Haunting Ground  2

Capcom ritorna al passato con un'avventura estremamente classica ma dotata allo stesso tempo di caratteristiche interessanti. Basterà per cancellare le rughe da un genere ormai davvero saturo?

Ancora un castello?

L’ultima produzione di Captive Communications, realizzata dal team responsabile della serie Clock Tower, conferma in molti sui aspetti il desidero di restare estremamente fedele alla tradizione, a cominciare dai menù iniziali quasi indistinguibili da altri giochi del genere, con tanto dello stesso carattere per il testo su schermo che gli appassionati del genere non faticheranno a riconoscere. Anche la trama non brilla di certo per originalità; in questo caso il giocatore è chiamato a prendere il controllo di Fiona Belli, una splendida quanto indifesa ragazza che, dopo un incidente automobilistico costato la vita ai suoi genitori, si risveglia prigioniera all’interno di un enorme e tetro castello gotico. Deja-vu? In realtà si tratta di una sensazione che pervade gran parte dell’esperienza attraverso Haunting Ground, ma non sarebbe corretto bocciare la creatura Capcom solamente sulla base di una mancanza di originalità. Anche perchè, perlomeno, i programmatori hanno deciso di evitare un gameplay condito da fucili a pompa, lanciarazzi, cervella che esplodono e zombie assetati di sangue. La protagonista di Haunting Ground è infatti una ragazza comune (non certo per l’aspetto fisico), senza alcuna esperienza nell’uso di armi o nel combattimento. Allo stesso tempo, il maniero in cui è segregata è popolato da creature che con i morti viventi non hanno nulla a che fare; ovviamente però, le intenzioni ostili nei confronti di Fiona sono tutt’altro che nascoste. Per esempio, il primo essere di cui si fa la conoscenza risponde al nome di Debilitas, ovvero un enorme, deforme e orribile uomo ritardato (altro stereotipo, ma amen) che sembra desiderare solamente di stritolare il procace corpo di Fiona tra le sue braccia. Il resto dei personaggi destinati a incrociare il cammino della protagonista manterranno un feeling inquietante pur presentando fattezze meno raccapriccianti o addirittura attraenti, come nel caso della domestica Daniella; ad ogni modo, non aspettatevi di trovarvi di fronte a orde di avversari ad ogni cambio di inquadratura. Al contrario, Haunting Ground si basa maggiormente sulla tensione e sull’insicurezza, dilatando al massimo gli incontri coi pochi nemici nel tentativo di renderli autenticamente angoscianti.

Non ho portato le aspirine

Dicevamo dell’impossibilità di Fiona di attaccare o comunque confrontarsi direttamente coi propri avversari. Proprio su questo aspetto ruota uno degli aspetti più caratteristici di Haunting Ground; a differenza infatti della maggior parte dei Survival Horror, nella produzione Capcom in questione trovarsi di fronte ad una minaccia significa girare i tacchi, iniziare a correre e trovare il prima possibile un nascondiglio nel quale attendere che le acque si calmino. Sono evidenti le radici da Clock Tower quindi, ma in questo caso tutto è amplificato dalla necessità di tenere sotto controllo il panico della protagonista. Facendo perdurare troppo a lungo le situazioni di tensione, come gli inseguimenti, la bella Fiona inizierà a venire colta da agitazione via via maggiore fino a veri attacchi di panico, rappresentati graficamente da un disturbo dell’immagine e dei colori su schermo, nonchè dalla possibilità di vederla cadere a terra, dal non poter accedere alla schermata dell’inventario o addirittura da perderne momentaneamente il controllo. All’interno di un quadro tanto desolante e scoraggiante, l’unico aspetto positivo va ricercato nel fatto che perlomeno Fiona non sia da sola nella sua avventura. Dopo alcuni minuti di gioco la protagonista fa infatti conoscenza con Howie, uno splendido cane lupo dotato di un’intelligenza sicuramente superiore alla norma e destinato da quel momento in poi a fare coppia fissa con la protagonista. I programmatori hanno evidentemente svolto una attenta ricerca e un lavoro approfondito nel tentativo di rendere il comportamento del cane quanto più credibile possibile, ed il risultato è in effetti piuttosto valido. I movimenti e le animazioni sono apprezzabili, e il suo comportamento non richiama alla mente quello di un automa ma di un vero animale capace di comprendere o meno gli ordini della “padrona”. Sì perchè il supporto di Howie non è solamente accessorio, ma al contrario fondamentale nella risoluzione di molti enigmi nonchè per salvare Fiona dalle situazioni più spinose attaccando i nemici. Tramite la levetta analogica destra è possibile infatti impartire dei semplici comandi a Howie, e anche elogiarlo o sgridarlo a seconda che abbia seguito correttamente o meno gli ordini.

A cuccia!

Dal punto di vista tecnico Haunting Ground, pur non facendo gridare sicuramente al miracolo, risulta un titolo ben realizzato, curato e apprezzabile sotto praticamente ogni aspetto, ad eccezione degli stacchi tra un’animazione e l’altra un po’ troppo netti. Il sistema di controllo segue i dettami del genere, introducendo oltre alla gestione del cane anche la facoltà di abbassarsi o fare uno scatto all’indietro. Nulla di eclatante, e sinceramente dopo tanti anni di onorata carriera di questo tipo di interfaccia è difficile non trovarne più di qualche difetto. Ma questo non è sicuramente la pecca principale della produzione Capcom, che soffre piuttosto per un ritmo di gioco blando, per una progressione nell’avventura poco stimolante, costellata di puzzle visti e rivisti, e soprattutto svilita da un backtracking davvero eccessivo che obbliga a percorrere da un capo all’altro il castello. Si tratta di un espediente ovviamente finalizzato ad aumentare il numero di ore necessarie per completare l’avventura, ma che se abusato come in questo caso non fa altro che annacquare l’esperienza e frustrare il giocatore. Un vero peccato, perchè Haunting Ground non è affatto un prodotto da bocciare a tuttotondo a fronte di caratteristiche senza dubbio valide e capaci di donargli una propria personalità. Ma il risultato finale è ben lontano da quanto avrebbe potuto essere.

Commento

Haunting Ground è una classica avventura action “pre-Resident Evil 4”, caratterizzata da un gameplay estremamente rodato ma che ancora oggi può contare numerosi estimatori. La produzione Capcom aggiunge inoltre una serie di caratteristiche interessanti, che riescono in parecchie occasioni ad allontanare la sensazione di deja-vu e allo stesso tempo conferiscono al titolo una propria personalità. Ma in contrasto a questi pregi emergono ben presto difetti difficilmente sorvolabili, su tutti una progressione della storia a tratti soporifera e penalizzata enormemente da un backtracking esagerato. Un titolo quindi da consigliare a chi non è ancora sazio di questo tipo di videogiochi, ma che difficilmente potrebbe entrare nel cuore di chi da tempo si è stufato dei “figli” di Resident Evil.

    Pro:
  • Alcune caratteristiche interessanti
  • Gameplay rodato e valido
  • Tecnicamente più che buono
    Contro:
  • Trama scontata ed enigmi per nulla originali
  • Backtracking insopportabile
  • Ritmo a tratti soporifero

Provate a contare i figli di Resident Evil. No, non stiamo parlando solamente dei numerosi seguiti della fortunata serie made in Capcom, ma più in generale di tutti quei giochi che hanno condiviso la medesima meccanica di gioco, magari con piccole variazioni sul tema. Troppi, vero? In effetti il genere degli action/adventure è stato senza ombra di dubbio uno dei più inflazionati degli ultimi anni, saturando un mercato che ha poi visto in Resident Evil 4 il suo naturale e inevitabile punto di salubre svolta. Ciò nonostante, gli amanti del filone “vecchia maniera” sono ancora molti, e probabilmente sono le stesse persone che non hanno apprezzato pienamente la rivoluzione decisa da Capcom per il quarto episodio del suo survival horror. A tutte queste persone è dedicato Haunting Ground.