Pilot Down: Behind Enemy LinesPilot Down: Behind Enemy Lines - Recensione 

Il trend degli ultimi anni in campo videoludico? Indubbiamente lo stealth. L'evergreen fra le ambientazioni? La Seconda Guerra Mondiale. Pilot Down coniuga questi due elementi ma basterà a renderlo un titolo appetibile?

Il titolo non cerca di sfruttare solo il trend stealth ma anche lo scenario: i programmatori ne hanno scelto uno piuttosto popolare ovvero la Seconda Guerra Mondiale

Un buon inizio

Dopo aver effettuato una rapida istallazione, siamo pronti a tuffarci in Pilot Down. La primissima sensazione è positiva: per le cut scene si è deciso di utilizzare una tecnica certamente economica ma anche molto “glamour”. Ricordate quei fumetti-cartoni animati di vari supereroi (Thor, Hulk, Submarine...) trasmessi in TV durante gli anni ’80? L’estetica è praticamente la stessa e l’impatto visivo è decisamente piacevole alla vista. Comincia quindi così l’avventura del nostro alter ego digitale, un soldato dell'aviazione americana in fuga sul territorio tedesco in seguito all'abbattimento del proprio aereo.

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Un buon inizio

Come accade sempre più di frequenza, il primo livello si rivela essere in pratica un tutorial “learn & play” con cui prenderemo dimestichezza con il sistema di controllo, le dinamiche ludiche ed interattive. L’interfaccia uomo-utente si rivela uno degli elementi migliori di Pilot Down: con il joypad o con la combo mouse+tastiera, in ogni caso compiere le operazioni sarà piuttosto semplice ed intuitivo ed anche l’inventario (rappresentato visivamente dallo zaino sulle spalle del militare) è assolutamente user friendly in tutte le sue funzioni.

L’interfaccia uomo-utente, che sia tramite joypad o con mouse + tastiera, si rivela uno degli elementi migliori di Pilot Down

Un buon inizio

Indubbiamente i programmatori avranno giocato a molti titoli del genere visto che hanno ripreso qua e là vari elementi già visti in altri giochi di riferimento come la gestione un po’ “ruolistica” del personaggio (a fine livello potremo far progredire gli 8 parametri che contraddistinguono le abilità del nostro alter ego), o la presenza di un indicatore della resistenza del nostro personaggio (in cui anche il freddo avrà una sua importanza).

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Una mediocre prosecuzione

Se fino a questo momento abbiamo tracciato un quadro positivo di Pilot Down o quanto meno neutro, è arrivato il tempo di farvi presente gli evidenti limiti della produzione di Oxygen e abbiamo solo difficoltà di scelta con che cosa cominciare. Si fa subito manifesta una intelligenza artificiale veramente imbarazzante con comportamenti dei soldati tedeschi ben al di là dei limiti della ragione più elementare. Come se non bastasse poi, per un gioco rappresentante degli stealth game, è veramente sconfortante notare una interazione piuttosto basica che, oltre all’elemento furtività, non prevede molto altro che non nascondere cadaveri, strozzare i nemici o affrontare questi ultimi in scontri a fuoco (peraltro lontani da un grande pathos ludico). Già titoli quali Metal Gear o Splinter Cell a volte rischiano di cadere in una eccessiva reiterazione, potete quindi facilmente intuire quanto questa sensazione sia ripetuta e intensa in Pilot Down.

Si fa subito manifesta una intelligenza artificiale veramente imbarazzante con i comportamenti dei soldati tedeschi ben al di là dei limiti della ragione più elementare

Il Cel Shading non è uguale per tutti

Pilot Down è la riprova che la tecnica del cel shading non è quella panacea per i programmatori con la quale nascondere i limiti dei motori grafici. Solo paragonare PD a XIII, uno dei titoli più sottovalutati mai apparsi su PC (almeno secondo chi sta scrivendo questa recensione), sarebbe alquanto fuori luogo: il gioco di Oxygen si presenta con una palette cromatica eccessivamente limitata e che tende in alcuni livelli ad una quasi monocromia assoluta. Per di più le ambientazioni sono veramente spoglie ed assenti di qualsiasi particolare degno di segnalazione. Le cose non vanno meglio per le animazioni e la realizzazione dei personaggi, paragonabile a quanto si vedeva su PC circa 3 anni fa o giù di lì. In questo quadretto non proprio idilliaco, il sonoro, pur non presentando picchi qualitativi esaltanti, svolge bene il suo lavoro di sottofondo ed anche le (poche) voci presenti sono caratterizzate in modo appropriato. Da sottolineare i “divertenti” sottotitoli che mescolano italiano e spagnolo, un po’ come fa il giocatore dell’Inter Luis Figo durante le sue interviste…

Pilot Down è la riprova che la tecnica del cel shading non è quella panacea per i programmatori con la quale nascondere i limiti dei motori grafici

Pilot Down: Behind Enemy Lines prosegue sulla scia delle precedenti produzioni di Oxygen e non riesce ad andare oltre la mediocrità. Il titolo cercava di sfruttare assieme due trend molto forti come quello dei giochi stealth e l’ambientazione della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo però il gioco ha evidenti limiti in elementi di primaria importanza come l’intelligenza artificiale dei soldati tedeschi, l’interattività ambientale, ed una reiterazione assolutamente esagerata nelle dinamiche di gioco. Come se non bastasse, la realizzazione tecnica in cel shading è la riprova che tale tecnica non è quella panacea per i programmatori con la quale nascondere i limiti dei motori grafici, limiti che Pilot Down mostra in modo palese sia nelle scelte cromatiche, che nella realizzazione di ambienti e personaggi. Non sono sufficienti un buon sistema di controllo ed una colonna sonora discreta per salvare Behind Enemy Lines da un giudizio indubbiamente insufficiente, ancora più netto a causa del suo prezzo non da titolo budget (quello consigliato è di circa 40 €).

Pro Buon sistema di controllo Colonna Sonora piacevole Due trend (stealth e seconda guerra mondiale) in un solo gioco Contro: Ripetitivo in tutto Tecnicamente modesto Intelligenza Artificiale imbarazzante

Multipiattaforma

Riguardo le versioni console non ci sono (purtroppo) molte differenze da segnalare. Quella Xbox è praticamente identica alla versione PC, ad esclusione della risoluzione a schermo e di un dettaglio leggermente minore. La versione PS2, come capita di solito, è caratterizzata da una minore pulizia visiva e dal motore grafico che inceppa in qualche rallentamento in più rispetto alle altre versioni.

La stealthmania immortale

Pilot Down: Behind Enemy Lines - Recensione Mentre Konami e Ubisoft hanno già annunciato i quarti episodi dei loro portabandiera (rispettivamente Solid Snake e Sam Fisher), anche nel sottobosco delle piccole software house indipendenti c’è qualcuno che pensa bene di sfruttare l’immortale “stealthmania” a proprio vantaggio. Ecco quindi che Oxygen, publisher europeo che fino ad oggi non ha eccessivamente brillato per le sue produzioni, lancia sul mercato Pilot Down: Behind Enemy Lines. Il titolo non cerca di sfruttare solo il trend stealth ma anche lo scenario: i programmatori ne hanno scelto uno piuttosto popolare ovvero la Seconda Guerra Mondiale con tanto di episodio realmente accaduto su cui la trama del gioco sarebbe basata.

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