Phantom Brave  0

Dopo Disgaea: Hour of Darkness e La Pucell Tactics, la geniale Nippon Ichi torna su PlayStation 2 con il suo nuovo Strategic-RPG: sarà un masterpiece?

Storia di spettri e fantasmi giapponesi

L'introduzione di Phantom Brave è spiazzante: tre oscuri individui sono in fuga tra le tenebre, braccati da qualcosa di orribile che li raggiunge e prende loro la vita. Questo è il passato. Immediatamente, veniamo riportati al presente: su una piccola isoletta vive Marone, una ragazzina buona e sensibile... anzi, sensitiva. Marone può infatti comunicare con i fantasmi, ed è per questo che viene spesso chiamata dagli abitanti delle isole vicine per risolvere situazioni spinose legate al soprannaturale. Eppure, tutti si tengono ben a distanza da questa bambina, tutti la temono, perchè dicono sia posseduta o le ruoti attorno qualcosa di oscuro. Si teme ciò che non si può capire, si dice normalmente, e Ash lo sa bene. Ash è il "guardiano" di Marona, uno spettro che le sta sempre vicino e la protegge, la consiglia e l'aiuta. Ash è un prode guerriero, ma non è un guerriero qualsiasi: è uno dei tre individui periti per mano di un crudele demone nel prologo di questa storia, insieme ad altri due cacciatori di demoni che, colpo di scena, erano proprio i genitori di Marona. E Ash è rimasto per vegliare su di lei, perchè Marona è destinata a vivere grandi avventure, a conoscere bizzarri personaggi e a salvare il mondo. La solita favola di coraggio e grandi speranze? Forse, ma raccontata dalla Nippon Ichi, nonostante le atmosfere cupe che la contraddistinguono, la storia di Phantom Brave assume i contorni frizzanti ed esilaranti che erano l'elemento narrativo principale di Disgaea e La Pucelle, proponendo all'utente un bilanciatissimo mix tra serietà e parodia. I personaggi in Phantom Brave sono ben caratterizzati e originali, e il plot si rivela avvincente e ricco di colpi di scena, incentivando il giocatore ad affrontare le sempre più complesse missioni per giungere alla conclusione che apre le porte al sequel, distribuito recentemente in Giappone, dal titolo Phantom Kingdom.

Lo spettro della tradizione

Dunque l'atmosfera generale della narrazione ha subito un netto cambiamento, pur mantenendo gli elementi umoristici che hanno reso celebri gli altri racconti videoludici della Nippon Ichi, e anche il gameplay, come vedremo in seguito, è stato radicalmente rivisto e trasformato. Possiamo parlare anche di restyle tenico, dunque? Premessa: inutile criticare le opere Nippon Ichi per il look retrò, quasi sedicibittiano, è una precisa scelta dell'abile software house quella di utilizzare un'impostazione visiva lontana dai fasti tridimensionali del 2005, avvicinandosi più ai primi giochi del genere per PSOne (Vandal Hearts, Final Fantasy Tactics, Hoshigami per citarne qualcuno), con visuale isometrica, ambienti tridimensionali a "sezioni" e unità ed elementi interattivi squisitamente 2D. Il risultato, già in Disgaea e La Pucelle, è stato convincente e affascinante, tanto da convincere Nippon Ichi a proseguire su questa strada apportando solo qualche miglioria estetica: ed ecco che le ambientazioni sono diventate molto più varie, dettagliate, colorate e ricche di particolari e chicche visive, mentre gli sprite, aumentate le loro dimensioni generali, godono anche di migliori animazioni, più fluide e numerose. Notevole anche la maggior definizione degli effetti luminosi, il cui utilizzo massiccio ma ben dosato diventa l'elemento spettacolarizzante delle battaglie, tra colpi speciali e incantesimi di vario genere. Aiuta moltissimo anche lo splendido character design, a metà tra il super deformed e il realistico, di impostazione prettamente nipponica e a dir poco irresistibile. E se possiamo constatare quindi il notevole impegno dei grafici Nippon Ichi e le migliorie di cui gode Phantom Brave rispetto ai suoi fratellini Disgaea e La Pucelle, va' detto però che lo stesso non accade per il reparto sonoro: tornano le buffe tracce musicali a colpi di violino, gradevoli e ben orchestrate, ma spesso non molto adatte alle situazioni di gioco e talvolta perfino fastidiose durante i combattimenti più impegnativi o epici. Per fortuna il doppiaggio risolleva decisamente la situazione e benchè sia possibile selezionare la traccia in giapponese o in inglese, quest'ultima per una volta si dimostra a tratti perfino superiore a quella nipponica, grazie ad attori davvero talentuosi.

Squadra Speciale Ghost

Parlare della volutamente modesta realizzazione tecnica di Phantom Brave è una doverosa premessa all'analisi del gameplay, visto che l'aspetto tecnico è stato sempre l'elemento più marginale nella produzione Nippon Ichi. Come in Disgaea e La Pucelle, anche in Phantom Brave ci troveremo ad affrontare una serie di missioni in cui per combattere al meglio lo stratega-giocatore dovrà tenere in considerazione molteplici variabili ambientali e numerose statistiche al fine di agire nel modo più appropriato per sconfiggere gli avversari, disponendo sul campo le proprie unità e selezionando di volta in volta le azioni opportune, tra magie, attacchi speciali, oggetti da consumare e altro ancora. Descritto così, il sistema di gioco di Phantom Brave ricorda mostruosamente quello di Disgaea e La Pucelle, e peraltro tra i due titoli già non c'era una netta differenziazione in termini di gameplay. Ed ecco che casca l'asino: qui abbiamo l'innovativo Confine System. Parlando della trama, abbiamo detto che la piccola Marona è in grado di comunicare con gli spettri, ed è tramite le sue capacità di medium che è possibile mettere in campo il nostro esercito: di fatti, attraverso un semplice comando che solo lei è in grado di utilizzare, è possibile far possedere determinati elementi dell'ambiente (come alberi, rocce, fiori e altro ancora) dagli spiriti delle nostre unità, per manifestarle fisicamente e utilizzarle in battaglia. A seconda dell'oggetto, uno spirito che vi si inserisce acquisirà determinati bonus, abilità speciali o punti deboli, di conseguenza starà a noi decidere quale oggetto far possedere e da quale unità, in base al suo livello d'esperienza, la sua classe, le sue abilità innate e le statistiche psicofisiche. In altri termini, abbiamo di fronte una delle meccaniche più divertenti e complesse di sempre, in grado di appagare lo stratega più navigato grazie alle praticamente infinite possibilità che offre. Ovviamente questo innovativo sistema si riallaccia a una tradizione ludica molto cara alla Nippon Ichi, quella del level-up sfrenato: anche in Phantom Brave, come in Disgaea o La Pucelle, sarà necessario spendere ore creando nuove unità (ancora una volta, come in Disgaea e La Pucelle è possibile sfornare dozzine di guerrieri e maghi dalle abilità diverse in base alla classe), potenziandole ripetendo i combattimenti a oltranza, al fine di ottenere delle vere e proprie macchine da guerra in grado di contrastare i nemici più agguerriti.

"Abbiamo di fronte una delle meccaniche più divertenti e complesse di sempre, in grado di appagare lo stratega più navigato grazie alle praticamente infinite possibilità che offre."

Squadra Speciale Ghost

Una meccanica un po' all'antica che può piacere o meno, ma che calata nel contesto ludico si rivela incredibilmente soddisfacente per chi ha la pazienza e la voglia di dedicarle del tempo. Altrimenti si può volare verso il finale con un esercito posticcio, superando le missioni base della trama, saltando però i capitoli extra e i numerosi segreti protetti da nemici che solo un duro allenamento ci permetterà di sconfiggere. Non tutto è rosa e fiori comunque, visto che altri due innovativi elementi di Phantom Brave avrebbero meritato qualche revisione, visto che la loro presenza, per quanto interessante, non del tutto positiva. In primo luogo, la possibilità di muoversi liberamente nell'area di azione di un'unità senza restare ancorati all'arcaica squadratura dell'ambiente è sicuramente piacevole e originale, ma le collisioni incerte tra gli sprite e la visuale isometrica generano qualche difficoltà nel posizionamento dell'unità stessa, in un gioco dove il minimo errore può compromettere una già lunga battaglia. E poi, la possibilità di scagliare i nemici fuori dal campo di battaglia, lanciandoli o spingendoli, potrebbe essere un'interessante opzione strategica, visto che consentirebbe di bilanciare il numero di unità in campo o di "pulire" le zone in cui si concentrano maggiormente i nostri avversari, ma purtroppo Nippon Ichi ha ben pensato di implementare un feedback per il quale, se un nemico viene escluso tramite questa tecnica, gli altri subiranno un bonus sul livello di esperienza, diventando quindi più difficili da sconfiggere, mentre la stessa cosa non accade se sono le unità del giocatore a finire fuori dal battleground: di conseguenza, questa strategia potenzialmente utile a facilitare gli scontri diventa invece un modo per renderli ancora più complessi, rendendone futile l'utilizzo. Aldilà di queste due caratteristiche poco convincenti, oltre all'eccellente Confine System Phantom Brave presenta innumerevoli altre possibilità praticamente impossibili da elencare per intero, ma tra le quali val la pena citare la possibilità di usare qualsiasi elemento interattivo degli scenari come arma, di potenziare qualsiasi oggetto e di generare "dungeon" casuali per allenare le nostre unità e recuperare oggetti altrimenti introvabili.

Phantom Brave è senza dubbio il miglior strategico disponibile per PS2, c'è poco da fare. Nippon Ichi supera se stessa, migliorando o rivoluzionando praticamente ogni elemento che poteva essere considerato "debole" in Disgaea e La Pucelle: la trama avvincente e matura non manca di situazioni ironiche e frizzanti, graficamente è stato compiuto un notevole passo avanti pur rimanendo volutamente ancorati allo stile retrò a metà tra il 2D e il 3D e il gameplay è stato in parte rivoluzionato grazie al geniale e godibilissimo Confine System. Le pecche riscontrate in fase di recensione passano praticamente in secondo piano, sopratutto se si è amanti del genere e strateghi navigati in grado di apprezzare la caratteristica più tipica delle produzioni Nippon Ichi, impiegare cioè tempo e pazienza nella creazione e nel potenziamento ciclico delle unità. In attesa di Phantom Kingdom, che in Giappone ha riscontrato pareri molto positivi, Phantom Brave è un must-buy per ogni appassionato del genere e per gli amanti degli RPG dalle belle trame che non hanno paura di meccaniche complesse e sfide difficili.

    Pro:
  • Ottima trama
  • Confine System: geniale e innovativo
  • Complesso, vario e appagante
    Contro:
  • Anche se voluto, lo stile grafico può non piacere
  • Qualche opzione non particolarmente convincente
  • Musiche a volte poco adeguate

La Nippon Ichi era una software house praticamente sconosciuta fino a un paio di anni fa. In passato, si era distinta per un gioco particolarmente originale per PSOne, Rhapsody, il primo RPG-musical mai realizzato. Musical? Eh sì, perchè gli strambi protagonisti di Rhapsody, di punto in bianco, cantavano come in un vero musical. Ed è con trovate intelligenti e bizzarre come queste che Nippon Ichi si è riproposta al grande pubblico della PlayStation 2 un paio di anni fa con La Pucelle, storia di una giovane esorcista schizofrenica, uscito in America dopo lo spassosissimo Disgaea, che ha conquistato definitivamente i giocatori con il suo umorismo frizzante calato nel contesto più assurdo: la scalata al potere del giovane e diabolico erede di un regno infernale. Ad accomunare questi tre giochi, il loro genere: RPG-strategico. Perchè la Nippon Ichi nel campo degli strategici è maestra: non è solo il background narrativo a impreziosire le produzioni Nippon Ichi, ma anche la profondità e la varietà del gameplay, ben strutturato, geniale, complesso ed appagante. E Phantom Brave appartiene alla stessa categoria, ma con una differenza: qui il tono scanzonato, benchè presente, cede il passo a una trama più matura, più epica e avvincente, che fa la differenza. Perchè Phantom Brave è il miglior strategico disponibile su PlayStation 2.