Micromachines  0

I veicoli in miniatura di Infogrames ritornano in un frenetico racing game ambientanto tra poizze d'acqua e mini-circuiti casalinghi.

Allacciate le micro-cinture

Passano gli anni, cambiano le console, ma la sostanza di alcuni giochi rimane sempre la stessa. Questa nuova versione di MicroMachines infatti segue fedelmente la strada intrapresa dai precedenti capitoli della serie, proponendo una meccanica di gioco basata su corse dall’impostazione marcatamente arcade, ambientate attraverso circuiti “artigianali” ricavati dai posti più impensabili, tutti visti da una prospettiva rigorosamente micro: non stupitevi quindi di gareggiare su una spiaggia assolata, zigzagando tra gli ombrelloni e le sedie sdraio, oppure tra gli insetti e le piante di un piccolo stagno. Non può inoltre ovviamente mancare la classica visuale a “volo d’uccello”, vero e proprio elemento caratteristico della serie fin dai tempi del suo debutto. Il passaggio di consegne da Codemasters a Infogrames Sheffield House è stato quindi piuttosto indolore, e questo MicroMachines rappresenta tranquillamente una degna evoluzione a 128 bit della serie, tuttavia alcune piccole leggerezze impediscono al titolo di convincere appieno. Il problema più grosso è rappresentato dalla gestione della telecamera che, posizionata in maniera troppo ravvicinata all’area di gioco, rende di conseguenza difficoltoso l’orientamento una volta usciti (o sbattuti fuori, fatto piuttosto comune durante una partita a MicroMachines) dall’area inquadrata; oltretutto la limitatezza del campo visivo vi costringerà a dover ripetere svariate volte i tracciati più contorti, in modo da memorizzare la posizione delle curve più impegnative per impostarle in maniera corretta. A tutto questo va poi aggiunto un sistema di controllo un po’ nervoso ed impreciso, che richiederà qualche partita di rodaggio per essere completamente padroneggiato. Sempre parlando del sistema di controllo appare quantomeno discutibile la scelta di non implementare il geniale sistema di “condivisione” del pad già visto in MicroMachines V3 per PsOne: in pratica era possibile giocare in quattro con la presenza di soli due pad, con due giocatori che utilizzavano la normale croce direzionale, mentre i rimanenti sfruttavano la disposizione a croce della pulsantiera per controllare la vettura. Sembra complicato, ma in realtà era estremamente intuitivo ed il risultato era devastante, con le partite che finivano per trasformarsi in una guerra furibonda all’ultima spintarella: ora tutto questo non è più possibile, e per giocare in quattro contemporaneamente non rimane altra scelta che procurarsi un multitap.

Poligoni piccoli piccoli

I precedenti episodi della serie non sono certo passati alla storia per straordinari meriti tecnici, eppure questo nuovo capitolo per Ps2 riesce ad essere decisamente gradevole sotto questo punto di vista. Il comparto grafico, in particolare, risulta essere piuttosto convincente, presentando tracciati ricchi di dettagli ed animazioni, impreziositi da texture dalla notevole varietà cromatica ed elevata pulizia, in grado di donare al tutto un aspetto fumettoso assolutamente in tema con il genere di gioco. Scalette e flickering sembrano finalmente uno sbiadito ricordo del passato, mentre il motore grafico riesce tranquillamente a garantire i 50 FPS senza apparenti difficoltà. Ben realizzato anche il sonoro, in virtù di un accompagnamento musicale decisamente allegro ed orecchiabile, e da effetti molto vari e divertenti, specialmente per quel che concerne la caratterizzazione vocale di ogni pilota (localizzata in italiano). La longevità è un fattore strettamente legato alla vostra disponibilità per le sfide multiplayer: come già detto basta qualche amico per rendere il gioco praticamente infinito, in grado di monopolizzare l’attenzione degli sfidanti in un delirio di gare all’ultima risata; non che la modalità single-player sia poco interessante, anzi, tuttavia esaurite tutte le competizioni in cui cimentarsi rimangono ben pochi incentivi alla rigiocabilità. Da apprezzare in ogni caso lo sforzo dei programmatori nel cercare di diversificare il più possibile le modalità di gioco (che oltre alle classiche gara singola e torneo annoverano le esilaranti Bomb Tag e MicroMachines), anche se si ha la netta sensazione che il numero di tracciati, pur rimanendo sufficientemente elevato, sia sensibilmente diminuito rispetto alla celebre abbondanza delle precedenti incarnazioni.

Commento

Questa evoluzione di MicroMachines sulle console di nuova generazione ripropone efficacemente tutte le caratteristiche che hanno reso celebre la serie nel corso degli anni: frenetico, vario ed esilarante in multiplayer, non mancherà di catturarvi e divertirvi con sfide all’ultimo sangue, tuttavia alcune evidenti leggerezze, una su tutte la gestione della telecamera tutt’altro che perfetta, gli impediscono di sfondare e convincere appieno. Consigliato ai fan della serie, oppure a chi cerca un titolo in grado di regalare ore ed ore di intensissimo divertimento multiplayer.

    Pro:
  • Tecnicamente valido
  • Devastante in multiplayer
  • Molte modalità con cui sbizzarrivi
    Contro:
  • In single-player dura poco
  • Telecamera troppo ravvicinata
  • Manca il sistema di condivisione dei pad per il multiplayer

MicroMachines fa parte di quella ristretta serie di franchise storici, che chiunque ha un minimo di confidenza con l’ambiente videoludico ha sicuramente avuto modo di provare almeno una volta. Evolutasi negli anni attraverso una moltitudine piattaforme (dal NES alla PSX), ha sempre riscosso un enorme successo, soprattutto grazie alla sua incredibile modalità multiplayer: bastava armarsi di un po’ di amici ed i pomeriggi volavano via tra le sfide più assurde (ed i conseguenti improperi e sfottò). Tutto questo senza nulla togliere ad una modalità single-player comunque molto divertente ed estremamente longeva. Dopo un periodo piuttosto lungo di silenzio, la saga si è finalmente decisa a compiere il grande salto sulle console di nuova generazione, sbarcando sul monolite nero di mamma Sony, non più però ad opera di Codemasters, ma passando nelle mani di Infogrames Sheffield House: scopriamo insieme se il risultato è all’altezza dei precedenti capitoli.