LocoRoco  1

Lasciate da parte supereroi ed agenti speciali: questa volta a salvare il mondo ci penseranno i tenerissimi blob di Loco Roco...

United we rise

Sviluppato da SCEJ, LocoRoco parte da alcune banali premesse per inserire l’utente nel “teneroso” scenario che fa da sfondo al gioco. Il mondo è minacciato dall’invasione dei malvagi Moja Corps, nere creature assetate di distruzione, e l’unica speranza di salvezza sta proprio nei LocoRoco, piccole creature tonde simili a blob. Diversamente da quanto sarebbe lecito aspettarsi, il giocatore ha un influenza indiretta sui LocoRoco: vero deus ex machina è la terra stessa, i cui movimenti vanno gestiti tramite un sistema di controllo che definire semplice è davvero un eufemismo. La pressione dei tasti L ed R fa dunque inclinare rispettivamente verso sinistra o verso destra il piano bidimensionale di gioco -permettendo così ai LocoRoco di rotolare nella direzione desiderata- mentre una sollecitazione simultanea degli stessi consente di far effettuare ai blob un salto. Tutto qui, o quasi. Il prodotto Sony si sviluppa come una sorta di puzzle-platform che al di là delle variazioni di pendenza e dei balzi, gioca sulla caratteristica dei LocoRoco di dividersi in più parti e ricomporsi a piacere.

Il level design è estremamente curato, capace di offrire in ogni stage qualcosa di diverso o particolare

United we rise

Sparsi lungo i livelli vi sono infatti 20 bulbi la cui raccolta determina un incremento delle dimensioni del blob di turno e conseguentemente il numero massimo di “cloni” presenti su schermo a seguito di una scissione: un processo, questo, direttamente controllato dal tasto cerchio (esilarante l’espediente stilistico usato dagli sviluppatori: un tuono colpisce il LocoRoco per dividerlo, mentre un terremoto fa sì che le varie parti si riavvicinino per la paura) e che si rivela la principale discriminante dei vari piccoli rompicapo presenti all’interno degli stage. Se quindi un unico, grande LocoRoco rappresenta il modo migliore per proseguire la propria marcia ed affrontare salti e nemici, tanti piccoli blob sono indispensabili per attraversare spazi angusti, compiere contemporaneamente percorsi differenti o perfino riempire contenitori. Questi ed altri elementi fanno capolino grazie soprattutto ad un level design estremamente curato, capace di offrire in ogni stage qualcosa di diverso o particolare: leve, ingranaggi, piattaforme mobili e quant’altro arricchiscono scenari la cui costante è invece rappresentata dai numerosissimi passaggi segreti conducenti a bonus di vario tipo, e che già di per sé costituiscono un efficace stimolo al replay value.

Rolling rolling rolling

L’azione di LocoRoco non si riduce comunque al semplice rotolamento e alla raccolta di bulbi: oltre agli elementari combattimenti contro i Moja -da far fuori a testate- esistono tre distinte tipologie di collectibles chiamate a stimolare l’utente alla ricerca. In primo luogo troviamo dei piccoli insetti presenti in quantità variabile all’interno dei livelli (più o meno l’equivalente delle monete in Mario) da raccogliere per incrementare lo score e da utilizzare come valuta nei tre diversi minigiochi offerti dal menu principale. Ogni stage nasconde poi tre Mui Mui, piccoli ominidi blu coi quali sbloccare nuove canzoni, e tutta una serie di elementi per la Loco House (un altra sezione del gioco nella quale è possibile costruire uno scenario ed osservare le reazioni dei LocoRoco), ottenibili nelle maniere più disparate.

Esteticamente, non esiteremmo a definire LocoRoco come lo Yoshi’s Island dei nostri tempi

Rolling rolling rolling

Uno degli aspetti di maggior rilievo della produzione Sony è comunque quello musicale: non solo per l’eccezionale qualità dei brani che fanno da sottofondo all’azione -e che peraltro, con una trovata geniale, gli stessi LocoRoco cantano in continuazione- ma anche per il ruolo che rivestono nell’economia di gioco. Spesso ci si ritrova infatti al cospetto di vere e proprie “barriere viventi” come mura, nuvole o arbusti dotate di occhi e bocca, disposti a liberare il passaggio solo in cambio di un coro di voci di un sufficiente numero di piccoli blob. Non meno geniale è poi il comparto cosmetico dei titolo SCEJ, che non esiteremmo a definire come lo Yoshi’s Island dei nostri tempi: deliziosi scenari bidimensionali stilizzati e colorati di tinte pastello fanno quindi da contorno alla marcia dei simpaticissimi LocoRoco, di cui nel corso dell’avventura è possibile sbloccare ed utilizzare ben sei tipologie, diverse per aspetto e vocalità. Il risultato è talmente efficace che non ci si stupisce nemmeno di affrontare nuovamente sezioni già completate solo per il gusto di sentire i peculiari versi dei LocoRoco ed osservarne le buffe movenze ed espressioni. Un aspetto, questo, capace di colmare per larga parte la non eccessiva longevità del gioco, composto da circa 40 stage e comunque caratterizzato da un livello base di sfida decisamente accessibile.

Commento

LocoRoco è senz’ombra di dubbio uno dei prodotti stilisticamente più originali degli ultimi tempi, oltre che un videogioco capace come pochi di offrire un eccellente connubio tra semplicità di fruizione e fattore divertimento. Caratterizzato da un look grafico eccezionale e da una serie di musiche incredibilmente allegre e coinvolgenti, LocoRoco si dimostra un titolo davvero appassionante, forse un po’ semplice da portare a termine in un primo momento ma decisamente ostico per chiunque volesse carpirne ogni segreto. Insomma, LocoRoco rappresenta per PSP quello che Katamari Damacy è stato per PS2: il gioiello che non ti aspetti e del quale non puoi più fare a meno.

Pro

  • Stile audiovisivo unico
  • Gameplay semplice ed accattivante
  • Buon replay value
Contro
  • Livello base di difficoltà non elevato
  • Extra non esaltanti

Una delle più esemplari “leggi non scritte” del mondo dei videogiochi recita che quanto più un titolo è semplice da assimilare e allo stesso tempo difficile da padroneggiare nella sua totalità, tanto maggiore sarà il suo valore. In ambito handheld, a questo assioma universale va affiancato uno altrettanto importante, relativo proprio alla natura stessa dell’intrattenimento portatile, massimamente efficace quando riesce ad esprimere le qualità del proprio gameplay anche in sessioni di gioco brevi. Ebbene, l’atteso LocoRoco di Sony non solo segue alla lettera i dettami di cui sopra, ma impreziosisce il tutto con un design di cui è impossibile non innamorarsi perdutamente...