Metal Gear Solid: The Twin SnakesMetal Gear Solid: The Twin Snakes 

Recensione: Dopo anni di insostenibile attesa per il suo arrivo, e dopo l'entusiasmo irrefrenabile per l'annuncio ufficiale, finalmente anche gli utenti Nintendo possono godere della loro versione di Metal Gear Solid. Sarà valsa la pena aspettare?

L’importanza di chiamarsi Solid

Esistono giochi belli, altri meno belli, ed altri ancora rivoluzionari. Metal Gear Solid per il 32 bit Sony si può sicuramente inserire in quest’ultimo e tutt’altro che affollato gruppo; l’influenza che il parto di Kojima ha avuto sull’intera industria dei videogiochi è stato semplicemente devastante, con l’adozione di idee e soluzioni stilistiche quanto tecniche riprese innumerevoli volte in produzioni anche di genere diametralmente opposto. Vedere quindi ripreso un capolavoro di tale caratura, ed aggiornato all’anno 2004, è senza ombra di dubbio una scelta gradita a praticamente qualsiasi videogiocatore degno di questo nome. Per quanto riguarda l’aspetto grafico, Silicon Knights ha eseguito un lavoro davvero ottimo sotto tutti i punti di vista; ogni ambientazione è stata ridisegnata ed arricchita, i dettagli sono aumentati esponenzialmente, e gli effetti particellari implementati in maniera eccellente con neve, pioggia, e addirittura abbondandi schizzi di sangue. Il passaggio dai 32 ai 128 bit è tanto “traumatico” quanto sia lecito aspettarsi. I modelli poligonali, in particolar modo, hanno subito una drastica iniezione di poligoni: un’analisi ravvicinata permette infatti di godere appieno di visi ben ricreati e realistici, esaltati da espressioni e atteggiamenti credibili, e di armi, accessori ed abiti straordinariamente ricchi di particolari. Da questo punto di vista avrebbero meritato una cura maggiore le animazioni, in alcune occasioni troppo legnose e slegate tra loro. Di qualità piuttosto altalenante appaiono invece le texture, capaci di passare a seconda dei casi, da perfette ad appena sufficienti, soprattutto tenendo conto delle potenzialità di Gamecube. Riguardo al tanto discusso calo di frame rate, si tratta senza dubbio di un fatto reale, ma talmente raro e poco incisivo da poter essere tranquillamente digerito. In linea di massima, l’aspetto di The Twin Snakes è grossomodo sui livelli di Metal Gear Solid 2; poco di cui lamentarsi quindi. Dove invece la fatica di Silicon Knights eccelle in maniera indiscutibile è nelle scene d’intermezzo; malgrado non sia stata minimamente intaccata la sceneggiatura originale (per fortuna), i programmatori statunitensi hanno rivoluzionato le sequenze, ridisegnando ed arricchendo le coreografie così come la regia, affidata al talentuoso Ryuhei Kitamura. Il risultato è semplicemente favoloso: capriole, salti incredibili, pallottole schivate all’ultimo istante, il tutto condito da ampie dosi di bullet- time, sono solo alcuni degli aspetti che compongono cut-scene anche tecnicamente, e non solo artisticamente, davvero impeccabili. Dal punto di vista sonoro, The Twin Snakes si mantiene sugli elevatissimi standard qualitativi a cui ci ha abituati la serie; in particolare, anche le edizioni europee hanno fortunatamente abbandonato i propositi di localizzazione delle voci, lasciando intatto lo splendido lavoro dei doppiatori americani. Questi ultimi, tra l’altro, sono stati in questa occasione richiamati per eseguire nuovamente il proprio lavoro, al fine di perfezionare ulteriormente un aspetto già di grande spessore. Impeccabili musiche ed effetti, la cui qualità è ulteriormente amplificata dal pieno supporto digitale del Dolby Pro Logic II.

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Dal ’98 con furore

Come già detto in precedenza, Silicon Knights ha concentrato la propria attenzione fondamentalmente sull’aspetto grafico, lasciando trama, locazioni, sceneggiatura e personaggi assolutamente intatti. Per quanto riguarda la giocabilità, anche in questo caso non è stata apportata alcuna modifica nella struttura di base; ciò nonostante, sono state inserite praticamente tutte le novità –a livello di abilità del protagonista- introdotte da Konami con Metal Gear Solid 2, inclusa la visuale in prima persona. Quest’ultima, in particolare, si rivela un’opzione dall’impatto molto più pesante di quanto si possa immaginare: se infatti è vero che permette di gustare al 100% del livello di dettaglio e della cura nelle ambientazioni, altrimenti impossibile tramite la visuale a volo d’uccello, d’altro canto è altrettanto vero che la possibilità di sparare guardando attraverso gli occhi di Snake permetta di affrontare i combattimenti con un approccio non previsto dal concept originale. E specialmente negli scontri coi boss, la situazione può cambiare in maniera davvero marcata. Più in generale, tale analisi mette in luce uno degli aspetti non del tutto convincenti di questo The Twin Snakes: entrare negli armadietti, trascinare o gettare le guardie dai dirupi, appendersi alle sporgenze, sono tutte abilità non previste nel momento in cui Metal Gear Solid è stato ideato. Ciò si esplica fondamentalmente nell’alterazione del bilanciamento di un titolo originariamente perfetto sotto questo punto di vista, e allo stesso modo l’accessorietà delle suddette possibilità offerte al giocatore permette virtualmente di poterle ignorare completamente. La valutazione del loro peso specifico è quindi materia complessa: sono da considerarsi gradevoli novità che ampliano ed arricchiscono l’esperienza di gioco, o piuttosto specchietti per le allodole, aggiunte posticce e poco amalgamate? Passando invece ad un altro argomento di discussione, ovvero l’incremento dell’intelligenza artificiale dei nemici, senza ombra di dubbio si può affermare che ciò corrisponde a verità. Certo, osservare le guardie che cancellano ogni ricordo della presenza di un intruso solo pochi istanti dopo il suo avvistamento può mettere in imbarazzo, ma si tratta di scelte obbligate per mantenere il gioco all’interno dei canali di divertimento che questo è tenuto ad offrire. In linea di massima comunque, rispetto all’episodio su Psone i militari dimostrano maggiore attenzione, sono più sensibili alla presenza di Snake, attaccano in maniera molto più efficace e si muovono a gruppi setacciando ogni angolo. Tutti fattori che potrebbero spiazzare in prima battuta anche i conoscitori della serie, ulteriormente ostacolati –solo inizialmente, sia chiaro- dalla diversa configurazione dei tasti rispetto al Dual Shock. Per ultimo, la decisione di non intaccare minimamente la struttura originale ha per forza di cose minimizzato la longevità, già di per se non particolarmente cospicua, per chiunque abbia già portato a termine l’avventura sul 32 bit Sony; che, tenuto conto dei milioni di pezzi venduti in tutto il Mondo dal suo debutto ad oggi, rappresenta una fetta di utenza sicuramente molto corposa.

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Commento

Valutare Metal Gear Solid: The Twin Snakes è un lavoro tutt’altro che semplice. Se da una parte ci sono tutti i punti a favore relativi ad un gameplay solido ed appagante, una storia di grande spessore ed una componente tecnica di assoluto rilievo, sarebbe sciocco non segnalare aspetti meno riusciti della fatica Silicon Knights, tanto soggettivi quanto oggettivi. Chiunque abbia già giocato e concluso, magari più volte, l’originale su Psone, faticherà ad affrontare The Twin Snakes con l’entusiasmo e l’interesse della “prima volta”; di fatto, per la maggior parte di questi giocatori si tratterà di un esercizio di curiosità puramente legata all’aspetto tecnico, nel continuo confronto tra quanto appare di fronte agli occhi e quanto invece è rimasto nella memoria dell’esperienza originale. Un approccio sicuramente disincantato quindi, privo inoltre dell’elemento sorpresa della sceneggiatura che tanto peso ha nell’economia del gioco. Ma anche per i pochissimi, si suppone, utenti ancora vergini del mondo di Metal Gear Solid, la prospettiva è quella di fare un passo assolutamente fondamentale nella storia dei videogiochi ma, non dimentichiamolo, in larga parte ancora datato 1998. Con tutto ciò che questo comporta.

Pro: Ottima veste grafica e sequenze d’intermezzo semplicemente favolose Trama ancor oggi d’attualità ed estremamente godibile Gameplay di classe cristallina e di importanza seminale Contro: Inevitabili residui negativi di un gioco di 6 anni fa Nuove abilità non perfettamente amalgamate col concept originale Estrema brevità e scarsi stimoli alla rigiocabilità

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Malgrado negli ultimi tempi il cubetto Nintendo abbia dovuto assistere ad una triste sequenza di abbandoni e cancellazioni riguardo ai progetti multipiattaforma delle terze parti, nondimeno l’utenza fedele alla grande N ha potuto godere di alcuni ritorni tanto inaspettati quanto graditi. Stiamo parlando ovviamente della serie Final Fantasy, approdata nuovamente ai lidi della casa di Kyoto con l’atipico Chrystal Chronicles, e di una delle punte di diamante di Konami, ovvero la saga Metal Gear. Con una forma di collaborazione intercontinentale piuttosto inusuale, quest’ultimo progetto è stato portato avanti dall’abile team Silicon Knights, già autori di Eternal Darkness, con la supervisione dell’oramai divinizzato Hideo Kojima. Per la felicità di alcuni e il disappunto di altri però, Metal Gear Solid: The Twin Snakes –questo il nome del gioco-, non rappresenta un capitolo inedito delle avventure di Solid Snake, ma al contrario si infila nell’attualmente gettonato genere dei remake, andando infatti a ricostruire, adattandolo alle capacità di Gamecube, lo splendido capitolo apparso su Psone nel 1998.

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