Peter Jackson's King Kong: The Official Game of the MoviePeter Jackson's King Kong - Recensione Xbox 360 

Anche i possessori di Xbox 360 possono lanciarsi con Peter Jackson e Michel Ancel in quest'avventura sull'isola del Teschio a caccia di Kong, il suo Re.

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King Kong died for our sins

Il mio nome è Carl Denham, sono il migliore regista di Hollywood e, anche se i miei produttori non la pensano come me, oggi segnerò la storia del cinema girando il film più bello di tutti i tempi. Quando tutto sembrava volgersi contro di me, sono entrato fortunosamente in possesso di un’antica mappa rappresentante l’isola del Teschio e, che la storia non possa dire che Carl Denham non prende al volo l’occasione di una vita, ho subito cercato una nave per salpare verso l’ignoto e oltre. Le voci intorno alla mia persona mi hanno reso la vita difficile per trovare un attrice adatta al ruolo principale, ma ho avuto la fortuna di incontrare Ann proprio quando sembrava che il mio piano dovesse sfumare per mancanza di tempo. Ann Darrow è il risultato della Hollywood di questi tempi, un attrice New Yorkese senza lavoro che aspettava solo la prima occasione per buttarcisi a capofitto. Hollywood non ha mai capito la grandezza di Ann, io sì. La nave è partita da New York con un ristretto equipaggio alle 8 di sera, poco prima della partenza ci ha raggiunti anche Jack Driscoll, il mio sceneggiatore. Tutto funzionerà alla perfezione, ne sono certo.[...]Dopo diversi giorni di viaggio la Venture è entrata quasi in collisione con le infinite scogliere dell’isola del Teschio e ho avuto un tuffo al cuore: la location perfetta, l’attrice perfetta, il regista perfetto. Siamo appena sbarcati e le scialuppe del nostro equipaggio si sono divise a causa delle forti correnti, non ho visto quando è successo, ero troppo impegnato con le riprese preliminari ambientali. Qui in spiaggia vorrei girare un paio di primi piani di Ann, mi potranno tornare utili: <>... E così comincia King Kong da ormai 72 anni, ed è qui che comincia l’avventura: sulla spiaggia, con le urla di Ann e la tenebrosa risposta dall’entroterra.

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Un'avventura in prima linea

Il personaggio su cui ruoterà quasi completamente la vicenda sarà lo sceneggiatore Jack Driscoll che, armato di fortuna, dovrà addossarsi la responsabilità di portare in salvo lo sparuto equipaggio della Venture sbarcato sull’isola. Le sezioni a lui affidate saranno completamente strutturate in visuale soggettiva e riguarderanno compiti come risolvere enigmi, coprire i compagni dagli attacchi nemici e aprire la strada al resto del gruppo districandosi tra la fitta vegetazione. Durante le sue peregrinazioni sarà affiancato temporaneamente da altri membri della squadra che potranno fornirgli utile supporto: Hayes, primo ufficiale della Venture, sarà la nostra scorta di riserva di armi, quando ci si ritroverà in difficoltà per mancanza di armi sarà semplicemente possibile parlare con lui per farsi consegnare quella che imbraccia al momento; Jimmy è il più giovane del gruppo ed anche l’unico altro utilizzatore di arma da fuoco, Ann sarà utile per aprire le porte (più di una volta partirà da sola inerpicandosi con coraggio sulle mura per andare ad sbloccare leve irraggiungibili) e per curare le ferite dei compagni; ed infine Carl utile a mettersi nei guai in situazioni che è impossibile umanamente immaginare, solo per avere trenta secondi di girato in più. Come impostazione preliminare al gioco sarà possibile settare l’assenza o la presenza di aiuti quali il mirino visualizzato su schermo e l’inventario degli oggetti posseduti. A seconda di questa scelta sarà possibile impostare un proprio livello di approccio all’avventura, bisogna però fare alcune considerazioni: prima di tutto per inventario si intende la semplice visualizzazione in alto a destra dello schermo dell’arma in utilizzo e del numero di proiettili rimasti, quindi niente gestione di item, pozioni, proiettili, chiavi e quant’altro, come giusto che sia bisogna ricordarsi in ogni momento che ci si ritrova su di un isola dimenticata da Dio, in seguito ad uno sbarco di fortuna e che per quanto il fato possa essere favorevole non si troveranno mai alberi grondanti di pozioni curative, la bravura del giocatore sarà nel gestire armi e forze per passare da un area all’altra; la seconda considerazione riguarda il mirino, per quanto possa sembrare immediato pensare ad una versione del gioco ‘semplificata’ con il mirino delle armi in bella evidenza, va detto invece che la modalità che ne è priva risulta un filo più semplice per via del sistema di gioco che sorvola tranquillamente sulla precisione e accetta come colpi vincenti anche quelli abbastanza vicini al bersaglio. Tornando all’isola e alle sue ostilità, per quanto la mancanza di armi a volte si faccia sentire (senza entrare troppo nel dettaglio: farsi la valle dei brontosauri armati di picca usa e getta a tratti può risultare frustrante) dona indubbiamente al gioco un’aria molto più realistica aumentando di fatto la tensione del giocatore che deve porre più attenzione in strategie per centellinare ogni singolo colpo. Il gioco è suddiviso in capitoli, ognuno di questi scandito con una prima breve sequenza in FMV che segna sulla mappa il percorso trascorso (la realizzazione grafica ricorda da molto vicino quella utilizzata per gli spostamenti in Indiana Jones, il film), ed una seconda che ripercorre i momenti salienti appena vissuti e a volte anticipa quelli a venire. Il tragitto di Jack all’interno dell’isola è definito a priori: non capiterà mai di trovarsi di fronte ad una inestricabile giungla e di doverne venire fuori, i mai osannati muri invisibili guidano il personaggio e gli evitano brutte peregrinazioni in terre sconosciute, rimane questa probabilmente l’unica limitazione al reale, limitazione d’altro canto inevitabile per come è strutturato il gioco.

l'effettiva carenza di armi porta il giocatore a non sprecare nulla

Un'avventura in prima linea

Lungo il percorso il giocatore avrà la possibilità di raccogliere diverse armi trovate in casse appese agli alberi (paracadutate dagli aerei) o semplicemente rotte a terra, nel momento in cui Jack raccoglierà un arma sarà costretto ad abbandonare quella vecchia, questo tipo di scelta associata all’effettiva carenza di armi porta il giocatore a non sprecare nulla: più di una volta capiterà di trovare una cassa sulla propria strada, abbandonare momentaneamente le munizioni e proseguire per cercare animali da abbattere per poter così esaurire completamente le munizioni e tornare successivamente indietro alla cassa appena superata per prendere il nuovo carico e ripartire. Capiteranno svariati momenti in cui, a munizioni finite, bisognerà accontentarsi delle picche trovate lungo la strada o semplicemente delle ossa degli animali morti estratte dalle carcasse abbandonate: come a voler sottolineare che l’universo di king kong è reale e tangibile le picche saranno a numero finito, se ce ne saranno quattro appoggiate ad una parete saranno solo quattro quelle che si potranno prendere; vivono in un universo numerico differente invece le ossa degli animali che potranno essere recuperate in numero pressochè infinito. Picche e ossa giocheranno un ruolo importante anche in funzione degli enigmi: queste potranno essere incendiate per rivelare passaggi segreti, per accendere focolari o semplicemente abbattere più velocemente i nemici più ostici.

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The name is Kong, King Kong.

Contrapposta alla figura di Jack Driscoll ci sarà Kong, il re dell’isola del Teschio. Kong è il secondo (e ultimo) personaggio giocabile durante l’avventura, la sua missione sarà quella di rincorrere e salvare Ann e combattere contro ogni nemico che ne pregiudicherà la salvezza. Con Kong si giocherà in terza persona, con un sistema di controllo che ricorda da vicino quello utilizzato per Prince of Persia: sarà possibile muoversi correndo lungo i muri, arrampicarsi su alberi e colonne, saltare e aggrapparsi ai rami per dondolare e saltare di nuovo. Le sezioni dedicate a Kong vivono di una costante dicotomia: da una parte il compito sarà prettamente circense, ovvero muoversi all’interno di un’ambientazione prestabilita evitando di cadere o risultare troppo lenti ai fini della missione; dall’altra bisognerà sostanzialmente menare le (grosse) mani contro tutto quello che si muove e ci si para davanti, Ann esclusa. Nelle parti di combattimento, il gorillone avrà la possibilità di eseguire differenti mosse e contromosse, anche se a voler esser cinici il tutto si potrebbe risolvere in una normale pressione sconclusionata di tasti; le cose diventano diverse quando si passa dai piccoli nemici a quelli di taglia maggiore: V-Rex. Qui servirà una maggiore strategia di base per portare a termine il combattimento e dare la possibilità a Kong di eseguire una delle due mosse finali (una sorta di fatality animalesca per cui si prende l’avversario per le fauci e lo si apre in due o lo si scaraventa in orbita). Le parti di gioco dove è possibile utilizzare Kong, pur rappresentando il picco di divertimento del gioco, sono minate da due difetti: l’eccessiva facilità (contrapposta al resto del gioco) e qualche evidente problema di stabilità in fatto di frames (capiterà più di una volta che il gioco rallenti mentre si performano le proprie evoluzioni tra muri e alberi).

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Darwinismo e catena alimentare.

Sono questi i due concetti che stanno dietro all’intera strategia di gioco attuabile in King Kong, l’aspetto reale verso cui è virata l’esperienza di gioco grava pesantemente sulla vita di Jack e dei suoi compagni e così si escogitano espedienti per evitare gli scontri diretti, per distogliere l’attenzione, per non sprecare proiettili, per sopravvivere. Una delle possibilità offerte dal gioco è quella legata al concetto di catena alimentare: esistono sull’isola del Teschio alcuni animali non pericolosi che rappresentano l’ultimo anello della catena, a Jack basterà infilzarne uno sulla sua picca e lanciarla dalla parte opposta della direzione a lui utile per muovere e distrarre gli altri animali presenti nella locazione; le carcasse degli animali più grosse offriranno un succulento banchetto ad altri animali più piccoli lasciando pressochè inosservata la presenza del protagonista. Nel primo incontro con il V-Rex, l’unico modo per riuscire a distrarlo abbastanza a lungo per permettere agli altri di scappare, sarà quello di sparare agli pterodattili che volano sopra la propria testa ed offire così un tributo di carne al grosso dinosauro. Il più forte sopravvive diceva Darwin, ma in King Kong l’astuzia paga.

Il più forte sopravvive diceva Darwin, ma in King Kong l’astuzia paga.

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L'isola del teschio sotto i riflettori

La grafica di King Kong su Xbox 360 va considerata sotto due punti di vista nettamente differenti, quello di chi possiede un HDTV e quello di chi sia costretto a giocarci su un normale televisore con tubo catodico. Rispetto alle ottime versioni per le altre console e PC, infatti, il gioco Ubisoft mantiene lo stesso motore e le stesse strutture poligonali, ma sfrutta tutti quegli effetti grafici che vengono naturali al nuovo hardware di casa Microsoft: texture più definite, bump mapping su tutte le superfici, il blur accentuato di quando King Kong va in modalità berserk e i dinosauri che sembrano ancora più vivi. Questo approccio e i miglioramenti apportati, però, hanno bisogno dell’alta risoluzione per essere apprezzati al meglio, con il rischio, soprattutto per i primi livelli ambientati per lo più di notte, di assomigliare sin troppo alle altre versioni (tra l'altro su TV 4:3, l'immagine non viene riscalata, presentandosi così le bande nere a bordo schermo). Quando si arriva agli stage più avanzati inondati di luce e dove gli effetti riescono a fare la differenza, che altrimenti rimarrebbe troppo poco marcata, a meno, appunto, di giocarci su un set HDTV, allora l'isola del teschio viene fuori in tutta la sua ostile poesia. Le scelte cromatiche e certe visuali, comunque, confermano la personalità e il gusto con cui è stato concepito questo gioco, peccato, però, che il team non abbia avuto più tempo per sfruttare a dovere il nuovo hardware. I risultati avrebbero potuto essere davvero eccellenti. Promosso appieno il comparto audio del gioco, soprattutto per quel che riguarda gli effetti sonori, bestiali e tenebrosi. Il doppiaggio, tutto in italiano, oltre che ben fatto è anche funzionale al gameplay, dato che bisogna seguire le indicazioni degli npc per poter superare al meglio le diverse fasi.

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Obiettivi

Come tutti i giochi per Xbox 360 anche King Kong è suddiviso in una serie di obiettivi che, se realizzati, attribuiscono al giocatore dei punti per i ranking online. Il gioco Ubisoft distribuisce 1000 punti per 9 obiettivi, alcuni hanno a che fare con il semplice completamento dell'avventura, altri, invece, vengono riconosciuti, se si sfruttano a dovere alcune caratteristiche. Ad esempio, "Re della catena alimentare" viene attribuito se si supera uno stage sfruttando la possibilità di far attaccare fra loro dinosauri di specie diverse. Data la scarsa aggressività del titolo, se cercate 1000 punti Live da ottenere divertendovi, King Kong fa al caso vostro.

Commento

Dopo anni di tie in mediocri, pubblicati solo per sfruttare banalmente licenze cinematografiche miliardarie, ecco che il connubio Ancel/Jackson ha dato vita ad una piccola anomalia storica, un videogioco che riesce a divertire più del film a cui si ispira. Questo, almeno, è quello che ci è capitato di pensare a più riprese per un gioco che trasmette molta più ansia e incertezza di quanto non riesca a fare la pellicola su schermo. E allora via d’esplorazione per l’isola del teschio, per un’avventura divertente e ricca di fascino, ma un po’ troppo corta e che, se avesse avuto una qualche forma di supporto online anche solo per una modalità cooperativa, avrebbe potuto lasciare ben altro segno sul versante longevità. King Kong su Xbox 360 si conferma un buon titolo e che non possiamo non consigliare a tutti gli appassionati che vogliono esplorare in ogni dettaglio il progetto di Peter Jackson.
Pro: La forte componente realistica costringe il giocatore a ragionare prima di agire Sonoro eccelso Sistema di controllo intuitivo e comodo Le bestie presenti nel gioco sembrano vere Contro: Le sezioni con Kong seppur divertenti sono troppo semplici scarsa longevità Xbox 360, sul versante grafico, può dare di più

L’industria cinematografica è sempre stata legata a doppio filo con quella videoludica, sin dai tempi dei tempi ci si ricorda di conversioni più o meno riuscite dei film di maggior successo al cinema. Il videogioco inteso quindi non solo come intrattenimento ludico ma anche come alternativo veicolo pubblicitario per un film. Con l’avvento delle nuove tecnologie visive il connubio cinema-videogioco ha stretto un legame ancora più forte, prolificano ormai le produzioni di tie-in tratti dai film in uscita e le situazioni riscontrabili pad alla mano si avvicinano sempre di più a quello che è possibile vedere stando seduti comodamente al cinema. L’estremo avvicinamento di questi due mondi ha portato purtroppo ad una flessione qualitativa del materiale prodotto, con una serie di insipidi videogiochi che ricordano a volte da lontano quella che è la loro controparte su grande schermo. King Kong, è bene dirlo da subito, esula da questo ragionamento grazie allo straordinario apporto di due grandi artisti: Peter Jackson e Michel Ancel. Il primo, regista intelligente e poliedrico che è riuscito a portare a termine un colossal come Il Signore degli Anelli, pentito del poco coinvolgimento avuto con EA nello sviluppo dei giochi sul mondo della Terra di Mezzo si era riproposto di gettarsi anima e corpo anche nella versione digitale del suo King Kong per non lasciare incompiuto nessun aspetto. Il secondo, creatore di Rayman e Beyond good and evil, torna a far parlare di sé con un videogioco atipico per la struttura -in gran parte fps- e lontano anni luce dalle sue precedenti produzioni. Le premesse per un ottimo titolo rimangono comunque tutte: da una parte Ubisoft non sbaglia un colpo da quasi tre anni, inanellando ottimo giochi osannati dal pubblico e dalla critica; dall’altra parte Ancel ha più volte dimostrato di trovarsi a proprio agio con le sfide e questa che gli si presenta è di dimensioni “Konghiane”; e infine Peter Jackson: regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, compositore, tecnico del montaggio, costumista, scenografo e creatore di videogiochi.

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