Left 4 DeadLeft 4 Dead - Recensione 

Valve sembra essersi specializzata nel fare da mecenate a piccoli studi di sviluppatori con un'ottima idea in testa. Dopo una vita da sviluppatore-ombra di Counter-Strike, Left 4 Dead è stato il biglietto da visita per TurtleRock Studios per farsi acquisire. L'apocalisse di zombie sarà di vostro gradimento?

Una storia raccontata sulle pareti

Per quanto privo, al pari di Team Fortress 2 o di Counter-Strike, di una "storia" propriamente detta, ritenere Left 4 Dead il classico titolo multigiocatore tutto gameplay e niente spessore narrativo, sarebbe un errore.
Il gioco pone i quattro protagonisti in altrettanti "atti" slegati fra loro, realizzati ciascuno come una sorta di breve film - con tanto di locandina - a loro volta suddivisi in sezioni che terminano al raggiungimento della successiva "safe zone": aree barricate contro l'intrusione degli zombie, dove i sopravvissuti possono riposarsi e fare rifornimento, in attesa del nuovo cammino verso l'agognato traguardo, sia esso un elicottero, una nave o un aereo militare.
In modalità Campagna, a ciascun giocatore - ed è vivamente consigliato sperimentare il gioco online sin da subito - è affidato il ruolo di uno dei quattro sopravvissuti: Bill, Zoe, Francis e Louis. Il primo un pragmatico ex berretto verde ormai nell'autunno dei suoi anni, la seconda una energica studentessa, ironicamente appassionata di film horror; seguono un biker dai modi bonari ricoperto di tatuaggi e uno smilzo analista informatico di colore, in camicia e cravatta che hanno visto tempi migliori.
Inizialmente non si sa assolutamente nulla sul loro conto al di là dei nomi, ma la lacuna è intenzionale e il bello dell'assoluta mancanza di una narrativa strutturata in Left 4 Dead, costringe il giocatore a immaginarsi le loro storie. I quattro "atti" - ognuno con il proprio tema caratteristico, dall'ospedale di No Mercy all'aeroporto di Dead Air - non sono tanto a sè stanti, quanto ciascuno parte integrante di un ipotetico film horror di cui rappresentano le classiche sequenze d'azione che accompagnano la visione fino al climax finale.
Le premesse della storia non vengono espresse, sin dal primo momento volano le pallottole, ma per gli osservatori - e ascoltatori - più attenti, il gioco mette a disposizione una quantità di dettagli e imbeccate (scritte e messaggi sui muri nelle safe zone, commenti e battibecchi scambiati fra i personaggi) che aiutano a farsi un'idea sia dell'entità della crisi che del carattere dei protagonisti. Una sorta di storytelling indiretto estremamente brillante e ricco di ironia e humor nero quanto di trovate genuinamente inquietanti, che si sposa alla perfezione con un titolo d'azione, stimolando la fantasia del giocatore.

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Uniti per sopravvivere

Una caratteristica degna di lode di Left 4 Dead è la sua capacità di spingere il giocatore a sviluppare vera e propria affezione emotiva per i compagni, derivata direttamente dalla più sincera e primordiale delle sensazioni: la paura.
Rimanere soli si traduce in morte certa ed è difficile riportare alla mente altri titoli in cui sia così palpabile la sgradevole consapevolezza della propria vulnerabilità e dipendenza dagli altri.
L'ovvia ragione in questo caso è che sono previste diverse situazioni di pericolo in cui un giocatore può trovarsi e che richiedono l'intervento di almeno un altro per uscirne: se si viene atterrati e gravemente feriti da una folla di zombie ad esempio, non è possibile rialzarsi finché non sopraggiungerà un compagno ad aiutarci. Stesso dicasi se si viene attaccati e incapacitati da un Hunter o da uno Smoker (due dei non morti speciali di cui parleremo in seguito) o se si perde l'equilibrio sull'orlo di un precipizio: in tutti questi casi è indispensabile che qualcuno faccia piazza pulita degli ostili e ci tenda una mano per rimetterci in sesto. Finire al tappeto sotto le grinfie laceranti di un Hunter, senza possibilità di reagire, mentre riusciamo ancora a vedere le sagome dei nostri compagni ignari che stanno salendo le scale... puro terrore!
Al di là di queste meccaniche esplicite, l'intero gameplay è invariabilmente costruito attorno all'idea che per sopravvivere la collaborazione è indispensabile: se infatti bastano pochissimi colpi per rimettere a dormire il morto vivente medio, nessuno dei sopravvissuti è lontanamente in grado di affrontare da solo un'intera orda di zombie urlanti che lo assale da ogni direzione, tanto per l'impossibilità tecnica di colpire così tanto bersagli, che per la forzata complementarietà delle diverse armi. Oltre alla pistola "d'ordinanza" che funge da arma secondaria, ognuno può trasportare una e una sola arma da fuoco, a scelta fra automatiche a medio-lungo raggio (Uzi e fucile d'assalto) o da attacco ravvicinato (fucile a pompa e shotgun da combattimento). Se le prime sono ottime per far piazza pulita dall'alto di un tetto dell'orda sottostante prima di avanzare, sono altresì ben meno efficaci contro un assalto diretto da più direzioni. Viceversa le seconde, pur devastanti, costringono a lasciar avvicinare i nemici prima di fare fuoco e i pochi colpi e la lentezza di caricamento condannano a morte certa se si subisce un attacco troppo numeroso.
Soltanto l'uso combinato delle diverse armi - incluse granate, molotov e il raro ma utilissimo fucile da cecchino - assicura abbastanza versatilità al gruppo da cavarsela in ogni situazione.
Restare da soli è il modo migliore per andare nel panico e iniziare a muoversi in modo frenetico, finendo in pieno nell'immancabile agguato preparato dal diabolico Director, il sistema di intelligenza artificiale che ad ogni partita organizza dinamicamente l'entità e frequenza degli spawn dei nemici e la loro posizione, oltre a quella dei rifornimenti di cure, armi e munizioni, il tutto a seconda del livello di difficoltà e delle condizioni in cui versano i giocatori.

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Uniti per sopravvivere

Ciò che rende la modalità collaborativa di Left 4 Dead un'esperienza longeva e sempre fresca è proprio il fatto che ogni livello di ciascun atto, non viene mai giocato esattamente nello stesso modo: il Director riesce sempre a mischiare le carte e sorprenderci, lavorando da bravo "regista" per dare un taglio epico nei punti di massimo climax, con effetti sonori e sottili cambiamenti cromatici nella nostra visuale.
Per moltiplicare infine la sensazione di essere delle prede braccate e non un gruppetto scanzonato di massacratori di zombie indifesi, le variabili decise dal Director includono anche l'identità e la posizione - sempre diversa - dei "boss" del gioco. Esistono infatti cinque tipi di zombie speciali (di cui quattro giocabili nella modalità versus) che si distinguono dall'orda convenzionale per intelligenza, resistenza e abilità speciali.
Fra quelli relativamente più comuni abbiamo l'Hunter, fragile ma agilissimo predatore urlante, che si muove a quattro zampe ed è in grado di saltare distanze enormi, atterrando sui protagonisti e incapacitandoli, per procedere poi al macello. Segue lo Smoker, alto, dinoccolato e dotato di una lingua tentacolare lunghissima che può catturare un giocatore da distanze enormi e trascinarlo silenziosamente nel suo nascondiglio se non viene fermato in tempo. Tocca poi al raccapricciante Boomer, un enorme zombie obeso, ricolmo di fluidi e gas, che oltre a esplodere in un tripudio di frattaglie, ama ricoprire i giocatori con il suo vomito, richiamando così un'istantanea invasione di morti viventi, attirati come api dal miele...
Chiudono il circo degli orrori i due non morti più pericolosi, che come tali possono comparire soltanto una volta per ciascuna sezione di un atto: il Tank è un enorme zombie dalla muscolatura ipertrofica in grado di sostenere danni immensi e di causarne di spaventosi sia a cazzotti che scagliando macchine e macingni. Infine la Witch, una creaturina pelle e ossa apparentemente indifesa, ma che se disturbata da rumori forti o dalla luce delle torce, si scatena in una affilatissima furia omicida con velocità fulminea. Da evitare! Da non dimenticare che tutte queste amabili creature (con l'eccezione della Witch) sono impersonabili in modalità Versus, dove quattro Infected si opporranno ai sopravvissuti, cercando di approfittare delle orde di zombie NPC per preparare agguati e trappole, decidendo di volta in volta in quale punto apparire.

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Apocalisse di bella presenza

A ormai quattro anni dall'uscita di Half-Life 2, il motore grafico Source mostra i suoi limiti, ma grazie al suo ammodernamento e in parte per l'eccellente livello della direzione artistica di Left 4 Dead, ci sono ben poche cose di cui ci si possa lamentare.
Certamente gli scenari soffrono un po' il numero relativamente basso di poligoni utilizzati, che si nota particolarmente nelle vicinanze di automobili, tubature e altri oggetti ricchi (o carenti, vedete voi) di superfici curve.
Anche le animazioni dei personaggi e l'interazione con gli oggetti non sono esattamente lo stato dell'arte: il nuovo elemento procedurale - che modifica l'inclinazione del personaggio quando cambia direzione mentre corre o quando fa una salita - si nota e non si nota, mentre si vede benissimo come le scale a pioli vengano ancora "divinamente ascese" mentre le azioni di curarsi, sostituire un'arma e così via si traducono in un gran volteggiare di mani a vuoto...
Al tempo stesso i personaggi sono realizzati con cura assolutamente impeccabile, così come gli zombie e le loro animazioni, fra i più convincenti e spaventosi mai visti in un videogioco.
Ottimi anche gli spazi aperti, in particolare la nebbiosa campagna fuori città, dove gli effetti cinematografici come il "film grain" danno il meglio di sé nel definire l'atmosfera e in generale l'introduzione delle normal maps, dell'ottimo sistema di illuminazione e la gran qualità delle texture, fanno sì che sia difficile muovere delle critiche al comparto grafico, specie se si considera l'ottimo supporto anche per l'hardware più datato.
Godibilissimo anche l'audio: buoni gli effetti, eccezionali voci, versi e gorgoglii degli zombie. Anche le musiche sono azzeccate anche se certo non sono numerose e il motivo eseguito nella safe room all'inizio di ogni livello è un vero e proprio monumento alla tensione.

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Commento

Si potrebbe lamentare il fatto che Left 4 Dead sia obiettivamente un po' parco di contenuti e che dopotutto quattro atti sono pochi e si giocano alla svelta.
Questo è senz'altro vero e può rappresentare un problema per i più ansiosi di novità, ma con questo gioiellino multiplayer, Valve ha trovato una ricetta di divertimento immediato e genuino, e per giunta duraturo. In questo senso consigliamo, dopo le prime partite, di dedicarsi esclusivamente al livello di difficoltà avanzato, impegnativo, ma comunque alla portata di chiunque, mentre il gioco a Normal è risultato fin troppo facile per i nostri gusti.
Se poi tutto ciò non dovesse bastarvi, la modalità Versus con gli Infetti giocabili aggiunge ulteriore varietà, divertimento e cupo humor nero, mentre ci sarà da aspettarsi quantomeno l'arrivo di ulteriori mappe nei mesi a venire - rigorosamente gratis, almeno per quanto riguarda la versione PC, su cui il gioco rappresenta probabilmente l'affare migliore.
Left 4 Dead è un titolo innovativo la cui idea di base, semplice e originale, richiedeva un'esecuzione di grande qualità e precisione perchè tutti gli elementi - gameplay collaborativo, atmosfera, ironia, stile grafici - si incastrassero perfettamente. Fortunatamente per noi è andata così e qualunque idea vi siate fatti del gioco, assicuratevi almeno di provare la demo. Non troverete nulla di lontanamente simile là fuori!

Pro Visceralmente divertente e appagante Longevo, rigiocabile per settimane senza fatica Design estetico di prima categoria Contro Tecnicamente non l'ultimo grido Solo quattro atti sono un buon inizio, ma ne servono ancora

PC - Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi Processore a 2.4 GHz 1 GB di RAM Scheda video con 128 MB compatibile con le DirectX 9.0 e supporto ai Pixel Shader 2.0 Scheda audio compatibile con le DirectX 9.0c Configurazione di Prova Processore: Intel Core 2 Duo E6400@3,0GHz RAM: 2 GB Scheda Video: Nvidia GeForce 8800 GTS Scheda audio: Creative X-Fi Monitor: Samsung 19”@1280x1024

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