Pokémon Battle RevolutionPokémon Battle Revolution - Recensione 

Non sempre la semplicità è una cosa buona, specialmente online...

Che Nintendo abbia imboccato la via della semplicità, è cosa nota ormai da anni, e d’altra parte questa strada sta dando frutti che nessuno fino a poco tempo fa sarebbe riuscito a prevedere. Finché questa semplicità si chiama Mario Galaxy, accessibile e immediatissimo pur restando molto vario e profondo, la cosa va benissimo ed anzi non può essere considerata altro che un vantaggio. E anche quando si chiama Brain Training o WiiFit, che magari possono offrire poco all’hardcore gamer ma che aprono nuovi, larghissimi settori di mercato, è solo una cosa positiva. Ma certe volte si esagera, e ti trovi davanti dei giochi che nell’ambito della loro stessa serie fanno numerosi passi indietro su quello che hanno da offrire al videogiocatore: Pokémon Battle Revolution ne è, purtroppo, l’esempio più lampante.

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Una storia tradita

Il fenomeno Pokémon lo conosciamo tutti, conosciamo quello che ha significato e continua a significare per Nintendo, il mercato videoludico e la cultura popolare, e sappiamo che il nucleo RPG della serie è sempre rimasto su portatile. Nel 2000 però, Nintendo decise di estendere il franchise anche alle console da casa, allora l’ammiraglia era il Nintendo 64, con un titolo che dialogasse con gli RPG portatili e portasse sul televisore almeno una parte dell’esperienza: l’attrattiva principale di Pokémon Stadium era la possibilità di utilizzare i Pokémon allevati su Game Boy in delle feroci battaglie 3D che mantenevano la stessa meccanica delle battaglie dell’originale, ma a questo si affiancavano numerosi “bonus” quali lo sbloccaggio di mostri rari da riportare sull’handheld, il poter giocare a Pokémon Rosso/Blu sullo schermo TV, qualche simpatico minigioco e via di questo passo. Col tempo e coi vari seguiti, la serie si era evoluta a tal punto che su GameCube era diventata un vero e proprio spin off ruolistico, non complesso e profondo quanto i giochi che continuavano a spopolare su GBA e DS, ma con una propria dignità e una propria personalità ben precisa, tanto che era ben lecito aspettarsi che il primo episodio su Wii, del quale da molto tempo era stata annunciata la funzionalità online, avrebbe rappresentato un ulteriore, forse fondamentale passo avanti verso un’esperienza Pokémon casalinga finalmente paragonabile a quella “da passeggio”.
E invece no. Pokémon Battle Revolution si presenta al pubblico giocante addirittura meno variegato del primo episodio: l’unica cosa di rilievo che potete fare qui, in fin dei conti, è combattere, con qualche variante e finalmente anche online, ma, francamente, la cosa lascia parecchio perplessi. Questo sentimento di delusione vi accompagnerà durante tutta l’esperienza, perché non è che poi il combattimento sia, a ben vedere, questa grande orgia videoludica… Ma andiamo con ordine…

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Benvenuti a Pokétopia

Con Battle Revolution, la serie perde pure quelle caratteristiche di gestione/deposito che gli davano un tocco da, giocosissima, “banca dati Pokémon”: senza introduzione, senza qualsiasi orpello, vi trovate nella città di Pokétopia, dove ci sono delle arene nelle quali dovrete combattere contro una serie di altri allenatori per conquistare il trofeo, e nient’altro. Se siete felici possessori di Pokémon Perla/Diamante per DS, potrete trasferire i vostri mostriciattoli gladiatori e combattere con quelli (le mosse verranno conservate, ma il livello sarà standardizzato sul 30 o sul 50 per evitare disparità), altrimenti dovrete ricorrere ai cosiddetti “pass noleggio”, che presentano un allenatore e sei Pokémon, che diverranno vostri una volta battuto il “Master Arena”; quando avrete più di un pass potrete scambiare tra di essi i vari Pokémon, in modo da creare un pass personalizzato adatto alle vostre esigenze da portare nelle lotte personalizzate (praticamente le “amichevoli” di Battle Revolution, dove sarete voi a decidere le regole) e in quelle online, ed infine ad ogni arena conquistata riceverete dei “Pokécoupon” coi quali acquistare oggettini vari per personalizzare il vostro allenatore, solo ed esclusivamente a livello estetico. A livello di personalizzazione poi, da segnalare la possibilità di scrivere un messaggio di presentazione e varie frasi per gli allenatori; però tutto questo va fatto con una tastiera virtuale come quella dei telefonini, sulla quale ad ogni tasto corrispondono varie lettere. Perché non si sia scelta una normale tastiera da computer, come quella di default del Wii, va oltre la nostra comprensione.

Pokémon Battle Revolution si presenta al pubblico giocante addirittura meno variegato del primo episodio

Benvenuti a Pokétopia

Una volta afferrato il meccanismo, che pur spartano riesce a non essere del tutto immediato, si passa al combattimento vero e proprio, che avviene esattamente come negli RPG portatili, ovvero a turni durante i quali non si fa altro che scegliere una mossa tra le quattro disponibili e vedere poi a schermo il risultato. Una volta sconfitti tutti i Pokémon dell’avversario, la battaglia è vinta e si passa alla successiva: di Pokémon nel combattimento possono esserne impiegati da tre fino a sei, da selezionare all’inizio anche quando vanno per forza selezionati tutti quelli presenti nel pass… Il computer non indica quali Pokémon sta scegliendo l’avversario, conosciamo quelli del suo pass ma non quelli che andranno effettivamente in campo, né la loro tipologia, rendendo possibile una strategia (metto il mio Pokémon tipo Volante contro il suo tipo Coleottero e così via) solo a livello molto vago e superficiale (e solo per chi conosce già le caratteristiche di un Pokémon) e lasciando grande spazio al caso e alla fortuna. Infine, sono possibili le lotte in doppio introdotte recentemente su portatile, che non cambiano più di tanto la meccanica del combattimento.

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Gladiatori nell’arena

Meccanica del combattimento che è, a scanso di equivoci, molto solida, essendo eredità di un gioco di ben altra caratura. Ma anche qui Battle Revolution riesce a far danni, con la già citata impossibilità di mettere in atto una strategia concreta prima di scendere in campo. Quello che però si è sempre chiesto alla serie è di portare in 3D le battaglie dell’originale, e qui il gioco si difende bene: innanzitutto sono presenti i modelli tridimensionali di TUTTI i Pokémon disponibili, in un modo o nell’altro, in Diamante e Perla, e poi, pur non brillando affatto per quantità di poligoni, dettaglio e texture (sotto tutti questi aspetti il titolo è pienamente da GameCube), presenta tutta una serie di effetti visivi molto carini, dal bloom lighting che è invero eccessivo (per coprire le lacune del motore?) a quelli che accompagnano le mosse. Sulle animazioni il discorso è differente: gli allenatori ne avranno in tutto quattro o cinque mentre quelle dei Pokémon, più varie, sono però legate male. Giusto un esempio: dopo ogni colpo ricevuto, un Pokémon si rialza e torna al proprio posto deciso a combattere e non arrendersi, solo che questo avviene anche quando il colpo subito è quello definitivo; semplicemente, ci si sorbisce tutta la fase del colpo e della ripresa, e poi parte, tra l’altro anche con un breve stacco, l’animazione della sconfitta e del rientro nella Pokéball. Si tratti di una svista, di una dimenticanza, di quello che si vuole ma son cose che saltano subito all’occhio anche del giocatore occasionale e che non richiedono grande sforzo per essere corrette. Sul fronte sonoro abbiamo più o meno la stessa situazione delle animazioni: musiche poche, molto ripetitive e per nulla esaltanti, annunciatore, italiano, che dice poche cose, fortunatamente quasi sempre azzeccate ma che, per il semplice fatto di essere poche, si ripetono spesso e danno presto sui nervi.

La caratteristica più sbandierata di Battle Revolution è l’online

Gladiatori nell’arena

La caratteristica più sbandierata di Battle Revolution è l’online: addirittura in America e Giappone è stato il primo titolo per Wii a sfruttare la Nintendo WiFi Connection, mentre da noi l’onore è toccato a Mario Strikers. Ebbene, siamo stati più fortunati noi. Al di là del lato tecnico (non sempre la procedura di ricerca va a buon fine, e dev’essere ricominciata daccapo. Durando un bel po’, può diventare una seccatura), che comunque può essere giustificato col fatto che siamo ai primi vagiti di Wii nel campo, quello che lascia l’amaro in bocca è ancora una volta la povertà di opzioni disponibili. Si può cercare un avversario a caso o un amico col ben noto sistema dei Codici Amico, diverso da quello della console, e tutto ciò che comporta; niente classifiche, niente tornei, niente chat, niente statistiche, niente di niente di tutto quello che potrebbe spingerci a giocare online al di là del piacere del combattimento stesso, che così diventa del tutto simile a quanto offerto offline (e anzi il multiplayer offline diventa anche più divertente) con in più l’incertezza delle fasi preparatorie.

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Commento

Pokémon Battle Revolution lascia basiti per la sua povertà, ancora più sconcertante se si pensa che stiamo parlando dei Pokémon e di una serie che negli anni scorsi ad ogni episodio faceva registrare un grosso passo avanti. Anche le possibilità nuove offerte dal Wii, a livello di grafica, di controlli e di connessione ad Internet, sono sfruttate poco e male e quella che resta è la sensazione di un gioco buttato lì giusto per avere qualcosa di relativo ai mostriciattoli tascabili. Rimane un lumicino di speranza per chi possiede Diamante e Perla e vuole vedere le proprie creaturine combattere in 3D, a patto di non aspettarsi nient’altro; per tutti gli altri non c’è nulla in PBR, e per Nintendo c’è un appello a sforzarsi di più, molto di più per il prossimo episodio.

Pro Buoni modelli ed effetti Meccanica sempre solida Contro Una povertà sconcertante! Animazioni da rivedere Online limitatissimo

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