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Un po’ di storia antica

Intorno al 1978 un gruppo di giovani studenti dell’università americana di Berkley, sulla scia del capolavoro di J.R.R. Tolkyen decisero di programmare un videogioco in single player dall’interfaccia grafica che unisse le regole dell’allora rampante Dungeons&Dragons con le favolistiche atmosfere della terra di mezzo. Ne nacque Rogue, un gioco di ruolo orientato all’azione dall’interfaccia ASCII profondo e complesso come non mai. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e a questi pionieri gli si deve l’onore di aver inventato un genere di giochi di ruolo mai sopito le cui ultime incarnazioni sono fra i giochi più venduti del pianeta: Diablo e Diablo II. La maggiornaza delle persone pensa che la Blizzard inventò il genere degli Action-RPG dal nulla, ma lo schema di gioco affonda le radici in tempi molto lontani. Io stavo giocando per la seconda volta ad Angband quando conobbi Diablo e appresi della dicitura di Action-RPG, il tutto mi suonò molto strano poiché fino ad allora ero abituato a riferirmi a quel tipo di giochi come Rogue-Like Games, in onore del primo titolo apparso negli anni ’80, oppure come Hack&Slash che ne denota la natura prettamente basata sul combattimento.

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Un po’ di storia moderna

Dopo Rogue, in virtù della logica open-source del gioco, molti videro lo spazio per modifiche sostanziali e così nacque Moria, dedicato all’abbandonata capitale dei Nani nei monti ferrosi. Dopo Moria venne Angband che determinò la conclusione del percorso formativo di questo genere. Oggi conosciamo Angband nella versione 2.9.3 (realizzata nell’Agosto 2001) e le sue numerosissime varianti.

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Dalla storia alla filosofia

La filosofia di base del gioco è semplice e chiunque abbia giocato a Diablo non può non riconoscerla: si inizia creando il proprio personaggio scegliendone la razza (Elfo, umano, hobbit, dorwinadano ecc…) e il ruolo (Guerriero, mago, bardo, ranger ecc…), dopo aver tirato i dadi per le stats eccoci catapultati nel mondo di gioco. Il primo impatto con il gioco è devastante, in particolare per chi considera la grafica la condizione sine qua non di un videogioco. La visuale del gioco è dall’alto, a volo d’uccello, il vostro personaggio è uno sprite senza frame di animazione, uno sprite e basta, così come i mostri e gli oggetti. Il gioco intero è composto da sprite fissi uniti a creare foreste, città e dungeon. Dopo questa descrizione e dopo aver visto gli screenshot perché, vi chiederete voi, uno dovrebbe perdere tempo a giocarci?? Innanzitutto perché è gratis, completamente freeware, compreso il codice sorgente che chiunque dotato di conoscenze C++ può scaricare e modificare a piacere creando interessanti varianti al concept di base, alcune delle quali superiori per complessità e bellezza all’originale. Secondo perché non troverete, ripeto, non troverete in alcun gioco commerciale un livello di complessità e realismo paragonabile a questo. Neppure una sessione carta e penna a AD&D è paragonabile ad Angband per la cura maniacale e l’attenzione ad ogni aspetto dell’avventura! Il nostro compito sarà molto semplice, passare tutti i cento livelli della fortezza di Angband al centro del bosco atro e sconfiggere Morgoth, nome conosciuto a chiunque abbia letto “The Silmarillion”. Ogni livello non è mai uguale a se stesso, ma ogni volta che entrerete sarà calcolato in tempo reale ripresentando ogni volta una configurazione diversa. All’interno del dungeon sarà naturalmente tutto avvolto nell’oscurità, e questo è il primo esempio di realismo, per illuminare il tutto potremmo usare torce, lanterne, magia o oggetti magici, ognuno con il suo cono di luce di diversa ampiezza e ognuno con la necessità di ricarica, le torce le butti, la lanterna la ricarichi con fiasche di olio ecc… Un’altra cosa di cui avrete bisogno nei dungeon è il cibo, senza semplicemente morirete, questo è un’ulteriore caratteristica che pone l’accento sul realismo estremo. Indovinate cosa succede se venite avvolti da una palla di fuoco? Le vostre frecce di legno si bruceranno, così come i vostri scroll e libri di magia e se un globo di ghiaccio vi avvolgesse? Allora le vostre pozioni di guarigione potrebbero esplodere! Questo è solo un assaggio della preparazione che richiede una discesa nel dungeon, specialmente nei livelli più bassi. In qualsiasi momento, se muniti di apposita magia, potrete essere teletrasportati in città e viceversa, dove potrete munirvi di tutto il necessario per sopravvivere nel dungeon, vendere gli oggetti ritrovati, identificare gli unique e gli artifact, dormire, mangiare, bere e giocare d’azzardo! Gli oggetti si dividono in normali, normali incantati, unici e potentissimi artefatti il cui ritrovamento spesso è fonte di gioia infinita! Questi oggetti sono unici in tutto il gioco, se vi vengono rubato da un ladro sono persi per sempre, se li vendete non li vedrete mai più. Così come gli oggetti sono di vari tipi anche i mostri si suddividono in normali e unici, gli unici una volta uccisi non riappariranno più durante il gioco.

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Dalla filosofia alla realtà

Come avrete notato le somiglianze con Diablo si sprecano, almeno per quanto riguarda lo schema di base del gioco, poiché a livello di completezza e ricchezza dell’esperienza di gioco viaggiamo su due binari completamente diversi. Inoltre Diablo è in tempo reale mentre Angband è a “turno continuo” che vuol dire un movimento continuativo fino a che terrete il dito sul tasto dell’azione, turno quando mollerete il tasto per compiere un’azione diversa. Credetemi è più facile a farsi che a dirsi. Per concludere vi consiglio di provare per credere, se siete alla ricerca di un dungeon-crawling senza compromessi che faccia semplicemente impallidire tutto quello che è uscito tutt’ora per PC e console allora tuffatevi nei meandri di Angband, il primo giro è gratis! (come il secondo terzo ecc…) Link fondamentali:
Thangorodrim - The Angband Page : http://thangorodrim.angband.org/
Zangband, La variante più famosa: http://www.zangband.org/
Roguelike News : http://www.skoardy.demon.co.uk/rlnews/index .html

Gabriele "Aarnak" Dal Fiume

Introduzione

Era una lontana giornata autunnale quando comprai l’ultimo numero di Amiga Magazine e vidi nell’ultima pagina dedicata ai videogiochi la recensione di Angband, un gioco di ruolo freeware multi piattaforma. Allora ne sapevo quanto voi sull’affascinante mondo sommerso dei videogiochi freeware, realizzati da una schiera di persone animate dalla chimera del codice open-source e supportate da un’ancor maggiore e florida schiera di fan entusiasti.

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