Pokémon Mystery Dungeon: Esploratori del Tempo - Recensione  15

Si torna a vestire i panni di un Pokémon nel nuovo episodio della serie parallela dedicata ai mostriciattoli Nintendo.

Gli Esploratori del Tempo e dell'Oscurità

Come nel caso del prequel (e della maggior parte della serie mainstream), anche questo appuntamento con Pokémon Mystery Dungeon viene proposto in doppia versione: Esploratori del Tempo e Esploratori dell'Oscurità. In realtà le differenze sono davvero minime, tant'è che non si capisce davvero questa scelta, operata forse per mantenere una caratteristica ormai saliente del franchise. Vogliamo subito sottolineare che l'aspetto tecnico è piuttosto mediocre: il titolo sembra infatti pensato e sviluppato più per un Game Boy Advance che per un Nintendo DS, mantenendo il già spartano comparto grafico del prequel, che propone sprite di modeste dimensioni animati discretamente, effetti grafici assolutamente standard è una palette cromatica che non fa certo gridare al miracolo. C'è la simpatia dei Pokémon, senz'altro, ma Pokémon Diamante & Perla sono tecnicamente molto più sofisticati e attuali: Pokémon Mystery Dungeon invece sembra semplicemente vecchio. La stessa sensazione si acuisce nei vari "dungeon" da esplorare, generati automaticamente e piuttosto poveri come planimetria e dettaglio: una serie di corridoi, incroci e curve si ripetono incessantemente per dare forma a luoghi un po' troppo simili fra loro, e la routine che gestisce la creazione casuale di ogni piano è piuttosto blanda, tant'è che talvolta ci si ritrova con la meta da raggiungere praticamente a fianco. I jingle e le musichette sono remix della serie principale che restano gradevoli e mai fastidiosi, nulla da eccepire: sono un condimento piuttosto azzeccato per una linea narrativa molto semplice, che vede il nostro alter-ego misteriosamente trasformato in un pokémon (la cui razza sarà generata in base alle rispose che daremo a un questionario iniziale) e successivamente impegnato a lavorare per una sorta di "gilda" insieme ad altri pokémon alleati per svolgere delle missioni di vario genere nel tentativo di scoprire cosa è successo e come tornare umano.

Mistero e suspense o quasi

Il concept alla base di Pokémon Mystery Dungeon è di una semplicità disarmante e tende a diventare ripetitivo decisamente in fretta: in pratica, sceglieremo le missioni da compiere ed esploreremo il dungeon coinvolto, sconfiggendo i pokémon che ci sbarreranno la strada per raggiungere il nostro obbiettivo. I combattimenti presentano uno strano mix tra meccaniche a turni e in tempo reale: essenzialmente ogni nostra azione ne comporterà una dell'avversario, che sia uno spostamento, l'utilizzo di un oggetto o un attacco. Sono stati mantenuti naturalmente gli attacchi speciali, le abilità e gli oggetti della serie principale, quindi chi già ha giocato a Pokémon si sentirà a casa navigando tra i menù e riconoscendo le varie terminologie, reimpiantante anche in questo spin-off. La differenza dai combattimenti "classici" della serie madre comunque si sente: tutto appare molto più semplice e meno strategico, e la gestione del nostro alter-ego e del suo compagno di avventura è immediata quanto basilare. La facilità del gioco comunque non deve trarre in inganno: il livello di difficoltà è ben bilanciato, e non si ha l'impressione di giocare a un titolo troppo facile o dalle folle impennate di difficoltà. Molto più difficile, invece, utilizzare il pennino: l'implementazione del touch-screen è davvero lacunosa, e l'utilizzo del D-Pad è molto più intuitivo e preciso. Anche questa volta Chunsoft tra l'altro ripropone il sistema di "soccorso" remoto già presente nel prequel, affinato per l'occasione in modo da sfruttare le capacità wi-fi del Nintendo DS: se verremo sconfitti in un dungeon, potremo inviare una richiesta di soccorso a un altro giocatore che potrà venire a salvarci. Il meccanismo, molto semplice e decisamente ingenuo, funziona naturalmente anche al contrario, e sarà possibile ricevere richieste di aiuto che potremo accettare o ignorare.

Pokémon Mystery Dungeon: Esploratori del Tempo & Esploratori dell'Oscurità è disponibile per Nintendo DS.
La versione testata è Pokémon Mystery Dungeon: Esploratori del Tempo.

Commento

Ovviamente Pokémon Mystery Dungeon è principalmente destinato a un pubblico di giovanissimi, presentando un gameplay quasi essenziale e ciclico che tende a diventare ripetitivo in poche ore per un utente occasionale, laddove magari un amante dei mostriciattoli Nintendo sarà in grado di apprezzarlo per tutta la durata dell'avventura principale (la trama per giunta non è niente male). Ciònonostante la realizzazione tecnica è appena sufficiente ed equiparabile alle prestazioni di un Game Boy Advance, scelta non giustificabile dal target del prodotto. Con una maggiore accortezza nella realizzazione dei dungeon e dell'aspetto grafico, avremmo potuto stringere tra le mani un gioco non classificabile come un modesto spin-off che punta sulla fama dei famosissimi Pokémon. Pro

  • Idea originale (perlomeno è solo la seconda volta)
  • Trama gradevole
  • I pokémon hanno sempre il loro fascino
Contro
  • Estremamente ripetitivo
  • Touch-screen implementato male
  • Tecnicamente arretrato

Fin dal suo esordio su Game Boy Advance (edito anche per Nintendo DS) la serie Pokémon Mystery Dungeon si è proposta come una costola della serie madre, indirizzata forse a un'audience più piccina per via delle meccaniche ludiche e le tematiche trattate. Nonostante l'appeal esercitato sul pubblico dei bimbi, la serie originale Pokémon è sempre stata caratterizzata, in profondità, da un gameplay complesso e ricco di variabili decisamente ostico per l'età più tenera. Mystery Dungeon è stato pensato come un'alternativa particolare, nella quale il giocatore non impersona il solito allenatore di Pokémon, ma un mostriciattolo vero e proprio (o meglio, il mostriciattolo in cui è stato trasformato l'essere umano all'inizio dell'avventura) e questo comporta un inedito approccio al mondo dei mostri Nintendo, con i quali adesso si può conversare e imbarcarsi in varie avventure, esplorando il loro micro-mondo. Una buona idea, che Chunsoft, sviluppatrice della serie, non ha saputo però padroneggiare completamente.