Mario Party 8Mario Party 8 - Recensione 

Anno nuovo, Mario Party nuovo, solito gioco. Ma quest'anno c'è Wii: che la serie sia arrivata finalmente a una svolta? Scopriamolo assieme...

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Cut 'n Paste Design

Mario Party era e rimane un gioco inteso per il multiplayer, e l’ottavo episodio della serie principale non fa eccezione: le onnipresenti modalità di raccolta di carte per conquistarsi gli extra di turno nelle opzioni, la modalità single player o story, la possibilità di rigiocare i mini-giochi separatamente dal gioco sul tabellone, o inseriti in contesti di avanzamento leggermente diversi (free play, staffette, meglio delle cinque, e così via), erano e rimangono extra che intaccano di poco il sapore del piatto principale. E il piatto principale è il tabellone di gioco su cui, fino a un massimo di quattro giocatori, rincorrere le stelle, accumulare le monete, attendere il giro del turno per sfidare gli altri in rocamboleschi mini-giochi, minimali ed essenziali quanto divertenti e capaci di scatenare la sindrome del boicottaggio del vicino di joypad. In questo senso, Mario Party potrebbe anche riuscire a confermare il successo annuale di una serie che, nonostante il progressivo disincanto della critica, che ha ben notato lo stagnare della formula, continua a riconfermarsi nelle vendite. Vero è anche che con Mario Party 8 si è raggiunto il massimo storico di ripetitività, scaturita in un livello produttivo che molta critica ha a ragione definito “taglia e incolla”, e che è particolarmente evidente se si tengono in mente i seguenti aspetti del gioco. In primo luogo, l’introduzione della serie su Wii non ha apportato i benefici sperati, vale a dire un profondo ripensamento del sistema di interazione, uno snellimento dei tempi di attesa, un controllo più intuitivo e divertente, ma ha il sapore della conversione last-minute da un progetto nato per GameCube. La cosa trova un’imbarazzante conferma nella constatazione di come Mario Party 8 sia l’unico gioco per Wii a non supportare il 16:9 (preparatevi alle bande laterali), ma non è questa l’unica. I mini-giochi, il piatto forte di ogni episodio della serie, sono qui come al solito una cinquantina, ma sembrano più belli a vedersi di quanto divertano in realtà.

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Commento

Mario Party 8, come tutti gli episodi della serie, ha un potenziale multiplayer reale. Il tabellone, i mini-giochi e il puro e semplice divertimento che ne scaturisce in almeno tre giocatori possono valere l’acquisto di un prodotto che non a caso torna sugli scaffali praticamente identico da dieci anni. Il punto è che i mini-giochi questa volta funzionano spesso maluccio a causa dello scarso impegno nella conversione del sistema di controllo, e che la scelta produttiva di rivendere eternamente la stessa tecnologia non può più essere perdonata: Mario Party non aggiunge assolutamente nulla di rilevante alla serie e, anzi, sembra chiudersi a riccio nei suoi difetti, conoscendo un declino che peggiora di anno in anno. Non sembra certo ieri quando ci si lamentava dell’assenza di innovazione per il quinto episodio, e oggi ci si ritrova all’ottavo, su Wii, e nulla sembra cambiato fuorché in peggio. Il controllo Wii-style non sfrutta adeguatamente la tecnologia, la presentazione tecnologica e produttiva sono riciclate da quelle di sistemi di una o più generazioni precedenti, e tutti i difetti tipici della serie, come i tempi morti e la noiosità dei dialoghi, sono rimasti identici. Mario Party si rivela allora un gioco certamente capace di divertire, ma solo se siete dei fan sfegatati della serie, se avete almeno due amici disposti a giocare con voi e se non possedete già più di un episodio precedente della serie.

Pro: Divertente in Multiplayer Alcuni mini-giochi funzionano alla grande Contro: Insostenibilmente lento in single player Presentazione e produzione ai limiti del riciclo annuale Scarso uso effettivo del controller Wii-mote

I mini-games: tra approccio old-school e wii-mote

Anche se molti sono apparentemente pensati per il controller Wii, tutti quanti i mini-giochi tradiscono un'origine comune e una successiva "ritaratura" sull'interfaccia di Wii. Così, in alcuni casi, funzioni che intuitivamente appaiono identiche al giocatore vengono assolte da stili di controlli diversi. Varietà, freschezza di approcci? Non proprio. Dovendo controllare dei go-kart, di volta in volta per colpire dei palloncini prima degli avversari o per arrivare per primi ai traguardi, ci si ritroverà a inclinare a sinistra e a destra il controller mantenuto in posizione orizzontale e utilizzando quindi il wiimote, ma la sensazione di controllo non sarà affatto fedele come in applicazioni come WiiPlay o Excite Truck. Il controllo si rivelerà, invece, macchinoso e, unito all'uso del tasto A in posizione verticale, leggermente pasticciato, capace di donare al giocatore ben poca di quella ventata di libertà nell'interfaccia promessa dal potenziale del controller di Wii. I mini-giochi divertenti basati sul controller Wii sono pochi ma, certo, non mancano. Remare una singola pagaia coordinati con un altro giocatore è molto superficiale ma dannatamente ilare, così come colpire palline da baseball. Ma anche quando colpire le palline con una mazza risulta divertente e immediato manca un grado di libertà nel movimento, e muovere una mazza si traduce in un gesto altrettanto minimale che premere un tasto alla maniera tradizionale, sottraendo senso all'esperienza. In questo senso, anche quando la deambulazione dei personaggi avviene in maniera del tutto tradizionale tenendo il controller in orizzontale come un pad (come nel mini-gioco in cui è necessario prendersi a pugni in faccia e recuperare le gemme nascoste nei ghiaccioli), l'alternanza poco chiara nell'approccio al gioco genera una sensazione di vaga confusione, si rende subito evidente come opera di affrettato riciclo. E tradisce l'assenza di un tentativo di innovare, capire come fare evolvere l'esperienza sfruttando un nuovo supporto piuttosto che impiantare facilmente delle variazioni minimali sulla solita, trita formula.

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Different Day, Same System

Il fulcro di Mario Party, l'anima della serie, ricade così esclusivamente sui mini-giochi che, per quanto nella maggior parte dei casi poco divertenti e dotati di meccaniche poco accurate sul piano del controllo, sono come sempre presenti insieme al tabellone, alle scaramucce per i cambi di posizione e le monete accumulate, alle bisbocce con i controller che hanno fatto la fortuna della serie. Purtroppo, però, i momenti di puro divertimento dei migliori mini-games durano poco, e il ritorno sul tabellone è perlopiù occasione di noia e fastidio per gli onnipresenti tempi morti tra i turni di gioco. A rendere particolarmente grave il giudizio su Mario Party 8 c'è anche il fatto che l’atteggiamento copia-e-incolla della formula ha incluso un totale disinteresse verso il miglioramento dei difetti esitenti nella serie, sancendo un eterno rimandare che non è più sopportabile. I dialoghi e i tempi che intercorrono tra i turni di lancio dei dadi sono spesso superflui e non skippabili, sancendo addirittura una involuzione rispetto ad alcuni, precedenti capitoli della serie in cui era almeno possibile variarne la rapidità. Sarebbe stato graditissimo un tentativo di dotare il gioco di un ritmo un po' alla Wario Ware, fatto di stile e rapidità nei turni, o almeno di un set di opzioni con cui regolare il ritmo in cui affrontare il gioco, ma i tempi morti sono rimasti e, se in quattro passano più alla svelta, sono particolarmente insostenibili in due o addirittura un solo giocatore. Fortunatamente, la presenza delle modalità di free play prive del tabellone garantisce un uso adeguato dei migliori mini-giochi, ma è difficile che una manciata di bei giochi, nessuno dei quali dotato di meccaniche originali rispetto a quelle degli altri sette capitoli, possa giustificare l'acquisto del gioco per chiunque non sia un vero appassionato dell'esperienza di Mario Party o sia sprovvisto di amici che la pensino allo stesso modo. C'è poi da dire che Mario Party non entusiasma affatto sotto il profilo tecnico o artistico: si assiste, nell'ultimo prodotto di Hudson, alla stessa grafica, alla stessa presentazione, alla stessa tecnologia usata per i capitoli di di anni e anni fa, utilizzati per console di un paio di generazioni addietro. La scarsità della presentazione, delle opzioni e della ricerca di design trovano un parallelo evidente nella presentazione grafica ed estetica: mentre le generazioni hardware tendono a diventare più potenti, la serie di Mario Party rimane a un livello tecnico da N64 in steroidi, osa presentarsi con cali di frame rate e conosce una cristallizzazione estetica che rende a ogni anno più piatti e banali i tabelloni, il character design e i personaggi, condannati dal team di Hudson Soft a un limbo da non-luogo, da catena di divertimento di terzo livello. Mentre l'universo di Mario e quello Nintendo si ampliano, si diversificano, si evolvono e incrociano e arrivano a riflettere e scherzare sui propri stessi fondamenti (brand di Smash Bros e Paper Mario sopra tutti), Mario Party rimane inchiodato a una caratterizzazione dal profilo di puro merchandise e non offre trovate più originali ai fan Nintendo di quanto non possa fare una scatola di cereali su licenza.

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La serie di Mario Party è nata poco meno di dieci anni fa, consacrando in un vero e proprio appuntamento annuale quello che i videogiochi avevano già provato a fare da anni: ibridarsi con il gioco dell’oca e presentarsi come versioni interattive del gioco da tavolo. Offrendo un’alternanza tra l’avanzamento sui tabelloni interattivi e una serie di mini-giochi multiplayer, Mario Party ha costruito un sistema avanza-e-sfida intelligente e di successo, che ha determinato per la serie una longevità davvero consistente. Approdando su Wii, Mario Party 8 porta il brand al suo decimo capitolo effettivo, e alla terza generazione hardware casalinga successiva dai tempi del primo episodio su Nintendo 64. La formula, però, già insostenibilmente stagnante da almeno tre anni, sembra arrivata al decisivo capolinea e anche le aspettative di chi sperava che il controller di Wii portasse una necessaria ventata di novità nella serie sembrano, purtroppo, altamente disattese.