non è facile: gli animali vanno sfamati, spazzolati e curati; le piante vanno innaffiate, i frutti raccolti, tutti gli ingranaggi devono essere ben oliati e funzionare alla perfezione se non si vorrà vivere una vita di stenti.

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Born to be Abramo

Oltre alla conseguenze del proprio operato, il giocatore viene messo alla prova anche in situazioni non direttamente dipendenti da lui come ad esempio le condizioni climatiche: il gioco segue in tutto e per tutto l’alternarsi tra giorno e notte ed il susseguirsi delle stagioni, sarà quindi necessario seguire nella piccola televisione della propria casa, il notiziario meteo giornaliero per evitare così spiacevoli incidenti al bestiame e alle piante; allo stesso modo sarà utile sintonizzarsi sul secondo canale per seguire i consigli degli esperti sul periodo di semina per evitare di buttare al vento (letteralmente) i soldi investiti. Portare avanti un azienda agricola non è facile e spesso le forze verranno a mancare, e visto che di fatto la vita è un ciclo continuo ecco che subentra in gioco un altro parametro: la cucina. Tutto quello che si coltiverà potrà essere cucinato in piatti più o meno complessi, se verrà a mancare il raccolto per recuperare energia l’unico modo sarà quello di cibarsi di erba trovata in giro, oppure di acquistare ingredienti dalla gente del villaggio con conseguenti ristrettezze finanziarie nell’immediato futuro.
Il primo mese risulta essere contemporaneamente un perfetto ritratto dei compiti che saranno svolti giornalmente dal giovane fattore e l’ostacolo più grande nel proseguimento del gioco. Per via della non eccessiva velocità nello svolgimento delle giornate e della ripetitività delle situazioni all’interno del gioco, Harvest Moon rientra in quella particolare categoria di giochi che tanto appassionano i fan dei gestionali, quanto portano velocemente il casual gamer in una situazione di stallo e di noia. E se come la storia ci insegna, i successi di una vita vanno costruiti di giorno in giorno, chi riuscirà a superare l’ostacolo iniziale si troverà a dialogare con un gioco tanto divertente quanto complesso.

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Born to be Abramo


Per quanto il gioco sia strutturalmente vario e ben congegnato è nel momento in cui si passa a discutere del comparto grafico che arrivano le prime note stonate: texture slavate, colori smorti e una quantità discutibile di poligoni fanno da sfondo ad un motore grafico che non riesce in nessun momento a tenere il passo di ciò che si porta dietro. Evidenti cali di frame rendono ancora più lento un gioco che perlomeno nei movimenti doveva provare a essere reattivo (già il genere in se non esprime dinamismo). A braccetto con il comparto grafico sta il sonoro, con musiche ripetitive e davvero poco incisive, ed è un peccato se si pensa che, visto il genere, la musica dovrebbe aiutare alla creazione di una situazione di totale relax.

Lento, lento, lento. E' questo il leit motiv di questo Harvest Moon, per un genere che già non spicca di eccessiva velocità, i Marvellous interactive realizzano un porting afflitto da evidenti cali di frame rate che ne appesantiscono la struttura e l'esperienza di gioco. Soprassedendo al difetto grafico Harvest Moon ne esce come un buon gestionale, ottimo per chi è patito del genere e sicuramente di difficile comprensione per chi non è avvezzo a meccaniche di un certo tipo. La profondità e la difficoltà del gioco comunque rimangono, per un prodotto che promette di offrire decine di ore di gioco e trent'anni di vita. Pro: Gestionalmente ben fatto e profondo. Offre qualche spunto in più rispetto agli altri giochi di questo genere. Molto longevo. Contro: Tecnicamente nella media. Lento. Potrebbe annoiare nelle prime ore di gioco. Sonoro a volte fastidioso

Harvest moon: la luna del raccolto, termine indicato come la luna più vicina all’equinozio di autunno e il momento migliore per raccogliere i frutti di un intenso anno di fatiche. Questo potrebbe bastare a descrivere in parte quello che rappresenta il bizzarro gestionale/simulatore di vita realizzato dai Marvellous Interactive, il resto è storia di vita giocata: di campi, animali e frutti della natura, di amori e fatica, di commercio e passeggiate sotto la luna. Harvest Moon è tutto questo e ancora di più, sono i trent’anni di vita più veloci che vi capiterà mai di trascorrere, è la vita agreste che non avrete mai o la versione virtuale di quella che vivete già, è il coronamento di un sogno che è partito in una mattina d’estate davanti ad un campo incolto, in compagnia vostra unica mucca, osservando il panorama offerto dalla valle di forget-me-not.

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