Kingdom Under Fire Gold  0

Realizzato da una Software House coreana, Kingdom Under Fire arriva solo oggi nel mercato europeo, riproposto alla nostra attenzione in una versione migliorata dell'originale, denominata Gold. L'occasione è propizia per scoprire uno degli strategici meno convenzionali degli ultimi tempi, dotato di numerosi elementi Rpg tali da renderlo piuttosto unico nel suo genere: Mauro Licciardello ci svela se l'attesa è valsa la pena o se possiamo ritornare ad aspettare Warcraft 3 senza troppi pensieri...

Orchi e umani. Una convivenza difficile

Debbo dire che sin dai tempi di Warcraft, mai tema è stato più abusato di questo.
Insomma, capisco che il background sia sempre piacevole e che in fondo sembri la perfetta soluzione per unire i due generi di giochi, ma un minimo d’inventiva in più non guasta mai, soprattutto di questi tempi dove la sensazione di dejà vu la fa da padrona.
Ad ogni modo, nel continente di Bersiah, hanno gravi problemi di convivenza le razze della Luce (Umani ed elfi) e quelle dell’oscurità (Orchi ed altre creature amene) le cui battaglie hanno sempre ruotato attorno alle loro due principali divinità: Amoth e Tobied.
Basandosi su queste premesse, KUF Gold racconta di un’invasione da parte delle forse del male che vogliono ristabilire la loro egemonia cancellando Azillia, una delle nazioni più ricche e prosperose di tutto il continente.
Come in ogni buon RTS che si rispetti, c’è data la possibilità di giocare da entrambe le parti e per completare ogni campagna dovremo terminare con successo le 13 missioni che le compongono.
Dicevamo che il gioco è il classico RTS perfettamente mutuato da Warcraft, e quindi non ci dilunghiamo in nessun modo sulle caratteristiche dell’interfaccia o delle unità, perché sono assolutamente simili a quanto già visto in altri titoli e quindi fin qui nulla di nuovo.
Le sorprese vengono dalla presenza degli eroi e d’alcuni livelli dove il gameplay è molto simile a quello di Diablo.

Due giochi in uno? Hmm meglio dire un gioco e mezzo

Gli eroi sono particolari personaggi che dispongono di poteri e caratteristiche proprie, ma soprattutto possono evolversi ed acquistare nuovi poteri e questo come ogni buon RPG che si rispetti.
Per far sì che il nostro Eroe si evolva ci sono degli appositi livelli, molto simili a quelli di Diablo, dove cambia anche l’interfaccia ed il sistema di gioco che diventa molto più arcade e meno tattico.
E’ estremamente importante completare con successo queste fasi, perché le caratteristiche acquisite le ritroveremo durante le classiche partite stile RTS.
Detto così sembra un’ottima idea, ma la realizzazione lascia un po’ a desiderare.
I Dungeon sono sempre molto piccoli e l’interfaccia di gioco rimane tutto sommato simile a quella della parte RTS, risultando alla lunga noiosa e poco stimolante. Certo ci sono oggetti e armi varie, inoltre troveremo molte pozioni durante le nostre avventure, ma nel complesso la realizzazione è appena discreta e non presenta nessuna sfida.
La cosa stona ancor di più se consideriamo il diverso livello di difficoltà della parte strategica, che si dimostra molto più ostica.

Un 3D che non c’è. Ed un sonoro … che c’è.

Il gioco è realizzato tutto in un classico 2D. Questa non è una nota di demerito, soprattutto se consideriamo l’ottima ualità delle animazioni degli sprites che raggiungono la considerevole cifra di 120.000 frames.
Le unità sono realizzate piuttosto bene, anche se forse mancano un po’ di personalità, ma d’altronde di Orchi ed Elfi ne abbiamo già visti di tutti i tipi e di tutte le taglie.
Completano il quadro 60 effetti speciali magici e ben 6 background per le mappe. Di contro stona l’unica risoluzione video che è una canonica 800x600 (che negli scontri più complessi può anche non bastare).
Il comparto sonoro presenta luci ed ombre (eh eh come il plot del gioco).
Le luci sono rappresentata da un buon comparto sonoro con effetti meritevoli e che non risultano mai fastidiosi, di contro le musiche sono decisamente sottotono e queste non solo per una mancanza di varietà, ma per una composizione decisamente superficiale (alcuni pezzi sono veramente sgradevoli) Insomma i tempi delle bellissime musiche di Starcraft sono molto lontani.

Multiplayer e Wargate. Toc Toc c’è qualcuno?

Passiamo al muliplayer che si rivela molto efficace se non fosse che giocare con qualcuno è veramente un’impresa per il semplice motivo che di giocatori occidentali ne ho incontrati molto pochi.
Il portale, si chiama Wargate ed è accessibile direttamente dall’interno del gioco, come il più noto BattleNet di Blizzard.
Evidentemente la Phantagram ha un discreto numero d’estimatori in casa propria (ricordo che l’azienda è Coreana), ma al di fuori delle mura domestiche il panorama si ridimensiona un po’.
Veramente un peccato, perché nonostante il gioco non introduce niente, giocare a KUF in multiplayer è un’esperienza piacevole.

Conclusioni

Prima di passare alle canoniche conclusioni, vi ricordo che questa versione è denominata GOLD per via di un editor di missione e di alcuni nuovi eroi, aggiunti per dare più equilibrio al gioco originale.
In attesa di Warcraft molte aziende si sono cimentate nell’impresa di anticipare il colosso Americano. I risultati sono stati tutti molto deludente, compreso questo KUF.
Ma attenzione se consideriamo il gioco solo per la parte strategica, allora dobbiamo anche dire che il risultato è sicuramente meritevole della nostra attenzione.
Insomma il classico clone di Warcraft ma ben fatto.
Ehmm scusate. Hanno bussato alla porta. Strano ….. sento un tremendo fetore ed un ringhiare non proprio amichevole. Che sia qualche Orco ancora vivo?
Aspettate che prendo spada e scudo per ricordargli che non volevo essere disturbato quando scrivo.

RPG e RTS aspettando Warcraft 3.

Nell'estate del 2001, la Phantagram, un’intraprendente software house Coreana, ha pubblicato un gioco con l’ambizione di stabilire un nuovo standard, mischiando elementi classici degli RTS con quelli dei migliori RPG, intitolato Kingdom Under Fire: noi ne parliamo oggi per via dell’uscita di una nuova versione, denominata GOLD, che introduce alcune novità rispetto all’originale.
Prima di proseguire vorrei far notare come in realtà altre software house si sono cimentate già nello stesso tema provando ad unire i due generi, come ad esempio Warlords Battlecry, ma ad onor del vero il risultato non è mai stato particolarmente esaltante.
Scopriamo se questa volta ci sono i presupposti per realizzare qualcosa di diverso.