Impossible MissionImpossible Mission - Recensione 

E' ora di mettere le mani su un altro remake di un grande classico videoludico per PSP e DS, questa volta ad opera di System 3.

Impossible Mission - Recensione

Impossible Mission è stato una delle prime killer application della storia dei videogames, e in particolar modo del Commodore 64. In parole povere all'epoca della sua comparsa era considerato alla stregua di un Metal Gear o di un Resident Evil odierno. Grazie ad un gameplay che mescolava sapientemente azione (quindi una certa abilità col Joystick da parte del giocatore), strategia ed elementi da puzzle game, il titolo di Epyx Games si rivelò fin da subito un gioco impegnativo e longevo come mai si era visto fino a quel momento in un sistema da intrattenimento casalingo. A distanza di 20 anni o più, la rediviva System 3, che i più “anzianotti” fra di voi ricorderanno per essere gli autori di quel capolavoro che fu Myth, ripropone Impossible Mission in questo remake per PSP e DS. Nel gioco il videogamer veste i panni di un agente segreto infiltrato in un gigantesco bunker, quello dello scienziato pazzo Elvin Atombender, che minaccia un attacco nucleare contro le principali città del pianeta. Il compito del giocatore è quello di fermare il computer principale che scandisce il conto alla rovescia del lancio dei missili prima che sia troppo tardi, recuperando il codice di accesso allo stesso, e intervenendo. La password si trova spezzettato all'interno di un “puzzle” di tasselli nascosti in alcune delle stanze dell’edificio. E la cosa è più facile a dirsi che a farsi. Il bunker è, come detto poc’anzi, piuttosto grande da esplorare, ed è sorvegliato da decine di robot violenti e sanguinari. Senza contare che alcune aree sono accessibili solo previo salto millimetrico o azioni acrobatiche non sempre immediatamente eseguibili.

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Remake?

Diciamo subito, in modo da sgomberare il campo da possibili dubbi, che questo IM non dovrebbe essere definito un rifacimento vero e proprio, nel senso che esso è la fedelissima trasposizione dell’omonimo titolo per C64, con tutti i pregi e i difetti del caso. Di fatto le uniche differenze fra le due versioni sono inerenti l’aspetto visivo, come vedremo più avanti. Ogni elemento, dalla singola stanza agli “schemi” secondo i quali si muovono le sentinelle, sono rimasti tali e quali all’originale. Di conseguenza anche la giocabilità è quella classica, per certi versi simile al primo Prince of Persia. Ogni schermata rappresenta solitamente un blocco contenente alcune delle decine di stanze in cui è suddiviso l'edificio del folle scienziato, con diverse piattaforme disposte a più livelli e collegate tra loro da piccoli ascensori o separate da strapiombi. Per muoversi quindi da una stanza alla vicina è opportuno utilizzare anche dei salti precisi da un livello all'altro, facendo attenzione a non farsi vedere dai sorveglianti. Pena una brutta fine. Il nostro agente infatti, non è dotato di nessuna arma e pertanto è facile, se scoperto, che possa cadere inerme fra le fauci dei robot. Studiare il loro comportamento, controllarne la posizione oppure valutare il momento opportuno entro cui effettuare un salto o salire su un ascensore dopo aver risolto qualche puzzle, sono gli elementi chiave del gameplay di Impossible Mission. L'unica azione extra realizzabile attraverso il nostro 007 è quella di manipolare i terminali del computer centrale per disattivare per qualche istante le funzioni di sorveglianza oppure modificare la posizione di certi elevatori.

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Trasposizione fin troppo fedele

Ma dove allora Impossible Mission è diverso dall’originale? A parte le tre (presunte) modalità di gioco (classico, nuovo e misto) che sono praticamente identiche, tutto il lavoro degli sviluppatori si è concentrato sul restyling visivo del gioco: ed è li l’unica differenza sostanziale fra le due versioni. I personaggi selezionabili sono tre, un uomo, una donna dal look “matrixiano” e un robot, e prendono di fatto il posto dell’omino in tuta del passato. A parte l’aspetto fisico, peraltro realizzato per ognuno in maniera non eccelsa, così come le animazioni, fra di loro non vi è alcuna differenza in termini di caratteristiche, parametri in generale e la selezione di uno piuttosto che dell’altro non influisce minimamente sulla giocabilità delle missioni. Inoltre la loro storia è sconosciuta, non c’è nessuna schermata, video o altro che ci spieghi chi sono questi tre agenti. Di fatto poi gli elementi di contorno dell’avventura si riducono a due miseri filmati e nuovi menu’ e artwork. Le ambientazioni sono colorate, carine, ma anche qui nulla di che, sembrano tratte da un titolo per SuperNes. Il sonoro, tanto per restare in tema “old style” è limitato ad un motivetto che accompagna costantemente per tutta l'avventura il giocatore, con qualche rumore di sottofondo che riprende quelli dell’ascensore o di altri aggeggi, o ancora alla voce del dottor Atombender. Vabbè che si voleva mantenere inalterato pare lo spirito del gioco, ma qui si è mantenuto inalterato praticamente tutto…

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Conclusioni

Impossible Mission altri non è, come detto nell'articolo, che il vecchio gioco Epyx per Commodore 64, riveduto (graficamente) e corretto (non tanto) per le console portatili Sony e Nintendo. Il risultato è ovviamente un prodotto decisamente atipico, su cui diventa per certi versi difficile dare un giudizio: da un lato, pur nella sua semplicità, proprio la "somiglianza" con l'originale, tutt'ora un gioco molto divertente, fa del titolo System 3 un prodotto carino, giocabile, adatto ad una console portatile e a chi vuole fare qualche rapida partita fra un viaggio in pullman o in treno, per esempio. Dall'altro, la cosa, nel contempo, ne limita fortemente l'appeal, sia per quella sensazione di "già visto" che pervade il giocatore più “anziano”, sia per una longevità ridotta praticamente all'osso e ad un gameplay datato. Specie se si considera che allo stesso prezzo è possibile acquistare magari intere raccolte di retrogaming per tutti i gusti. Pro: Tutto sommato divertente. Interessante per chi non ha molto tempo per giocare. Contro: Gameplay datato. Longevità ridottissima. Level design non sempre ispirato. Per nostalgici.

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