Macross M3  0

Robot che si trasformano in aerei e viceversa... un'altra invenzione tutta giapponese che non mancherà di accontentare i fan del genere.

I mech tornano di moda

Sfortunatamente questo trend ancora non ha preso il via e, come spesso accade, ci si trova di fronte a titoli mediocri che sfruttano facili licenze, sperando di attirare il maggior numero di acquirenti sfoggiando nomi di richiamo. Anche Macross M3 non sfugge a questo modus operandi e spiace dirlo, non è accettabile l’idea che i programmatori ancora oggi non riescano a sfruttare l’hardware SEGA al meglio, soprattutto dopo aver visto titoli del calibro di Shen Mue e Soul Calibur, solo per citarne due tra i più conosciuti. La versione da me testata è ovviamente quella giapponese dato che di conversione PAL ancora non se ne parla. Questo non è un grandissimo problema dato che il gioco è sostanzialmente uno sparatutto con mech visto da dietro, e la storia la si intuisce anche senza saper leggere i kanji. Gli appassionati di Macross sicuramente sapranno interpretare le vicende meglio del sottoscritto quindi mi limiterò ad una osservazione puramente tecnica del prodotto.

Un robot per tutti

Inizialmente ci viene proposta una mediocre presentazione realizzata con un motore poligonale differente da quello del gioco vero e proprio e intramezzato da scene fatte a cartone animato che mal si fondono con la CG. Arrivati al menu principale ci viene offerta la possibilità di scegliere tra quattro opzioni: lo story mode, un free mission, il collegamento con la grande rete ed infine il classico configuration mode. Lo story mode inizia con una presentazione cartoon style statica seguita dal briefing della missione, ovvero dalla spiegazione sullo scopo di quest’ultima. Prima di iniziare la partita vera e propria ci viene chiesto di scegliere il mech che vogliamo guidare; ovviamente per la prima missione sarà disponibile un solo mezzo, ma andando avanti si potrà scegliere fra più modelli (8 all’incirca, esclusi ovviamente quelli segreti….) che influenzeranno non poco il proseguo del gioco. Dico questo perché, tanto per fare un esempio, già dal secondo livello se si sceglie il robot che viene sbloccato si prende parte ad una missione diciamo “terrestre”, mentre se si continua ad usare quello iniziale ci si ritrova in un livello uguale al primo, ovvero ambientato completamente in cielo.

Oggi in cosa mi trasformo?

Come già accennato, il gioco è un classico sparatutto in 3d, alla Ace Combat per intenderci, con il proprio mezzo in primo piano, una sola inquadratura e la possibilità di muoversi liberamente in tutte le direzioni. Graficamente parlando il titolo è mediocre, con fondali poveri e textures poco definite e parecchio semplici. Il grado di dettaglio è infatti sotto la media con mech poco caratterizzati e a volte scattosi nei movimenti. Anche la caratterizzazione dei nemici non è esaltante, anzi… Ripeto e non mi stancherò mai di dirlo, come è possibile che ancora oggi, a circa tre anni dalla commercializzazione del gioiellino di casa SEGA, si trovano ancora programmatori che non riescono a spremere la console a fondo?! Per esempio c’è una cosa che non dovrebbe accadere su una macchina con le potenzialità del DC, ovvero la comparsa spesso e volentieri di fastidiosissimi rallentamenti in caso di scontri concitati con molti mech, che danneggiano non poco la giocabilità., alzando parecchio il grado di frustrazione del videogiocatore. Carina però la possibilità di cambiare in qualsivoglia momento la forma dal proprio mezzo (in puro stile Macross naturalmente ) rispettivamente in: jet, mezzo robot e mezzo aereo ed infine solamente robot. Queste trasformazioni incidono ovviamente sulla tattica di gioco, ma la lenta risposta del sistema di comando rovina tutto, rendendo l’azione spesso confusionaria e dando quasi l’impressione che il proprio alter ego lo sia solo di nome ma non di fatto.

Per gli appassionati...

La difficoltà è nella norma senza sforare mai né nella frustrazione (a parte i rallentamenti….) né nella troppa semplicità. Le musiche sono carine e orecchiabili ma niente di più. Se aggiungiamo infine il poco coinvolgimento e la piattezza delle missioni non si può che affermare che il gioco soffre sicuramente di una programmazione frettolosa e superficiale che lo rilega ad un pubblico di appassionati della serie Macross. Per tutti gli altri consiglio di visionarlo dal proprio negoziante di fiducia, visto soprattutto il fatto che il gioco è solo giapponese e si sa, lo yen costa……!

Dreamcast finito?

Nonostante la prematura “morte” della validissima console targata SEGA, di giochi per Dreamcast ne escono ancora, e sicuramente ne usciranno in futuro, sia per non abbandonare i milioni di utenti in possesso della scatoletta bianca, sia perché è stata ventilata l’ipotesi di un possibile compatibilità con l’ X-BOX (ricordiamoci che il Dreamcast è compatibile con il Windows CE), cosa che sicuramente darà nuova vita alla produzione videoludica dreamcastiana e spingerà le software house a produrre giochi sempre all’ altezza della situazione