Medal of Honor: UndergroundMedal of Honor Underground 

Aggiunte rispetto al prequel

Nonostante ci sia all’inizio una certa sensazione di deja-vù imparerete presto ad individuare le nuove aggiunte, dalle più evidenti a quelle quasi impercettibili: oltre alle nuove armi i nemici avranno una maggior varietà e soprattutto, stavolta non ci saranno solo avversari umani da fronteggiare, ma anche veicoli come i temibili panzer, facilmente abbattibili con il nuovo lanciarazzi Panzerfaust o, se non doveste trovarlo, con le mitragliatrici delle trincee o con le bottiglie incendiarie Molotov. Altre due sono le innovazioni che vale la pena citare: la prima riguarda una specie di modalità “buddy”, che vi vedrà accompagnati nel corso della missione da un alleato, che solitamente dovrete scortare e coprire, ma che si rivelerà essenziale per far fuori velocemente la maggior parte dei nemici, come seconda aggiunta c’è la modalità disguise, utilizzabile quasi sempre a partire dallo scenario ambientato in Marocco: dopo aver intrappolato una fotografa nel bagno di un albergo Manon si impossesserà della sua macchinetta fotografica e della sua autorizzazione, ritrovandosi così a poter girare senza problemi tra le guardie, con la possibilità di fotografarle (davvero ridicole quando si mettono in posa) ed accecarli con il flash, prima di eliminarle con un veloce colpo alla testa con la vostra pistola dotata di silenziatore.

Multiplayer che passione!

Queste varianti di gioco rendono MoH Underground più vario e come ho già accennato in precedenza, i momenti di “già visto” saranno davvero pochi e come nel capitolo precedente il divertimento nello sparare ai soldati nazisti prenderà il sopravvento dopo pochi minuti di gioco, inoltre tutti gli obiettivi che avrete da completare non vi faranno mai prendere dalla frustrazione e non saranno mai banali, dai canonici ritrovamenti di documenti segreti fino alla distruzione di una serie di cannoni antiaerei, l’unica pecca è che a volte potreste non intravedere una piccola insenatura, che spesso e volentieri contiene l’unico elemento che vi manca per completare la missione, costringendovi a vagare per tutto il livello almeno una volta. Entrando più specificatamente nella parte tecnica del gioco possiamo prima di tutto affermare che il sonoro, soprattutto le musiche, è semplicemente ECCEZIONALE, dimostrandoci che una delle molte garanzie di Spielberg è quella di darci sempre splendide colonne sonore in tutti i suoi film o ora come ora, in tutti i giochi a cui ha preso parte, dal lato grafico invece ci è stata riproposta la stessa grafica precedente con alcuni dettagli in più, che purtroppo non eliminano le vecchie ma per fortuna rare imprecisioni grafiche già riscontrate nel primo gioco, come il personaggio che ogni tanta fa fatica a passare tra due muri stretti. Ultima ma non ultima, la modalità multiplayer, la quale, benchè non sia la migliore vista in questo genere di giochi, riesce ad allungare notevolmente la longevità, già alta grazie ai numerosissimi livelli della modalità ad un giocatore, il tutto è reso in modo più vario possibile grazie anche ai numerosi segreti attivabili facendo prestazioni eccellenti nel gioco in singolo.

Per concludere...

Per finire, consiglio l’acquisto del gioco a tutti quelli che sono alla ricerca di un bello sparatutto in soggettiva su Playstation, nel caso volessero cambiare ambientazione consiglio invece l’ottimo Alien Resurrection, aspettando il vero Medal of Honor 2 su Playstation 2….
pro: semplicemte il miglior sparatutto in soggettiva contro: difficoltà del gioco non molto equilibrata

A scuola di cinematografia...

Dopo qualche tempo dalla sua prima apparizione su Playstation, Medal of Honor ci riprova, riportandoci nella seconda guerra mondiale direttamente nelle prime linee per combattere i nazisti. A supervisionare il progetto c’è il solito ed impareggiabile regista Steven Spielberg, che si dimostra per la seconda volta più che capace di mostrarci una tragica realtà storica non solo con l’ausilio dell’industria cinematografica (sono suoi per chi non lo sapesse i bellissimi Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan e L’Impero del Sole, nonché un documentario sul tema girato poco tempo fa) ma anche grazie al mondo dell’intrattenimento videoludico, con lo speranza di fondo di riuscire perlomeno a far riflettere le menti più giovani e naturalmente più distaccate.Tornando al gioco, si può tranquillamente affermare che, piuttosto che un secondo capitolo questo Underground sia una specie di Moh 1.5, troppo limitato per essere un vero e proprio seguito ma anche troppo esteso per essere definito un “mission pack”: il ruolo che avremo nella vicenda ci farà vestire stavolta i panni di una vecchia conoscenza, controllando l’affascinante ragazza della resistenza francese Manon dovrete infatti scardinare la macchina di distruzione tedesca dall’interno, partendo proprio dalla vostra Parigi fino a visitare alcune esotiche locazioni che conferiscono quel piccolo tocco di varietà in più che a volte mancava nel primo gioco (escluso il bellissimo livello dentro un sottomarino U-Boat, sia chiaro), citando fra tutte il soleggiato e pericoloso Marocco o la misteriosa Grecia.