Lunar KnightsLunar Knights - Recensione 

Kojima, Boktai e il DS: i Cavalieri Lunari tornano all'attacco, con o senza il sole, ed è già capolavoro. Oppure no?

Chevaliers du Soleil Real

Sono ancora i vampiri i nostri acerrimi nemici, in questa nuova avventura ambientata in un futuro remoto, in cui la Terra è un pianeta oscurato dal ParaSOL, un congegno che permette alle creature del buio di bloccare i raggi solari: il nostro mondo è immerso in una oscurità perpetua, e i vampiri hanno perfino progettato delle corazze tecnologiche che li rendono ancora più potenti. Fra loro e lo sterminio dell'umanità, ci sono due forze che camminano parallele: una è la Gilda, una società segreta di ammazza-vampiri che utilizzano il potere mistico del Sole e le leggendarie Solar Gun, e l'altra invece è rappresentata da un solo uomo, Lucian, armato di un'altrettanto leggendaria spada e in grado di manipolare le energie del buio. La vendetta personale dello scontroso Lucian incrocerà la strada di Aaron, un giovane apprendista della Gilda, figlio di un famoso cacciatore di vampiri ed erede della sua stessa Solar Gun: i due si troveranno loro malgrado ad unire le forze per sconfiggere il Duca, signore dei vampiri, per riportare la pace nella galassia.
Una premessa techno-fantasy decisamente intrigante, quella di Lunar Knights: la trama non è certo particolarmente complessa o sorprendente, ma riserva dei notevoli colpi di scena e una serie di personaggi molto ben caratterizzati. Per il resto, è un pretesto per immergere il giocatore in un mondo, suddiviso in varie zone, dove le creature del buio devono essere sconfitte a colpi di pistola o spada: la visuale isometrica tradisce subito l'impostazione di un action-RPG di tipo dungeon-crawling, ripercorrere alcune location massacrando tutto quello che capita sarà infatti vitale allo scopo di collezionare gli oggetti necessari ad upgradare le varie armi in possesso dei nostri due vampire-hunters. Le capacità belliche sono semplici: mentre Lucian è in grado di sferrare vari colpi di spada di seguito a distanza ravvicinata, Aaron può sparare da lontano ai nemici; entrambi dispongono di uno scudo per parare i colpi, e possono evocare gli spiriti naturali che si aggiungeranno al gruppo procedendo nella trama per scaricare sui malcapitati nemici dei veri e propri super-attacchi. Dulcis in fundo, Lucian può fondersi con il suo gatto parlante Nero, mentre Aaron può farlo con la piantina animata Toasty: rispettivamente, i due diventeranno dei super-esseri in possesso dei poteri del buio e della luce, in grado di riempire di mazzate i nemici con vari attacchi speciali.

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... La visuale isometrica tradisce subito l'impostazione di un action-RPG di tipo dungeon-crawling...

Chevaliers du Soleil Real

Tra le occasionali visite a pub e negozi, a caccia di item o informazioni, si sviluppa ovviamente l'avventura attraverso il superamento delle varie location infestate dal vampiro di turno e la sua banda di mostri. Gli enigmi da risolvere per procedere di stanza in stanza sono piuttosto elementari, ma la cosa più interessante sta nel fatto che, come accennato, in Lunar Knights non si fa più ricorso alla vera luce solare: lo schermo superiore del DS infatti mostra il cielo e le condizioni atmosferiche, diurne e notturne, cosa che influenza ovviamente le prestazioni e i poteri di Lucian e Aaron, intercambiabili on the fly. Sfruttare il personaggio giusto al momento giusto è fondamentale, sopratutto nelle zone chiuse in cui l'energia non può sempre essere ricaricata e va' risparmiata in previsioni di situazioni più pericolose. Nelle fasi avanzate dell'avventura sarà perfino possibile manipolare il ParaSOL per cambiare il clima, inaridendo o umidificando le zone, per trarre vantaggio dalle conseguenze relative al fine di risolvere un determinato puzzle o esplorare una certa zona.
Se tutto questo appare decisamente originale, e ben più accessibile senza la costrizione a giocare all'aperto e sotto al sole, nel mix di elementi RPG, action e puzzle che compone Lunar Knights, la Kojima Productions infila anche un po' di space-shooting: sconfiggere un boss con spada e pistola non basta, bisogna anche portarlo aldilà del ParaSOL, nella stratosfera, ed esporlo all'energia concentrata dei raggi solari grazie al satellite costruito appositamente. Per farlo, Lucian e Aaron piloteranno una sorta di astronave-robot, che noi muoveremo effettivamente col pennino, e sempre tramite touch-screen mireremo ai vari nemici che ci attaccheranno, fino allo scontro diretto con il boss spaziale di turno. Il sistema di controllo in queste fasi è un po' macchinoso e gli stage spaziali inizialmente stonano un po' con il resto del game-design, ma sono indubbiamente divertenti e spettacolari, realizzati in un ottimo engine tridimensionale, e costituiscono un intermezzo spassoso tra le già varie fasi di gioco.

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Boktai Reloaded

Tecnicamente Lunar Knights si dimostra un prodotto di buona qualità, pur non spremendo particolarmente l'hardware del Nintendo DS: nelle location isometriche si muovono i nostri protagonisti, dettagliati e animati ottimamente, ma anche gli sprite riciclati dalla trilogia di Boktai per Game Boy Advance. Tornano gli stessi zombie, ghoul e pipistrelli ai quali si aggiungono creature inedite che raramente rivelano la stessa cura per le animazioni riservate appunto ai due eroi o ai loro arci-nemici, i "boss" di fine stage che spesso e volentieri sono enormi e veramente minacciosi. La varietà delle ambientazioni e il design decisamente complesso e vario dei dungeon, insieme all'engine tridimensionale riservato alle fasi sparatutto, dimostrano che alla Kojima Productions non ci si è davvero limitati al riciclo di vecchi sprite: pur nella sua modestia, Lunar Knights mostra un comparto visivo eccellente, coadiuvato anche da spettacolari sequenze a cartoni animati che mostrano i momenti più epici dell'avventura, decisamente di ottima fattura, nonostante la compressione che ne svilisce un po' la qualità. I tocchi di classe non finiscono qui: alcune battute dei numerosi dialoghi sono perfino riprodotte vocalmente per aumentare la spettacolarità delle sequenze non interattive, e contemporaneamente le musiche colpiscono per la frenesia e l'ottima composizione. Dai motivetti allegri che fanno da sfondo all'esplorazione dei vari menù in città, ai ritmi più concitati e battaglieri mentre si affrontano mostri su mostri in dungeon di ogni tipo, ce n'è per tutti i gusti o meglio, per tutte le orecchie.

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L'assenza del sensore solare ha privato questo quarto Boktai, anche se fa finta di non esserlo, della sua originalità, ma nonostante tutto è meglio così: non essere vincolati dal cielo reale rende questa nuova esperienza videoludica ancora più godibile e avvincente. La semplice trama non risparmia dignitosi colpi di scena, i protagonisti hanno carisma da vendere, l'azione è frenetica e ricca di profondità, nonostante la mancanza degli ingegnosi puzzle che avevano caratterizzato Boktai i dungeon scorrono piacevolmente, con dei boss finali, in due fasi, davvero divertenti. Lunar Knights ha tutto quello che serve a intrattenere un videogiocatore -- perfino una semplice modalità multiplayer, e lo stile grafico non troppo distante dalle edizioni per Game Boy Advance non pesa affatto sull'ottimo game design: evolvendo anche quello, un eventuale sequel per questa nuova saga sarebbe davvero grandioso.
Pro Ottimo game design Tecnicamente molto buono Longevo e divertente Contro Assieme al sensore solare ha perso un po' di originalità Graficamente il DS può fare di più Le sequenze shoot'em-up a volte soffrono di cali di frame

Il nome Hideo Kojima negli ultimi anni si è sempre più spesso associato a giochi innovativi, diversi e decisamente originali. I suoi Metal Gear Solid sono stati probabilmente tra i prodotti più sofisticati, ludicamente e tecnicamente parlando, della scorsa generazione videoludica: la sola cura riposta nelle sceneggiature, dal taglio estremamente cinematografico, la dice lunga sulle capacità di questo geniale ometto giapponese.
Peraltro, Kojima si è inventato anche Boktai, in una delle sue rare escursioni nel mondo del Game Boy Advance: potremmo dire che Boktai è stato un fulmine a ciel sereno, letteralmente. Non tanto per il gioco, ottimamente confezionato e realizzato, quanto per l'ingegnosa e decisamente inedita idea del sensore solare: Boktai si giocava sfruttando veramente la luce del sole, e questo è stato il punto di forza, ma anche la più grande debolezza della trilogia (Boktai 3 sfortunatamente non ha mai varcato i confini nipponici). Diciamola tutta, il meccanismo alla base dell'azione e degli enigmi, incentrato sull'utilizzo certosino della luce solare, era veramente intrigante, ma costringeva i giocatori ad accendere il Game Boy Advance solo a determinate ore del giorno, senza poter giocare di sera, e peggio ancora vincolandoli a stare fuori di casa, visto che la luce di una semplice lampadina veniva riconosciuta e non considerata idonea dal sensore. Sì, bell'idea, ma una buona fetta di utenza casual ne era tagliata fuori: così il successo di Boktai andò spegnendosi velocemente, nonostante i sensibili miglioramenti del game-design apportati di capitolo in capitolo.
Lunar Knights è un nuovo inizio, invece, anche se in Giappone il gioco continua a far parte della saga di Boktai, Bokura no Taiyou: Django to Sabata è infatti il titolo originale di questa cartuccia per DS, e l'adattamento americano ha volutamente alterato alcuni nomi per distanziare il più possibile questo episodio dalla trilogia per il GBA: Django è diventato Aaron, per esempio, e anche la luce solare non serve più. O meglio, non serve più quella vera.

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