Ikaruga  1

Adrenalina al massimo, un sistema di gioco innovativo, schermo completamente e costantemente ricoperto da proiettili e un livello di difficoltà inumano. Cos'altro aspettarsi da Ikaruga, l'ultima fatica Treasure e sequel più o meno diretto del leggendario Radiant Silvergun?

Project RS-2

E Ikaruga segue alla lettera, da buon scolaro, le leggi non scritte di Treasure. E’ il miglior shoot’em up degli ultimi anni – intendendo shoot’em up nella sua accezione classica e più pertinente – ed è irrimediabilmente d’elite. Casual gamer alla larga insomma, e si astengano i deboli di cuore. Per la stragrande maggioranza dei videogiocatori attuali, abituati a giochi fin troppo facili e a un appiattimento, causa sequelizzazione selvaggia, dell’offerta videoludica ormai fossilizzata su generi ben definiti, Ikaruga è uno shock. Ikaruga è difficile, dannatamente difficile, ogni partita richiede riflessi fulminei, ottima memoria e la massima concentrazione. Per quanto la situazione su schermo sia caotica, con centinaia di proiettili da schivare eseguendo manovre millimetriche, c’è sempre una via di uscita: la morte in Ikaruga non è mai un evento accidentale o obbligatoriamente previsto dal gioco, è sempre una diretta conseguenza dell’imperizia o di un errore del giocatore. La via di scampo c’è sempre, basta trovarla, analizzando e decifrando l’alchimia sublime di pattern di attacco dei nemici, studiati con perfezione maniacale, e il moto delle salve di proiettili, astutamente combinate a creare labirinti di colpi di rara bellezza.

Project RS-2

Il sottotitolo di Ikaruga è di quelli da infarto per ogni amante del genere, con quel RS-2 a indicare un sequel diretto del gioco che, ha ragione, è stato considerato per anni il miglior sparatutto in circolazione, Radiant Silvergun per Saturn. Ma non lasciatevi ingannare, Ikaruga ha poco da spartire con l’illustre predecessore e, scorrimento verticale e piogge di proiettili a parte, si avvicina molto più al concept proposto per la prima volta nel platform, sempre targato Treasure, Silhouette Mirage. L’intero gameplay di Ikaruga ruota intorno alla polarità, tutto nel gioco è o bianco o nero: la nostra navetta, i proiettili, i nemici. La polarità del nostro mezzo può essere cambiata in ogni momento premendo un tasto: se bianchi infliggeremo il doppio dei danni ai nemici neri e saremo invulnerabili e in grado di assorbire i colpi bianchi, se neri viceversa. Sicuramente innovativo e rinfrescante, segno che gli shoot’em up a scorrimento hanno ancora molto da dire e che l’introduzione di idee innovative è ancora possibile, ma c’è di più: ad aggiungere ulteriore profondità al gameplay interviene un geniale sistema di combo, che obbliga il giocatore a colpire i nemici a sequenze di tre in base al colore per raggiungere punteggi elevati. Certo è possibile giocare senza badarci, ma si perde così uno degli aspetti più gratificanti di Ikaruga. Inutile dire che il gioco è stato pensato per poter mantenere sempre al massimo il numero di combo, linkando a tre ogni singola sequenza di attacchi nemici, dall’inizio sino all’ultimo livello. Ma è cosa inumana, da giapponesi. Che peraltro riescono a portare a termine il gioco con una sola vita.

Project RS-2

Al contrario di Radiant Silvergun non ci sono armi extra in Ikaruga. Il giocatore può contare solo sulla fida arma base (che può sparare colpi singoli o doppi a ripetizione) e su un laser multiplo a ricerca, caricabile assorbendo i proiettili nemici, particolarmente utile nelle situazioni più affollate e negli scontri con i boss di fine livello. Enormi e cattivissimi, come da tradizione Treasure. Gli stage da affrontare sono cinque e seguono tutti la medesima struttura base predefinita – introduzione, livello vero e proprio, boss.
Ikaruga, è vero, non è particolarmente lungo, ma l’elevatissimo livello di difficoltà e il buon numero di extra, tra i quali segnaliamo l’interessante modalità di gioco Prototype, sono in grado di garantire una longevità eccellente. Portare a termine il gioco anche a livello Easy è una vera e propria impresa.

Sotto il profilo tecnico l’ultima fatica Treasure si comporta egregiamente. La conversione GameCube è ottima per quanto, a voler trovare il classico pelo nell’uovo, lievemente inferiore alla contoparte Dreamcast, hardware natìo del gioco, progettato appositamente per la scheda da sala Naomi. Ottimo come sempre il design e il motore non fa una piega, nemmeno quando lo schermo è affollato di proiettili. Di rilievo l’accompagnameneto audio, incalzante ed appropriato, e gli effetti sonori.

Commento

Ikaruga non è certo un gioco per tutti. Ma del resto Treasure non ha mai fatto giochi per tutti, e gliene siamo grati. Ikaruga è un inno sublime al gameplay che verrà colto solo dai palati più fini e dai veri estimatore del genere. Volutamente, magnificamente minimal, un vero e proprio haiku videoludico, la miglior definizione del gioco che mi è capitato di leggere. Imperdibile, ma solo per i veri hardcore gamers. Gli altri ne stiano debitamente alla larga, a meno che non si sentano pronti per il grande passo.

    Pro:
  • Ottimo gameplay, perfettamente calibrato
  • Frenetico e coinvolgente
  • Ottima realizzazione tecnica
  • Difficilissimo (hardcore gamer)
    Contro:
  • Difficilissimo (casual gamer)
  • Un po’ troppo breve

Curioso: è impossibile iniziare un articolo su un gioco Treasure senza spendere qualche riga su Treasure stessa, forse la più atipica e particolare software house nipponica. Unica nel suo genere, elitaria, irrimediabilmente snob, Treasure è l’ultimo baluardo di una generazione che non esiste più, forse l’unica ormai a sviluppare solo i giochi che realmente le va di sviluppare, con un’ossessione maniacale per le due dimensioni e in barba alle classifiche di vendita. Certo non mancano i progetti puramente commerciali (ricordiamo, ma preferiremmo dimenticarlo, Silpheed per PlayStation 2 e il promettente Wario World per GC), programmati su commissione e non sempre all’altezza, tanto che Treasure non vi ha mai apposto il sacro sigillo, garanzia di qualità. L’inconfondibile loghetto, un tempo lo scrigno stilizzato ora sostituito dal più tradizionale nome della società, è da sempre sinonimo di due certezze:

1) Altissima qualità e gameplay originale e fuori dalle righe
2) Non per tutti