Interceptor
L’indole hollywoodiana questo terzo capitolo sembra non averla affatto persa. S’inizia da dove si fermò Renegade, con un filmato in grafica real time che ritrae il bel dannato dai capelli verdi, Jak, ammanettato e scortato nell’immensa solitudine di un altrettanto immenso deserto. Più che un esilio, una condanna a morte pressoché certa. Accompagnato dal suo fido, nonché rompiscatole, amico peloso Daxter, vedremo il nostro paladino vagare, vagare e vagare ancora fra oceani di sabbia. Sfinita e demoralizzata, l’estroversa coppia finisce col cedere dinanzi al caldo divampante di quel luogo, salvo poi farsi raccattare da terra da una un gruppo non troppo amichevole d’individui appartenenti ad una comunità di emarginati ribelli.
Inizia così un’avventura che, a suon di missioni fini a soddisfare le volontà di un capo tribù opportunista, riesce ad impratichire anche il giocatore alla prime armi. Si passerà da sezioni sparatutto ed action, ad altre tipiche dei racing di stampo adventure, in un pout pourrì così zeppo di varianti da sembrare un minestrone. Sparuta, pressoché sparita, la componente platform che distingueva il primo capitolo, che invece ora si ritrova a dover cedere quasi totalitariamente il passo al concept di gioco visto nel secondo. Jak ora ha più armi, più mezzi e perfino più poteri, la sostanza però è la medesima del suo predecessore. Poche le virgole cambiate, praticamente impercettibili anche ai più attenti. Questo, signori, è il difetto che più attanaglia la nuova produzione Naughty Dog: un immobilismo ludico piuttosto sfacciato, perdonabile in parte solo grazie all’effettiva bontà di un prodotto che dimostra di essersi ben cementato dopo gli scossoni subiti dal prequel. Non che ci si aspettasse la rivoluzione che colpì il passaggio fra il primo ed il secondo capitolo, sia chiaro, ma qualcosa in più era doveroso proporlo. La stessa aggiunta dei poteri di luce al già corposo set di abilità del protagonista viene, per quanto gradita, sminuita da questa mancanza generale d’innovazione. Le vere e proprie star del gioco diventano così le vetture, che prendono forma in un variegato autosalone di buggy d’ogni tipo ed ogni stazza. Tanti, infine, gli elementi sbloccabili durante il gioco, fra cui spicca la possibilità di personalizzare a piacimento il proprio alter ego scegliendo fra un buon numero di variabili, come l’ingrandimento della testa e la rimozione del pizzetto semi fluorescente.
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Oltre la sfera del tuono
Pad alla mano Jak 3 si dimostra sempre un titolo versatile, capace di proporre soluzioni efficaci per ogni situazione incontrata nel gioco. Il sistema di controlli fa il suo sporco lavoro senza batter troppo ciglio e senza palesare difficoltà alcuna. In questi termini il lavoro di rifinitura svolto dai coder americani si rivela prezioso. Altrettanto non si può dire per la gestione della camera, che come uno stallone purosangue si ribella ogni volta che può.
- Pro:
- Gran varietà di missioni.
- Tecnicamente ottimo.
- Doppiaggio esemplare.
- Contro:
- Innovazione 0 (zero).
- Un po’ corto.
- Camera dispettosa.
Siamo agli sgoccioli di un anno per certi versi indimenticabile. Pragmatico, a tratti narciso e sicuramente generoso, questo 2004 resterà nei nostri album fotografici mentali per abbondanza e qualità. Emozionante per certi versi, è stato il veder combattere ogni software house a suon di mazzolate; in fondo noi siamo i beneficiari di questa pseudo guerra a suon di pixel, i destinatari avvoltoi perennemente affamati di gameplay. Contesto acerrimo da cui non poteva certo mancare Naughty Dog, softco statunitense che ha dato i natali a Crash Bandicoot e l’indomita accoppiata Jak/Daxter. Quest’ultimi nacquero su di una Ps2 ancora giovane, con poche malizie ma tanta volontà di sbocciare. Il primo capitolo della saga fu un successone, bissato poi da un seguito che stravolse in parte il dna a piattaforme del precursore, portandolo più verso lidi action che altro. Si arriva quindi a questo Jak 3, che oltre all’onere di chiudere quella che in termini cinematografici si definirebbe una trilogia, ha anche il dovere di cementare quanto di buono visto nei precedenti episodi. Torna al Sommario

