L'avventura più venduta di tutti i tempi torna fra noi, riconquistando ancora una volta la leadership nelle interfacce grafiche tradizionali. Ma il mercato è ancora interessato a questo genere di giochi? Vediamo cosa ne pensa il nostro Valter Prette.

Myst III Exile Myst III Exile

L’avventura continua


Interfaccia utente

Basato sulla antichissima e inflazionata interfaccia “punta e clicca”, il gioco propone l’esplorazione di scenari sostanzialmente statici nei quali potrete alternativamente analizzare elementi tramite il puntatore, o procedere avanzando in una direzione predefinita, con il solo risultato di caricare una nuova schermata grafica.
Il movimento della visuale avviene esclusivamente attorno all’asse e permette di guardare intorno al propio punto di osservazione.
Una volta individuato un elemento interagibile, il cursone cambia foggia indicando la possibilità di prelevare l’oggetto o semplicemente utilizzarlo.
Nel primo caso si tratta di libri o documenti, che saranno preziosi per ricostruire il filo conduttore della storia. Nel secondo caso si tratta di aprire porte, azionare ingranaggi, accendere luci e attività simili.
Alcuni degli oggetti in vostro possesso saranno necessari inoltre per scambi o per completare dei puzzle.

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Una grafica dell’”altro mondo”

Exile propone come piatto forte del suo menù una cura maniacale della resa dei fondali e nella scelta dei colori.
Il risultato è molto efficace e si avvicina quanto mai prima alla cosiddetta “grafica fotorealistica”.
Gli ambienti, essendo essenzialmente dei fondali 2D, non sono esplorabili, ma si possono “navigare” in stile Amerzone (il primo adventure a introdurre questa tecnica sulla Playstation), vale a dire che potrete ruotare sul vosto asse di visuale mediante lo stick analogico per osservare in ogni direzione nuovi particolari.
Su questi fondali si inseriscono i personaggi della storia, che sono attori reali digitalizzati e quindi animati alla perfezione. Solitamente questa tecnica non porta a risultati molto efficaci a causa della differenza di risoluzione e illuminazione nei confronti dell’ambiente statico, ed è per questo motivo che occorre lodare apertamente il lavoro svolto dagli sviluppatori: i protagonisti di Exile sono perfettamente coerenti con gli scenari circostanti, rendono in maniera efficace l’idea di profondità (non sono cioè “appesi” allo schermo ma appaiono “presenti” al suo interno) e contribuiscono a creare una sensazione di film interattivo.
I caricamenti fra le varie sezioni, durante i quali la schermata subisce un effetto di morphing a mio avviso poco indovinato, sono sorprendentemente veloci e non fanno rimpiangere l’assenza dell’hard disk.
Il sonoro infine è eccellente: dialoghi verosimili e funzionali, tono di voce solo a tratti monocorde, e scelta fra differenti lingue sfruttando lo spazio del DVD, fra cui naturalmente l’italiano.

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Avventurieri si nasce o si diventa?

La domanda a cui è necessario rispondere è la seguente: vi divertirete a giocare Exile?
Che cosa spinge gli amanti delle avventure a spendere lunghe ore su questo genere di giochi?
A mio avviso sono due gli aspetti fondamentali.
Il primo è la qualità della storia e della trama. Occorre che gli sceneggiatori siano capaci di inventare una valida variazione sul tema, perchè il gioco non sappia di già visto. I personaggi devono essere brillanti, avere personalità e non essere scontati. Occorre che ci siano alcuni colpi di scena, e che gli enigmi raggiungano il giusto equilibrio fra difficoltà e sfida.
Exile riesce in questi intenti con stile ed inventiva, risultando meno banale di tanti altri titoli in commercio e suscitando la giusta curiosità che spinge a proseguire.
Gli enigmi sono sicuramente semplificati rispetto ai due capitoli precedenti, e su questo le opinioni degli utenti si scontreranno: la mia è che questa impostazione è preferibile, perchè sono stati evitati circoli viziosi e situazioni in cui si deve procedere a tentativi perchè un indizio va usato in locazioni lontanissime e apparentemente non correlate.
Il secondo aspetto che definisce l’essenza dell’avventura grafica è molto più indefinito e soggettivo, e vorrei riuscire a riassumerlo con una parola: introspezione.
L’effetto che solo questo genere di giochi riesce a ricreare, mediante lunghe pause e ipnotici panorami immutabili, è una sorta di piacevole rilassamento meditativo, la sensazione di avere la padronanza del ritmo di gioco, che diviene quindi più naturale e commisurato con la propia indole.
I personaggi stessi del gioco si adeguano alla vostra tempistica, tutto dipende da voi, che divenite come se nulla fosse il centro del mondo, e come tali vi concederete lunghe pause riflessive, che spesso esulano dalla storia per divenire personali.
Questa specie di trance è così piacevole e così poco impegnativa da ripagare appieno la fiducia degli acquirenti.

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Conclusione

Myst III è un titolo controverso.
Questo non perchè ci siano elementi durante il gioco che mi abbiano lasciato insoddisfatto o che necessitino di evidenti miglioramenti, ma perchè l’interfaccia di gioco, il frequente ragionare, il ritmo assolutamente svincolato da canovacci preconfezionati che non siano quelli dettati dall’utente stesso, ne fanno un tipico prodotto per utenti PC.
Gli amanti delle avventure tradizionali non sono moltissimi sulle console, e in qualche caso preferiscono comunque cimentarsi con la versione per computer, che generalmente vanta caricamenti più veloci e salvataggi liberi.
In questo caso occorre dire che il lavoro svolto sul monolite è davvero encomiabile ed annulla virtualmente ogni differenza fra le due versioni, non fosse però che quella per computer era già in commercio da tempo...
Morale della favola: questo gioco è rivolto esclusivamente agli avventurieri vecchio stile, amanti del punta e clicca, ed in particolare a tutti coloro che hanno apprezzato la saga di Myst, di cui questo costituisce, se non il capitolo più evocativo che rimane il primo, comunque il più appariscente e complesso.
Considerata infine la scarsissima concorrenza in questo genere, Myst III diventa da oggi un punto di riferimento su cui misurare la bontà delle future produzioni.

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Cosa ci attende dopo?

La Ubisoft ha annunciato la realizzazione di Myst 4 e Myst 5, che faranno massicciamente uso di Hard Disk e connessione Online.
Il supporto Online verrà garantito fino al 2008 almeno.

Pro

• Ottima grafica
• Ottimo sonoro in varie lingue
• Un po di sano ragionamento in mezzo a tanta azione delle avventure dinamiche di oggi
• E’ il miglior capitolo della serie

Contro

• Ha perso un po’ l’appeal dopo tanti anni
• Meccanica di gioco demodè: non piacerà a tutti
• Esiste anche su PC e Mac, con il vantaggio dell’Hard Disk

Per approfondimenti : Sito ufficiale

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Myst è considerato il gioco su CD più venduto della storia, e da qualcuno addirittura il più giocato di tutti i tempi.
Difficile fare un riscontro rigoroso di certe affermazioni, ma non ci sono dubbi che ci accingiamo al cospetto di un autentico mostro sacro.
Exile è il terzo capitolo di questa fortunata saga, e riprende le peripezie di Atrus la dove terminavano in Riven.
Atrus è uno scrittore che possiede un dono misterioso: i suoi libri non sono semplici scritture, ma creano mondi paralleli, dando vita ai personaggi in esso contenuti e permettendo a chi abbia il coraggio o la sventura di cimentarsi, di accogliere dei “visitatori”.
I mondi alternativi che compaiono in Myst sono chiamati “le epoche”, ed in esse si sono smarriti i figli di Atrus: Sirrus and Achnar (evitate commenti sui nomi: abbiamo appena detto che si deve rispetto a questo gioco).
Il vostro ruolo all’inizio del gioco vi vede nei panni di un visitatore della dimora dello scrittore, dove egli si è rifugiato alla ricerca della pace.
La storia che si cela attorno attorno a voi si svelerà immediatamente: un malvagio nemico ruba il più prezioso dei libri di Atrus, e fugge nell’isola J’arnin. Voi lo seguirete iniziando così una lunga cavalcata attraverso diverse epoche, fronteggiando via via enigmi sempre più complessi e conoscendo nuovi personaggi, amici o nemici.

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