Panzer Dragoon OrtaPanzer Dragoon Orta 

Dopo anni di silenzio, tornano le avventure della stirpe dei draghi che ha lasciato il segno nell'era delle console a 32 bit. Panzer Dragoon Orta arriva su Xbox grazie agli sforzi di Smile Bit e di Sega, leggete la nostra recensione per sapere se il drago vola ancora alto nei cieli.

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Ali nuove e più forti.

C’è una guerra in corso tra le forze di un impero che vuol risorgere, usando qualsiasi mezzo, ed un gruppo di soldati ribelli che non vogliono vedere riesumate antiche tecnologie di distruzione. In mezzo a tutto questo c’è Orta, una ragazza misteriosa, rinchiusa in una fortezza e in attesa di un destino più incerto del suo passato. L’impero è sulle sue tracce e quando ogni speranza sembra ormai essere perduta, un drago piomba dal cielo strappandola ad una fine terribile. Queste sono le premesse di Panzer Dragoon Orta (PDO da qui in avanti), dalle quali il giocatore viene portato attraverso dieci stage, che raccontano un viaggio epico e memorabile, che non mancherà di affascinare chiunque ci si lanci senza pregiudizio. Il rischio è quello di bollare PDO con l’etichetta di un semplice shooter, che duri il tempo di una serie infinita di continue, come se si fosse nella sala giochi sotto casa. In realtà, i programmatori hanno inserito alcune novità che rendono il quarto episodio della serie uno dei più interessanti e tecnici shoot’em up di sempre e, grazie alle tante sorprese della scatola di Pandora, ne hanno fatto un gioco giustamente longevo. Fin dall’inizio e per tutto il tempo, sarete al controllo del drago, che potrete muovere su schermo grazie alla leva analogica sinistra del joypad. I fondali non possono essere esplorati liberamente, ma scorreranno sotto di voi nella migliore tradizione degli spara e fuggi di matrice nipponica, dandovi la possibilità di avvicinarvisi, ma dandovi un’interazione limitata con gli stessi. PDO è, però, un gioco in 3d e questo ha consentito ai programmatori una serie di possibilità, la prima delle quali è quella di ruotare l’inquadratura a 360° (grazie ai grilletti di destra e sinistra del pad), permettendovi di rispondere agli assalti che provengano da qualsiasi direzione e che potrete prevenire grazie ad un radar che indica da quale parte incombano i prossimi nemici. A vostra disposizione ci sono tre tipi di attacchi: la pistola impugnata da Orta, il laser del drago, che consente di lockare più mostri e di ucciderli in sequenza, e un attacco berserk, che vi renderà invulnerabili per alcuni istanti e che si ricaricherà col passare del tempo. Rispetto ai precedenti episodi, sono state inserite alcune novità, che aprono il campo ad un ventaglio di possibilità strategiche quando si debbano affrontare le diverse situazioni di gioco. La novità più importante è quella che consente di planare, aggirando i boss di fine livello, così da scansare gli attacchi più potenti e che vi permette di raggiungere i punti deboli delle creature, così da eliminarle. Questa possibilità di accelerare o decelerare ha, però, un costo e non può essere usata a piacimento, obbligandovi a scelte precise e ben dosate. Il drago può, inoltre, assumere tre forme dalla lunghezza diversa, che si evolvono collezionando power up sotto forma di globi di energia pulsante. La forma base è leggera e veloce, consente di lockare più nemici col laser multiplo e di compiere fino a due planate consecutive; la forma intermedia consente di attaccare solo quattro avversari col laser multiplo, ma inferendogli molto più danno, ed è limitata dal fatto di essere l’unica a non consentire le planate; la terza è quella più massiccia, che permette di eseguire fino a tre planate di seguito, ma che non consente di usare il laser multiplo. La combinazione di tutti questi elementi, soprattutto giocando PDO ai livelli di difficoltà superiori all’easy, danno vita ad un gioco che non mancherà di appassionarvi e di farvi dannare l’anima con continui cambi tra le diverse forme del drago e con l’attenta osservazione dei pattern d’attacco dei boss di fine livello, in modo da individuare la giusta strategia per superarli indenni. Probabilmente, chi non ama gli shoot'em up non troverà abbastanza pane per i propri denti, ma resta il consiglio di dare a questo titolo, almeno, un'attenta possibilità.

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Nel segno del Drago.

Panzer Dragoon è stato uno di quei titoli che hanno lasciato un segno nella storia dei videogiochi e, alla base di tanta gloria, è sicuramente il design inconfondibile delle ambientazioni e delle creature che popolano questo mondo meraviglioso. Dai tempi del Saturn, molti altri titoli hanno provato a riprenderne il fascino e l’ispirazione, ma nessuna delle tante imitazioni è riuscita a rendere la stessa sensazione di stupore. L’episodio su Xbox si presenta al meglio fin dalle prime battute di gioco e si dipana per dieci stage pieni di sorprese e senza cali di tensione e qualità. L’hardware della console Microsoft è sfruttato a dovere, grazie ad un sapiente uso di ogni effetto possibile, dal bump mapping alle esplosioni particellari, che fanno bella mostra di sé, ma sempre nel modo più giusto, senza prendere il centro della scena, ma aiutando a dar vita ad alcune delle creature più belle che abbiate mai visto in un videogioco. Il frame rate è sempre fluido e costante, ma questa notazione non può non tener conto della struttura del gioco, che si presenta molto meno stressante per la CPU, rispetto ad altri giochi 3d che richiedono calcoli molto più pesanti. Altro segno distintivo della serie è sempre stato la colonna sonora e il comparto audio in genere. Anche in questo caso Smile Bit fa centro con una nuova edizione di quelle musiche, a metà tra il tribale e la new age, che, soprattutto se ascoltate su un impianto sonoro di qualità, vi sapranno avvolgere e guidare fino alla fine del gioco.

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La Scatola di Pandora.

Il vero fulcro della longevità di PDO risiede tutto nella scatola di Pandora. Ogni volta che terminerete uno stage, vi verrà assegnato un punteggio e, a seconda della vostra abilità, saranno sbloccati i tasselli di un puzzle davvero enorme. I segreti racchiusi nella scatola sono diversissimi tra loro e non mancheranno di deliziarvi: dalle immagini ed artwork di tutti gli episodi, agli innumerevoli file che descrivono l’universo di Panzer Dragoon, creando una terra ed una storia assolutamente credibili e dettagliatissime per tutti gli appassionati della saga. I programmatori hanno, però, pensato anche ad invigorire l’esperienza di gioco, dando la possibilità di compiere alcune sottomissioni impersonando personaggi secondari dell’avventura principale e nascondendo l’intero primo episodio della serie, colmando così quella che poteva essere una lacuna sul versante della longevità del titolo.

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Commento

Panzer Dragoon Orta è un gran gioco, ricco di fascino e talmente curato da far confondere, a tratti, la sua natura di shoot’em up tridimensionale con quella di un’avventura epica e fantasy. Pieno di segreti da svelare, di ricordi in cui perdersi per ore, è un regalo per chi ha vissuto la stagione del Saturn in uno dei suoi momenti più belli. Per tutti gli altri resta uno dei migliori shooter di sempre ed un titolo, al quale è d’obbligo dare almeno la possibilità di lasciarsi catturare e affascinare. L’avventura principale può essere terminata in meno di dieci ore di gameplay intenso e tecnico, ma i sotto giochi e le sorprese della scatola di Pandora terranno impegnati tutti i giocatori per molto tempo, lasciandogli una bella sensazione di appagamento. Non è possibile consigliare l’acquisto di PDO a scatola chiusa, ma non è possibile che chi possiede Xbox si lasci scappare questo titolo senza dedicargli almeno un’intensa sessione di gioco.

Pro Uno dei migliori episodi della serie ed un ottimo shoot'em up Pieno di sorprese e di segreti Sotto la superficie immediata, un sacco di strategia per appassionati del genere

Contro Dietro le tante delizie, resta comunque uno shoot'em up e potrebbe non piacere a tutti La longevità dell'avventura principale, se non avrete voglia di perdervi nella scatola di Pandora


Certe leggende sono antiche e importanti ed è giusto che vengano tramandate negli anni. La leggenda di Orta è narrata attraverso due generazioni di hardware, perché non è quella legata ad una ragazza senza un passato che si trova catapultata in eventi troppo più grandi di lei, ma parte da più lontano. È la storia di una stirpe di draghi potentissimi, densi di energia e dallo sguardo intenso come quello di un bimbo che sa che può far male, perché è diverso dagli altri. La serie di Panzer Dragoon nasce su Saturn, la console a 32 bit di Sega, una macchina che non aveva un chip dedicato all’accelerazione 3d e che si stava offrendo impotente alla PSX e a quel Ridge Racer che, spuntato dal nulla, portava presagi inquietanti. Di Daytona USA in versione casalinga non c’era traccia e gli utenti Sega cominciavano a dubitare e a temere, quando, all’improvviso, si trovarono davanti agli occhi Panzer Dragoon del Team Andromeda. Per metterla in termini semplici, nessuno aveva mai visto un gioco 3d così ispirato e così affascinante prima di allora. L’arcade racer di Suzuki uscì qualche mese dopo con problemi di clipping e con una cosmesi imbarazzante, almeno rispetto alle aspettative del grande pubblico, e fu chiaro a tutti che Panzer Dragoon aveva qualcosa di speciale, legato alle abilità e alla sensibilità dei suoi programmatori, oltre che alla sua natura di shoot’em up su rotaie che rendevano l’engine poligonale meno pesante da gestire. Dopo anni di silenzio, due shoot’em up ed un rpg, vero e proprio gioco di culto, Smile Bit pubblica il quarto episodio della serie su Xbox e la paura che potesse essere una mera operazione commerciale si dissolve di fronte ad uno dei più bei giochi della saga ed una delle migliori prove della console targata Microsoft.

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