ShellShock: Nam '67La recensione di ShellShock: Nam '67 

Preparatevi, il Vietnam sta tornando prepotentemente sui nostri monitor.

La recensione di ShellShock: Nam '67 La recensione di ShellShock: Nam '67

Una giungla per tre

Non sappiamo quanto gli olandesi della Guerrilla si siano ispirati a Vietcong - il quasi capolavoro degli Pterodon - per dare i natali al proprio lavoro, tuttavia i punti in comune ci sembrano molti, perfino troppi. Peccato che sia davvero difficile notare reali avanzamenti nel titolo Guerrilla e sia invece più semplice trovare magagne fin troppo evidenti.
Una doveroso premessa: ShellShock è un titolo multipiattaforma. Seppure con i dovuti aggiustamenti del caso la medesima versione del gioco è disponibile per Pc, XBox e Playstation 2. Lungi dal farsi preconcetti, bastano pochi minuti di gioco per trovarsi davanti tutti i limiti strutturali di un titolo che, seppure con qualche eccezione, tecnicamente appare decisamente poco sfruttato. Eppure, fermarsi a texture sgranate o qualche a modello tridimensionale poco convincente potrebbe nascondere meraviglie ben più profonde. Purtroppo non ci sembra questo il caso.
ShellShock riporta tutte le meccaniche tipiche di uno sparatutto variando però la prospettiva e presentandoci tutta l’azione di gioco con una visuale in terza persona appena dietro le spalle del nostro alter-ego. Il metodo di controllo si rivela confuso e poco preciso, se in altri titoli ci sono bastati pochi istanti di pratica per bilanciare la sensibilità del mouse, in ShellShock non siamo mai riusciti a trovare le impostazioni per noi più congeniali. Come ormai abitudine, la maggior parte delle armi disporrà di due modalità di fuoco (automatico o semiautomatico) mentre per avere maggiore precisione di tiro potremo schiacciare il testo destro del mouse e, in maniera molto simile a (indovinate?) Vietcong, entrare in una modalità che, a scapito del campo visivo e delle nostra velocità di movimento, ci permetterà di essere più accurati.

Considerando che il cuore del gioco dovrebbe essere proprio quello di mirare e sparare è evidente come gran parte dell’esperienza videoludica risulti compromessa fin dagli inizi.
Durante gli scontri più serrati, quando ci troveremo nel bel mezzo di una mischia di trincea, le nostre armi saranno automaticamente utilizzate in modalità “corpo a corpo”, consentendoci di abbattere i nemici con un solo colpo ben assestato. In caso ci trovassimo in una situazione piuttosto critica, potremo sempre utilizzare la modalità “sprint”: in pratica scatteremo come un novello Ben Johnson pagando il semplice scotto del non poter sparare.
Per cercare un poco di realismo - e seguendo la moda lanciata da Halo – non potremo portare con noi un numero illimitato di armi; nel complesso però l’intero impianto di gioco ci è apparso piuttosto arcade e poco appagante, soprattutto a causa degli scarsi algoritmi di intelligenza artificiale.
Il sistema di salvataggio è quello di natura chiaramente console a Check-Point. Se da una parte la tensione ed il thrilling degli scontri ne guadagnano, dall’altra ci capiterà sempre più spesso di anelera la presenza di un benché minimo quick-save… La recensione di ShellShock: Nam '67 Non mancano note positive, come i sottogiochi di abilità a cui verremo sottoposti per disinnescare le trappole dei vietcong, oppure il level design delle mappe che oltre a presentarci ambienti vari e verosimili (la giungla è rappresentata in modo davvero convincente), permette anche di tanto in tanto una certa varietà di approccio al campo di battaglia. E’ stato anche introdotta la presenza di un paio di missioni che prevedono l'uso di tecniche stealth che riescono a spezzare un poco il ritmo di gioco. Ma si tratta davvero di poca cosa, purtroppo, soprattutto considerando che la longevità del titolo - nonostante il sistema di salvataggi ed il metodo di controllo non proprio ottimale - ci è parsa piuttosto risicata.
Come già detto, a livello audiovisivo siamo lontani sia dalle ultime produzioni multimilionarie che ci stanno obbligando a cambiare il nostro amato PC, ed anche titoli come l'ormai vecchiotto (e non certo all’avanguardia) Vietcong non sfigurano certo con quanto offerto da ShellShock Nam '67: texture di gioco di bassa qualità e alcune spigolosità architettoniche che ricordano il periodo cubista di Picasso sembrano denunciare tristemente la natura multipiattaforma di questo titolo. Come se tutto questo non bastasse, l'intero quadro viene peggiorato ulteriormente da un fastidioso effetto "granulare" che affligge la nostra visuale di gioco rendendo la grafica poco nitida e piuttosto impastata: chi ha giocato a Silent Hill o Manhunt potrà capire al meglio cosa intendiamo.

Non solo guerra

Per permetterci di immedesimarci al meglio nei lerci panni di un soldato stanco e disilluso, i designers hanno pensato bene di ricreare, tra una missione e l’altra, l’atmosfera del campo base dandoci la possibilità di visitarlo in lungo ed in largo e di scambiare quattro chicchiare con commilitoni e infermiere varie.
Non mancano neppure le occasioni per distrarci grazie alla possibilità di dimenticare, almeno per qualche ora, le atrocità della guerra con le migliori "intrattenitrici" della zona. Durante le missioni infatti, potremo racimolare qualche soldo da poter poi spendere durante il tempo libero…

La recensione di ShellShock: Nam '67

Shock & Awe

Come fa intuire il nome stesso del gioco, i Guerrilla non hanno risparmiato atrocità e scene crude ai nostri occhi. Del resto la prima vittima della guerra è sempre l'innocenza.
Durante il gioco ci capiterà di dover sparare e far saltare in aria (letteralmente) anche esponenti del cosiddetto gentil sesso, così come assisteremo impotenti ad esecuzioni sommarie da parte dei nostri stessi commilitoni ma anche trovarci faccia a faccia con la crudeltà del nostro nemico (come la facciata di un fortino con su scritta, col sangue, la frase “Welcome to Hell” – “Benvenuti all’inferno”). Le scene d’intermezzo e la natura di alcune missioni riescono così a ricreare un senso di disagio richiamandoci alla memoria, con tutte le dovute cautele del caso, le stesse sensazioni che si possono avere assistendo a pellicole del calibro di Apocalypse Now.
A concludere le note positive, la completa localizzazione in italiano con un livello di doppiaggio di buon livello e che difficilmente ci farà rimpiangere la traccia audio originale. Escludendo le diverse sequenze cinematiche d’introduzione e conclusione della varie missioni di gioco, i dialoghi in-game sono però piuttosto limitati, così come i vari effetti sonori. Di buon livello la colonna sonora del titolo, che riprende alcuni grandi capolavori del periodo: l’atmosfera non può che guadagnarne.
Probabilmente non ne sentirete la mancanza, tuttavia segnaliamo l’assenza di un qualunque supporto per il multiplayer.
Come tutti gli ultimi titolo Eidos, il gioco è distribuito su singolo DVD.

Commento

Se escludiamo l’aspetto prettamente narrativo e poco altro, ShellShock è un titolo deludente sotto tutti gli aspetti.
Poco divertente, a volte pure frustante, il titolo soffre soprattutto dal punto di vista delle meccaniche di gioco e non offre realmente nulla che possa farlo preferire ad altri titoli del genere. Pur non prendendo in considerazione l’aspetto meramente tecnico, la stessa visuale in terza persona fa fatica a farsi apprezzare, mentre il basso livello di intelligenza artificiale dei nemici fa presto perdere ogni eventuale poca attrattiva rimastaci.
Se siete andati matti per Platoon oppure vi aggrada particolarmente il periodo storico trattato magari il titolo potrebbe anche piacervi, altrimenti ShellShock è da consigliare solo a tutti quelli in crisi d’astinenza da shooter. E non mi sembra che attualmente ci sia particolare carestia di questo genere di giochi. Pro: Interamente localizzato in italiano Colonna sonora azzeccata Alcuni elementi di controno piuttosto curati... Contro: ... ma ci si è dimenticati di tutto il resto Tecnicamente sotto tono Controlli non sempre ottimali Abbastanza corto... sempre che riusciate a finirlo

Per guadagnarsi spazio nell’affollato genere degli shooters, stiamo assistendo all’uscita di sempre più titoli che, piuttosto di rinverdire il gameplay, cercano principalmente di concentrare tutto il loro richiamo sul pubblico, su aspetti che fino a pochi anni fa erano considerati solo di contorno.
“ShellShock Nam ‘67” è uno di questi titoli. Basterà questo approccio per farci tornare la voglia d'avventurarci tra fastidiosi insetti, umide giungle e trappole mortali?
Vorremmo dirvi semplicemente no, ma è uno sporco lavoro e qualcuno doveva pur farlo...