Jam SessionsJam Sessions - Recensione 

Di partygame a sfondo musicale se ne sono visti di tutti i tipi, finora. Ma che dire di un vero e proprio simulatore di chitarra?

Nel mercato dei videogiochi ormai è difficile che venga introdotto qualcosa di completamente originale, perché già tutto è stato detto e fatto. Wii è un esempio eclatante della fame di novità che attanaglia sia i giocatori smaliziati che quelli occasionali: se ne sono venduti milioni di pezzi solo grazie a un sistema di input fuori dagli schemi; smentendo, oltretutto, la massima storica che vuole che sia il software a far vendere una console. E per il Nintendo DS il discorso è analogo, visto che la combinazione di touch screen, schermo addizionale e microfono spesso si traduce nella produzione di giochi freschi e coinvolgenti.

La chitarra in tasca

In tutto questo discorso, cosa c'entra Jam Sessions? Be', il nuovo titolo Ubisoft appartiene appunto a una tipologia di software innovativi, pronti a debuttare su Nintendo DS grazie alle caratteristiche di questa console portatile. Sia chiaro, l'idea di un simulatore di chitarra non è affatto nuova in ambito PC, dove di programmi del genere ne esistono a centinaia e un po' per tutti gli strumenti, ma il tipo di implementazione (con la stilo a fare da plettro sulla "corda" visualizzata sul touch screen) è molto interessante e apre nuove possibilità al genere dei partygame musicali, dove solitamente ci si basa sul ritmo e si ascolta la musica anziché crearla. Se abbiamo definito Jam Sessions un software innovativo e non un gioco innovativo, il perché è presto detto: non si tratta di un gioco, e la cosa appare chiara fin dai primi minuti. Anzi, fin dalla schermata di partenza, che ci permette di accedere a un ovvio tutorial, di regolare le impostazioni o di suonare i brani inclusi nel pacchetto.

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Il repertorio di Jam Sessions

Snoccioliamo subito i numeri di questa produzione, nella fattispecie diciassette canzoni di respiro internazionale, divise fra classico e moderno: "Jack-Ass" (Beck), "Like a rolling stone" (Bob Dylan), "No woman no cry" (Bob Marley), "Yellow" (Coldplay), "I will follow you into the dark" (Death Cab for Cutie), "Over my head" (The Fray), "The man who sold the world" (Nirvana), "I'm with you" (Avril Lavigne), "Life is a highway" (Rascal Flatts), "No rain" (Blind Melon), "How sweet it is (to be loved by you)" (James Taylor), "I forgot more than you'll ever know" (Johnny Cash), "Me and Bobby McGee" (Janis Joplin), "Never can say goodbye" (Jackson 5), "Surrender" (Cheap Trick), "What's going on" (Marvin Gaye) e "You know I'm no good" (Amy Winehouse). Una volta selezionato uno di questi brani, ci troveremo davanti uno spartito essenziale, solo con testi e accordi, e il software si occuperà di evidenziare questi ultimi quando li suoneremo con la stilo, procedendo fino alla fine della canzone. Diciamo che, in un certo senso, il giocatore è abbandonato a se stesso: non c'è alcun MIDI dei brani da seguire, solo eventualmente un metronomo che può aiutarci a tenere il ritmo tra un accordo e l'altro. In quest'ottica, per ottenere dei risultati è d'obbligo conoscere le canzoni che si decide di suonare, altrimenti il sistema riconosce sì la progressione degli accordi, ma quello che uscirà dai diffusori del DS (o dello stereo a cui possiamo collegarlo) non ricorderà neanche minimamente il brano originale. Sarà il giocatore a giudicare la propria performance, non c'è alcun obiettivo da perseguire se non quello di "imparare a suonare" con una console portatile.

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Ok, ma come funziona?

L'idea alla base di Jam Sessions è semplice: si usa la stilo come un plettro sul touch screen, dove viene visualizzata una "corda" che vibra a ogni pennata. Il sistema riconosce la pennata verso il basso e quella verso l'alto (è possibile cambiare la direzione impostata di default a seconda di come sia più comodo), nonché l'accordo stoppato, che "suona" quando non premiamo nessuna delle direzioni del d-pad. È appunto quest'ultimo a determinare quello che suoniamo: a ognuna delle otto direzioni viene assegnato un accordo, quindi ci basta ad esempio premere giù e dare una pennata con la stilo per suonare un SOL (G, nella nomenclatura internazionale, qui ripresa). La posizione degli accordi non è fissa ma cambia a seconda della canzone che vogliamo suonare, per rendere le cose più semplici (solitamente non ci sono certo otto accordi diversi in un brano...), ma nella modalità libera si può decidere liberamente quali accordi assegnare a quali direzioni del d-pad, aggiungendo la possibilità di averne altri otto tenendo premuto il tasto dorsale sinistro. Il suono riprodotto è molto fedele a quello di una chitarra vera, oltretutto gli sviluppatori hanno introdotto il concetto di "velocity" per far suonare diversamente una pennata più forte o più debole. Chiaramente è il comparto sonoro a fare la parte del leone in Jam Sessions, grazie a una buona emulazione sonora. Tutto il resto è ridotto all'essenziale, a cominciare dalla grafica, che al massimo è possibile personalizzare tramite i temi presenti.

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Vai col distorsore!

Jam Sessions riesce a riprodurre il suono di una chitarra in modo davvero buono, ma non si ferma lì e consente di impostare un certo numero di effetti, attivabili mentre si suona. Si tratta della distorsione, del delay, del chorus, del flanger, del tremolo e dei filtri passa-alto e passa-basso. Ogni effetto può essere attivato in coppia con un altro, per ottenere un risultato diverso, e presenta un controllo analogico di regolazione del tutto simile ai veri pedali per gli effetti. Ci sono sei slot disponibili per salvare i propri preset. I risultati sono discreti (è chiaro che ottenere una distorsione verosimile va al di là delle capacità sonore del DS), ma più che altro si tratta di un'aggiunta con grossi limiti visto che si può suonare solo per accordi e non per singole note.

Commento

Jam Sessions non è un videogame, è un simulatore di chitarra. Non ci sono obiettivi da raggiungere che non siano il raggiungimento di una buona coordinazione tra pennata e d-pad, e per dirla tutta l'inserimento dei brani è un qualcosa di puramente accessorio, visto che la sostanza di questo prodotto sta nella modalità libera. I chitarristi troveranno oltremodo limitante la possibilità di suonare solo per accordi, il d-pad del Nintendo DS non ha mai brillato per la propria precisione nelle diagonali e la possibilità di registrare la propria sessione non include certo la cattura della voce, risultando poi fin troppo breve. È chiaro, quindi, che il titolo Ubisoft mira a un pubblico di curiosi e di profani della musica, per i quali sarà certo divertente poter suonare una chitarra senza averla mai imbracciata. Sperando che poi, spinti dalla curiosità, acquistino davvero uno strumento e un buon manuale per imparare a suonarlo...

Pro Buona emulazione del suono Un'idea innovativa, da sviluppare Una chitarra in tasca, letteralmente Contro Manca una qualsiasi prova da superare Registratore molto limitato Poco adatto a chi già suona

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