Knights Of The Temple  0

Cavalieri templari, spade insanguinate e temibili creature demoniache. Preparatevi ad assaporare tutta la crudezza del medioevo in un action adventure dai toni decisamente forti.

Un cavaliere senza tavola rotonda

L’azione si svolge in terza persona con inquadrature a telecamera fissa, sarà quindi la cpu a decidere i movimenti di camera in base alla situazione. Come spesso accade in produzioni simili, quest’ultimi pregiudicano l’orientamento del giocatore per favorire una regia cinematografica. Tuttavia in linea di massima si ha un sufficiente controllo della situazione o quasi, ma spiegheremo più avanti il perché. I maggiori problemi derivano dal comparto ludico, ottusamente ancorato ad una sterile formula di combattimenti interminabili, gestibili con poche, basilari mosse di attacco e difesa, più una serie di combo. Solo due tasti per colpo leggero o forte ed un tasto per la parata. L’immediatezza rischia di tramutarsi troppo presto in noia, in quanto il giocatore non tarderà a trovare il ritmo per perforare le difese più ostiche con un accorto utilizzo della parata (i nemici compiono attacchi ciclici), ancora peggio se consideriamo il fatto che esiste una mossa facilmente eseguibile per sfondare la parata avversaria. Nel tentativo di offrire dei flebili incentivi al giocatore (parlare di elementi rpg è fuori luogo), man mano che si avanza nel gioco vengono aperte combinazioni d’attacco sempre più intricate, ma la cui utilità risulta piuttosto discutibile. Ben presto si ritorna ad utilizzare le classiche tecniche basilari del parata-affondo, sacrificando ogni possibile evoluzione del gameplay in onore del pragmatismo. Inoltre i nemici tendono ad accerchiare il protagonista, momento in cui il deficit delle telecamere si fa preoccupante. Subire colpi su colpi senza poter reagire adeguatamente rende l’esperienza frustrante, soprattutto quando le inquadrature contribuiscono a generare confusione e disorientamento. Questo è proprio il limite più grosso del titolo TDK, che rimanda a meccaniche ludiche da beat’em up arcade, dove la quantità smodata di nemici agevola sempre una breccia dove colpire ai danni del giocatore. Ma allora questo gameplay che potremmo definire “strategico” era motivato dall’esigenza di infilare monetine nel cabinato, mentre Knights Of The Temple ha ben altre incombenze di intrattenimento.

Xbox vs PS2

Abbiamo testato KOTT per entrambe le piattaforme. Seppur condividendo lo stesso motore grafico, le due versioni differiscono significativamente in termini di ottimizzazione, ad evidente vantaggio della console Microsoft, che sfoggia una definizione maggiore nelle texture, ma soprattutto risulta ben più fluida con un framerate a 60fps, seppur con qualche calo. La versione PS2 si assesta sui 30, ma sempre con cali che rendono le situazioni più caotiche tutt'altro che fluide. Inoltre i caricamenti sulla console Sony risultano davvero snervanti, cosa che non accade su Xbox in virtù del mai troppo lodato hd. Per concludere segnaliamo il supporto Live multiplayer, limitato però a scontri uno-contro-uno in arene chiuse, una modalità che francamente non ci ha convinto affatto.

Il mio regno per una spada

Forse consci di questo, per spezzare la linearità i programmatori hanno pianificato i livelli in modo da agevolare una minima esplorazione, oltre all’aggiunta di alcuni enigmi di facile risoluzione. Inoltre, avanzando sarà possibile impugnare armi diverse, utilizzare magie ed anche un arco. Quest’ultima caratteristica è quella che permette maggiormente al titolo di distaccarsi dalla sopraccitata formula, introducendo qualche elemento strategico. La visuale passa in soggettiva, permettendo al giocatore una certa precisione nell’utilizzo delle frecce, queste servono non solo per abbattere insidiosi cecchini, ma anche per risolvere enigmi. Questi ingredienti aggiuntivi non bastano però a sollevare le sorti di un titolo la cui giocabilità non convince mai appieno. Tecnicamente il lavoro svolto non è di spicco, ma risulta pregevole e, seppur il motore poligonale non ecceda in virtuosismi, fa il suo dovere dignitosamente. L’atmosfera, come detto, risulta azzeccata ed è senz’altro il piatto forte del prodotto, grazie ad un’accurata riproduzione dell’Inghilterra del sedicesimo secolo ed i toni abbondantemente lugubri. Convincenti anche le animazioni del protagonista, il cui lento passo a spada alzata rende credibile l’idea di un guerriero appesantito dalla greve casacca. Onesto anche l’accompagnamento sonoro, ma anche su questo piano non si riscontrano caratteristiche che si distinguano efficacemente dalla media. Sottotono le cut-scenes, realizzate col motore del gioco e piuttosto anonime a livello di regia e coinvolgimento emotivo.

Commento

Knights Of The Temple è un titolo che si solleva dall'anonimato in virtù di una realizzazione grafica di mestiere, un’atmosfera azzeccata e qualche buona idea in grado di destare interesse, non ultima la formula molto legata al concetto di picchiaduro a scorrimento, ma arricchito di elementi adventure. Tutto questo però rischia di durare troppo poco, ma non per la lunghezza dell’avventura. L’infatuazione per la meticolosa riproduzione medioevale potrebbe svanire in fretta ed alzare il velo sui difetti della struttura ludica, incatenata ad una sequela di combattimenti mal diversificati tra loro, tediosi sulle lunghe distanze e penalizzate dalla scarsa efficacia delle azioni evolute.Può rappresentare un buon titolo per passare qualche ora di svago, ma per coinvolgere davvero il giocatore occorre uno sforzo produttivo maggiore, sforzo che sinceramente non vediamo nell’ultima fatica TDK.

    Pro
  • Comparto grafico soddisfacente
  • Atmosfera azzeccata
  • Potrebbe intrattenervi per un po’…
    Contro
  • …Ma non per molto.
  • Alcuni combattimenti risultano frustranti
  • Troppo ripetitivo

Il filone delle avventure cavalleresche ha sempre riscosso un discreto successo, tuttavia ultimamente gli esponenti del genere si sono assottigliati (se escludiamo il tie-in del Signore degli Anelli). A riequilibrare la situazione ci pensa TDK con un’avventura con forti impronte slash’em up, ovvero con progressione vincolata ai combattimenti all’arma bianca. I programmatori hanno voluto conferire al prodotto un’atmosfera opprimente, ben ricreata con l’utilizzo di ambientazioni medioevali molto cupe: da tetri manieri a sperdute cittadelle, passando da ben poco confortevoli sotterranei, custodi di orribili segreti. L’intento è quello di miscelare il periodo storico delle crociate con innesti tipicamente fantasy, se non proprio horror. Vestiremo i panni di Paul, impavido guerriero templare coinvolto in una sanguinosa serie di scontri contro le forze del male, il cui epilogo avverrà addirittura negli inferi. Nel nostro tortuoso cammino incontreremo di tutto, da monaci assassini, a nerboruti cavalieri, spietati cecchini e addirittura demoni! Suona abbastanza ridicolo, ma il bizzarro cocktail funziona, anche se le sue forti spruzzate gore non lo rendono adatto a tutti. Risulta infatti molto elevata la violenza presente nel gioco, ben sopra la media del genere. Sebbene manchino decapitazioni o mutilazioni, l’enfasi riposta sulle azioni offensive del protagonista è molto marcata, in particolar modo nell’animazione conclusiva di combo mortali sui malcapitati di turno. Il gioco non lesina nel dispensare ingenti quantità di sangue, sia dai corpi martoriati che dalle purulente pietre di qualche lercia camera di torture. Inutile aggiungere come certe situazioni risultino molto tese, tanto da non riuscire a capire quando il gioco dirotterà su atmosfere rarefatte o claustrofobiche incursioni orrorifiche. Questa bizzarra (anche se non originalissima) peculiarità alimenta un certo interesse a cimentarsi con questo titolo.