Nights: Journey of DreamsNights: Journey of Dreams - Recensione 

Dal periodo d'oro del Sega Saturn torna Nights, in un atteso seguito che non potrà che fare la gioia dei fan dell'originale. O no?

Fedele al passato

Con questa incarnazione di Nights, i programmatori hanno evidentemente voluto realizzare un progetto improntato sulla fedeltà e sulla continuità, probabilmente col timore di indispettire i fan dell’edizione Saturn o semplicemente dettati dalla fiducia nelle qualità di un prodotto in grado di resistere alla prova del tempo. E così anche in questo caso, la trama ruota attorno a due ragazzini -Will ed Helen- che per motivi diversi vengono risucchiati all’interno dei loro stessi sogni; e proprio in questo mondo fantastico fanno la conoscenza di Nights, androgino eroe nonchè protagonista dell’avventura. Lo sviluppo della trama, ve lo diciamo subito, è quanto di più banale, zuccheroso e sinceramente stucchevole sia apparso sugli schermi della fortunata console Nintendo; riuscire a resistere ai dialoghi e alle scene di intermezzo rappresenta una vera prova di forza che solo i giocatori dalla pelle più dura potranno sopportare. Per questo preferiamo accantonare tale aspetto, passando direttamente al gioco vero e proprio. Per chi non ha avuto il piacere di giocare al capostipite, basti sapere che l’essenza di Nights stava in un gameplay semplice ma davvero gratificante; in estrema sintesi si trattava di “volare” all’interno di un mondo 3d, ma su un piano puramente bidimensionale, da un capo all’altro dei livelli, cercando di ottenere un buon punteggio raccogliendo sfere blu, passando attraverso anelli, eliminando nemici e compiendo evoluzioni. Malgrado fosse compatibile con il classico pad con croce digitale del Saturn, il titolo del Sonic Team fu l’occasione per Sega di lanciare il suo primo controller analogico, che nel caso specifico era capace di donare maggiore profondità all’esperienza complessiva. In maniera analoga anche per il suo ritorno, Nights offre un doppio schema di controllo; il primo, tradizionale, legato all’utilizzo di wiimote e nunchuk esattamente come se fosse un classico pad (e non a caso in tal senso si può usare anche il Classic Controller o il pad del Gamecube). Il secondo più innovativo, fa leva solamente sul telecomando utilizzando un cursore su schermo, che va a rappresentare in pratica il punto che il protagonista è chiamato a seguire nei suoi movimenti. Purtroppo quest’ultima soluzione si rivela ben presto così poco precisa e reattiva da portare senza possibilità di ritorno alla scelta alternativa, che però -va detto- non offre nessun tipo di sfruttamento delle capacità peculiari del wiimote.

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Troppo Nights per me

Dicevamo della volontà da parte dei programmatori di mantenersi fedele all’originale; ed infatti in Journey of Dreams sono presenti le sezioni di livelli in volo, proprio come nell’adorato capitolo per Saturn, che offrono un’esperienza praticamente identica a quella datata 1996. E, a conferma della sua bontà, queste ultime rappresentano di fatto ancora oggi il momento di maggior pregio di questa edizione per Wii, garantendo un perfetto bilanciamento tra esplorazione, ritmo, sfida e puro divertimento. Anche i combattimenti con i boss meritano un plauso, dal momento che offrono valide variazioni sul tema e godono di un level design particolarmente riuscito praticamente in ogni occasione. E’ un peccato quindi che il team responsabile del progetto abbia voluto ampliare e diversificare il gameplay aggiungendo una serie di sezioni che spaziano dalla discesa sulle rapide a bordo di un canotto a forma di Nights (!!!), a puzzle di varia natura, a sezioni platform in cui si prende il controllo di uno dei due bambini e via dicendo. Praticamente nessuna di queste variazioni si può definire riuscita, a causa di una serie di difetti che francamente mettono in seria discussione le capacità di Sega e del Sonic Team odierni. Una generale mancanza di ottimizzazione e di pulizia si avverte in ogni passaggio, in maniera particolare in occasione delle citate sezioni platform, davvero insipide e che soffrono a causa di controlli legnosi, di una fisica ai minimi storici e di una telecamera incapace di seguire l’azione in maniera degna. Più in generale, sembra che gli oltre 10 anni trascorsi dal primo episodio non siano stati impiegati per meditare una reale evoluzione del franchise; Journey of Dreams appare piuttosto come un prodotto realizzato in fretta, con poca passione, “furbo” quanto basta per attirare i nostalgici dell’era Saturn ma incapace di trasmettere le stesse sensazioni, a parte in alcuni rari frangenti. La componente multiplayer offre qualche soddisfazione, a patto di evitare la modalità battaglia e passare subito a quella gara in volo, che permette di sfidare un avversario su un buon numero di tracciati e si rivela piuttosto divertente. Trascurabile invece la sezione My Dream, una specie diTamagotchi in cui allevare le creature raccolte durante l’avventura principale; anche la sua integrazione con il canale meteo non rende più interessante una modalità che appare decisamente estranea al contesto. Per quanto riguarda la componente tecnica invece, Nights: Journey of Dreams riesce a difendersi più che discretamente grazie alla direzione artistica e stilistica mutuata dal capostipite; i poligoni utilizzati non sono certamente in numero da record, e i modelli del personaggi rappresentano un punto debole, ma al contrario le ambientazioni sono davvero evocative, colorate e ben realizzate quasi in tutte le occasioni. Molto azzeccato invece l’accompagnamento musicale, così come gli effetti sonori.

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Commento

Nights: Journey of Dreams non è francamente il seguito che ci saremmo attesi. Dello splendido episodio datato 1996 ha infatti mantenuto le sezioni in volo, lo stile e l’atmosfera, ed infatti proprio attraverso tali aspetti è possibile apprezzare le componenti di maggior pregio di questo capitolo per Wii. Ma quasi tutto il resto, ovvero quanto di nuovo è stato aggiunto rispetto al concept originale, appare di qualità non all’altezza e contribuisce ad annacquare l’esperienza di gioco. Una generale mancanza di pulizia e ottimizzazione in diversi aspetti del gameplay chiude infine il quadro di un sequel ampiamente sufficiente, ma che fatica a giustifica gli oltre 10 anni trascorsi dal capitolo per Saturn e che conferma la distanza tra “quella” Sega e l’attuale.

Pro Atmosfera e stile unici Sezioni in volo ottime Multiplayer discreto Contro Novità in larga parte deludenti Trama stucchevole Sistema di controllo con wiimote inutile