Monster HunterMonster Hunter 

La stagione della caccia su PS2 è ufficialmente aperta...

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Un mostro antico

Se è vero che la prima impressione è quella che conta, Monster Hunter fa di tutto per apparire datato già dalle primissime battute, complici un filmato introduttivo in CG di qualità assai scarsa ed un design dei menu assolutamente raccapricciante. Dopo aver steso un velo pietoso sulla presentazione, ci si muove come consueto verso la schermata di creazione del proprio personaggio, tutto sommato piuttosto convenzionale: non ci sono classi tra cui scegliere, ma è possibile esclusivamente adattare il look del protagonista alle proprie esigenze settando una serie non elevatissima di parametri. Dopo aver sbrigato tali formalità, si viene direttamente catapultati nell’universo di gioco, cominciando da un villaggio dove è possibile fare acquisti ed affrontare le prime missioni di addestramento. Che siano queste od altre più avanzate, il succo rimane sostanzialmente lo stesso, con l’utente a cui viene richiesto di raccogliere un tot di oggetti o di eliminare uno o più determinati mostri. Accettata una missione, si passa (dopo un caricamento tutt’altro che istantaneo) al vero e proprio scenario di gioco, costituito da zone invero non troppo estese collegate tra loro da passaggi che richiedono ennesimi tempi di attesa. Anche sorvolando su questo discutibile aspetto di programmazione, le ambientazioni lasciano un po’ l’amaro in bocca, vuoi per una resa grafica decisamente non spettacolare, vuoi comunque per la struttura piuttosto piatta e banale delle stesse location. Ad ogni modo, come il titolo del gioco lascia intendere, l’attività regina di Monster Hunter è la caccia a tutta una serie di animali ispirati all’immaginario collettivo di dinosauri e draghi, tutti di dimensioni considerevoli e che in alcuni casi raggiungono proporzioni mastodontiche. L’indubbio fascino dell’idea di base lascia però ben presto spazio ad una delusione figlia un gameplay obsoleto e di un sistema di controllo che solleva gravi perplessità. Due aspetti in particolare affossano questo elemento della produzione Capcom, ovvero le scelte di affidare la gestione degli attacchi allo stick analogico destro e quella della –pessima- telecamera al D-Pad: nel primo caso si nota subito come i fendenti risultino poco reattivi e precisi, mentre nel secondo ci si accorge dell’assoluta impraticabilità di muoversi e di riposizionare l’instabile visuale allo stesso tempo, a scanso di possedere due pollici sinistri.

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La dura vita del cacciatore

Una scomodità di fondo, quella riscontrabile nel sistema di controllo di Monster Hunter, che si unisce a tutta una serie di altri problemi: dalla scarsa efficacia della parata (la cui attivazione richiede la contemporanea assenza di un qualsiasi altro tipo di movimento), all’assenza di un sistema di lock-on, alla generale legnosità delle azioni compiute dal protagonista, fino ad arrivare al –nuovamente- orribile design dei menu on screen. Situazione che diventa ancor meno rosea se si considera come il gameplay di Monster Hunter aderisca a dettami ormai superati, generati dall’evidente e purtroppo fallace ispirazione degli sviluppatori di Capcom a PSO. Come detto, il gioco trova l’utente impegnato a risolvere quest piuttosto basilari, e che diventano presto ripetitive: si accettano gli incarichi al villaggio, ci si reca nello scenario indicato e ci si mette ad ammazzare mostri fino al raggiungimento degli obiettivi richiesti. Il tutto inframmezzato esclusivamente da qualche minigioco (come possono essere le sezioni dedicate alla cucina e alla pesca) e soprattutto dall’attività di shopping, che data la grandissima quantità di diverse armi ed armature presenti nel gioco, si rivela una delle poche cose davvero riuscite della produzione Capcom. Ma nonostante questo, quando ci si ritrova con un sistema di combattimento ben lontano dai concetti chiave di dinamicità e divertimento, il risultato finale non può che essere poco esaltante. La situazione migliora in qualche misura in ottica multiplayer, con un massimo di quattro utenti che possono cooperare online per completare le varie quest. Anche qui, però, Monster Hunter dimostra di non essere per nulla al passo coi tempi. Oltre al mancato supporto dell’headset per la comunicazione vocale, il prodotto Capcom presenta diverse lacune nell’organizzazione della struttura di rete, principalmente a causa dei tediosi ed inutilmente lunghi passaggi necessari ad entrare effettivamente in un gruppo di gioco. Anche dal punto di vista grafico, non si può certo dire che Monster Hunter sia propriamente un titolo all’avanguardia. Gli scenari offrono colpi d’occhio appena discreti, e si dimostrano sostanzialmente poco ispirati oltre che ricoperti da texture poco definite. I modelli poligonali dei personaggi non brillano poi per quantità di dettaglio e qualità delle animazioni, mentre sicuramente da encomiare è il notevole potenziale di personalizzazione del personaggio tramite l’acquisto di armi ed armature. Convincente invece il design dei mostri, che si muovono peraltro sullo schermo in maniera decisamente naturale. Nonostante ciò, in generale Monster Hunter in movimento è decisamente lontano da quanto sarebbe lecito aspettarsi da un prodotto dell’attuale generazione. Chiude la carrellata un comparto sonoro piuttosto blando, che proprio per questo risulta paradossalmente a tema con l’intera produzione Capcom.

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Commento

Obsoleto. Questo è il primo aggettivo che viene spontaneo accomunare a Monster Hunter, un titolo che oltre ad arrivare con un ritardo davvero considerevole rispetto all’originale uscita giapponese, evidenzia una visibile arretratezza di fondo rispetto agli attuali standard. Caratterizzato da un comparto grafico ben poco impressionante, un sistema di controllo assolutamente scomodo ed un gameplay privo di acuti, Monster Hunter è un action-rpg che fatica ad appassionare in singolo e che zoppica in multiplayer, complice anche un’implementazione assai discutibile delle lobby online. Certo è che la carenza di titoli del genere su PS2 potrebbe anche giustificare l’acquisto di un prodotto come questo che, tutto sommato, si lascia giocare sia fuori che dentro la rete. Anche se l’impressione finale con Monster Hunter rimane veramente quella di tornare indietro di più di qualche anno nella storia videoludica.

Pro: Setting e design interessanti Fruibile sia on che offline Contro: Sistema di controllo scomodo Impianto di gioco vecchio e ripetitivo Diverse lacune tecniche e strutturali

Uscito nel 2001, Phantasy Star Online è stato certamente uno dei prodotti più titolati e rivoluzionari della mai troppo lodata softeca Dreamcast. Vero e proprio pioniere dell’online gaming su console, l’rpg di Sonic Team svolse un lavoro all’epoca eccellente nell’offrire un gameplay semplice ma coinvolgente sostenuto da una struttura online decisamente funzionale e completa. Certo, vedendolo ora a distanza di oltre quattro anni il buon PSO non può che apparire datato, se non perfino primitivo in certi aspetti: ma questa non è evidentemente l’opinione di Capcom, che con Monster Hunter ha ben pensato di confezionare un gioco sulla falsariga del prodotto Sega, con esiti invero tutt’altro che esaltanti...

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