Mystery DetectiveMystery Detective - Recensione 

Dopo Phoenix Wright e Trauma Center, si torna a indagare su DS nella più insensata detective story mai concepita.

Questo pazzo, pazzo mondo

Mackenzie è la giovane protagonista della nostra storia, figlia di un noto detective, e intenzionata a diventare una rinomata investigatrice anche lei: voi, nei suoi panni, dovrete accettare i vari casi che vi saranno proposti (quattro principali, più una discreta serie di missioni opzionali) e sfruttare il vostro acume, il vostro spirito di osservazione e il pennino del Nintendo DS per risolverli.
Più facile a dirsi che a farsi: il mondo di Mackenzie non è esattamente normale, mescola infatti un'atmosfera quotidiana a surreali elementi fantasy, creature antropomorfe e situazioni al limite del nonsense. L'ambientazione è intrigante e simpatica, ma la sua illogicità si estende anche agli enigmi e alle missioni che dovremo affrontare, e qui crolla l'intero concept del gioco.
Chi ha giocato un prodotto come Discworld più di dieci anni fa ricoderà sicuramente l'assurdo mondo partorito da Terry Pratchet: ecco, in quell'avventura ogni puzzle manteneva una sua stramba logica ed era accessibile a chiunque riuscisse a cogliere gli indizi e a manipolare l'ingegnosa e semplice interfaccia proposta. Mistery Detective fallisce completamente in questo semplice ma fondamentale obbiettivo: i casi da risolvere sono già irrazionali di partenza, ma il modo in cui si deve procedere è assolutamente insensato, visto che in pratica si gioca per tentativi. I testi, seppur ben scritti e divertenti, offrono ben pochi indizi e la soluzione è spesso criptica, richiedendo l'interazione con elementi dello scenario che non sono per nulla in evidenza e che non si potrebbe mai pensare siano utili al progresso narrativo. In uno dei primi casi, si ottiene un retino per catturare gli insetti bucato: ebbene, non c'è ragione nè indizio che renda questo oggetto utile ai fini dell'investigazione, eppure ripararlo è fondamentale. Se la sola presenza del buco e di una farfalla che sfugge alla cattura lasciano presupporre che quel retino in effetti può essere aggiustato, è il modo che sfugge completamente ad ogni logica, indizio o suggerimento: come si può pensare che quella ragnatela, minuscola e quasi invisibile, mischiata allo scenario e decisamente anonima può essere l'unico modo di riparare il retino?
Mistery Detective offre questo genere di enigmi e praticamente nessun indizio per risolverli: dopo un'ora scarsa di gioco si intuisce la meccanica e ci si ritrova semplicemente a parlare con ogni abitante della città per poi cominciare a puntare a caso il pennino in ogni angolo dello schermo, alla disperata ricerca di un elemento interattivo che permetta di sbloccare la situazione.
E non è decisamente il modo adatto di condurre un gioco di questo genere.

So cute!

Mistery Detective si presenta tuttavia come un gioco accattivante, sopratutto dal punto di vista grafico e stilistico: il character design è estremamente buffo e cartoonesco, e i vari personaggi sono decisamente adorabili, dai protagonisti ai semplici comprimari. L'azione normalmente si sviluppa nello schermo inferiore, dove è possibile muovere Mackenzie tramite il pennino: lo sprite della piccola investigatrice gode di una cospicua quantità di animazioni che la rendono simpatica e bizzarra, mentre esploriamo le varie ambientazioni, dettagliate e colorate. Contemporaneamente, lo schermo superiore propone un'idea originale ma riuscita a metà: sostanzialmente un grosso artwork di Mackenzie rappresenta i suoi pensieri, così mentre nello schermo inferiore discutiamo con un altro personaggio, in quello superiore Mackenzie si perde nei suoi ragionamenti, spesso offrendo siparietti comici. Il lato negativo sta nel fatto che è praticamente impossibile seguire sia il discorso nella porzione inferiore (che dovrebbe essere utile alla risoluzione del caso) che i voli pindarici di Mackenzie nella porzione superiore (che sono divertenti ma spesso futili).
E' un peccato che il gioco non sia all'altezza del comparto tecnico, irresistibile graficamente, e decisamente buono dal punto di vista sonoro: l'abbondanza dei testi non ha permesso l'inserimento del parlato digitalizzato (ma dopo aver visto - anzi, ascoltato - un prodotto come Luminous Arc, questa scusa lascia un po' il tempo che trova) ma le varie musichette e i jingle sono piacevoli e mai invadenti.

Commento

Mistery Detective è un gioco che interesserà soltanto una piccola porzione del pubblico, lo stesso che ha amato prodotti pregevoli come Trauma Center e i vari capitoli di Phoenix Wright. Queste avventure testuali stanno prendendo piede nella ludoteca del Nintendo DS grazie alla versatilità della piccola console, ma Mistery Detective non è un esempio da imitare, quantomeno sul piano del gameplay: se tecnicamente è un prodotto ben confezionato e piacevolissimo, lo stesso non si può dire del gioco nudo e crudo, che diventa frustrante in pochissimo tempo, a causa della mancanza di indizi e della illogicità dei puzzle da risolvere, nonostante - per una volta - gli ottimi testi in italiano. E in questo genere, è un difetto davvero micidiale. Sarà per un'altra volta, Atlus.

Pro Tecnicamente molto buono Ottimo adattamento italiano Contro Enigmi insensati Meccanica bacata e frustrante

Mistery Detective è disponibile per Nintendo DS.

Atlus è una softco fantastica: è in grado di produrre titoli magnifici sotto ogni punto di vista, non perfetti certo, ma i pregi brillano sempre talmente tanto che i difetti diventano marginali. La cosa migliore è che Atlus tante volte innova, o comunque propone meccaniche coraggiose e di certo raramente abusate, al fine di offrire esperienze videoludiche sempre fresche e avvincenti.
Ma anche Atlus qualche volta fa un buco nell'acqua, ed è sicuramente il caso di Mistery Detective: sulla scia del successo di giochi atipici come Phoenix Wright e Trauma Center, Mistery Detective offre un'avventura "punta e clicca" a indizi che fa uso abbondante del doppio schermo e del touch screen, ritagliandosi un posticino in quella nicchia di giochi particolari dove bisogna avere le carte in regola per essere notati e apprezzati. E purtroppo la storia della piccola Mackenzie di quelle carte ne ha solo qualcuna...

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